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Capurso
Puglia

Capurso

Ogni ultima domenica di agosto, le strade di Capurso si accendono di luminarie alte fino a venti metri e il peso della folla costringe a deviare il traffico sulla provinciale per Cellamare. È il culmine della festa della Madonna del Pozzo, un evento devozionale che dal 1705 segna l’identità di questo centro di 15.212 abitanti […]

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Ogni ultima domenica di agosto, le strade di Capurso si accendono di luminarie alte fino a venti metri e il peso della folla costringe a deviare il traffico sulla provinciale per Cellamare. È il culmine della festa della Madonna del Pozzo, un evento devozionale che dal 1705 segna l’identità di questo centro di 15.212 abitanti a soli dieci chilometri da Bari. Capurso si estende su un pianoro a 74 metri sul livello del mare, nella piana costiera che separa il capoluogo da Triggiano e Noicattaro. Chi si domanda cosa vedere a Capurso scopre un luogo dove la storia religiosa e l’architettura civile si intrecciano con una vita di quartiere ancora solida e riconoscibile.

Storia e origini di Capurso

L’etimologia del nome resta oggetto di discussione tra gli studiosi.

L’ipotesi più accreditata riconduce Capurso al latino caput ursae, “testa d’orsa”, forse legato a un’insegna araldica o a un riferimento topografico oggi perduto. Un’altra lettura collega il toponimo al termine messapico kapur, che indicherebbe un terreno elevato, coerente con la posizione del borgo su un modesto rialzo rispetto alla linea di costa. Documenti altomedievali citano il casale come Capursium già nel X secolo, quando il territorio gravitava nell’orbita dell’amministrazione bizantina della Puglia. Il primo nucleo abitato si consolidò attorno a una torre di avvistamento e a una chiesa rurale, elementi tipici dell’organizzazione insediativa della Terra di Bari in epoca normanna.

Con l’arrivo dei Normanni nel XII secolo, Capurso entrò nel sistema feudale del Mezzogiorno. Il casale passò sotto il controllo di diversi signori locali, tra cui la famiglia De Balzo e successivamente i Carafa, che ne ressero le sorti fino all’abolizione della feudalità nel 1806. Nel 1656, la peste che devastò gran parte del Regno di Napoli colpì anche Capurso, riducendone drasticamente la popolazione.

La ripresa demografica fu lenta: nel censimento del 1669, il borgo contava appena quattrocento anime. Fu proprio la scoperta dell’immagine della Madonna del Pozzo nel 1705 — un affresco rinvenuto in un pozzo lungo la strada per Noicattaro — a segnare la rinascita del centro, attirando pellegrini e risorse che finanziarono la costruzione del santuario e lo sviluppo edilizio circostante.

Tra i personaggi legati a Capurso, il più noto è Modugno non in quanto nativo, ma per le radici familiari che alcuni biografi gli attribuiscono nel circondario. Più documentata è la figura di monsignor Giuseppe Vairo, vescovo e teologo attivo nel XVIII secolo, che contribuì a promuovere il culto mariano locale.

Nel corso dell’Ottocento, Capurso si sviluppò come centro agricolo specializzato nella coltivazione di mandorli, olivi e vite, inserendosi nel circuito commerciale della piana barese. Il Novecento portò la ferrovia — la linea delle Ferrovie del Sud Est — e con essa una progressiva trasformazione da borgo rurale a centro residenziale nell’area metropolitana di Bari, fino ai 15.212 abitanti attuali.

Cosa vedere a Capurso: 5 attrazioni imperdibili

1. Santuario della Madonna del Pozzo

Costruito a partire dal 1705 sul luogo del ritrovamento dell’immagine mariana, il santuario è il fulcro religioso e urbanistico di Capurso. La chiesa presenta una facciata tardo-barocca in pietra calcarea locale, con un portale sormontato dallo stemma cittadino. L’interno, a tre navate, conserva altari in marmo policromo del XVIII secolo e una cripta dove si trova il pozzo originario con l’affresco della Vergine. La cupola maiolicata, visibile da diversi punti del paese, è stata restaurata nel 2003. Il santuario è meta di pellegrinaggi regionali, in particolare durante le feste dell’ultima domenica di maggio e dell’ultima domenica di agosto. È il primo luogo da visitare per chi arriva a Capurso.

2. Chiesa Matrice di San Nicola

Situata nel centro storico, lungo via Roma, la Chiesa Matrice di San Nicola è l’edificio religioso più antico di Capurso. La struttura attuale risale al XVI secolo, con rifacimenti settecenteschi che ne hanno modificato la facciata e l’impianto interno. All’interno si conservano tele di scuola napoletana e un fonte battesimale in pietra del Cinquecento. Il campanile quadrangolare, alto circa venticinque metri, domina il profilo del borgo antico. La chiesa ospita le celebrazioni per san Giuseppe, patrono di Capurso, il 19 marzo, con una processione che attraversa le vie del centro e la tradizionale distribuzione delle zeppole benedette sul sagrato.

