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Corato
Puglia

Corato

Nel 1083, il normanno Ugo di Ridelsa ricevette in feudo un insediamento agricolo già attivo lungo la via che collegava Bari al Tavoliere. Quel nucleo fortificato, cresciuto attorno a una torre di guardia e a una chiesa battesimale, è oggi una città di 47.033 abitanti posta a 232 metri sul livello del mare, nel punto […]

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Nel 1083, il normanno Ugo di Ridelsa ricevette in feudo un insediamento agricolo già attivo lungo la via che collegava Bari al Tavoliere. Quel nucleo fortificato, cresciuto attorno a una torre di guardia e a una chiesa battesimale, è oggi una città di 47.033 abitanti posta a 232 metri sul livello del mare, nel punto in cui la Murgia barese cede il passo all’altopiano carsico. Chi si chiede cosa vedere a Corato trova una realtà urbana stratificata: palazzi nobiliari del Settecento, frantoi ipogei scavati nella roccia calcarea, chiese romaniche con portali scolpiti. Il centro storico conserva un impianto concentrico, scandito da vicoli stretti e corti interne dove ancora oggi si lavorano mandorle e olive.

Storia e origini di Corato

L’etimologia del nome resta dibattuta.

L’ipotesi più accreditata lo ricollega al latino Coratum, derivato da cor (cuore), in riferimento alla posizione centrale rispetto ai centri della Murgia nord-occidentale. Un’altra lettura, sostenuta dallo storico locale Ferrante della Marra nel XVII secolo, lo associa al termine greco chorion, cioè villaggio rurale. I primi documenti scritti che menzionano Corato risalgono all’XI secolo, quando il territorio era sotto il dominio longobardo del Catapanato d’Italia. Con la conquista normanna, il borgo fu inserito nella Contea di Andria e dotato di mura difensive e di un castello, la cui torre superstite è ancora visibile nell’angolo nord-est del centro antico.

Il periodo angioino segnò una svolta decisiva. Nel 1268, dopo la battaglia di Tagliacozzo, Carlo I d’Angiò confermò i privilegi feudali della città. Nei secoli successivi Corato passò ai Del Balzo Orsini, poi alla famiglia De Marinis e infine ai Carafa, che ne detennero il controllo fino all’abolizione della feudalità nel 1806. Durante la dominazione spagnola, la città conobbe un’espansione urbanistica significativa: vennero costruiti i grandi palazzi signorili lungo l’attuale corso Mazzini e si ampliarono le chiese maggiori. Nel 1799, Corato fu teatro di una rivolta antifrancese repressa nel sangue, episodio che anticipò i moti carbonari del decennio successivo.

Tra i personaggi illustri legati alla città figurano il giurista e patriota Giuseppe de Gemmis (1776-1830), attivo nel movimento costituzionale napoletano, e il pittore ottocentesco Michele de Napoli, le cui tele sono conservate in diverse chiese del centro.

L’Ottocento portò una crescita demografica sostenuta — dai circa 14.000 abitanti del 1861 ai 35.000 del primo Novecento — trainata dall’economia olivicola e dalla viticoltura. La ferrovia, inaugurata nel 1883 sulla linea Bari-Barletta, integrò Corato nei circuiti commerciali regionali e ne consolidò il ruolo di centro di mercato per tutto il comprensorio murgiano. Ancora oggi, il Comune di Corato gestisce un territorio prevalentemente agricolo di circa 168 chilometri quadrati.

Cosa vedere a Corato: 5 attrazioni imperdibili

1. Chiesa Matrice di Santa Maria Maggiore

Edificata tra il XII e il XIII secolo nel cuore del centro storico, la Chiesa Matrice di Santa Maria Maggiore è il principale edificio religioso di Corato. La facciata romanica presenta un rosone a dodici raggi e un portale decorato con motivi fitomorfi e figure zoomorfe, tipici della scultura pugliese del periodo svevo. L’interno, rimaneggiato in epoca barocca, conserva un fonte battesimale cinquecentesco e un ciclo di tele settecentesche attribuite alla scuola napoletana. La torre campanaria, alta circa 35 metri, è visibile da diversi punti della città e costituisce un riferimento topografico costante per chi percorre le vie del centro.

2. Chiesa di San Domenico

Situata lungo il corso principale, la Chiesa di San Domenico fu edificata nel XVI secolo per volere dell’ordine dei Predicatori, che mantennero un convento adiacente fino alle soppressioni napoleoniche del 1809. La facciata tardo-rinascimentale, sobria e geometrica, contrasta con l’interno riccamente decorato: altari in marmo policromo, stucchi dorati e un soffitto ligneo a cassettoni dipinto con scene della vita di san Domenico. Nella cappella laterale destra si trova un Crocifisso ligneo del XVII secolo, oggetto di particolare devozione popolare durante la Settimana Santa, quando viene portato in processione per le strade del quartiere vecchio.

