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Nel 1099, la flotta genovese contribuì alla conquista di Gerusalemme durante la Prima Crociata, e da quell’impresa tornò con le ceneri di san Giovanni Battista — che ancora oggi riposano nella cattedrale. Un porto attivo almeno dal V secolo a.C., una Repubblica marinara che per quasi otto secoli tenne testa a Venezia, Pisa e Amalfi, […]

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Nel 1099, la flotta genovese contribuì alla conquista di Gerusalemme durante la Prima Crociata, e da quell’impresa tornò con le ceneri di san Giovanni Battista — che ancora oggi riposano nella cattedrale. Un porto attivo almeno dal V secolo a.C., una Repubblica marinara che per quasi otto secoli tenne testa a Venezia, Pisa e Amalfi, e un centro storico medievale tra i più estesi d’Europa: ecco il contesto per chi si chiede cosa vedere a Genova.

La città si sviluppa su una striscia costiera stretta tra il mare Ligure e le prime alture dell’Appennino, a soli 18 metri sul livello del mare nel suo nucleo portuale, con i suoi 558.745 abitanti distribuiti in un tessuto urbano che sale ripido verso le colline circostanti.

Storia e origini di Genova

Il nome latino Genua è attestato almeno dal III secolo a.C., e la sua etimologia resta oggetto di dibattito tra i linguisti.

L’ipotesi più accreditata lo ricollega a una radice pre-indoeuropea con il significato di “ginocchio” o “angolo”, riferita alla conformazione della costa che in quel punto forma un’insenatura marcata. Un’altra teoria lo associa al termine ligure per “bocca” — inteso come sbocco, apertura verso il mare. Già nel 209 a.C. la città fu distrutta dai Cartaginesi di Magone, fratello di Annibale, ma venne ricostruita rapidamente dai Romani come base strategica per il controllo della Liguria occidentale.

L’oppidum preromano occupava la collina di Castello, quella stessa altura dove oggi sorge la chiesa di Santa Maria di Castello.

Il periodo medievale segnò l’ascesa di Genova a potenza marittima internazionale. Nel 1099, durante la Prima Crociata, la flotta genovese guidata da Guglielmo Embriaco partecipò alla presa di Gerusalemme, ottenendo in cambio privilegi commerciali in tutto il Levante. Nel 1261 il Trattato di Ninfeo, stipulato con l’imperatore bizantino Michele VIII Paleologo, concesse ai genovesi il controllo quasi esclusivo delle rotte nel Mar Nero.

La Repubblica di Genova — formalmente costituita come libero comune già nel XII secolo — raggiunse il suo apice finanziario nel XVI secolo, quando il banchiere Andrea Doria riformò la costituzione nel 1528 e le famiglie patrizie genovesi divennero i principali creditori della corona spagnola. Lo storico Fernand Braudel definì quel periodo “il secolo dei genovesi”.

Tra i personaggi illustri legati alla città, il più universalmente noto è Cristoforo Colombo, nato a Genova nel 1451 secondo la documentazione oggi prevalente tra gli storici.

La casa tradizionalmente indicata come sua dimora d’infanzia si trova nei pressi di Porta Soprana. Niccolò Paganini, il virtuoso del violino, nacque nel vicolo oggi scomparso di Passo di Gatta Nova nel 1782.

Giuseppe Mazzini, fondatore della Giovine Italia, venne alla luce nel 1805 in via Lomellini 11, dove oggi ha sede il museo a lui dedicato. Sul piano demografico, Genova raggiunse il picco di popolazione negli anni Settanta del Novecento con oltre 800.000 residenti, per poi scendere progressivamente fino agli attuali 558.745, riflettendo un fenomeno comune alle grandi città industriali italiane del Nord.

