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Bitonto
Puglia

Bitonto

Nel 1089, papa Urbano II consacrò la cattedrale di Bitonto, un edificio in pietra calcarea locale che ancora oggi domina piazza Cattedrale con il suo rosone a sedici raggi e il portale istoriato. Quella cerimonia segnò l’ingresso definitivo della città nella rete delle grandi sedi episcopali pugliesi, confermando un ruolo politico e religioso che Bitonto […]

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Nel 1089, papa Urbano II consacrò la cattedrale di Bitonto, un edificio in pietra calcarea locale che ancora oggi domina piazza Cattedrale con il suo rosone a sedici raggi e il portale istoriato. Quella cerimonia segnò l’ingresso definitivo della città nella rete delle grandi sedi episcopali pugliesi, confermando un ruolo politico e religioso che Bitonto manteneva da secoli.

Situata a 118 metri sul livello del mare nella provincia di Bari, con i suoi 53.168 abitanti, questa città conserva uno dei centri storici più stratificati dell’intera regione. Capire cosa vedere a Bitonto significa attraversare venticinque secoli di storia concentrati in poche centinaia di metri quadrati, tra ipogei peuceti, loggiati rinascimentali e frantoi ipogei scavati nella roccia.

Storia e origini di Bitonto

Il nome Bitonto deriva con ogni probabilità dal messapico o dal peucezio, le lingue delle popolazioni iapigie che abitavano la Puglia centrale prima della romanizzazione. L’ipotesi più accreditata lo ricollega alla radice prelatina butunton o bytontinon, attestata su monete risalenti al IV-III secolo a.C. rinvenute nel territorio comunale.

Queste coniazioni autonome — in bronzo, con l’immagine di Atena e di un chicco di grano — dimostrano che già in età preromana Bitonto era un centro economicamente attivo, inserito nelle rotte commerciali tra le colonie greche della costa e i centri dell’entroterra peucezio. La romanizzazione, avvenuta nel corso del III secolo a.C., trasformò l’insediamento in un municipium collegato alla via Traiana, l’arteria che univa Benevento a Brindisi.

Il periodo medievale segnò la fase di maggiore espansione urbanistica. Sotto i Normanni, tra XI e XII secolo, Bitonto ottenne il riconoscimento di sede vescovile autonoma e avviò la costruzione della cattedrale romanica, completata nel corso del XIII secolo con interventi attribuiti alla scuola di Nicola Pisano. Federico II di Svevia incluse la città nel sistema difensivo del Regno di Sicilia, e nel 1229 Bitonto subì un assedio durante il conflitto tra l’imperatore e le forze papali.

Nel 1734 si combatté nei pressi della città la battaglia di Bitonto, in cui le truppe spagnole di Carlo di Borbone sconfissero l’esercito austriaco, evento che portò alla nascita del Regno di Napoli indipendente sotto la dinastia borbonica. Una colonna commemorativa, eretta nel luogo dello scontro, segna ancora oggi quel passaggio storico.

Tra i personaggi illustri legati alla città figurano Tommaso Traetta, compositore operistico nato a Bitonto nel 1727 e attivo nelle corti di Parma e San Pietroburgo, considerato uno dei riformatori del melodramma settecentesco. Nel XX secolo, Bitonto conobbe una significativa trasformazione economica legata alla produzione olearia: i frantoi ipogei medievali, scavati nel sottosuolo calcareo del centro storico, lasciarono progressivamente il posto a impianti moderni, ma restano visitabili come documento di archeologia industriale.

La popolazione, stabile intorno ai 50.000-55.000 abitanti dagli anni Settanta, riflette il carattere di una città che ha mantenuto un tessuto produttivo agricolo — soprattutto legato all’olio extravergine d’oliva — accanto a una crescente vocazione culturale e universitaria, grazie alla presenza di un polo distaccato dell’Università di Bari.

Cosa vedere a Bitonto: 5 attrazioni imperdibili

1. Cattedrale di San Valentino

Edificata tra l’XI e il XIII secolo, la Cattedrale di San Valentino è il monumento più rappresentativo del romanico pugliese fuori Bari. La facciata principale presenta tre portali scolpiti; quello centrale, databile al 1200 circa, mostra scene dell’Antico Testamento con un dettaglio narrativo paragonabile ai rilievi di Modena e Ferrara.

