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Nel 1923, un decreto regio fece qualcosa di insolito: fuse due comuni rivali — Porto Maurizio e Oneglia — in un’unica città, battezzandola con il nome del torrente che li divideva, l’Impero. Oggi Imperia conta 42.060 abitanti e si estende dal livello del mare fino a 534 metri di altitudine, attraversando una geografia che mescola […]

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Nel 1923, un decreto regio fece qualcosa di insolito: fuse due comuni rivali — Porto Maurizio e Oneglia — in un’unica città, battezzandola con il nome del torrente che li divideva, l’Impero. Oggi Imperia conta 42.060 abitanti e si estende dal livello del mare fino a 534 metri di altitudine, attraversando una geografia che mescola costa ligure e collina olivetata.

Capoluogo dell’omonima provincia, conserva la doppia identità delle sue origini: due centri storici distinti, due porti, due anime separate da una valle e unite da meno di un secolo di storia condivisa. Capire cosa vedere a Imperia significa accettare questa dualità e percorrerla passo dopo passo, dal Parasio fino alle banchine di Oneglia.

Storia e origini di Imperia

Il nome Imperia deriva dal torrente Impero, corso d’acqua che scende dalle alture dell’entroterra e sfocia nel Golfo Dianese separando i due nuclei originari della città.

La scelta del toponimo nel 1923 fu un compromesso politico: né Porto Maurizio né Oneglia avrebbero accettato di adottare il nome dell’altra. Il decreto firmato da Vittorio Emanuele III il 21 ottobre 1923 istituì il nuovo comune, ma l’unificazione restò per decenni più amministrativa che sentita. Porto Maurizio, sulla sponda occidentale, aveva radici medievali legate alla Repubblica di Genova, che la controllò dal 1241 al 1797.

Oneglia, sulla sponda orientale, fu invece dominio dei Doria dal XII secolo e passò ai Savoia nel 1576, entrando nell’orbita piemontese con largo anticipo rispetto all’unità d’Italia.

Tra i personaggi che hanno segnato la storia della città, il più noto è Andrea Doria, ammiraglio e statista nato a Oneglia nel 1466, che guidò la flotta genovese e divenne di fatto signore della Repubblica di Genova per quasi trent’anni. A Porto Maurizio nacque invece san Leonardo da Porto Maurizio (1676-1751), frate francescano e predicatore itinerante che diffuse la pratica della Via Crucis in centinaia di chiese italiane, canonizzato da Pio IX nel 1867. La sua festa, il 26 novembre, è ancora oggi il giorno del patrono cittadino.

Nel Settecento Porto Maurizio fu sede di una diocesi propria, segno di un peso istituzionale non trascurabile per un centro di quelle dimensioni.

L’Ottocento portò trasformazioni profonde: la costruzione della ferrovia litoranea nel 1872 collegò entrambi i borghi a Genova e alla Francia, accelerando il commercio dell’olio d’oliva, da secoli la risorsa economica dominante della zona.

All’inizio del Novecento Porto Maurizio e Oneglia superavano insieme i 20.000 abitanti, ma la rivalità tra i due centri restava vivace — con campanili, squadre sportive e mercati separati. La fusione del 1923, voluta dal regime fascista nell’ambito di una più ampia riorganizzazione amministrativa, non cancellò queste differenze. Ancora oggi gli imperesi tendono a identificarsi prima con il proprio quartiere storico e poi con la città nel suo insieme, una dinamica che il visitatore avverte chiaramente passando da una sponda all’altra del torrente Impero.

Cosa vedere a Imperia: 5 attrazioni imperdibili

1. Il Parasio, centro storico di Porto Maurizio

Il Parasio è il nucleo medievale di Porto Maurizio, arroccato su un promontorio a picco sul mare nella parte occidentale della città. Le sue strade strette, dette caruggi, seguono un impianto urbanistico genovese ancora leggibile, con logge coperte e portali in ardesia. Dalla piazza superiore lo sguardo spazia dal Capo Berta fino alla costa francese nelle giornate di visibilità ottimale. Qui si trovano gli oratori barocchi di San Pietro e di San Leonardo, la torre campanaria e le rovine delle mura difensive duecentesche. Il Parasio non è un museo: è un quartiere abitato, con panni stesi tra le finestre e gatti sui davanzali, il che ne rende la visita più concreta e meno scenografica di quanto ci si aspetti.

