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Celleno
Lazio

Celleno

🌄 Collina

Le prime crepe si notano dal basso, risalendo la strada che porta al nucleo vecchio: la tufo cede, si sbriciola, si apre in vuoti che il tempo ha scavato con pazienza geologica. Celleno si presenta così, senza cerimonie, con il suo borgo fantasma sospeso sopra una rupe che frana lentamente verso la valle del torrente […]

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Le prime crepe si notano dal basso, risalendo la strada che porta al nucleo vecchio: la tufo cede, si sbriciola, si apre in vuoti che il tempo ha scavato con pazienza geologica. Celleno si presenta così, senza cerimonie, con il suo borgo fantasma sospeso sopra una rupe che frana lentamente verso la valle del torrente Rio Maggiore.

A pochi chilometri da Viterbo, nella Tuscia più profonda, questo doppio abitato — uno vivo, l’altro abbandonato — racconta una storia di resistenza e resa che pochi borghi del Lazio sanno restituire con altrettanta evidenza fisica.

Storia e origini di Celleno

Le origini di Celleno si perdono nel periodo etrusco, come suggeriscono i ritrovamenti archeologici nella zona circostante e la stessa conformazione del sito, tipica degli insediamenti rupestri della Tuscia. Il nome deriverebbe, secondo alcune ipotesi, dal latino caelum o più probabilmente da un toponimo preromano legato alla conformazione del terreno tufaceo. La prima menzione documentata risale all’alto Medioevo, quando il castrum era conteso tra le famiglie nobiliari locali e il papato.

Nel corso dei secoli Celleno passò sotto il controllo di diverse signorie: gli Orsini, i Gatti e infine i Barberini, che ne detennero il possesso fino all’epoca moderna. Il borgo fortificato, con il suo castello e le abitazioni aggrappate alla rupe, subì danni ripetuti a causa dell’instabilità del terreno. Nel 1695 un terremoto inflisse danni gravi, e nel 1789 una frana provocò crolli significativi. Ma fu il sisma del 1931 a decretare il destino del nucleo antico: dichiarato inagibile, venne progressivamente abbandonato a partire dagli anni Cinquanta del Novecento, quando la popolazione fu trasferita nel borgo nuovo costruito più a monte.

Oggi il borgo vecchio è conosciuto come il “paese fantasma” di Celleno.

Diversamente da altri centri abbandonati della Tuscia, qui il processo di spopolamento è stato totale e relativamente recente, il che rende la visita un’esperienza quasi archeologica del Novecento: intonaci ancora visibili, stipiti di porte che si aprono sul vuoto, una chiesa con tracce di affreschi esposta alle intemperie.

Cosa vedere a Celleno: 5 attrazioni imperdibili

1. Il Borgo Fantasma (Celleno Vecchia)

Il nucleo abbandonato è il cuore della visita. Si entra attraverso un arco che immette in un dedalo di vicoli silenziosi, case sventrate, vegetazione che ha colonizzato i muri. L’atmosfera è quella di un set cinematografico naturale. I volontari locali hanno recuperato alcuni spazi, trasformandoli in installazioni artistiche a cielo aperto durante i mesi estivi.

2.

Castello Orsini

Domina il borgo vecchio con la sua mole squadrata. Costruito probabilmente nel XII secolo e rimaneggiato nei secoli successivi, conserva una torre e porzioni di mura perimetrali. La posizione sulla sommità della rupe tufacea offre un punto di osservazione sulla valle sottostante, fino ai Monti Cimini nelle giornate di aria pulita.

3. Chiesa di San Carlo

All’interno del borgo fantasma, questa chiesa seicentesca conserva frammenti di decorazioni murali nonostante decenni di esposizione agli agenti atmosferici. La facciata, parzialmente crollata, lascia intravedere la navata invasa dalla luce naturale — un’immagine che i fotografi cercano con insistenza, soprattutto nelle ore del tardo pomeriggio.

4.

Il Giardino dei Mostri di Celleno

Ispirato al più celebre Sacro Bosco di Bomarzo, questo piccolo giardino di sculture contemporanee è stato allestito negli spazi recuperati del borgo vecchio. Le opere dialogano con le rovine circostanti, creando un percorso che mescola arte e abbandono. L’iniziativa è nata dalla volontà di restituire vita a un luogo altrimenti destinato alla sola contemplazione del degrado.

