Skip to content
Favale di Malvaro
Liguria

Favale di Malvaro

Nel 1892, da Favale di Malvaro partì verso l’America Amadeo Pietro Giannini, figlio di emigranti liguri, che nel 1904 fondò a San Francisco la Bank of Italy, diventata poi Bank of America — il più grande istituto bancario del mondo per decenni. Questa frazione della val Fontanabuona, 428 abitanti a 300 metri di quota in […]

Scopri Favale di Malvaro

Nel 1892, da Favale di Malvaro partì verso l’America Amadeo Pietro Giannini, figlio di emigranti liguri, che nel 1904 fondò a San Francisco la Bank of Italy, diventata poi Bank of America — il più grande istituto bancario del mondo per decenni. Questa frazione della val Fontanabuona, 428 abitanti a 300 metri di quota in provincia di Genova, porta ancora il cognome Giannini su diverse lapidi e portoni. Chiedersi cosa vedere a Favale di Malvaro significa ripercorrere la geografia di una diaspora che ha cambiato la finanza globale, ma anche attraversare boschi di castagno, mulattiere in ardesia e una chiesa parrocchiale che custodisce ex voto di chi partiva per mare.

Storia e origini di Favale di Malvaro

Il toponimo “Favale” deriva con ogni probabilità dal latino favalis, legato alla coltivazione delle fave, coltura diffusa nell’entroterra genovese durante l’alto Medioevo. “Malvaro” indica invece il torrente omonimo, affluente del Malvaro che confluisce nel Lavagna. La prima menzione documentata del borgo risale al XII secolo, quando il territorio ricadeva sotto la giurisdizione dei Fieschi, conti di Lavagna, una delle famiglie più potenti della Repubblica di Genova. I Fieschi controllavano l’intera val Fontanabuona e riscuotevano pedaggi sulle vie che collegavano la costa al passo della Scoffera.

Tra il XV e il XVIII secolo, Favale fu un centro di economia agro-pastorale basata su castagneti, orti terrazzati e allevamento caprino. L’ardesia estratta nelle cave della vallata veniva trasportata a dorso di mulo verso Chiavari e il porto di Genova. La grande ondata migratoria della seconda metà dell’Ottocento svuotò il borgo: centinaia di famiglie raggiunsero la California, l’Argentina e il Cile. Il caso più noto resta quello della famiglia Giannini. Amadeo Pietro Giannini nacque a San José nel 1870, ma i genitori erano originari proprio di Favale. La sua vicenda biografica è documentata in una targa commemorativa affissa sulla facciata della casa di famiglia nel centro del borgo.

Nel 1861, al primo censimento del Regno d’Italia, il comune contava oltre 1.800 residenti. Il dato attuale — 428 — racconta un secolo e mezzo di spopolamento, in parte rallentato dal turismo escursionistico e da un recente interesse per il recupero delle abitazioni rurali.

Cosa vedere a Favale di Malvaro: chiese, sentieri e memorie dell’emigrazione

1. Casa natale della famiglia Giannini

L’edificio in pietra e ardesia da cui partirono i genitori di Amadeo Giannini si trova nel nucleo storico del borgo. Una targa in marmo, apposta dal Comune, ricorda il legame tra Favale e il fondatore della Bank of America. La facciata conserva l’architettura rurale ligure del XVIII secolo, con architravi in ardesia e portale a sesto ribassato.

2. Chiesa parrocchiale della Madonna del Rosario

Dedicata alla patrona del borgo, celebrata la prima domenica di ottobre, la chiesa conserva un altare maggiore in marmo policromo e una serie di ex voto marinari e migratori databili tra il XIX e il XX secolo. La navata unica presenta una volta a botte affrescata. Il campanile in pietra locale scandisce ancora le ore con un concerto di tre campane.

3. Mulattiere in ardesia verso il Monte Barile

Una rete di sentieri lastricati in ardesia collega Favale alle frazioni alte e al Monte Barile (1.116 m). Questi tracciati, un tempo vie commerciali per il trasporto dell’ardesia e delle castagne, oggi fanno parte della rete escursionistica ligure. Il percorso attraversa fasce coltivate abbandonate, dove i muri a secco raggiungono altezze di tre metri.

4. Ponte medievale sul torrente Malvaro

A valle del centro abitato, un ponte a schiena d’asino in pietra scavalca il torrente Malvaro. La struttura, a un solo arco, risale verosimilmente al XIV-XV secolo e serviva la via mulattiera che collegava la val Fontanabuona alla val Trebbia. Le pietre di spalla mostrano segni di lavorazione manuale con scalpello a punta.

5. Castagneti monumentali della val Malvaro

I versanti sopra Favale ospitano castagni centenari con tronchi che superano i quattro metri di circonferenza. Questi alberi fornivano farina di castagne, legname da costruzione e paleria per i vigneti costieri. Alcuni esemplari portano ancora i segni delle incisioni praticate per l’innesto, tecnica documentata nei manuali agronomici liguri fin dal Cinquecento.