2. La Basilica di San Maurizio

Costruita tra il 1781 e il 1838, la Basilica di San Maurizio è la chiesa più grande della Liguria dopo la cattedrale di Genova.

Si trova nel quartiere di Porto Maurizio, lungo la via che dal Parasio scende verso il porto. Il progetto, opera dell’architetto Gaetano Cantoni, adotta un impianto neoclassico con pianta a croce latina e una facciata a colonnato imponente. L’interno, a tre navate, ospita tele settecentesche e un organo monumentale. Le otto colonne corinzie della navata centrale raggiungono un’altezza considerevole, conferendo alla struttura proporzioni che sorprendono in una città di queste dimensioni. La basilica è visibile dal mare e costituisce un punto di riferimento per chi arriva in barca.

3. Il Museo dell’Olivo di Oneglia

Fondato nel 1992 dalla famiglia Fratelli Carli, storica azienda olearia attiva dal 1911, il Museo dell’Olivo si trova in via Garessio, nel quartiere di Oneglia. Su circa 1.500 metri quadri, il percorso espositivo copre seimila anni di storia della coltura dell’olivo nel Mediterraneo, con reperti archeologici, presse antiche, contenitori per il trasporto dell’olio e una raccolta di oliere in ceramica e argento provenienti da tutta Europa. Il museo illustra con rigore documentario il ciclo completo dalla coltivazione alla spremitura, e dedica una sezione alla chimica dell’olio d’oliva.

L’ingresso è gratuito, dato non trascurabile per un’istituzione di questo livello qualitativo.

4. Le banchine e il porto di Oneglia

Il porto di Oneglia, detto anche Borgo Marina, è la zona più vivace della sponda orientale. Nato come approdo commerciale per l’esportazione dell’olio verso Marsiglia e Barcellona, il porto conserva le calate ottocentesche lungo le quali si allineano oggi ristoranti, botteghe e la sede dell’asta del pesce, ancora operativa nelle prime ore del mattino. La passeggiata sulle banchine permette di osservare i gozzi liguri tradizionali accanto alle imbarcazioni da diporto. Alle spalle del porto si apre piazza Dante, con i portici dove ogni mercoledì e sabato si svolge il mercato cittadino. È il punto migliore per capire la vocazione commerciale che distingue Oneglia dalla più austera Porto Maurizio.

5. La Chiesa di San Giovanni Battista e il centro di Oneglia

La Collegiata di San Giovanni Battista, situata nel centro storico di Oneglia, risale nella sua forma attuale al XVII secolo, benché l’impianto originario sia medievale. La facciata barocca in pietra locale introduce un interno a tre navate con stucchi dorati e un altare maggiore in marmo policromo. Accanto alla chiesa, via Bonfante attraversa il cuore del nucleo antico, con palazzi nobiliari che testimoniano la prosperità dei mercanti onegliesi tra Seicento e Settecento.

Poco distante, in piazza Ulisse Calvi, una statua ricorda il contributo di Oneglia al Risorgimento: qui nacque Edmondo De Amicis nel 1846, autore del celebre romanzo Cuore, e una targa sulla casa natale ne segna la posizione esatta.

Cosa mangiare a Imperia: cucina tipica e prodotti locali

La cucina di Imperia è legata in modo strutturale all’olivicoltura.

Per secoli, l’olio d’oliva non è stato solo un condimento ma la base economica dell’intera area: le colline tra Porto Maurizio e Oneglia sono coperte da terrazzamenti dove cresce la cultivar taggiasca, varietà autoctona della Liguria occidentale che prende il nome dalla vicina Taggia. Questa tradizione olearia ha plasmato una gastronomia in cui i grassi animali sono quasi assenti, il pesce azzurro è protagonista e le verdure dell’orto giocano un ruolo centrale.