Il rosone a sedici colonnine, sorretto da figure zoomorfe, filtra la luce nella navata centrale scandita da colonne con capitelli figurati. La cripta, accessibile dalla navata destra, conserva resti di mosaici pavimentali dell’XI secolo. L’ambone esagonale, firmato dal maestro Nicolaus nel 1229, è decorato con un’aquila reggilibro scolpita con precisione quasi orafa. La cattedrale si trova in piazza Cattedrale, nel punto più alto del centro storico.

2. Galleria Nazionale “Girolamo e Rosaria Devanna”

Ospitata all’interno del Palazzo Sylos-Calò, edificio rinascimentale del XVI secolo con un loggiato al primo piano attribuito alla scuola di Giulio Romano, la Galleria Nazionale raccoglie opere dal XV al XVIII secolo. Il nucleo principale comprende dipinti di scuola napoletana e veneta, tra cui tele attribuite a Paolo Veronese e Carlo Rosa. Il palazzo stesso è parte integrante della visita: il cortile interno, con il doppio ordine di arcate e i busti scolpiti nei medaglioni, rappresenta uno degli esempi meglio conservati di architettura civile rinascimentale in Puglia. La galleria è raggiungibile da via Planelli, a pochi passi dalla cattedrale, e costituisce uno dei motivi principali per chi si chiede cosa vedere a Bitonto oltre gli edifici religiosi.

3.

Chiesa del Purgatorio

Costruita nel 1690 su committenza dell’Arciconfraternita della Morte, la Chiesa del Purgatorio si distingue per la facciata barocca dominata da teschi e tibie incrociate scolpiti nella pietra locale. Questo programma iconografico funerario, diffuso in area pugliese e campana, raggiunge qui un livello di elaborazione raro: le due statue laterali del portale raffigurano scheletri drappeggiati in pose teatrali. L’interno, a navata unica, conserva tele seicentesche e un altare maggiore in marmi policromi. La chiesa sorge in via Ferrante Aporti, nel settore meridionale del centro storico, e il contrasto tra la severità del tema decorativo e l’esuberanza dell’esecuzione barocca la rende una tappa necessaria per comprendere la religiosità popolare pugliese del XVII secolo.

4. Torrione Angioino e le mura medievali

Del sistema difensivo medievale di Bitonto sopravvivono tratti significativi delle mura e il Torrione Angioino, torre cilindrica risalente al XIV secolo visibile lungo il perimetro sud-orientale del centro storico. La struttura, con un diametro di circa dieci metri e muri spessi oltre due, faceva parte di un circuito che includeva ventisette torri documentate nelle fonti del XV secolo.

Alcuni tratti delle mura, in conci di pietra calcarea squadrati, sono visibili lungo via Porta La Maya e via Mura del Carmine. Il torrione è stato restaurato negli anni Duemila ed è oggi visitabile in occasione di eventi culturali. Da questa posizione si percepisce la logica insediativa della città, con il centro religioso in alto e la cinta muraria che segue la morfologia della lama sottostante.

5. Frantoi ipogei del centro storico

Sotto le strade e i palazzi del centro storico di Bitonto si aprono decine di frantoi ipogei, ambienti scavati nella roccia calcarea utilizzati per la molitura delle olive dal Medioevo fino al XIX secolo. Il più noto, visitabile su prenotazione, si trova sotto Palazzo Vulpano-Sylos in via Santi Medici. All’interno si conservano le macine in pietra, i torchi a vite in legno e le vasche di decantazione originali. La temperatura costante del sottosuolo — intorno ai 15-18 gradi — garantiva condizioni ideali per la lavorazione. Questi frantoi documentano l’importanza dell’olivicoltura nell’economia bitontina: nel XVIII secolo la città contava oltre cento impianti di molitura, un numero che ne faceva uno dei principali centri oleari del Mezzogiorno.

Cosa mangiare a Bitonto: cucina tipica e prodotti locali

La cucina di Bitonto si radica nella tradizione contadina della Puglia centrale, dove l’olio extravergine d’oliva non è un condimento ma il fondamento stesso della dieta quotidiana.