Cosa vedere a Favale di Malvaro: la tavola e i prodotti del territorio

La cucina di Favale è quella dell’entroterra genovese di montagna, distinta dalla tradizione costiera per l’uso massiccio della farina di castagne e l’assenza quasi totale del pesce. Il piatto più radicato è la torta di castagne (torta de castagne), preparata con farina di castagne essiccate nei seccatoi (i tradizionali graticci su fuoco lento), acqua, olio extravergine d’oliva Riviera Ligure DOP e pinoli. Le trofie, pasta fresca di acqua e farina, vengono condite con il Pesto Genovese — preparato nel mortaio con basilico Genovese DOP, aglio di Vessalico, Parmigiano Reggiano DOP, Pecorino Fiore Sardo DOP, pinoli e olio extravergine Riviera Ligure DOP. Altro piatto diffuso è la focaccia di Recco con il formaggio IGP, che nella versione dell’entroterra utilizza la prescinseûa, cagliata acida tipica genovese. I ravioli alla genovese, ripieni di borragine, prescinsêua e maggiorana, compaiono nelle tavole festive.

Nei boschi circostanti si raccolgono funghi porcini (Boletus edulis), che alimentano una piccola economia stagionale tra settembre e novembre. La Nocciola Misto Chiavari, ecotipo locale della val Fontanabuona, viene ancora coltivata in alcune fasce terrazzate e usata nella preparazione dei corzetti stampati — dischetti di pasta impressi con stampi in legno intagliato, conditi con salsa di noci o di pinoli. Durante la festa della Madonna del Rosario, a ottobre, i banchi alimentari propongono frisceu (frittelle di pastella con erbe selvatiche), farinata di ceci e castagne arrostite. Il sito ufficiale del Comune pubblica ogni anno il programma delle sagre autunnali.

Quando visitare Favale di Malvaro: il periodo migliore

La prima domenica di ottobre, per la festa della Madonna del Rosario, il borgo si anima con la processione religiosa, i banchi gastronomici e la musica tradizionale: è il momento dell’anno in cui la popolazione presente supera di diverse volte quella residente. L’autunno — da metà settembre a fine novembre — è la stagione più interessante per chi vuole percorrere i sentieri tra i castagneti durante la raccolta e osservare i colori del faggio e del cerro sui versanti sopra i 600 metri.

La primavera, tra aprile e giugno, offre temperature miti (12-22 °C) e una fioritura estesa di ginestre e orchidee selvatiche lungo le mulattiere. L’estate può essere calda nei fondovalle, ma le quote sopra i 700 metri garantiscono refrigerio. L’inverno è umido, con nebbie frequenti sotto i 400 metri e occasionali nevicate che isolano le frazioni più alte. Chi arriva in auto deve sapere che le strade provinciali sono strette e a tornanti: meglio evitare i giorni di ghiaccio.

Come arrivare a Favale di Malvaro

Da Genova, la strada più diretta è la SP 226 della val Fontanabuona: si esce dall’autostrada A12 Genova-Livorno al casello di Lavagna, poi si risale la valle per circa 25 km fino a Favale. Il tempo di percorrenza è di circa 50 minuti. Da Milano, si percorre l’A7 fino a Genova e poi l’A12 verso Lavagna: totale circa 190 km, due ore e mezza. Da Parma, attraverso il passo della Cisa e poi l’A12, il percorso è di circa 160 km.

La stazione ferroviaria più vicina è Chiavari, sulla linea Genova-La Spezia, servita da treni regionali e intercity. Da Chiavari, Favale dista 20 km su strada provinciale; non esistono collegamenti di trasporto pubblico frequenti, quindi è necessaria un’auto propria o un taxi. L’aeroporto di riferimento è il Cristoforo Colombo di Genova, a circa 60 km. L’aeroporto di Milano Malpensa dista 220 km.

Altri borghi da scoprire in Liguria

Chi raggiunge Favale di Malvaro e dispone di qualche giorno in più può esplorare l’entroterra ligure orientale seguendo le strade provinciali che attraversano i crinali tra le valli. A nord-ovest, salendo verso le quote più alte della Liguria, si trova Fascia, il comune più elevato della regione a oltre 1.000 metri, con i suoi prati sommitali e una popolazione ancora più ridotta di quella di Favale. Il confronto tra i due borghi racconta due varianti dello stesso fenomeno: l’economia di montagna ligure fondata su castagna, ardesia e pascolo, e il suo progressivo svuotamento nel Novecento.

Sull’altro versante della Liguria, nel Ponente, Diano Arentino offre un paesaggio del tutto diverso: oliveti a perdita d’occhio, clima mediterraneo secco e un rapporto diretto con la costa di Diano Marina. Visitare entrambi i borghi, nell’arco di un unico viaggio in Liguria, permette di misurare la distanza — climatica, agricola, architettonica — tra il Levante boscoso e il Ponente degli olivi, separati da appena duecento chilometri di autostrada ma da secoli di storie differenti.

Foto di copertina: Di Dapa19, CC BY-SA 4.0Tutti i crediti fotografici →

Come arrivare

Borgo

Nelle vicinanze Borghi vicini a Favale di Malvaro

📝 Informazioni errate o aggiornamenti?
Aiutaci a mantenere la scheda di Favale di Malvaro accurata e aggiornata.

✉️ Segnala alla redazione