Campomarino, borgo arbëreshë del basso Molise a 52 metri sul mare. Chiese antiche, un belvedere sull’Adriatico e il lido sabbioso più a sud della costa molisana.
Il vento di maestrale piega i ciuffi di tamerice lungo la statale 483, e il mare si intuisce prima di vederlo — una linea grigio-azzurra oltre i filari di ulivi e i tetti bassi delle case. A Campomarino, cinquantadue metri sul livello del mare, il confine tra entroterra e costa si dissolve in pochi passi. Chi si chiede cosa vedere a Campomarino scoprirà un paese doppio: il nucleo antico aggrappato alla collina e, più in basso, la frazione balneare di Campomarino Lido, dove la sabbia fine segna l’ultimo tratto di litorale molisano prima della Puglia.
Il toponimo racconta già tutto: campus marinus, il campo verso il mare. Documenti del XII secolo attestano l’esistenza di un casale nella zona, ma la storia di questo angolo di basso Molise affonda le radici più indietro, in un territorio frequentato fin dall’epoca daunia e poi romana, crocevia naturale tra la piana del Biferno e la costa adriatica. Il passaggio dei Normanni consolidò l’insediamento, che nel Medioevo fu feudo conteso tra diverse famiglie nobiliari del Regno di Napoli.
Un capitolo decisivo si apre nel Quattrocento, quando una comunità di albanesi — parte della diaspora arbëreshë seguita alla morte di Giorgio Castriota Scanderbeg — si insediò nel borgo, portando con sé lingua, riti e tradizioni. Campomarino è ancora oggi riconosciuto come uno dei comuni arbëreshë del Molise, e tracce di quella cultura sopravvivono nei cognomi, in alcune espressioni dialettali e nella memoria collettiva della comunità, che conta circa 7.732 abitanti.
Nel corso dei secoli il paese ha mantenuto una vocazione agricola — grano, olio, vino — affiancata dalla pesca costiera. Lo sviluppo di Campomarino Lido come località balneare è un fenomeno relativamente recente, legato al boom turistico della seconda metà del Novecento, che ha ridisegnato la geografia sociale del comune senza cancellarne l’identità rurale.
Affacciata sull’omonimo largo nel centro storico, è l’edificio sacro più rappresentativo del borgo. All’interno custodisce la statua di Santa Cristina di Bolsena, patrona di Campomarino, oggetto di profonda devozione popolare. La facciata in pietra, essenziale nelle linee, dialoga con le case circostanti creando un equilibrio architettonico compatto e austero, tipico dei borghi del basso Molise.
Più raccolta e laterale rispetto alla chiesa madre, Sant’Anna è un piccolo edificio di culto che segna un altro nodo del tessuto urbano antico. La sua struttura modesta racconta la religiosità quotidiana di una comunità contadina: muri spessi, un campanile a vela, pochi elementi decorativi ma una presenza solida nel paesaggio costruito del borgo.
Terza tessera del patrimonio religioso di Campomarino, la chiesa del Santo Spirito completa un percorso che si può coprire a piedi in meno di venti minuti attraverso le vie del centro. L’edificio testimonia la stratificazione devozionale del borgo, dove ogni rione aveva il proprio riferimento sacro, punto di aggregazione e di identità comunitaria.
Il cuore civile del borgo è questa piazza che funziona anche come terrazza naturale. Dal belvedere lo sguardo corre oltre i tetti fino alla linea dell’Adriatico — nelle giornate limpide si distingue il profilo delle Isole Tremiti. È il punto in cui il nome del paese acquista senso fisico: il campo, il mare, la distanza tra i due ridotta a un colpo d’occhio.
La frazione costiera si stende lungo un tratto di litorale sabbioso che fa parte della costa molisana — appena trentacinque chilometri di affaccio adriatico, i meno conosciuti d’Italia. La spiaggia è ampia, il fondale degrada lento, e la macchia mediterranea retrodunale conserva un ecosistema fragile. Qui la foce del torrente Saccione segna il confine naturale con la Puglia.