3. Palazzo di Città e Piazza Marconi

Piazza Marconi è il centro geometrico e sociale di Corato, punto d’incontro tra la parte antica e le espansioni ottocentesche. Su di essa si affaccia il Palazzo di Città, edificio neoclassico completato nella seconda metà dell’Ottocento, con un portico a cinque arcate al piano terra e una loggia superiore. La piazza ospita il mercato settimanale del sabato, attivo senza interruzioni dal periodo borbonico, dove si vendono prodotti ortofrutticoli della Murgia e formaggi locali. Da qui partono i principali assi viari — corso Mazzini verso nord, via Duomo verso il centro storico — e si accede alla villa comunale attraverso un viale alberato.

4. Castel del Monte (a 18 km)

A diciotto chilometri da Corato, sulla sommità di una collina a 540 metri di altitudine, si erge Castel del Monte, la fortezza ottagonale voluta da Federico II di Svevia intorno al 1240 e inserita nella lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1996. La struttura, priva di fossato e di strutture difensive tradizionali, resta un enigma architettonico: otto torri ottagonali, otto sale per ciascuno dei due piani, un cortile interno ottagonale. Da Corato si raggiunge in meno di venti minuti percorrendo la strada provinciale 234 che sale verso l’altopiano murgiano, un percorso tra uliveti e muretti a secco.

5. Frantoi ipogei del centro storico

Sotto il piano stradale del centro antico si apre una rete di frantoi ipogei, ambienti scavati nel banco calcareo dove per secoli si è prodotto olio d’oliva con macine in pietra azionate da animali da soma. Alcuni di questi frantoi, databili tra il XV e il XVIII secolo, conservano le vasche di decantazione, le presse a vite lignee e i canali di scolo scavati nella roccia. La temperatura costante del sottosuolo — intorno ai 15 gradi — garantiva condizioni ideali per la spremitura delle olive.

Alcuni frantoi sono visitabili su richiesta presso le associazioni culturali locali, che organizzano percorsi guidati nel sottosuolo della città.

Cosa mangiare a Corato: cucina tipica e prodotti locali

La cucina di Corato riflette la posizione della città tra la costa adriatica e l’entroterra murgiano: una tavola di transizione dove il pesce compare raramente, mentre dominano cereali, legumi, ortaggi e olio extravergine d’oliva. Il terreno calcareo della Murgia, povero d’acqua ma ricco di minerali, ha favorito per secoli la coltivazione di mandorli, viti e olivi, e ha orientato la gastronomia verso piatti asciutti, condimenti essenziali e cotture lente. La tradizione contadina si basava su un principio di economia domestica: nulla si spreca, e gli ingredienti più umili — pane raffermo, erbe spontanee, scarti di macellazione — diventano la base di preparazioni elaborate.

Il piatto più rappresentativo della tradizione locale è l’Acquasale (PAT), una zuppa di pane raffermo ammollato in acqua calda, condita con pomodori freschi, cipolla cruda, origano e un filo generoso di olio extravergine. Si consumava tradizionalmente nei mesi estivi come pasto rapido per i contadini che lavoravano nei campi, e si preparava direttamente sul luogo di lavoro con gli ingredienti trasportati in una bisaccia di tela.

Accanto all’Acquasale, la cucina coratina prevede la preparazione dell’Agnello al forno con patate alla leccese (PAT), noto localmente come Auniceddhru allu furnu, un piatto di carne cotto lentamente nel forno a legna con patate, pomodorini, pecorino grattugiato e prezzemolo, riservato alle feste patronali e ai pranzi domenicali. Una variante meno nota ma documentata è l’Agnello alla gravinese (PAT), agnello in umido preparato con un soffritto di cipolla, sedano e carota, bagnato con vino bianco e lasciato sobbollire fino a ottenere un fondo denso e saporito.

Tra i prodotti certificati come Prodotto Agroalimentare Tradizionale della Puglia, il territorio offre diverse specialità. Gli Asparagi selvatici (PAT), raccolti nei mesi di marzo e aprile lungo i muretti a secco e ai margini dei boschi di quercia della Murgia, si consumano in frittata o lessati con olio e limone. Gli stessi asparagi vengono conservati sott’olio (Asparagi sott’olio, PAT) in vasetti di vetro, mantenendo la croccantezza e il sapore leggermente amaro caratteristico della pianta selvatica.

I dolci della tradizione includono gli Africani (PAT), piccoli pasticcini di pasta frolla farciti con crema al cioccolato e ricoperti di una glassa scura, diffusi nelle pasticcerie di tutta l’area barese ma particolarmente radicati nella produzione artigianale coratina. Tra le bevande, l’Amaro del Gargano (PAT) e l’Anisetta (PAT) sono liquori tradizionali pugliesi reperibili nelle enoteche e botteghe del centro.

La festa patronale di san Cataldo, celebrata il 10 maggio, è l’occasione principale per assaggiare le preparazioni tradizionali in un contesto di festa. Durante i giorni della ricorrenza, bancarelle e chioschi allestiti nelle piazze del centro propongono focaccia barese, taralli al vino bianco, mandorle tostate e dolci a base di pasta di mandorle. Il mercato settimanale del sabato in piazza Marconi resta il luogo più affidabile per acquistare prodotti ortofrutticoli locali, olio extravergine sfuso e formaggi a pasta filata della Murgia.

