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Rimini
Emilia-Romagna

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🌊 Mare

Dalla A14 si esce a Rimini Nord o Rimini Sud e la città si rivela quasi subito: prima il retro industriale della periferia, poi l’odore salmastro dell’Adriatico che anticipa tutto il resto. Non è un borgo che si apre lentamente — Rimini aggredisce, con i suoi 149.211 abitanti, il rumore del lungomare, i cantieri, le […]

Scopri Rimini

Dalla A14 si esce a Rimini Nord o Rimini Sud e la città si rivela quasi subito: prima il retro industriale della periferia, poi l’odore salmastro dell’Adriatico che anticipa tutto il resto. Non è un borgo che si apre lentamente — Rimini aggredisce, con i suoi 149.211 abitanti, il rumore del lungomare, i cantieri, le insegne luminose.

Eppure, appena si svolta verso il centro storico, il paesaggio muta radicalmente: l’Arco d’Augusto, eretto nel 27 a.C., si staglia sulla strada come un portale tra epoche diverse.

Capire cosa vedere a Rimini significa saper distinguere questo doppio volto — la città-macchina del turismo balneare e la città romana, medievale, rinascimentale che sopravvive con precisione stratigrafica nei suoi monumenti.

Storia e origini di Rimini

Il nome Rimini deriva dall’antico insediamento umbro-gallico di Ariminum, fondato ufficialmente come colonia latina nel 268 a.C. La posizione geografica era strategica: la città sorgeva alla confluenza dei fiumi Marecchia e Ausa, a pochi metri dal mare Adriatico, in un punto dove la Via Flaminia terminava il suo percorso appenninico. Ariminum divenne immediatamente un nodo cruciale della rete viaria romana, crocevia tra nord e sud, tra la pianura padana e Roma. La colonia crebbe rapidamente, dotandosi di un foro, di terme, di un anfiteatro e di quella rete monumentale che ancora oggi costituisce il nervo del centro storico.

Il periodo imperiale lasciò a Rimini due strutture che definiscono ancora oggi il profilo della città. Il Ponte di Tiberio, completato nel 21 d.C., attraversa il fiume Marecchia con cinque arcate in pietra d’Istria perfettamente conservate — è uno dei ponti romani meglio mantenuti d’Europa. L’Arco d’Augusto, invece, risale al 27 a.C.

e rappresenta il più antico arco trionfale romano ancora in piedi in Italia.

Nel Medioevo Rimini attraversò dominazioni diverse: longobarda, franca, poi papale. Fu però la famiglia Malatesta, signori della città tra il XIII e il XV secolo, a imprimere il segno più profondo. Sigismondo Pandolfo Malatesta, condottiero e mecenate, commissionò nel 1450 la trasformazione della chiesa di San Francesco nel Tempio Malatestiano, affidando il progetto a Leon Battista Alberti.

Tra i personaggi illustri legati a Rimini figura Federico Fellini, nato in città il 20 gennaio 1920. Il regista riminese costruì gran parte della propria poetica cinematografica sulle atmosfere della Riviera Adriatica, reinterpretando la sua città natale in pellicole come Amarcord (1973) e I vitelloni (1953). La città gli ha dedicato il Museo Nazionale del Cinema — il PART (Palazzo dell’Arengo e Palazzo del Podestà) e il Fellini Museum — inaugurato nel 2021.

Dal punto di vista demografico, Rimini ha conosciuto una crescita costante nel Novecento legata al boom del turismo balneare: negli anni Cinquanta la popolazione raddoppiò in meno di vent’anni, trasformando radicalmente la struttura urbana e l’economia locale.

Cosa vedere a Rimini: 5 attrazioni imperdibili

1. Tempio Malatestiano

Costruito per volontà di Sigismondo Pandolfo Malatesta a partire dal 1450, il Tempio Malatestiano è considerato il primo edificio rinascimentale dell’Italia settentrionale. Leon Battista Alberti rivestì l’antica chiesa gotica di San Francesco con un involucro marmoreo ispirato all’Arco di Costantino e ai templi romani. L’interno conserva affreschi di Piero della Francesca, bassorilievi di Agostino di Duccio e il cenotafio dello stesso Sigismondo. La facciata incompiuta — la cupola prevista nel progetto originale non fu mai eretta — è essa stessa un documento della storia politica del Quattrocento italiano.

2. Arco d’Augusto

Eretto nel 27 a.C. per celebrare Ottaviano Augusto, l’Arco d’Augusto si trova all’estremità meridionale del corso d’Augusto, il decumano massimo dell’antica Ariminum. Con i suoi 8,67 metri di altezza e le colonne corinzie incassate nei pilastri, è il più antico arco trionfale romano conservato in Italia. Nel Medioevo fu inglobato nelle mura cittadine e utilizzato come torre difensiva, il che contribuì alla sua sopravvivenza. Rappresenta il punto di partenza ideale per qualsiasi percorso storico in città e offre una prospettiva diretta sul tracciato della Via Flaminia.

