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Selva di Progno
Veneto

Selva di Progno

📍 Borghi di Collina

A 570 metri di quota, nel punto in cui la Val d’Illasi si restringe e cede il passo alla Lessinia orientale, Selva di Progno conta 923 abitanti distribuiti tra il capoluogo e le contrade sparse sui versanti. Il comune appartiene alla Comunità montana della Lessinia e conserva nella toponomastica e nella parlata tracce della colonizzazione […]

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A 570 metri di quota, nel punto in cui la Val d’Illasi si restringe e cede il passo alla Lessinia orientale, Selva di Progno conta 923 abitanti distribuiti tra il capoluogo e le contrade sparse sui versanti. Il comune appartiene alla Comunità montana della Lessinia e conserva nella toponomastica e nella parlata tracce della colonizzazione tedesco-cimbra che dal XIII secolo ridisegnò l’economia e il paesaggio di queste valli. Chiedersi cosa vedere a Selva di Progno significa entrare in un territorio dove la geologia dei Monti Lessini — calcari giurassici, fossili marini, grotte carsiche — si intreccia con una storia linguistica e culturale unica nel panorama veneto.

Storia e origini di Selva di Progno

Il nome “Selva” rimanda alla copertura boschiva che fino al Medioevo dominava il fondovalle; “Progno” deriva dal termine dialettale che indica il torrente a regime stagionale — il progno d’Illasi — che attraversa il territorio comunale. La prima menzione documentata dell’insediamento risale al periodo della dominazione scaligera, quando la famiglia Della Scala governava Verona e il suo contado. Tuttavia, la trasformazione decisiva avvenne tra il XII e il XIII secolo, con l’arrivo delle comunità di lingua tedesco-cimbra, chiamate dalla Repubblica di Venezia e dai vescovi di Verona per disboscare e colonizzare gli altipiani della Lessinia.

Questi coloni portarono con sé una lingua — il cimbro — un sistema di gestione comunitaria dei pascoli e tecniche costruttive riconoscibili ancora oggi nelle contrade alte: muri a secco in pietra calcarea, tetti a spiovente ripido, stalle-fienile integrate nell’abitazione. Durante la dominazione veneziana, Selva di Progno faceva parte del Vicariato della Val d’Illasi. L’economia ruotava attorno alla produzione di carbone vegetale, all’allevamento ovino e alla lavorazione della lana. Nel corso dell’Ottocento, l’emigrazione verso le pianure e oltre oceano ridusse progressivamente la popolazione, ma non cancellò l’identità cimbra: ancora nel Novecento, gli studiosi di linguistica documentarono parlanti di cimbro nelle frazioni più isolate del comune.

Durante la Prima Guerra Mondiale, la vicinanza alla linea del fronte sull’Altopiano dei Fimbri e il Pasubio rese la zona retrovia strategica. Sentieri e mulattiere militari ancora percorribili attraversano i boschi sopra il paese. Nel secondo dopoguerra, Selva di Progno ha seguito la parabola demografica di molti comuni montani veneti: spopolamento, chiusura delle scuole frazionali, e più recentemente un tentativo di rilancio legato al turismo escursionistico e alla valorizzazione del patrimonio cimbro.

Cosa vedere a Selva di Progno: 5 attrazioni principali

1. Museo dei Cimbri

Ospitato nella sede municipale, il Museo dei Cimbri documenta la colonizzazione tedesco-cimbra della Lessinia attraverso attrezzi agricoli, ricostruzioni di ambienti domestici, registrazioni della lingua cimbra e pannelli che tracciano le rotte migratorie dei coloni dal Baviera meridionale e dal Tirolo. È il punto di partenza per comprendere l’identità linguistica della valle e il sistema insediativo delle contrade.

2. Chiesa parrocchiale dell’Assunzione di Maria

La chiesa dedicata alla patrona del borgo — festeggiata il 15 agosto — presenta una facciata ottocentesca e conserva all’interno un altare maggiore in marmo policromo di fattura veronese. La torre campanaria, visibile dal fondovalle, funziona da riferimento topografico per chi percorre la strada provinciale. L’edificio fu più volte rimaneggiato, ma la pianta originaria risale alla fase di consolidamento dell’insediamento sotto la Serenissima.

3. Contrada Giazza

Giazza, frazione a quota più elevata rispetto al capoluogo, è considerata l’ultimo insediamento cimbrofono della Lessinia. Qui il Comune di Selva di Progno ha promosso il recupero di edifici in pietra locale e l’allestimento di percorsi etnografici. La chiesa di Giazza conserva iscrizioni e arredi che documentano la compresenza delle lingue italiana, veneta e cimbra nella liturgia locale.