Cosa vedere a Genova: 5 attrazioni imperdibili

1. I Palazzi dei Rolli e le Strade Nuove

Iscritti nella lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 2006, i Palazzi dei Rolli costituiscono un sistema di dimore nobiliari che tra il XVI e il XVII secolo venivano sorteggiate per ospitare le visite di Stato. Si distribuiscono lungo Via Garibaldi (già Strada Nuova, aperta nel 1551), Via Balbi e Via Cairoli. Palazzo Rosso, Palazzo Bianco e Palazzo Doria-Tursi — oggi sedi dei Musei di Strada Nuova — conservano opere di Rubens, Van Dyck e Veronese. Gli atri di questi edifici presentano scaloni monumentali, loggiati affrescati e cortili con ninfei che testimoniano la ricchezza delle famiglie mercantili genovesi.

Il sistema dei Rolli comprendeva 163 palazzi, di cui 42 sono stati inclusi nel sito UNESCO.

2. La Cattedrale di San Lorenzo

Consacrata nel 1118 da papa Gelasio II, la Cattedrale di San Lorenzo domina l’omonima piazza con la sua facciata gotica a fasce bianche e nere — la bicromia tipica dell’architettura religiosa ligure, ottenuta alternando marmo di Carrara e pietra di Promontorio. L’interno a tre navate custodisce la Cappella di San Giovanni Battista, opera quattrocentesca attribuita a Domenico e Elia Gagini, che ospita le reliquie del patrono cittadino. Nel Museo del Tesoro, progettato dall’architetto Franco Albini negli anni Cinquanta con un allestimento sotterraneo considerato un capolavoro di museografia moderna, si trova il Sacro Catino — un piatto in vetro verde che la tradizione medievale identificava con il Santo Graal, portato a Genova dopo la conquista di Cesarea nel 1101.

3. L’Acquario di Genova

Inaugurato nel 1992 in occasione delle Colombiadi — le celebrazioni per il cinquecentenario della scoperta dell’America — l’Acquario di Genova è il più grande d’Italia e uno dei maggiori d’Europa, con oltre 70 vasche e circa 12.000 esemplari di 600 specie diverse. La struttura, progettata dall’architetto Renzo Piano insieme a Peter Chermayeff, si estende sul molo del Porto Antico per circa 27.000 metri quadrati.

La vasca principale dei delfini, con i suoi quattro milioni di litri d’acqua, e la ricostruzione della barriera corallina del Mar Rosso rappresentano i punti di maggiore interesse scientifico e divulgativo. Nel 2013 è stato aggiunto il Padiglione dei Cetacei, che ha ampliato la superficie espositiva di ulteriori 3.000 metri quadrati.

4. Il centro storico e i caruggi

Con una superficie di circa 113 ettari, il centro storico di Genova è considerato il più vasto d’Europa tra quelli di origine medievale. I caruggi — i vicoli stretti che si diramano tra il porto e le colline — formano una rete irregolare dove la distanza tra le facciate dei palazzi opposti può ridursi a meno di un metro. Piazza San Matteo, chiusa tra le dimore della famiglia Doria, conserva intatto il suo impianto duecentesco. Sottoripa, il porticato lungo il porto vecchio, funzionava già nel XII secolo come zona di scambi commerciali ed è tra i portici urbani più antichi d’Italia. In via del Campo 29 rosso — il numero civico reso celebre dalla canzone di Fabrizio De André — si trova oggi un piccolo museo dedicato al cantautore genovese.

5. Boccadasse e la Lanterna

Il borgo di Boccadasse, raggiungibile a piedi lungo il corso Italia dalla zona di Albaro, mantiene la struttura di un villaggio di pescatori con le case colorate affacciate su una piccola baia di ciottoli. Le barche tirate in secca sulla spiaggia e le reti stese ad asciugare compongono una scena che resiste alla pressione urbanistica della città circostante. A circa tre chilometri verso ponente, la Lanterna — il faro simbolo di Genova — si erge per 77 metri sulla collina di Capo di Faro. Costruita nella sua forma attuale nel 1543, è il faro più alto del Mediterraneo e il secondo più antico d’Europa ancora in funzione.

Il museo alla sua base ricostruisce la storia marittima della città attraverso documenti e strumenti nautici.