3. Ponte di Tiberio

Iniziato sotto Augusto e completato nel 21 d.C. dall’imperatore Tiberio, il ponte attraversa il canale del porto con cinque arcate in pietra d’Istria. La struttura è larga circa 8 metri, lunga 73 metri, e ha resistito per duemila anni a piene, guerre e utilizzo quotidiano — è ancora aperto al traffico pedonale e ciclabile. Di notte, quando i riflettori illuminano le arcate dallo specchio d’acqua sottostante, la costruzione rivela proporzioni che l’occhio diurno tende a sottovalutare. È il ponte romano meglio conservato dell’intera penisola italiana.

4. Fellini Museum

Inaugurato nel 2021, il Fellini Museum occupa due edifici storici nel cuore del centro storico: Castel Sismondo e Piazza Malatesta. Il percorso espositivo è stato progettato da Luca Ronconi e dal suo team come un’esperienza immersiva: non una semplice raccolta di cimeli, ma una ricostruzione dell’universo visivo e narrativo del regista. Materiali originali, bozzetti, fotografie di scena, filmati rari e installazioni permanenti si alternano in ambienti che reinterpretano la poetica felliniana. È il museo dedicato a un singolo regista cinematografico più grande d’Italia per superficie espositiva.

5. Domus del Chirurgo

Scoperta durante lavori di scavo in Piazza Ferrari nel 1989, la Domus del Chirurgo è una casa romana del II-III secolo d.C. che ha restituito il più ricco kit di strumenti chirurgici dell’antichità romana mai rinvenuto in un unico contesto: oltre 150 strumenti in bronzo e ferro. Il proprietario dell’abitazione era verosimilmente un medico militare greco o di origine orientale. Il sito è oggi visitabile in una struttura museale che permette di osservare i resti della domus attraverso passerelle sopraelevate, con pannelli didattici che contestualizzano la medicina romana.

Cosa mangiare a Rimini: cucina tipica e prodotti locali

La cucina riminese è il prodotto di una posizione geografica doppia: sul mare e alla pianura.

La città ha storicamente assorbito influenze dalla pesca adriatica, dall’agricoltura della pianura padana e dalle rotte commerciali che la attraversavano. La tradizione gastronomica locale non coincide con quella emiliana dell’entroterra — il burro cede spesso il posto all’olio, la pasta ripiena convive con il pesce, e il ritmo della cucina segue il calendario del mare tanto quanto quello delle stagioni agricole. Non è una cucina di rappresentanza: è una cucina pratica, generosa, costruita per nutrire famiglie di pescatori e contadini.

Tra i piatti più radicati nella tradizione locale, la piadina romagnola occupa un posto a sé.

Si tratta di un disco di pasta non lievitata — farina, acqua, strutto o olio, sale — cotto su una teglia di terracotta o ghisa chiamata testo. A Rimini e in tutta la Romagna la piadina è più sottile rispetto alle versioni dell’entroterra cesenate, e viene farcita con squacquerone, prosciutto crudo, rucola o salumi locali.

Altro piatto della tradizione è il brodetto di pesce all’uso di Rimini, una zuppa di mare preparata con specie dell’Adriatico — scorfano, tracina, seppia, vongole — e aceto bianco, che distingue questa versione da quelle analoghe delle città vicine. Il ragù di pesce, detto anche “ragù adriatico”, segue una tradizione documentata almeno dall’Ottocento.

Per quanto riguarda i prodotti del territorio, la zona di Rimini rientra nell’area di produzione della piadina romagnola IGP, riconosciuta dall’Unione Europea. Il disciplinare distingue due tipologie: la variante riminese, più sottile e croccante, con diametro tra 23 e 30 centimetri e spessore non superiore ai 3 millimetri, e la variante cesenate-ravennate, più spessa e morbida. Tra i salumi, il territorio è storicamente legato alla produzione artigianale di prosciutto e salama da sugo, quest’ultima più diffusa nel ferrarese ma presente anche nella Romagna adriatica.

Il formaggio locale più conosciuto è lo squacquerone, molle e acidulo, utilizzato tradizionalmente come farcitura della piadina.

Le sagre e i mercati gastronomici si concentrano principalmente tra giugno e settembre, quando il flusso turistico balneare crea domanda per eventi all’aperto.

Il mercato settimanale del centro storico, attivo ogni mercoledì e sabato, propone prodotti locali tra cui verdure della pianura, pesce fresco e formaggi artigianali. Per chi cerca la piadina autentica, i chioschi storici del centro — attivi tutto l’anno — rimangono il punto di riferimento più affidabile. A ottobre, in occasione della festa patronale di San Gaudenzio (14 ottobre), si organizzano eventi gastronomici nel centro storico.