4. Covoli di Velo

Nel territorio comunale e nelle aree limitrofe si aprono cavità carsiche note come “covoli”, utilizzate nei secoli come ripari pastorali, depositi e, durante i conflitti, come rifugi. Le formazioni geologiche in calcare giurassico della Lessinia orientale rendono la zona interessante per gli speleologi. Alcune di queste grotte hanno restituito reperti archeologici riferibili all’età del Bronzo, oggi conservati in musei veronesi.

5. Sentiero europeo E5 e rete escursionistica

Il territorio di Selva di Progno è attraversato da un segmento del Sentiero europeo E5, che collega il Lago di Costanza a Verona. I tracciati salgono dal fondovalle verso le malghe della Lessinia orientale, superando pascoli, faggete e affioramenti fossili. La rete sentieristica include anche ex mulattiere militari della Grande Guerra, con trincee e postazioni ancora leggibili nel terreno.

Cucina e prodotti locali

La tavola di Selva di Progno riflette un’economia agropastorale di montagna. Il formaggio Monte Veronese DOP, nella versione “d’allevo” stagionata — prodotto con latte delle malghe lessiniche — è il riferimento caseario del territorio. Si affianca il Monte Veronese DOP “a latte intero”, più giovane e morbido. Nelle contrade alte si produce ancora il “formaggio pressato” secondo metodi tramandati dalle famiglie cimbrofone. La Soprèssa Vicentina DOP, pur originaria dell’area vicentina limitrofa, compare nelle macellerie e negli agriturismi della valle. Tra i piatti, i “gnocchi sbatùi” — gnocchi di farina e burro serviti con formaggio fuso — e la polenta di mais Marano, varietà locale a grana grossa, accompagnano selvaggina e funghi porcini raccolti nei boschi comunali. Le “pàpare co’ le fassole” (minestra di fagioli di Lamon IGP con pasta fresca) e i “bigoli co’ l’arna” (bigoli al ragù d’anatra) compaiono nei menù delle trattorie della bassa valle.

In estate, le malghe attive producono ricotta fresca e burro di malga. Il tartufo nero dei Lessini viene cercato nei boschi di faggio e carpino tra settembre e dicembre. Il miele di castagno e il miele millefiori di montagna completano il panorama dei prodotti locali. La festa patronale del 15 agosto coincide tradizionalmente con banchetti comunitari dove si consumano arrosti di pecora, accompagnati dal Lessini Durello DOC, vino spumante a base di uva Durella coltivata nei vigneti collinari della bassa Val d’Illasi. Nelle frazioni si tengono ancora, in estate e autunno, sagre dedicate ai prodotti del bosco — castagne, funghi — e alla lavorazione casearia in malga.

Quando visitare Selva di Progno: il periodo migliore

Il periodo più favorevole per raggiungere Selva di Progno va da maggio a ottobre. In estate le temperature diurne oscillano tra i 20 e i 28 gradi, e le malghe sono in attività: è possibile assistere alla caseificazione e percorrere i sentieri d’alta quota senza neve. Il 15 agosto, festa dell’Assunzione di Maria, è il momento di maggiore animazione nel borgo, con celebrazioni religiose e ritrovo delle famiglie che hanno lasciato il comune. In autunno, le faggete della Lessinia orientale virano dal giallo al rosso e la stagione dei funghi e del tartufo nero richiama cercatori e appassionati. L’inverno, con nevicate frequenti sopra i 700 metri, limita l’accesso ad alcune contrade e frazioni, ma apre la possibilità di ciaspolate sui tracciati segnati dal CAI. La primavera, tra aprile e maggio, è il periodo della fioritura nei prati e della salita del bestiame agli alpeggi.

Come arrivare a Selva di Progno

Da Verona, distante circa 40 chilometri, si percorre la SP10 risalendo la Val d’Illasi in direzione nord. L’uscita autostradale più comoda è Verona Est sulla A4 Torino-Trieste; da lì si imbocca la strada per Illasi e poi si prosegue verso Tregnago e infine Selva di Progno. Il tempo di percorrenza è di circa 50 minuti. La stazione ferroviaria più vicina è quella di Verona Porta Nuova, collegata alle linee Milano-Venezia e Verona-Brennero. Da Verona, il servizio autobus ATV (Azienda Trasporti Verona) copre la tratta verso la Val d’Illasi con corse limitate, più frequenti nei giorni feriali. L’aeroporto di riferimento è il Valerio Catullo di Verona-Villafranca, a circa 55 chilometri. Per chi arriva da Vicenza, la distanza è di circa 70 chilometri attraverso la SP246 e le strade della Lessinia orientale. Un’automobile è il mezzo più pratico per raggiungere le frazioni e le contrade alte.

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Foto di copertina: Di MZ14, CC BY 3.0Tutti i crediti fotografici →

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