Negli ultimi anni, diverse aziende olearie della zona hanno aperto punti vendita diretti lungo la strada per Castel del Monte, dove è possibile degustare e acquistare olio monovarietale di cultivar Coratina.

La cultivar Coratina, originaria proprio di questo territorio, produce un olio extravergine dal gusto intensamente fruttato, con note amare e piccanti pronunciate, considerato tra i più ricchi di polifenoli del Mediterraneo. La zona rientra nell’areale di produzione dell’olio DOP Terra di Bari, sottodenominazione Castel del Monte. Per quanto riguarda i vini, il territorio è compreso nella DOC Castel del Monte, che include rossi a base di Nero di Troia e Bombino Nero, rosati e bianchi da uve Pampanuto e Bombino Bianco. Le cantine situate lungo la strada provinciale verso Ruvo di Puglia offrono degustazioni su prenotazione.

Quando visitare Corato: il periodo migliore

La primavera, da metà aprile a fine giugno, è il periodo più indicato per visitare Corato. Le temperature oscillano tra i 15 e i 25 gradi, gli uliveti sono in fioritura e la campagna murgiana si copre di erbe spontanee e fiori selvatici. Il 10 maggio, la festa di san Cataldo porta tre giorni di celebrazioni con processione religiosa, luminarie nel centro storico, concerti bandistici in piazza e fuochi pirotecnici. L’autunno, da ottobre a novembre, coincide con la raccolta delle olive e la molitura nei frantoi: alcune aziende agricole organizzano visite guidate durante le quali è possibile assistere alla spremitura e degustare l’olio appena prodotto.

L’estate, da luglio ad agosto, porta temperature elevate che superano spesso i 35 gradi: le visite al centro storico sono più agevoli nelle prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio.

In compenso, le sere estive offrono un calendario di eventi culturali all’aperto — proiezioni cinematografiche, concerti, spettacoli teatrali — organizzati nelle corti dei palazzi storici. L’inverno è mite rispetto al Nord Italia, con minime raramente sotto i 5 gradi, ma il flusso turistico si riduce sensibilmente. Chi preferisce visitare la città senza affollamento troverà nei mesi di febbraio e marzo un periodo tranquillo, ideale per esplorare i frantoi ipogei e le chiese senza attese.

Come arrivare a Corato

In automobile, Corato si raggiunge dall’autostrada A14 Bologna-Taranto uscendo al casello di Trani (circa 20 km) o di Andria-Barletta (18 km), proseguendo poi lungo la strada provinciale 231. Da Bari il percorso è di circa 44 km, percorribili in quaranta minuti attraverso la strada statale 98. Da Napoli la distanza è di circa 260 km (due ore e quaranta minuti via A16 e A14). La città è servita dalla ferrovia Bari Nord, gestita da Ferrotramviaria, con treni frequenti da e per Bari Centrale (tempo di percorrenza circa cinquanta minuti) e collegamenti verso Barletta e Andria.

L’aeroporto più vicino è il Karol Wojtyła di Bari-Palese, distante circa 40 km e raggiungibile in quaranta minuti di auto.

Dall’aeroporto è possibile prendere un treno per Bari Centrale e da lì proseguire con la linea Ferrotramviaria verso Corato. In alternativa, autobus di linea SITA collegano Corato a Bari e ai principali centri della provincia. Per chi arriva dal sud, l’uscita autostradale di Bitonto sulla A14 (30 km) rappresenta un’alternativa valida, soprattutto se si proviene da Taranto o Lecce.

Altri borghi da scoprire in Puglia

Chi visita Corato e desidera approfondire la conoscenza del territorio pugliese può spingersi verso l’interno murgiano o scendere verso la costa ionica. A circa 30 km in direzione sud, Cassano delle Murge offre un paesaggio diverso: il borgo sorge a 340 metri di altitudine, circondato da boschi di fragno e roverella che coprono i versanti della Murgia sud-orientale. Il contrasto con la campagna olivetata di Corato è netto, e il percorso tra i due centri attraversa una sezione dell’Alta Murgia dove affiorano formazioni carsiche, doline e grotte naturali.

Da Cassano è possibile accedere al Parco Nazionale dell’Alta Murgia, con sentieri percorribili a piedi o in bicicletta.

Per chi ha a disposizione più giorni e vuole esplorare la Puglia meridionale, Roccaforzata, nella provincia di Taranto, rappresenta una destinazione di segno opposto: un piccolo centro della pianura salentina settentrionale, con una popolazione ridotta e un ritmo urbano radicalmente diverso da quello di Corato. Il viaggio da Corato a Roccaforzata copre circa 130 km e attraversa l’intero arco della Puglia centrale, passando per Altamura, Gioia del Colle e la Valle d’Itria. Un itinerario di tre o quattro giorni che includa Corato, Cassano delle Murge e Roccaforzata permette di attraversare tutti i principali ambienti paesaggistici della regione: dalla Murgia calcarea all’altopiano boscoso, fino alla pianura argillosa del Tarantino.

Foto di copertina: Di Ant.wiki94 at Italian Wikipedia, CC BY 3.0Tutti i crediti fotografici →

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