Cosa mangiare a Genova: cucina tipica e prodotti locali

La cucina genovese si è formata all’incrocio tra due mondi: il mare, che forniva il pesce azzurro e le rotte commerciali per le spezie, e l’entroterra appenninico, dove si coltivavano ortaggi, erbe aromatiche e ulivi.

La frugalità ligure — nota e talvolta caricaturata — ha prodotto una gastronomia che trasforma ingredienti poveri in preparazioni complesse. L’olio extravergine d’oliva, il basilico, i pinoli e le noci costituiscono la base di molti piatti, mentre l’influenza dei traffici con il Medio Oriente ha introdotto l’uso delle spezie e della frutta secca nelle ricette di carne e pesce fin dal Medioevo.

Il piatto più noto è il pesto alla genovese, una salsa cruda preparata nel mortaio di marmo con pestello di legno, utilizzando basilico genovese (a foglia piccola e convessa, dal profumo privo di note mentolate), aglio di Vessalico, pinoli, Parmigiano Reggiano, Pecorino Fiore Sardo, sale grosso e olio extravergine d’oliva ligure. Tradizionalmente accompagna le trofie — pasta fresca corta e attorcigliata — oppure le trenette, condite insieme a patate e fagiolini. Un altro piatto identitario è la focaccia genovese, alta circa due centimetri, dalla crosta dorata e dalla mollica morbida, cosparsa di olio e cristalli di sale grosso.

A Genova si consuma a colazione, inzuppata nel cappuccino, un’abitudine che sorprende chi viene da fuori Liguria.

Tra i prodotti del territorio, il basilico genovese ha ottenuto la certificazione DOP (Denominazione di Origine Protetta) con il nome “Basilico Genovese DOP”, coltivato nelle zone di Pra’ e nel ponente genovese.

La focaccia di Recco col formaggio, preparata nel vicino comune di Recco con due sfoglie sottilissime di pasta non lievitata farcite di stracchino fresco, ha ottenuto il riconoscimento IGP (Indicazione Geografica Protetta). La farinata — una torta bassa e croccante di farina di ceci, acqua, olio e sale, cotta in teglia di rame nel forno a legna — viene citata in documenti genovesi almeno dal XIII secolo. La cima alla genovese, un involucro di pancia di vitello farcito con uova, verdure, piselli, pinoli e maggiorana, rappresenta il piatto della domenica e delle feste.

Il Mercato Orientale, ospitato dal 1899 nel chiostro dell’ex convento agostiniano di via XX Settembre, è il principale mercato alimentare coperto della città e il luogo dove trovare i prodotti della tradizione genovese in un unico spazio. La Festa di San Giovanni Battista, il 24 giugno, è l’occasione per le celebrazioni patronali con il tradizionale falò sul porto e la processione della cassa con le reliquie del santo.

Durante il periodo estivo, numerose sagre nei quartieri collinari e nelle delegazioni propongono piatti della tradizione, dalla focaccia alla farinata fino ai pansotti in salsa di noci — pasta ripiena di un misto di erbe selvatiche chiamato “preboggion”.

Sul versante dei vini, le colline genovesi rientrano nell’area di produzione del Golfo del Tigullio-Portofino DOC, che include bianchi a base di Vermentino e Bianchetta genovese.

Il Bianchetto, varietà autoctona quasi scomparsa e oggi in fase di recupero, produce un vino leggero e sapido che si abbina alla cucina di pesce. Nelle Valli Polcevera, immediatamente alle spalle della città, si produce il Val Polcèvera DOC, con il Coronata — un bianco da uve Vermentino e Bianchetta coltivate sui terrazzamenti — che era considerato il vino da tavola dei genovesi fino a metà Novecento.

Quando visitare Genova: il periodo migliore

Il clima mediterraneo di Genova rende la città visitabile tutto l’anno, ma i periodi ottimali variano in base agli interessi. Da aprile a giugno le temperature oscillano tra 15°C e 25°C, l’afflusso turistico è moderato e la luce rende giustizia ai colori delle facciate dipinte del centro storico. Il 24 giugno, festa del patrono san Giovanni Battista, trasforma il Porto Antico con il tradizionale falò e i fuochi d’artificio — è la data più sentita dai genovesi.

