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Belpasso
Belpasso
Sicilia

Belpasso

Collina Collina
8 min di lettura

A 551 metri di altitudine, Belpasso è un comune di quasi 28mila abitanti che ha riscritto la propria geografia urbana dopo ogni catastrofe vulcanica e sismica. Una pianta a scacchiera lo rende unico in Sicilia.

Belpasso: il borgo nato tre volte dalle ceneri dell'Etna

Un paese disegnato sulla lava

A 551 metri di altitudine, sulle pendici meridionali dell’Etna, sorge un paese dalle proporzioni insolite: strade che non si torcono secondo i vezzi del terreno, ma si incrociano in quadrati precisi e ordinati. Questo è Belpasso borgo in Sicilia, un insediamento di quasi 28 mila abitanti costruito su una geometria razionale che lo distingue nettamente dal resto dell’isola, dove i centri abitati seguono il caos naturale della topografia. Il territorio comunale è attraversato dal fiume Simeto e occupato fino al confine meridionale della provincia di Catania.

Quella che oggi si vede è una costruzione consapevole, nata dalla necessità di ripensare l’insediamento dopo disastri ricorrenti: il borgo è stato riedificato tre volte nei secoli passati, ogni volta su una traccia diversa. Il nome stesso racconta questa capacità di rinascita: nel suo stemma campeggia l’araba fenice, accompagnata dal motto “Melior de cinere surgo”, che significa letteralmente “Risorgo migliore dalle ceneri”. Non è semplice retorica cittadina, ma memoria incisa nel territorio.

Il nome e le tre fondazioni

La prima menzione documentata del luogo risale al 1305, quando era noto come Santa Maria del Passo. Il toponimo che ha prevalso nel dialetto locale—Malupassu, trasformato poi in italiano Malpasso—nasconde una storia di insicurezza stradale. Intorno al XV secolo il sito divenne pericoloso per i viandanti, teatro degli agguati di briganti che attendevano i mercanti sui sentieri. L’etimologia del nome rimanda sia al latino malus (cattivo) che a possibili influssi spagnoli: il termine malpaís, usato nelle Canarie per designare terre devastate dalla lava basaltica, condivide la stessa radice semantica di bruttezza territoriale.

Il paese venne distrutto dall’eruzione dell’Etna del 1669, che interessò in parte anche Catania, coprendo il territorio con uno spesso strato di lava fuoriuscita dai Monti Rossi.

Dopo quella catastrofe, gli abitanti superstiti rifondarono il centro in una contrada chiamata Grammena, assegnandogli il nome di Fenicia Moncada. Il nome evocava la fenice mitologica e onoraria la potente famiglia dei Moncada, principi di Paternò e signori feudali della zona. Gli abitanti furono chiamati “fenicioti”, un’identità che durò poco: il terremoto del 1693 rase di nuovo al suolo l’insediamento. La terza e definitiva rifondazione avvenne in una località più a nord, inizialmente nota come Piano Garofalo, in seguito diventata quartiere Borrello. Fu qui che la famiglia Bufali scelse un toponimo di buon augurio: Belpasso, il nome fortunato che avrebbe dovuto proteggere il centro dalle future sciagure.

L’urbanistica di questa terza fase costruttiva, realizzata nel 1694 secondo il progetto del mastro Michele Cazzetta, segue una pianta a scacchiera caratteristica dell’urbanistica razionale del Seicento tardivo. Il disegno adotta una pianta a scacchiera con isolati simmetrici di forma quadrata, unica nel suo genere per la Sicilia. Le strade non hanno nomi propri: si identificano semplicemente come “rette” e “traverse”, numerate da I a XX in ordine crescente. Per questa conformazione geometrica, Belpasso è nota come “la scacchiera dell’Etna”.

Chiese e memoria religiosa

Chiesa di Santa Maria Immacolata (Duomo)

Nel quartiere Matrice si alza la chiesa più significativa del paese, il duomo cittadino, dove convivono due devozioni: quella alla Vergine Immacolata e quella a Santa Lucia, patrona del comune. L’edificio custodisce una tela monumentale esposta ogni anno tra la domenica delle Palme e Pasqua: una Crocifissione di Cristo dal titolo dialettale “Tila”, dipinta nel 1896 dal pittore Zenone Lavagna, che rimase incompiuta. La tela misura 15 metri per 10 metri. La campana della chiesa è la sesta per grandezza in Italia. All’interno si conserva anche un crocifisso ligneo risalente alla fine del Cinquecento, rappresentato nel momento supremo della resa dello spirito.