Il territorio collinare, che raggiunge i 534 metri, introduce anche ingredienti dell’entroterra — erbe selvatiche, funghi, castagne — in un repertorio culinario asciutto e poco incline agli eccessi.

Tra i piatti più rappresentativi, la sardenaira (detta anche pissalandrea) è una focaccia condita con salsa di pomodoro, olive taggiasche, capperi e acciughe sotto sale, cotta in teglie di ferro e venduta a tranci nelle panetterie della città. Si consuma a qualsiasi ora, come merenda o pasto rapido.

I brandacujun sono un’altra preparazione tradizionale: stoccafisso ammollato per giorni, lessato e poi mantecato a lungo con olio extravergine, patate, aglio e prezzemolo, fino a ottenere una crema densa che si serve tiepida. Le trofie al pesto, pasta fresca corta condita con il pesto alla genovese — basilico, pinoli, aglio, pecorino, parmigiano e olio — sono un piatto comune a tutta la Liguria ma qui preparato con un pesto in cui l’olio taggiasco conferisce una nota dolce e meno pungente.

L’olio extravergine di oliva della Riviera Ligure, prodotto con olive della cultivar taggiasca, è il prodotto di punta del territorio.

L’oliva taggiasca stessa, conservata in salamoia, è un ingrediente onnipresente nella cucina locale: compare nelle focacce, nelle insalate, nei sughi e come antipasto da sola. Il pesto, per quanto identificato con Genova, trova nella provincia di Imperia una delle sue zone di produzione più attive, grazie alla coltivazione locale di basilico favorita dal clima mite. L’olio taggiasco, rispetto ad altri oli liguri, si distingue per una bassa acidità e un gusto fruttato leggero, caratteristiche che derivano dalla raccolta tardiva e dalla molitura a freddo tradizionale ancora praticata in diversi frantoi della zona.

Il calendario gastronomico di Imperia ruota attorno a Olioliva, manifestazione che si tiene ogni anno a novembre nel centro di Oneglia, dedicata all’olio nuovo e ai prodotti dell’olivicoltura ligure.

Per tre giorni le vie del quartiere portuale ospitano produttori, frantoi, degustazioni e dimostrazioni di spremitura. Il mercato bisettimanale di piazza Dante, il mercoledì e il sabato mattina, è il luogo dove acquistare olive in salamoia, olio sfuso, focacce e verdure di stagione direttamente dai coltivatori dell’entroterra.

Nei mesi estivi, le sagre nei borghi collinari sopra Imperia — Caramagna, Artallo, Montegrazie — propongono piatti legati al calendario agricolo, dalle frittelle di fiori di zucca alle torte verdi con le erbe selvatiche.

Sul fronte dei vini, la provincia di Imperia rientra nell’area di produzione del Riviera Ligure di Ponente DOC, denominazione che comprende vini bianchi da uve Pigato e Vermentino e rossi da uve Rossese. Il Pigato, in particolare, è un bianco strutturato con note di erbe aromatiche che si abbina bene al pesce e alle preparazioni a base di olio crudo. Il Rossese di Dolceacqua, prodotto nell’entroterra della provincia, è un rosso leggero e profumato, tra i pochi rossi liguri a godere di una certa notorietà al di fuori della regione. Questi vini si trovano facilmente nelle enoteche del centro e nei ristoranti delle banchine di Oneglia.

Quando visitare Imperia: il periodo migliore

Il clima di Imperia è di tipo mediterraneo, con inverni miti ed estati calde ma ventilate dalla brezza marina.

I mesi tra aprile e giugno offrono le condizioni migliori per esplorare la città a piedi: temperature tra i 16 e i 25 gradi, luce lunga e flusso turistico ancora contenuto. È il periodo della fioritura negli oliveti, e i sentieri collinari che collegano i borghi sopra Imperia — Montegrazie, Torrazza, Costa d’Oneglia — sono percorribili senza il caldo opprimente dell’estate. Settembre e ottobre rappresentano un’alternativa altrettanto valida, con il mare ancora balneabile e l’avvicinarsi della stagione della raccolta delle olive, che porta un’attività visibile nei terrazzamenti e nei frantoi.

