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Emilia-Romagna

Bologna

La sfoglia si tira a mano sul tagliere di legno: un gesto che le sfogline bolognesi ripetono da secoli, con il mattarello lungo quasi quanto un metro, fino a ottenere un foglio translucido e uniforme. Da quella pasta nascono le tagliatelle al ragù, il piatto che più di ogni altro identifica Bologna nel mondo, e […]

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La sfoglia si tira a mano sul tagliere di legno: un gesto che le sfogline bolognesi ripetono da secoli, con il mattarello lungo quasi quanto un metro, fino a ottenere un foglio translucido e uniforme.

Da quella pasta nascono le tagliatelle al ragù, il piatto che più di ogni altro identifica Bologna nel mondo, e i tortellini ripieni di carne, piegati a ombelico secondo una forma codificata nel 1974 dalla Camera di Commercio.

Capire cosa vedere a Bologna significa partire proprio da qui — dalla cucina come pratica culturale, dall’artigianato alimentare come documento storico. Una città a 54 metri sul livello del mare, con quasi 388.000 abitanti, che ha saputo costruire identità duratura attraverso università, portici e una tavola che non conosce compromessi.

Storia e origini di Bologna

Il nome Bologna deriva con tutta probabilità dalla radice celtica Bona, che indicava un insediamento o una fondazione. Prima della latinizzazione, il sito era abitato dagli Etruschi, che vi fondarono la città di Felsina intorno al VI secolo a.C., trasformandola in uno dei principali centri della pianura padana. Con l’arrivo dei Galli Boi nel IV secolo a.C. la città cambiò nome in Bonomia, e fu definitivamente conquistata dai Romani nel 189 a.C., quando divenne colonia latina e nodo strategico della Via Emilia, la strada consolare che collegava Rimini a Piacenza e che ancora oggi struttura il territorio regionale.

Nel Medioevo Bologna conobbe una stagione di straordinaria vitalità intellettuale.

Nel 1088 venne fondata l’Università di Bologna — la più antica del mondo occidentale in attività continua — e la città divenne polo di attrazione per studenti e giuristi da tutta Europa.

Il Comune si affermò come potenza autonoma nel XII e XIII secolo, quando furono erette le celebri torri gentilizie: delle circa duecento che svettavano sulla città medievale, oggi ne rimangono ventuno, tra cui le due più famose, la Torre degli Asinelli e la Garisenda. Il patrono San Petronio, vescovo del V secolo, fu scelto come simbolo civico proprio in quegli anni di espansione comunale, e la sua festa si celebra ogni anno il 4 ottobre.

Tra il XIV e il XVI secolo Bologna fu contesa tra le grandi famiglie signorili — Visconti, Bentivoglio, papato — prima di entrare definitivamente nello Stato Pontificio nel 1506, condizione che mantenne, con interruzioni napoleoniche, fino all’Unità d’Italia nel 1860.

In epoca moderna la città si distinse nella Resistenza partigiana durante la Seconda guerra mondiale, tanto da ricevere la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

La strage alla stazione del 2 agosto 1980, con 85 vittime, rimane la ferita più profonda della storia contemporanea bolognese, commemorata ogni anno con una cerimonia pubblica. Oggi Bologna è capoluogo metropolitano con quasi 388.000 abitanti, sede universitaria con oltre 85.000 studenti iscritti e punto di riferimento culturale per l’intera Emilia-Romagna.

Cosa vedere a Bologna: 5 attrazioni imperdibili

1. Le Due Torri — Torre degli Asinelli e Torre Garisenda

Erette nel XII secolo da famiglie aristocratiche come simbolo di potere e ricchezza, le Due Torri sono il simbolo per eccellenza di Bologna. La Torre degli Asinelli raggiunge i 97,2 metri ed è ancora accessibile al pubblico: i 498 gradini interni conducono a una terrazza da cui si domina l’intera pianura padana. La Garisenda, più bassa e con una pendenza visibile a occhio nudo — circa 3,22 metri — fu citata da Dante Alighieri nell’Inferno (Canto XXXI).

Entrambe si trovano in Piazza di Porta Ravegnana, nel cuore del centro storico.

2. Basilica di San Petronio in Piazza Maggiore

Dedicata al patrono della città, la Basilica di San Petronio è una delle più grandi chiese gotiche del mondo: lunga 132 metri e larga 66, fu iniziata nel 1390 su progetto di Antonio di Vincenzo. La facciata rimase incompiuta — solo il terzo inferiore è rivestito in marmo bianco e rosso — ma l’interno conserva 22 cappelle laterali con opere di Giovanni da Modena e altri maestri. Notevole la meridiana geodetica tracciata sul pavimento nel 1655 dall’astronomo Giovanni Domenico Cassini, la più lunga mai costruita all’interno di un edificio.