3. Centro storico e Palazzo Marchesale

Il nucleo antico di Capurso conserva un impianto viario medievale con strade strette che convergono verso la piazza principale. Il Palazzo Marchesale, risalente al XV secolo e ampliato dai Carafa nel Seicento, si affaccia su piazza Gramsci con un portale bugnato e un balcone in ferro battuto. L’edificio, dopo decenni di abbandono, è stato in parte recuperato e ospita oggi uffici comunali e spazi espositivi. Percorrendo i vicoli adiacenti, si notano archi di collegamento tra le case, corti interne con cisterne e frammenti di muratura in tufo che precedono l’età moderna. L’insieme offre una lettura diretta dell’organizzazione urbana dei casali della Terra di Bari.

4. Pozzo della Madonna e area archeologica

A pochi metri dal santuario, il sito del Pozzo della Madonna è stato oggetto di scavi che hanno portato alla luce strutture ipogee e resti di un insediamento rupestre. Il pozzo stesso, profondo circa otto metri, è accessibile dalla cripta del santuario e rappresenta il luogo esatto dove nel 1705 fu rinvenuto l’affresco mariano. L’area circostante è stata sistemata a giardino pubblico, con pannelli informativi che ricostruiscono la storia del ritrovamento e del culto. Durante le festività patronali, il pozzo diventa il punto centrale delle celebrazioni liturgiche, con la discesa rituale dei fedeli nella cripta. È un luogo che documenta il rapporto tra devozione popolare e geografia del sottosuolo pugliese.

5. Chiesa del Purgatorio

Lungo corso Vittorio Emanuele, la Chiesa del Purgatorio risale alla prima metà del Settecento e rappresenta un esempio compiuto di architettura devozionale barocca nel contesto dei centri minori pugliesi. La facciata, sobria rispetto ai canoni leccesi, presenta un portale in pietra con decorazioni a motivi floreali. L’interno a navata unica conserva un altare maggiore in marmo e alcune statue lignee del XVIII secolo raffiguranti le anime purganti. La confraternita del Purgatorio, ancora attiva, organizza riti nella Settimana Santa che comprendono una processione notturna con simulacri.

L’edificio è visitabile su richiesta e merita attenzione per la qualità delle decorazioni interne rispetto alle dimensioni contenute.

Cosa mangiare a Capurso: cucina tipica e prodotti locali

La cucina di Capurso appartiene alla tradizione gastronomica della piana barese, un territorio dove la disponibilità di grano duro, olio d’oliva e ortaggi ha definito per secoli un repertorio di piatti fondati su ingredienti semplici e tecniche di lunga conservazione. La vicinanza al mare — Bari dista dieci chilometri — ha introdotto nel tempo anche preparazioni a base di pesce, ma il cuore della tavola capursese resta legato alla terra: paste fresche, legumi, verdure selvatiche e carni ovine. Il clima mite e la fertilità del suolo calcareo hanno favorito la coltivazione di mandorli e ciliegi, che compaiono nella pasticceria domestica e nelle preparazioni stagionali.

Tra i piatti più rappresentativi della zona, l’Acquasale (PAT) è una preparazione contadina essenziale: pane raffermo bagnato in acqua, condito con pomodoro fresco, cipolla cruda, origano e un filo abbondante di olio extravergine. Si consumava tradizionalmente a colazione durante i mesi estivi, come pasto rapido nei campi. Un altro piatto radicato nella cultura locale è l’Agnello al forno con patate alla leccese (PAT), noto anche come Auniceddhru allu furnu, che a Capurso si prepara durante le festività pasquali con patate tagliate a fette spesse, pomodorini, pecorino grattugiato e lampascioni. La cottura avviene nel forno a legna per almeno due ore, fino a ottenere una crosta dorata sulle patate e una carne che si stacca dall’osso.

Il territorio pugliese vanta numerosi prodotti riconosciuti come Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) dal Ministero delle Politiche Agricole.

Tra quelli che si ritrovano sulle tavole di Capurso figurano gli Asparagi selvatici (PAT), raccolti tra marzo e aprile nelle campagne circostanti e utilizzati in frittate o come condimento per le orecchiette. Gli Asparagi sott’olio (PAT) rappresentano la versione conservata, preparata con aceto di vino bianco e olio extravergine locale, e consumata come antipasto o contorno durante tutto l’anno. Gli Africani (PAT), dolci a base di pasta di mandorle e cioccolato fondente ricoperti di glassa scura, sono diffusi nelle pasticcerie della provincia di Bari e rappresentano una tradizione dolciaria che a Capurso si lega alle feste di san Giuseppe.

La festa della Madonna del Pozzo, a fine agosto, è accompagnata da bancarelle gastronomiche che propongono focaccia barese, panzerotti fritti, taralli al finocchio e sgagliozze — triangoli di polenta fritta tipici del barese. Il mercato settimanale del mercoledì, in piazza del Popolo, offre prodotti ortofrutticoli delle campagne circostanti, formaggi freschi come burrata e stracciatella, e olio extravergine da cultivar Coratina e Ogliarola.