La cultivar Cima di Bitonto, varietà autoctona di olivo diffusa nel territorio comunale, produce un olio dal fruttato intenso e dal retrogusto ammandorlato che accompagna ogni piatto, dalla bruschetta cruda alle zuppe cotte. Il grano duro, coltivato nelle piane a sud della città, fornisce la materia prima per le paste fresche tirate a mano — orecchiette, cavatelli, strascinati — che restano il primo piatto più diffuso nelle tavole familiari. L’influenza del mare, distante appena quindici chilometri, arriva sotto forma di alici, polpo e cozze, che si alternano alle carni ovine dell’entroterra murgiano.

Tra i piatti che meglio definiscono la tavola bitontina c’è l’Acquasale (PAT), una preparazione essenziale nata come colazione dei contadini: pane raffermo bagnato in acqua, condito con olio crudo, pomodoro fresco, origano e cipolla, talvolta arricchito con un uovo sbattuto. La semplicità degli ingredienti non deve ingannare: la qualità dell’olio e del pane — cotto nei forni a legna con farina di grano duro — determina la riuscita del piatto.

L’Agnello al forno con patate alla leccese, noto anche come Auniceddhru allu furnu (PAT), è il piatto delle festività: carne di agnello locale, patate tagliate spesse, pomodorini, cipolle e pecorino grattugiato, cotti lentamente nel forno fino a formare una crosta dorata. Si prepara tradizionalmente per Pasqua e per le feste patronali, quando i forni dei panifici venivano messi a disposizione delle famiglie del quartiere.

Il territorio bitontino e la più ampia area pugliese vantano diversi prodotti riconosciuti come Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT). L’Agnello alla gravinese (PAT), preparato in umido con verdure di stagione, rappresenta un’altra declinazione della tradizione ovina che accomuna la Puglia interna.

Gli Asparagi selvatici (PAT), raccolti tra marzo e aprile nelle campagne ai margini della lama Balice, vengono consumati in frittata, lessati con olio e limone, oppure conservati come Asparagi sott’olio (PAT), una pratica che ne garantisce la disponibilità durante tutto l’anno. Tra le preparazioni dolciarie figurano gli Africani (PAT), dolcetti di pasta di mandorle ricoperti di cioccolato fondente il cui nome richiama il colore scuro della glassa, diffusi nelle pasticcerie della provincia di Bari.

Il calendario gastronomico di Bitonto ruota attorno alla festa dell’Immacolata Concezione e alla festa patronale del 26 maggio, durante le quali le strade del centro storico ospitano bancarelle di prodotti locali, con olio nuovo, taralli al finocchietto e focaccia barese. In autunno, tra ottobre e novembre, la raccolta delle olive anima le campagne circostanti e diversi frantoi aprono le porte per degustazioni di olio appena franto.

Il mercato settimanale, che si tiene il martedì mattina nell’area del campo sportivo comunale, offre prodotti ortofrutticoli di stagione provenienti dalle aziende agricole del territorio.

Sul fronte delle bevande, l’area di Bitonto ricade nella zona di produzione del Gioia del Colle DOC e del Castel del Monte DOC, denominazioni che includono rossi a base di Primitivo e Nero di Troia. L’Amaro del Gargano (PAT), prodotto con erbe officinali raccolte nel promontorio garganico, è un digestivo diffuso in tutta la Puglia e reperibile anche nei locali bitontini. L’Anisetta (PAT), liquore a base di anice verde, accompagna tradizionalmente il caffè di fine pasto, soprattutto nelle occasioni conviviali.

Quando visitare Bitonto: il periodo migliore

La primavera, da aprile a giugno, rappresenta il periodo più favorevole per visitare Bitonto. Le temperature oscillano tra i 15 e i 25 gradi, la luce è nitida e le campagne circostanti si coprono di fiori di mandorlo e di asparagi selvatici. Il 26 maggio, giorno della festa patronale dedicata all’Immacolata Concezione, la città organizza processioni religiose, concerti di banda e una fiera che occupa il centro storico per tre giorni. È il momento migliore per osservare la vita comunitaria bitontina nel suo aspetto più collettivo. Tra maggio e giugno si tengono anche rassegne musicali legate alla figura di Tommaso Traetta, con concerti di musica barocca e operistica allestiti nella cattedrale e nei palazzi nobiliari.