Chiesa di Sant’Antonio da Padova

Edificata nella seconda metà del XVIII secolo come convento, questa chiesa è caratterizzata da una navata unica. Le pareti conservano dipinti di Giuseppe Zacco e Michele Vecchio. Il portale in pietra lavica, di pregevole fattura settecentesca, rappresenta uno degli elementi più significativi dell’edificio, testimonianza della maestria artigianale locale dell’epoca barocca tardiva.

Cisterna della Regina: un giardino sepolto

A nord-est del paese sorge una struttura enigmatica: i resti di una villa aristocratica costruita dalla regina Eleonora d’Angiò dopo la morte del marito Federico III d’Aragona, avvenuta nel 1337. La regina ricevette questa residenza presso il monastero benedettino di San Nicola come parte di accordi politici e matrimoniali che coinvolgevano il padre della sovrana, prigioniero degli Aragona. Dell’edificio originario rimane riconoscibile un solo vano; la struttura subì rimaneggiamenti nei secoli XVII e XIX, e nel 1910 una colata lavica dall’Etna l’investì, arrestandosi dopo avere sepolto la maggior parte delle costruzioni.

La cisterna vera e propria—a pianta circolare e scoperta, con diametro di 35 metri—era destinata a raccogliere le acque piovane dalle terrazze del giardino, del quale ancora si riconoscono i viali convergenti verso una terrazza con sedili in muratura. I materiali dell’eruzione hanno riempito parzialmente il bacino. Questo sito rappresenta una delle poche tracce materiali di una presenza aristocratica medievale nel territorio, pur se quasi completamente occultata dalla violenza geologica dell’Etna.

I Carri di Santa Lucia: macchine barocche viventi

In dicembre, ogni anno, il paese ospita uno dei fenomeni culturali più straordinari della Sicilia orientale: la “spaccata” dei Carri di Santa Lucia, dichiarati Beni Immateriali della Regione Sicilia. Queste macchine sceniche barocche nascono nell’Ottocento come strutture processionales dedicate alla patrona, evolvendosi in vere e proprie architetture effimere. Ognuno dei cinque carri, realizzati dai Quartieri Storici del paese (San Rocco, Sant’Antonio, Purgatorio, Borrello e Matrice), raggiunge dai 12 ai 15 metri di altezza ed è costruito su un tema diverso ogni anno, con pannelli di vario materiale che raffigurano scene narrative che culminano in un’Apoteosi della Gloria, il culmine decorativo dove una ragazza personifica Santa Lucia in abito tradizionale.

L’apertura principale avviene la notte dell’11 e del 12 dicembre, accompagnata da commenti parlati, musica e fuochi artificiali. Due carri vengono riaperti nuovamente il 13 dicembre nei rispettivi quartieri, e un’ulteriore apertura generale accade ad agosto in occasione del patrocinio della santa. Nel 2024 l’ingresso delle reliquie di Santa Lucia in città è stato accompagnato da un corteo di “Lucie”, donne che nel corso degli anni hanno rivestito questo ruolo mitologico.

Le Salinelle di San Biagio: il sottosuolo che respira

A margine del territorio comunale si trovano fenomeni geologici singolari: i vulcani di fango noti come le Salinelle di San Biagio. Si tratta di piccole aperture da cui fuoriescono acque salmastre e materiali vulcanici, creando formazioni paesaggistiche dovute all’attività endogena ancora attiva. Questi siti rappresentano le tracce visibili della complessa dinamica geotermica che caratterizza il sottosuolo dell’Etna anche al di fuori degli episodi eruttivi catastrofici.

La tavola di Belpasso

La cucina locale affonda le radici nella cultura contadina e monta i sapori su ingredienti semplici e genuini. Tra i piatti di pasta emergono le paste con legumi, il finocchietto selvatico, i broccoli, il cavolfiore e gli asparagi. Nei secondi piatti, la carne di vitello “agrassata” con cipolla, pomodoro e prezzemolo rappresenta una preparazione ricorrente, insieme al falsomagro (braciola ripiena di carne trita, uova, formaggio e cipolla), l’agnello al forno, il coniglio in agrodolce. Nelle zone altomontane si preparano pietanze a base di funghi e pasta fresca ripiena.

