Il vento arriva prima di ogni altra cosa. Lo senti battere sui graniti, sibilare tra le querce da sughero, scuotere le pale eoliche che girano lente sopra l’altopiano. Poi, oltre una curva, le case in pietra di Alà dei Sardi compaiono compatte contro un cielo che a 663 metri ha una luce diversa — più […]
Il vento arriva prima di ogni altra cosa. Lo senti battere sui graniti, sibilare tra le querce da sughero, scuotere le pale eoliche che girano lente sopra l’altopiano. Poi, oltre una curva, le case in pietra di Alà dei Sardi compaiono compatte contro un cielo che a 663 metri ha una luce diversa — più nitida, più fredda, quasi minerale. Chi cerca cosa vedere a Alà dei Sardi deve partire da questa sensazione: un borgo che non si offre, ma si conquista metro dopo metro, pietra dopo pietra, lungo le strade interne della Sardegna che il turismo costiero ignora.
Il territorio di Alà dei Sardi conserva tracce di frequentazione umana che risalgono al Neolitico. Domus de janas, tombe dei giganti e resti di nuraghi punteggiano l’altopiano granitico, testimoniando una presenza stabile e organizzata molto prima della dominazione romana. Il toponimo stesso è oggetto di dibattito tra gli studiosi: una delle ipotesi più accreditate lo collega al prelatino ala, con significato legato alla conformazione del terreno, mentre la specificazione “dei Sardi” fu aggiunta nel 1862, dopo l’Unità d’Italia, per distinguere il comune da omonimi nella penisola.
Nel Medioevo il villaggio rientrava nella curatoria di Bitti, parte del Giudicato di Torres. Dopo la caduta dei giudicati, nel XIV secolo, il territorio passò sotto il controllo aragonese e poi spagnolo, seguendo le sorti della Sardegna feudale. La comunità mantenne tuttavia una forte identità agropastorale, legata alla transumanza e all’economia del sughero, attività che per secoli ha definito i ritmi e i rapporti sociali del paese. Un episodio rimasto impresso nella memoria collettiva è l’ultima bardana del 1870 — una razzia di bestiame organizzata secondo codici arcaici di giustizia comunitaria — evento che ancora oggi viene ricordato attraverso un murale nel centro storico.
Con i suoi 1.760 abitanti attuali, Alà dei Sardi è un comune della provincia di Sassari che conserva intatta la struttura insediativa tipica dei centri dell’entroterra sardo: case basse in granito, strade strette, un rapporto serrato tra abitato e campagna circostante.
La parrocchiale dedicata al patrono del borgo domina il centro abitato con la sua facciata in pietra locale. L’edificio, rimaneggiato più volte nel corso dei secoli, conserva all’interno elementi dell’impianto originario e arredi sacri di produzione artigianale sarda. La festa patronale del 28 agosto trasforma il sagrato in un punto di raccolta per l’intera comunità, con celebrazioni religiose e civili che durano più giorni.
A pochi chilometri dall’abitato, la località di Senalonga offre uno dei paesaggi geologici più singolari dell’altopiano. Massi granitici modellati dall’erosione eolica assumono forme che ricordano figure animali e architetture impossibili. Non è un parco attrezzato: è un territorio aperto, dove il granito affiora dal terreno come una scultura naturale in continuo dialogo con la luce.
Sulle facciate delle case del centro storico, una serie di murales racconta episodi della storia locale con una resa figurativa vigorosa. Il più noto raffigura l’ultima bardana del 1870, con cavalieri e bestiame in movimento. Non si tratta di decorazione turistica, ma di un progetto di memoria collettiva che traduce l’oralità pastorale in immagini pubbliche, leggibili da chiunque attraversi quelle strade.
Il territorio comunale è disseminato di testimonianze preistoriche: domus de janas scavate nella roccia, resti di nuraghi e tombe dei giganti emergono tra la macchia mediterranea e i pascoli. Non tutti i siti sono facilmente accessibili, e alcuni richiedono una guida locale per essere individuati. È una Sardegna archeologica ancora non musealizzata, dove le pietre stanno dove sono state lasciate millenni fa.
Le pale eoliche che si vedono avvicinandosi al paese costituiscono uno dei principali impianti di energia rinnovabile della Sardegna. Il parco eolico, situato al confine tra i territori di Alà dei Sardi e Buddusò, sfrutta i venti costanti dell’altopiano. Il contrasto visivo tra le torri bianche e il paesaggio granitico è netto, quasi brutale, e rappresenta il volto contemporaneo di un territorio che ha sempre dovuto fare i conti con il vento.