3. Il sistema dei Portici di Bologna

Con oltre 38 chilometri di portici continui nel solo centro storico, Bologna detiene un primato architettonico unico al mondo, riconosciuto dall’UNESCO nel 2021 come Patrimonio dell’Umanità. La loro origine risale al Medioevo, quando i cittadini ottenevano il permesso di ampliare i piani superiori degli edifici a sbalzo sulla via pubblica, creando passaggi coperti.

I portici di Via dell’Indipendenza, quelli di Strada Maggiore e il lungo portico di San Luca — 3,8 chilometri ininterrotti con 666 archi — rappresentano tre delle espressioni più significative di questo sistema urbano.

4. Santuario di San Luca e il suo portico

Il Santuario della Madonna di San Luca sorge sul colle della Guardia a 289 metri sul livello del mare, raggiungibile a piedi attraverso il portico più lungo del mondo: 3.796 metri con 666 archi, costruiti tra il 1674 e il 1793 per proteggere i pellegrini dalla pioggia durante la salita. La chiesa, progettata da Carlo Francesco Dotti e consacrata nel 1774, conserva un’icona della Madonna attribuita alla tradizione a San Luca Evangelista. Dal sagrato si domina l’intera pianura padana con una visuale che nelle giornate terse arriva fino alle Alpi.

5. Museo Nazionale di Palazzo Poggi e il complesso dell’Archiginnasio

Il Palazzo dell’Archiginnasio, costruito nel 1563 su commissione del cardinale Carlo Borromeo, fu la prima sede unitaria dell’università e conserva il celebre Teatro Anatomico, ricostruito dopo i bombardamenti del 1944: un capolavoro di intaglio ligneo con gradi di platani e un tavolo settorio centrale.

I muri e i soffitti sono ricoperti da oltre seimila stemmi di studenti e professori.

Adiacente, il Museo di Palazzo Poggi raccoglie gli strumenti scientifici e le raccolte naturalistiche dell’Istituto delle Scienze fondato da Luigi Ferdinando Marsili nel 1712.

Cosa mangiare a Bologna: cucina tipica e prodotti locali

La cucina bolognese ha radici nella disponibilità di materie prime eccellenti: la pianura alluvionale garantisce grano tenero per la pasta fresca, i colli circostanti ospitano allevamenti suini, e la tradizione casearia è consolidata da secoli. Non è un caso che Bologna venga chiamata La Grassa fin dal Medioevo — un soprannome che non indicava abbondanza fine a se stessa, ma piuttosto una cultura alimentare strutturata, legata al territorio e alle stagioni, praticata con la stessa serietà che si dedicava all’università o alle arti.

I tortellini in brodo restano il piatto delle grandi occasioni: un ripieno di lombo di maiale, prosciutto crudo, mortadella, Parmigiano Reggiano, uovo e noce moscata, racchiuso in un velo di sfoglia fresca piegata intorno al dito mignolo. La ricetta ufficiale fu depositata alla Camera di Commercio di Bologna nel 1974 dall’Accademia Italiana della Cucina.

Le tagliatelle al ragù — un ragù lento di carne bovina e suina, vino bianco, latte e passata di pomodoro, cotto per almeno tre ore — seguono anch’esse una ricetta depositata, con la larghezza della tagliatella cotta stabilita in 8 millimetri, pari alla 12.270ª parte dell’altezza della Torre degli Asinelli.

Tra i prodotti del territorio con riconoscimento europeo spicca la Mortadella Bologna IGP, il salume più rappresentativo della città: un insaccato cotto di carne suina macinata finemente, con cubetti di grasso di gola e spezie, prodotto nell’area emiliana secondo disciplinare comunitario.

Il Parmigiano Reggiano DOP, prodotto nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena e nella parte bolognese a sinistra del Reno, è stagionato almeno 12 mesi ma spesso 24 o 36. Il Prosciutto di Parma DOP, pur provenendo dalla provincia limitrofa, è presente su ogni tavola bolognese ed è parte integrante della gastronomia regionale condivisa.

Per acquistare prodotti locali di qualità, il Mercato di Mezzo in Via Clavature — riallestito nel 2014 all’interno di un edificio medievale — offre banchi di salumi, formaggi e pasta fresca.

Il Mercato delle Erbe in Via Ugo Bassi è invece il mercato coperto storico della città, con oltre settanta operatori e orari continuati. La Festa di San Petronio del 4 ottobre è l’occasione per trovare prodotti stagionali nei banchi del centro, mentre a novembre si svolge il Sana Festival, fiera nazionale del biologico e del naturale con degustazioni e produttori locali.

L’Emilia-Romagna è tra le regioni vinicole più produttive d’Italia.

Nel territorio bolognese si produce il Colli Bolognesi DOC, che comprende vini bianchi — prevalentemente Pignoletto, varietà autoctona — e rossi come Cabernet Sauvignon e Merlot. Il Pignoletto dei Colli Bolognesi, prodotto nelle colline a ovest della città, è un bianco secco o frizzante con denominazione propria e carattere minerale apprezzato in abbinamento alla pasta fresca locale.