I dolci includono biscotti di mandorla profumati alla vaniglia, torroncini morbidi, gelati alla frutta e granite. Specialità stagionali legate al calendario religioso—le “raviole” fritte ripiene di ricotta per Natale e Pasqua, le cassatele, le mostarde di fichi d’India, i “mustazzoli” ripieni—testimoniano come il cibo dialoghi con il calendario liturgico. Il “ciciliu”, tipico dei paesi etnei, è una preparazione pasquale che si donava storicamente ai bambini come simbolo del Cristo risorto.

Accesso e visita

Belpasso si raggiunge facilmente dai principali centri della Sicilia orientale. Chi parte da Catania (circa 25 chilometri a est-sud-est) può seguire la strada statale 114 verso sud, oppure la strada provinciale Ragalna-Nicolosi. Chi proviene da Palermo percorre l’autostrada A19 fino all’uscita di Catania, da cui si continua verso il territorio etneo. La stazione ferroviaria più vicina è quella di Catania Centrale, da cui è possibile raggiungerla in auto in circa 45 minuti. L’aeroporto internazionale di Catania dista poco più di un’ora di viaggio.

Partenza Distanza Tempo stimato
Catania centro Circa 25 km 30-40 minuti
Palermo Circa 170 km 2 ore 20 minuti
Ragalna (SP Ragalna-Nicolosi) Circa 8 km 12 minuti

La visita risulta più suggestiva nei mesi autunnali (settembre-novembre) e primaverili (aprile-maggio), quando il clima etneo è temperato e l’aria nitida consente di apprezzare le visuali verso la costa e verso l’Etna. Il periodo festivo di dicembre è il momento di massima effervescenza culturale, legato ai festeggiamenti di Santa Lucia e all’apertura spettacolare dei Carri. Se il viaggio include una tappa a Catania, il collegamento con Belpasso si rivela naturale e agevole, permettendo di approfondire l’area etnea nel suo insieme.

I comuni confinanti come Aci Bonaccorsi, Nicolosi, Paternò e Gravina di Catania offrono possibilità di itinerari circolari che toccano diverse sfaccettature del paesaggio vulcanico e agricolo siciliano. Per chi desidera approfondire altri insediamenti collinari della regione, Enna rappresenta una destinazione di maggior rilievo storico-monumentale, raggiungibile in circa un’ora e mezza di auto.

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Domande frequenti su Belpasso

Come si raggiunge Belpasso da Catania?

Belpasso dista circa 40 km da Catania. In auto, si raggiunge in 45-50 minuti percorrendo la strada statale 121 in direzione sud. Chi arriva in treno può scendere a Catania Centrale e proseguire con autobus locale o noleggio auto. Il borgo è ben collegato alla provincia e rappresenta una gita ideale da Catania verso le pendici dell'Etna.

Quando si festeggia Santa Lucia, la patrona di Belpasso?

Santa Lucia, patrona di Belpasso, si festeggia il 13 dicembre. La celebrazione è accompagnata dai tradizionali Carri di Santa Lucia, macchine barocche ancora oggi costruite e utilizzate secondo antiche tecniche artigianali, che rappresentano un patrimonio vivente unico nel territorio etneo.

Quali sono le caratteristiche urbanistiche uniche di Belpasso?

Belpasso è costruito su una pianta geometrica razionale con strade che si incrociano in quadrati precisi, anomala per la Sicilia dove i centri abitati seguono naturalmente la topografia. Questa struttura ordinata è il risultato di tre ricostruzioni successive, frutto di una progettazione consapevole dopo disastri ricorrenti, come testimonia lo stemma con la fenice e il motto 'Melior de cinere surgo'.

Quale fiume attraversa il territorio comunale di Belpasso?

Il territorio di Belpasso, ubicato sulle pendici meridionali dell'Etna a 551 metri di altitudine, è attraversato dal fiume Simeto, che rappresenta un elemento geografico significativo della zona e si estende fino al confine meridionale della provincia di Catania.

Come arrivare

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