La tavola di Campomarino riflette la doppia anima del territorio: terra e mare si incontrano nei piatti senza forzature. Il pesce azzurro dell’Adriatico — alici, sgombri, triglie — finisce sulla griglia o dentro zuppe preparate con pomodoro fresco e peperoncino. Il brodetto di pesce alla molisana, meno noto di quello marchigiano o abruzzese, ha una sua rusticità diretta, senza troppi ingredienti. Dall’entroterra arrivano i cavatelli con ragù di maiale, la ventricina — insaccato speziato e piccante — e l’olio extravergine delle cultivar autoctone, denso e con un retrogusto amaro che segna le bruschette del pane cotto a legna.
Il vino merita una menzione speciale: Campomarino ricade nell’areale della DOC Molise, e i vigneti della zona producono Montepulciano e Trebbiano che beneficiano della vicinanza al mare e delle escursioni termiche tra giorno e notte. Nelle trattorie del centro e nei ristoranti di pesce lungo il lido, i menu seguono la stagionalità senza grandi concessioni alla cucina internazionale — ed è esattamente questo il loro valore.
L’estate è la stagione più frequentata, soprattutto a Campomarino Lido, dove da giugno a settembre la popolazione si moltiplica per effetto del turismo balneare. Ma il borgo antico restituisce la sua atmosfera più autentica in primavera e all’inizio dell’autunno, quando le temperature oscillano tra i 15 e i 25 gradi e le strade non sono intasate. La festa patronale di Santa Cristina di Bolsena, celebrata il 24 luglio, è il momento in cui la comunità si raccoglie attorno alla sua identità più profonda: processione, musica, fuochi e una devozione che ha radici antiche.
Chi cerca il silenzio troverà nell’inverno molisano un alleato inatteso: il litorale deserto, il vento che spazza la sabbia, il centro storico percorso solo dai residenti. È un paesaggio diverso ma non meno valido — anzi, per un certo tipo di viaggiatore, è quello giusto.
In auto, dall’autostrada A14 Adriatica si esce al casello di Poggio Imperiale-Lesina (direzione sud) o Termoli (direzione nord), proseguendo poi sulla strada statale 16 o sulla 483. Da Campobasso, capoluogo di provincia, la distanza è di circa 75 chilometri percorribili in poco più di un’ora attraverso la fondovalle del Biferno.
La stazione ferroviaria più vicina è quella di Campomarino, sulla linea Adriatica Bologna-Lecce, servita da treni regionali. Per chi arriva in aereo, l’aeroporto di riferimento è il Gino Lisa di Foggia (circa 80 km) o, con una gamma di collegamenti più ampia, l’aeroporto di Bari Karol Wojtyła (circa 200 km). Da Termoli, distante appena 15 chilometri, partono anche i traghetti per le Isole Tremiti.
Risalendo verso l’interno di pochi chilometri, il paesaggio cambia registro. Guglionesi domina la campagna circostante da una posizione elevata, con un centro storico stratificato che conserva chiese medievali e palazzi nobiliari. È il contraltare collinare di Campomarino: stessa provincia, stesso orizzonte agricolo, ma un carattere architettonico più verticale e raccolto, da borgo-fortezza che sorveglia le vallate sottostanti.
Più a ovest, Palata offre un altro tassello del mosaico molisano: un piccolo centro dove il tempo ha un ritmo diverso e dove l’architettura rurale si mescola a tracce di un passato feudale. Collegare questi borghi in un itinerario di due o tre giorni significa attraversare un pezzo d’Italia che resiste alla fretta e che ripaga chi ha la pazienza di fermarsi, guardare, ascoltare.
Una campana batte le undici del mattino e il suono rotola giù per i vicoli, rimbalza tra i muri di pietra calcarea, si perde oltre i tetti verso la valle del Biferno. Un gatto attraversa la piazza deserta, un vecchio sistema la sedia davanti all’uscio. Chi arriva a Casacalenda per la prima volta resta fermo […]
Duemila anni di storia compressi in un borgo collinare del Molise. Larino custodisce un anfiteatro romano, una cattedrale gotica e la spettacolare festa di San Pardo con i carri di fiori.
A 369 metri tra le colline del basso Molise, Guglionesi guarda l'Adriatico e le Tremiti. Chiese medievali, cucina frentana e la festa di sant'Adamo il 3 giugno.
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