Settembre e ottobre offrono il vantaggio di un mare ancora caldo per le spiagge di Boccadasse e Vernazzola e di una città meno affollata rispetto ad agosto.

L’inverno genovese è mite (raramente sotto i 5°C) e consente di visitare i musei e il centro storico senza la calca estiva.

Il Comune di Genova organizza ogni anno il Suq Festival, rassegna teatrale e culturale nel Porto Antico che si tiene a giugno, e il Festival della Scienza in ottobre — quest’ultimo è il più grande evento di divulgazione scientifica in Italia con oltre 200 appuntamenti distribuiti in undici giorni. Il Salone Nautico Internazionale, ospitato alla Fiera di Genova a settembre, attira visitatori dal settore della nautica da tutta Europa e satura la ricettività alberghiera della città, elemento da considerare nella pianificazione del viaggio.

Come arrivare a Genova

Genova è collegata al sistema autostradale italiano dalla A7 (Milano-Genova, 145 km dal capoluogo lombardo, circa un’ora e quaranta di percorrenza), dalla A10 (Genova-Ventimiglia, verso la Riviera di Ponente e la Francia), dalla A12 (Genova-Rosignano, verso la Riviera di Levante, la Toscana e Roma) e dalla A26 che la connette ad Alessandria e al Piemonte. Le uscite autostradali principali sono Genova Ovest (per il Porto Antico e il centro storico), Genova Est (per la Fiera e il quartiere fieristico) e Genova Nervi (per il Levante cittadino).

La stazione ferroviaria di Genova Piazza Principe, a pochi passi da Via Balbi e dai Palazzi dei Rolli, è servita da treni ad alta velocità e Intercity.

Da Milano Centrale il viaggio dura circa un’ora e trenta minuti; da Roma Termini circa quattro ore e trenta.

L’Aeroporto Cristoforo Colombo si trova a Sestri Ponente, sei chilometri dal centro, raggiungibile con il Volabus (navetta dedicata, 30 minuti) o in taxi. La metropolitana leggera, con otto stazioni da Brin a Brignole, attraversa la città da nord-ovest a est, e una rete di funicolari e ascensori pubblici — retaggio della topografia ripida — collega il centro ai quartieri collinari, elemento urbanistico quasi unico nel panorama italiano.

Altri borghi da scoprire in Liguria

Chi visita Genova e desidera esplorare la Liguria più interna può raggiungere Favale di Malvaro, piccolo centro della Val Fontanabuona nell’entroterra del Levante genovese.

Distante circa 50 chilometri da Genova e raggiungibile in poco più di un’ora d’auto, Favale è legato a una storia migratoria notevole: tra fine Ottocento e inizio Novecento, una parte consistente della sua popolazione emigrò in California, e i discendenti di quei liguri fondarono la Bank of America.

Il borgo, con i suoi pochi abitanti e il paesaggio di boschi di castagno e terrazzamenti, offre una prospettiva radicalmente diversa rispetto alla monumentalità genovese — una Liguria rurale e verticale, fatta di sentieri e nuclei sparsi.

Sul versante opposto della regione, nel Ponente ligure in provincia di Imperia, Diano Arentino sorge sulle colline che dominano il Golfo Dianese, circondato da uliveti che producono l’oliva taggiasca.

Raggiungibile da Genova in circa un’ora e quaranta percorrendo la A10, il borgo consente di combinare la visita della grande città portuale con un’immersione nell’entroterra oleario ligure.

Un itinerario di tre o quattro giorni che includa Genova, la Val Fontanabuona con Favale e il Dianese con Diano Arentino copre tre volti distinti della Liguria: la metropoli marittima, la montagna contadina e la collina mediterranea.

Foto di copertina: Di Racchets, CC BY-SA 3.0Tutti i crediti fotografici →

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