Quando visitare Bologna: il periodo migliore

La primavera — da aprile a giugno — e l’autunno — settembre e ottobre — offrono le condizioni climatiche più favorevoli per visitare Bologna, con temperature tra i 15 e i 22 gradi e giornate di luce stabile.

In questi periodi si concentrano anche gli eventi culturali più significativi: il BilBOlbul Festival di fumetto in marzo, il Bologna Children’s Book Fair in marzo-aprile (uno dei più importanti al mondo per l’editoria illustrata per ragazzi), e il Sana Festival a settembre-ottobre.

La festa patronale di San Petronio il 4 ottobre prevede processioni, aperture straordinarie dei monumenti e manifestazioni in Piazza Maggiore.

L’estate porta caldo umido — luglio e agosto superano spesso i 35 gradi — e un calo di frequentazioni legate all’università, che rende la città più silenziosa ma anche meno vivace. L’inverno, tra novembre e febbraio, è ideale per chi vuole vivere la città senza code ai musei e a temperatura di stagione sotto i portici: i mercatini natalizi in Piazza Maggiore animano dicembre, mentre febbraio è il mese del Carnevale con sfilate nel centro storico.

Chi visita Bologna per la prima volta in cerca di un’esperienza completa — gastronomia, architettura, vita universitaria — troverà ottobre il mese più equilibrato dell’anno.

Come arrivare a Bologna

Bologna è uno dei nodi infrastrutturali più importanti d’Italia. In automobile, l’Autostrada A1 (Milano-Napoli) attraversa la città con le uscite Bologna Casalecchio, Bologna Borgo Panigale e Bologna San Lazzaro; l’A13 collega Bologna a Padova e Venezia, mentre l’A14 porta verso Rimini e l’Adriatico. La distanza da Milano è di circa 210 km (2 ore), da Firenze circa 100 km (1 ora), da Roma circa 380 km (3,5 ore). Il centro storico è in gran parte zona a traffico limitato: i parcheggi scambiatori con navette sono la soluzione consigliata per chi arriva in auto.

La Stazione di Bologna Centrale è un hub ferroviario di primo livello: i treni ad alta velocità Frecciarossa collegano Bologna a Milano in 65 minuti, a Firenze in 37 minuti, a Roma in poco più di 2 ore.

L’Aeroporto Internazionale Guglielmo Marconi si trova a soli 6 km dal centro, collegato da autobus Aerobus (linea BLQ) in 20 minuti e dalla metropolitana leggera People Mover, inaugurata nel 2020, che connette l’aeroporto alla stazione ferroviaria in 7 minuti.

All’interno della città, la rete di autobus ATC e le piste ciclabili (Bologna è tra le città italiane con maggiore uso della bicicletta pro capite) completano l’offerta di mobilità urbana.

Altri borghi da scoprire in Emilia-Romagna

Chi esplora il territorio metropolitano bolognese troverà, a poche decine di chilometri dal capoluogo, realtà di tutt’altra scala ma di notevole interesse. Camugnano, sull’Appennino bolognese, è un comune montano che si articola in frazioni sparse tra boschi di castagno e rive del Lago di Suviana: un paesaggio idroelettrico degli anni Trenta che convive con insediamenti rurali di origine medievale.

Casalfiumanese, nella valle del Santerno, è invece un esempio di borgo collinare che conserva la struttura insediativa tradizionale con castello e chiesa parrocchiale dominanti sul tessuto abitativo sottostante.

Entrambi si raggiungono da Bologna in meno di un’ora di automobile e si prestano a escursioni di mezza giornata combinabili con la visita al capoluogo.

Più lontano ma degno di un itinerario dedicato, Zerba — al confine tra l’Appennino emiliano e quello ligure — rappresenta uno degli insediamenti più isolati e integri della regione, con una densità abitativa minima e un paesaggio rimasto sostanzialmente agricolo e boschivo.

Per chi preferisce la pianura, Castel Guelfo di Bologna offre un esempio diverso di territorio emiliano: un comune della bassa pianura con tradizioni agricole radicate e la presenza di un outlet commerciale tra i più frequentati del Nord Italia, a riprova di come il territorio bolognese sappia sovrapporre strati storici e funzioni contemporanee senza soluzione di continuità.

Un itinerario che colleghi il capoluogo a questi quattro borghi copre un raggio geografico di circa 60 chilometri e restituisce una lettura completa della varietà del paesaggio bolognese.

Per approfondire la storia e le attrazioni di Bologna, si consiglia di consultare la pagina ufficiale del Comune di Bologna, la scheda Wikipedia dedicata alla città e le risorse del Touring Club Italiano, che pubblica guide aggiornate con orari e informazioni pratiche sui principali monumenti.

Foto di copertina: Di GennaroBologna, CC BY-SA 4.0Tutti i crediti fotografici →

Come arrivare

📍
Indirizzo

Piazza Maggiore, 40121-40141 Bologna (BO)

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