Il territorio riminese rientra nella zona di produzione del Sangiovese di Romagna DOC, un vino rosso da uve Sangiovese coltivate nelle colline retrostanti la costa. Esistono versioni secche, amabili e riserva. Nelle osterie del centro storico è comune trovare anche il Trebbiano di Romagna DOC, bianco fresco e leggero, tradizionalmente abbinato al brodetto di pesce.

Entrambe le denominazioni sono riconosciute e documentate dal Consorzio Vini di Romagna.

Quando visitare Rimini: il periodo migliore

Rimini è una città a doppia stagionalità.

Da giugno a settembre la città funziona come uno dei principali poli del turismo balneare italiano: gli stabilimenti balneari aprono, i locali sul lungomare lavorano a pieno regime, e la popolazione residente viene moltiplicata dall’afflusso di visitatori. In questo periodo il centro storico è più affollato del solito, ma anche più animato: concerti, eventi culturali e mercati notturni si concentrano tra luglio e agosto. Chi vuole visitare i monumenti romani e i musei senza code eccessive dovrebbe privilegiare le ore mattutine o pianificare visite nei giorni feriali.

Il periodo ideale per chi vuole vivere la città sul piano culturale e storico è aprile-maggio o settembre-ottobre. In queste finestre il clima è mite, i prezzi degli alloggi sono sensibilmente più bassi rispetto all’alta stagione e i musei — incluso il Fellini Museum — sono accessibili senza attese. La festa patronale di San Gaudenzio, il 14 ottobre, offre un’occasione per vedere il centro storico animato da cerimonie e mercati tipici al di fuori della logica del turismo estivo.

L’inverno è il periodo più silenzioso: molti esercizi balneari chiudono, ma il centro storico rimane pienamente funzionante e accessibile.

Come arrivare a Rimini

Rimini è raggiungibile in automobile tramite l’Autostrada A14 Bologna-Taranto: i caselli di uscita sono Rimini Nord (per il centro storico e la zona balneare settentrionale) e Rimini Sud (per la zona meridionale e il porto).

Da Bologna la distanza è di circa 120 km, percorribili in poco più di un’ora. Da Milano il percorso è di circa 310 km (circa 3 ore). In treno, la Stazione di Rimini è un nodo ferroviario di rilievo: è servita da treni Intercity e Regionali sulla linea Bologna-Lecce, con collegamenti frequenti da Bologna (circa 1 ora), Ancona (circa 1 ora) e Milano (circa 3 ore con Intercity).

L’Aeroporto Internazionale Federico Fellini di Rimini (codice IATA: RMI) si trova a circa 8 km dal centro città, raggiungibile in taxi o con autobus della linea urbana. Lo scalo gestisce principalmente voli charter stagionali e alcune rotte europee low-cost; per connessioni intercontinentali, l’aeroporto di riferimento è Bologna Guglielmo Marconi, distante circa 120 km.

All’interno della città, il trasporto pubblico è gestito da Start Romagna, con linee bus che collegano stazione, centro storico e lungomare. Il noleggio bici è diffuso e pratico per muoversi tra il centro e la costa.

Altri borghi da scoprire in Emilia-Romagna

Chi visita Rimini e vuole ampliare il percorso verso l’entroterra emiliano-romagnolo trova opzioni molto diverse per paesaggio e carattere.

A circa 170 km a nord-ovest, nel Piacentino, San Pietro in Cerro è un piccolo comune che conserva un castello medievale trasformato in museo d’arte contemporanea — un contrasto insolito tra architettura storica e collezioni del Novecento.

A poca distanza, Morfasso offre invece un paesaggio appenninico tipico della Val d’Arda, con borghi rurali e una tradizione gastronomica profondamente legata all’allevamento e ai formaggi di montagna. Entrambi i borghi rappresentano una Emilia-Romagna lontana dalla costa e dalla pianura, meno nota ma altrettanto stratificata.

Spostandosi verso l’Appennino bolognese, Castel d’Aiano propone un territorio a oltre 700 metri di quota, con boschi di faggio e una rete di sentieri escursionistici — un contrasto netto rispetto alla pianezza adriatica di Rimini. Per chi invece preferisce abbinare storia e cultura urbana, Imola è una città di medie dimensioni con un centro storico ben conservato, un castello sforzesco visitabile e una tradizione gastronomica riconosciuta a livello internazionale, oltre che nota per il suo autodromo.

Un itinerario che unisce Rimini, Imola e i borghi piacentini percorre trasversalmente l’Emilia-Romagna, restituendo la varietà profonda di una regione che non si esaurisce nel perimetro della Riviera Adriatica.

Per approfondire, si consultino le risorse del Comune di Rimini, la scheda su Wikipedia e la guida del Touring Club Italiano.

Foto di copertina: Di Oleh Kushch, CC BY-SA 4.0Tutti i crediti fotografici →

Come arrivare

📍
Indirizzo

Piazza Conte Camillo Benso di Cavour, 47921-47924 Rimini (RN)

Borgo

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