L’evento più rilevante è Olioliva, in programma a novembre, che trasforma il quartiere di Oneglia in un mercato a cielo aperto dedicato all’olio nuovo.

La festa patronale di san Leonardo, il 26 novembre, coincide spesso con questa manifestazione, aggiungendo celebrazioni religiose e fuochi artificiali sul porto. In estate, luglio e agosto portano il maggior afflusso di visitatori, con concerti sulle banchine, regate e un mercato serale lungo la passeggiata litoranea. Chi preferisce evitare la calca troverà in febbraio e marzo una città silenziosa ma pienamente funzionante, con ristoranti aperti e la possibilità di visitare musei e chiese senza attese.

La posizione costiera garantisce temperature raramente sotto i 7-8 gradi anche nel pieno dell’inverno.

Come arrivare a Imperia

In auto, Imperia si raggiunge percorrendo l’Autostrada A10 (Genova-Ventimiglia), con uscita al casello di Imperia Est per Oneglia o Imperia Ovest per Porto Maurizio. Da Genova la distanza è di circa 115 chilometri, percorribili in un’ora e venti minuti. Da Milano si calcolano circa 235 chilometri, poco meno di tre ore di viaggio via A26 e A10.

Da Nizza, in Francia, la distanza è di circa 100 chilometri lungo l’autostrada A8 francese e poi la A10 italiana, con un tempo di percorrenza di un’ora e mezza.

La stazione ferroviaria di Imperia Oneglia e la stazione di Imperia Porto Maurizio sono entrambe servite dalla linea Genova-Ventimiglia, con treni regionali frequenti. Il tempo di percorrenza da Genova Piazza Principe è di circa due ore.

L’aeroporto più vicino è quello di Nizza-Costa Azzurra, a circa 100 chilometri, collegato a Imperia da servizi di autobus e noleggio auto. L’aeroporto di Genova-Cristoforo Colombo dista circa 120 chilometri. Il servizio di autobus extraurbano della Riviera Trasporti collega Imperia ai centri dell’entroterra e alle località costiere limitrofe, con corse frequenti verso Sanremo e Diano Marina.

Altri borghi da scoprire in Liguria

Chi visita Imperia e desidera esplorare la Liguria meno battuta può orientarsi verso l’entroterra e il Levante.

A circa 120 chilometri in direzione est, nella bassa Val di Vara spezzina, Borghetto di Vara è un piccolo comune rurale circondato da boschi di castagno e coltivazioni biologiche, inserito in un contesto paesaggistico che ha poco in comune con la riviera. Il viaggio da Imperia richiede circa un’ora e quaranta minuti percorrendo la A10 e poi la A12 verso La Spezia, e permette di attraversare l’intera regione osservando il passaggio dalla macchia mediterranea del Ponente alla vegetazione più verde e umida del Levante.

In direzione opposta, nell’immediato entroterra del Ponente ligure, Balestrino offre uno scenario completamente diverso.

Questo borgo della provincia di Savona, raggiungibile da Imperia in circa cinquanta minuti via A10 e uscita Borghetto Santo Spirito, è noto per il suo centro storico abbandonato dopo il terremoto del 1887 e mai più rioccupato: un nucleo di case vuote e chiese chiuse che resta sospeso in una condizione di abbandono documentato, oggetto di studi e progetti di recupero.

La combinazione di Imperia — città viva, portuale, doppia — con la quiete collinare di Borghetto di Vara e il silenzio di Balestrino compone un itinerario ligure che esce dagli schemi della cartolina costiera, toccando tre volti molto distinti di una regione spesso ridotta ai soli Cinque Terre. Per approfondire la storia della città e delle sue istituzioni, il profilo Wikipedia di Imperia fornisce una cronologia dettagliata degli eventi dal medioevo a oggi.

Foto di copertina: Di Duomo_San_Maurizio.jpg: Ivan Dalmonte derivative work: Rabanus Flavus, Public domainTutti i crediti fotografici →

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