L’autunno, in particolare ottobre e novembre, offre un’esperienza diversa e complementare.

La campagna olearia trasforma il paesaggio rurale: gli uliveti intorno alla città, con alberi che in alcuni casi superano i cinquecento anni di età, vengono battuti e raccolti con metodi che combinano tecniche tradizionali e moderne. Diversi produttori locali organizzano visite ai frantoi durante la molitura. L’estate, da luglio ad agosto, porta temperature superiori ai 30 gradi e un flusso turistico concentrato sulla costa; chi sceglie questo periodo troverà un centro storico più tranquillo ma con orari di apertura ridotti per alcuni monumenti. L’inverno è mite — raramente sotto i 5 gradi — e adatto a visite culturali senza folla, soprattutto nei mesi di gennaio e febbraio.

Come arrivare a Bitonto

Bitonto si trova a 17 chilometri a ovest di Bari, collegata al capoluogo dalla strada statale 98 e dall’autostrada A14 Bologna-Taranto, con uscita al casello di Bitonto. Da Taranto la distanza è di circa 95 chilometri (un’ora e quindici minuti), da Foggia circa 130 chilometri (un’ora e trenta). La stazione ferroviaria di Bitonto, sulla linea Ferrotramviaria Bari-Barletta, offre collegamenti frequenti con Bari Centrale (circa 20 minuti di viaggio) e con le città costiere a nord fino a Barletta. I treni partono con cadenza di 20-30 minuti nelle ore di punta.

L’aeroporto di Bari-Karol Wojtyła dista 12 chilometri da Bitonto, raggiungibili in circa 15 minuti di automobile.

Non esiste un collegamento diretto aeroporto-Bitonto con mezzi pubblici, ma è possibile raggiungere Bari Centrale in autobus navetta o treno e da lì proseguire con la Ferrotramviaria. Per chi arriva dal Gargano o dalla costa adriatica settentrionale, la strada provinciale 231 offre un percorso alternativo all’autostrada, attraversando il paesaggio olivetato dell’entroterra barese. La città dispone di diverse aree di parcheggio gratuite lungo il perimetro delle mura, da cui il centro storico è raggiungibile a piedi in cinque minuti.

Altri borghi da scoprire in Puglia

Chi visita Bitonto e desidera approfondire la conoscenza della Puglia interna può combinare la visita con una tappa a Casalvecchio di Puglia, piccolo centro della provincia di Foggia fondato da comunità albanesi nel XV secolo. A Casalvecchio sopravvive il rito bizantino e si parlano ancora varianti dell’arbëreshë, la lingua albanese d’Italia.

Il contrasto con Bitonto è netto: da una parte una città episcopale latina, dall’altra un villaggio di matrice orientale. La distanza tra i due centri è di circa 120 chilometri, percorribili in un’ora e quaranta attraverso la A14 e le strade provinciali del Subappennino Dauno. L’accostamento permette di osservare due modelli insediativi radicalmente diversi all’interno della stessa regione.

Per un itinerario che includa anche il mare, Mattinata, nel Gargano meridionale, offre un paesaggio opposto a quello della piana bitontina: falesie calcaree, baie raggiungibili solo via mare e una vegetazione mediterranea densa di pini d’Aleppo e lentischi. Mattinata dista circa 170 chilometri da Bitonto (due ore di auto), ma la combinazione dei due luoghi — l’entroterra olivetato e la costa garganica — restituisce la varietà geografica della Puglia meglio di qualsiasi percorso limitato a una sola zona.

Per informazioni aggiornate sugli orari di apertura dei monumenti bitontini è possibile consultare il sito ufficiale del Comune di Bitonto, mentre approfondimenti storici sono disponibili sulla pagina Wikipedia dedicata a Bitonto e sul portale del Touring Club Italiano.

Foto di copertina: Di Benjamin Smith, CC BY-SA 4.0Tutti i crediti fotografici →

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