5. Chiesa di San Donato

Dedicata al patrono del borgo, San Donato d’Arezzo, questa chiesa si trova nel nucleo abitato moderno. Conserva arredi sacri e opere trasferite dal borgo vecchio prima dell’abbandono definitivo. La festa patronale, celebrata il 7 agosto, rappresenta uno dei pochi momenti in cui la comunità dei 1.335 abitanti si ritrova compatta attorno alla propria identità storica.

Cucina tipica e prodotti locali

La tavola di Celleno è quella della Tuscia contadina, senza concessioni alla spettacolarità: zuppe di legumi con farro, pasta fatta in casa — in particolare gli umbrichelli, conditi con sugo di cinghiale o con aglio e olio —, carne di maiale lavorata secondo tradizione.

L’olio extravergine d’oliva della Tuscia, che qui beneficia del microclima collinare e dei terreni vulcanici, è il vero protagonista della cucina locale. La cultivar Caninese domina gli uliveti della zona e produce un olio dal sapore deciso, leggermente amaro.

Tra i prodotti del territorio, le nocciole dei Monti Cimini (Nocciola Romana DOP) compaiono nei dolci e nelle preparazioni da forno. Il vino di riferimento è quello dell’area viterbese, con bianchi a base di Trebbiano e Malvasia che accompagnano i piatti più semplici.

Le trattorie del borgo nuovo propongono menu legati alla stagionalità, con porcini in autunno e verdure dell’orto in estate, senza pretese gourmet ma con materia prima attendibile.

Quando visitare Celleno: il periodo migliore

La primavera, tra aprile e giugno, è il momento più favorevole: la vegetazione che avvolge il borgo fantasma è al massimo della densità, la luce è lunga e il clima ancora mite. L’estate porta le iniziative culturali — mostre, installazioni, eventi nel borgo vecchio — ma anche il caldo della Tuscia interna, che tra luglio e agosto può superare i 35 gradi. L’autunno offre la luce migliore per la fotografia e l’atmosfera più coerente con il carattere del luogo: nebbie mattutine, colori caldi del tufo, silenzio quasi totale.

La festa di San Donato d’Arezzo, il 7 agosto, è l’occasione per vedere Celleno animarsi con processioni e celebrazioni. Durante i mesi invernali il borgo fantasma è visitabile ma l’accesso può essere limitato dalle condizioni meteorologiche e dalla minore disponibilità di servizi. Si consiglia di verificare gli orari di apertura presso il Comune di Celleno prima della visita.

Come arrivare a Celleno

Celleno si trova in provincia di Viterbo, lungo la strada che collega il capoluogo a Orvieto. Le principali opzioni di accesso sono:

  • In auto: dall’autostrada A1, uscita Orvieto (circa 25 km) o Attigliano (circa 20 km).

    Da Roma, la percorrenza è di circa 120 km (1 ora e 30 minuti) via A1 o via Cassia bis. Da Viterbo, Celleno dista appena 18 km lungo la SP Teverina.

  • In treno: la stazione più vicina è quella di Viterbo Porta Fiorentina, collegata a Roma Ostiense dalla linea FL3. Da Viterbo si prosegue con autobus di linea o mezzo proprio.
  • Aeroporto: il più vicino è Roma Fiumicino (circa 150 km), seguito da Perugia Sant’Egidio (circa 90 km). In entrambi i casi è necessario il noleggio auto per raggiungere il borgo.

Il parcheggio è disponibile nel borgo nuovo. Da lì si raggiunge il borgo fantasma a piedi in pochi minuti, attraverso un percorso in discesa che richiede calzature adatte al fondo irregolare.

Altri borghi da scoprire in Lazio

La Tuscia è un territorio ad alta densità di borghi, molti dei quali condividono con Celleno la stessa matrice geologica — il tufo vulcanico — e la stessa stratificazione storica, dall’età etrusca al Medioevo.

A sud-ovest, verso i Monti Cimini, Barbarano Romano custodisce nelle sue vicinanze la necropoli etrusca di San Giuliano, uno dei siti rupestri più impressionanti del centro Italia, dove le tombe scavate nella roccia si affacciano su forre boscose percorse da sentieri naturalistici.

In direzione opposta, verso la valle del Tevere, Bassano in Teverina offre un punto di osservazione privilegiato sulla campagna che degrada verso il fiume, con un centro storico compatto e una posizione che nelle giornate limpide permette di abbracciare con lo sguardo un orizzonte che va dal Terminillo ai monti dell’Umbria. Entrambi i borghi si raggiungono da Celleno in meno di quaranta minuti di auto, il che li rende tappe naturali di un itinerario attraverso la Tuscia meno frequentata.

Foto di copertina: Di Massimo fordini soni, CC BY-SA 4.0Tutti i crediti fotografici →

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