Per acquisti mirati, le masserie lungo la strada provinciale per Noicattaro vendono direttamente mandorle, fichi secchi e conserve sott’olio.

La zona di Capurso rientra nell’areale di produzione del Primitivo di Gioia del Colle DOC e del Castel del Monte DOC, due denominazioni che rappresentano il meglio della viticoltura pugliese. Il Primitivo locale, vinificato in rosso con note di amarena e spezie dolci, accompagna le carni d’agnello e i formaggi stagionati. Il Negroamaro, presente nei vigneti a sud del territorio comunale, viene utilizzato anche per rosati secchi adatti ai piatti di pesce e alle verdure crude. L’Amaro del Gargano (PAT), prodotto con erbe aromatiche del promontorio garganico, si trova nei bar e nelle trattorie come digestivo di fine pasto.

Quando visitare Capurso: il periodo migliore

Il calendario festivo di Capurso concentra i momenti di maggiore interesse tra marzo e agosto. Il 19 marzo, festa di san Giuseppe, il borgo celebra il co-patrono con una processione, fuochi d’artificio e la preparazione collettiva delle zeppole. L’ultima domenica di maggio segna la prima delle due feste dedicate alla Madonna del Pozzo, con messa solenne e processione del simulacro. Ma è l’ultima domenica di agosto a richiamare il pubblico più numeroso: le luminarie monumentali — allestite da ditte specializzate della provincia — trasformano il centro storico in un percorso di luce che attira visitatori da tutta l’area metropolitana di Bari.

In quei giorni, trovare parcheggio richiede pazienza e strategia.

Per chi preferisce una visita tranquilla, i mesi di aprile e ottobre offrono temperature gradevoli — tra i 15 e i 22 gradi — e la possibilità di esplorare il centro storico e il santuario senza la calca delle feste. La primavera coincide con la raccolta degli asparagi selvatici e con la fioritura dei mandorli nelle campagne, mentre l’autunno porta la vendemmia e la molitura delle olive. L’estate piena, tra luglio e agosto, è calda e afosa — superare i 35 gradi è frequente — ma compensata dalla vivacità degli eventi serali. L’inverno è mite rispetto al resto d’Italia, con rarissime gelate, e consente visite confortevoli anche tra dicembre e febbraio.

Come arrivare a Capurso

Capurso è collegata alla rete autostradale tramite l’autostrada A14 Bologna-Taranto: l’uscita più comoda è Bari Sud, da cui si percorrono circa otto chilometri sulla strada provinciale 54 in direzione Triggiano-Capurso. Da Bari centro, il tragitto in auto richiede quindici minuti attraverso la strada statale 100 o la tangenziale sud. Da Taranto, la distanza è di circa novanta chilometri con un tempo di percorrenza di un’ora. Da Foggia, si percorrono circa 140 chilometri in un’ora e quaranta minuti via A14.

La stazione ferroviaria di Capurso è servita dalle Ferrovie del Sud Est (FSE), sulla linea Bari-Putignano, con corse frequenti durante il giorno e un tempo di viaggio di venti minuti da Bari Centrale.

L’aeroporto di Bari-Karol Wojtyła dista dodici chilometri e offre collegamenti nazionali e internazionali; da lì si raggiunge Capurso in taxi o con autobus AMTAB fino a Bari e poi FSE. Il servizio di autobus extraurbano della società AMTAB/STP collega Capurso ai comuni limitrofi di Triggiano, Noicattaro e Cellamare con frequenza oraria.

Altri borghi da scoprire in Puglia

Chi visita Capurso e desidera approfondire la conoscenza della Puglia può costruire un itinerario che attraversa la regione da sud-est a nord-ovest. A circa 140 chilometri, raggiungibile in meno di due ore via A14, Foggia offre un volto completamente diverso: città di pianura nel Tavoliere, con la cattedrale romanica del XII secolo e il Museo Civico che documenta la presenza di Federico II di Svevia. Il contrasto tra la piana cerealicola foggiana e il paesaggio olivetato del barese rende il passaggio da un territorio all’altro un’esperienza di lettura geografica concreta.

Proseguendo verso i Monti Dauni, a circa 170 chilometri da Capurso, si raggiunge Orsara di Puglia, borgo appenninico a oltre seicento metri di altitudine dove la cucina di montagna — con funghi cardoncelli, caciocavallo podolico e pane di grano arso — si discosta nettamente dalla tradizione costiera di Capurso.

Orsara è nota anche per la Fucacoste, la notte dei fuochi del primo novembre, un rito che precede le celebrazioni cristiane dei defunti. L’accostamento tra Capurso e Orsara permette di cogliere la varietà interna della Puglia, una regione che in duecento chilometri passa dal livello del mare alla dorsale appenninica, cambiando paesaggio, dialetto e repertorio gastronomico. L’itinerario completo richiede un minimo di tre giorni per essere percorso senza fretta, con soste a borghi intermedi come Altamura e Gravina in Puglia.

Foto di copertina: Di Francesco Falconetti, CC BY-SA 4.0Tutti i crediti fotografici →

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