La cucina di Alà dei Sardi è quella dell’entroterra pastorale sardo, costruita su pochi ingredienti lavorati con tempi lunghi. Il porcetto arrosto — porcheddu — resta il piatto che segna ogni festa e ricorrenza, cotto allo spiedo su legna di lentisco. Accanto a esso, le carni ovine: agnello alla brace, pecora bollita con patate, interiora cucinate secondo ricette che variano da famiglia a famiglia. Il pane — pane carasau e pane guttiau — accompagna ogni pasto, e in molte case viene ancora preparato a mano. I formaggi pecorini, prodotti da piccoli allevatori locali, hanno una stagionatura e un sapore che riflettono direttamente i pascoli dell’altopiano.
Il sughero, pur non essendo un alimento, è il prodotto che ha definito l’economia locale: le querce da sughero del territorio alimentano ancora oggi una filiera di lavorazione che si estende a tutta la Gallura. Per chi cerca dove mangiare, il borgo offre trattorie e agriturismi nelle campagne circostanti, dove la cucina non è rivisitata ma semplicemente riprodotta com’era. Dolci tipici a base di miele, mandorle e formaggio fresco compaiono soprattutto in occasione delle feste — seadas, papassinas e amaretti sardi sono i più diffusi.
L’altitudine di 663 metri garantisce estati meno afose rispetto alla costa, con temperature che di sera scendono rendendo le notti piacevoli. È il periodo ideale per chi vuole esplorare il territorio a piedi o in bicicletta, quando la luce resta lunga e i sentieri sono asciutti. Il momento dell’anno in cui il borgo si anima con più intensità è la festa di Sant’Agostino, il 28 agosto: processioni, canti a tenore, balli tradizionali e grandi tavolate collettive trasformano il paese in un luogo dove la comunità si rende visibile nella sua interezza.
La primavera, tra aprile e giugno, è il periodo migliore per chi cerca il paesaggio naturale: l’altopiano fiorisce, i pascoli si riempiono di greggi, e la macchia mediterranea sprigiona un profumo denso di cisto e mirto. L’inverno è ruvido — le temperature possono scendere sotto lo zero, e la nebbia copre l’altopiano per giorni — ma restituisce un’atmosfera autentica, con i camini accesi e le strade vuote. Per informazioni aggiornate su eventi e servizi, è possibile consultare il sito ufficiale del Comune di Alà dei Sardi.
Alà dei Sardi si raggiunge percorrendo la Strada Provinciale 38 che collega Buddusò a Bitti, nel cuore della Sardegna settentrionale. Da Olbia, il porto e aeroporto più vicino, la distanza è di circa 65 chilometri — poco meno di un’ora di guida lungo strade interne che attraversano sugherete e altopiani granitici. Da Sassari si percorrono circa 100 chilometri, prevalentemente sulla SS 597 in direzione Olbia e poi deviando verso l’interno. Da Nuoro la distanza è di circa 60 chilometri, lungo la SS 389.
Non esistono collegamenti ferroviari diretti: la stazione più vicina è quella di Ozieri-Chilivani, sulla linea Cagliari-Porto Torres, da cui è necessario proseguire in auto o con autobus delle autolinee regionali ARST. Il collegamento con autobus da Olbia e Nuoro è attivo ma con corse limitate, soprattutto nei giorni festivi. Per chi arriva in traghetto o in aereo, l’aeroporto Costa Smeralda di Olbia è il punto di riferimento più comodo; Alghero-Fertilia dista circa 160 chilometri. Un’auto propria o a noleggio resta la soluzione più pratica per muoversi nel territorio.
L’entroterra sardo è una rete di piccoli centri che condividono con Alà dei Sardi la stessa matrice granitica e pastorale, ma ciascuno con una fisionomia propria. A pochi chilometri verso sud, Bitti è un borgo dove la tradizione del canto a tenore — riconosciuto patrimonio immateriale dell’umanità dall’UNESCO — è ancora viva nelle piazze e nei bar, non solo nei festival. Il centro storico conserva chiese romaniche e un museo dedicato alla civiltà contadina e pastorale che aiuta a leggere il paesaggio circostante con occhi diversi.
Risalendo verso nord-est, Buddusò condivide con Alà dei Sardi il parco eolico e le distese di granito, ma aggiunge una forte tradizione di lavorazione della pietra che ha esportato il suo nome in tutta Italia. Entrambi i borghi rappresentano quella Sardegna interna che non compare nelle guide più diffuse ma che custodisce il nucleo più resistente della cultura isolana — un paesaggio dove il tempo si misura ancora sulla crescita delle querce e sul ritmo delle stagioni pastorali.
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