Nel 990 d.C. l’arcivescovo Sigerico di Canterbury annotò nel suo diario di viaggio una località chiamata “Aguilla” — trentesima via francigena tappa del suo itinerario di ritorno da Roma verso l’Inghilterra. Quel punto sul percorso era Aulla, in Lunigiana, alla confluenza del torrente Aulella nel fiume Magra. Oggi, oltre mille anni dopo, questo borgo della provincia di Massa-Carrara resta uno dei nodi più significativi dell’intero cammino, con una stratificazione storica che va ben oltre il semplice passaggio a piedi.
Sigerico, Aulla e la via francigena tappa XXX: cosa dice davvero il documento del 990
Il Diario di viaggio di Sigerico di Canterbury è uno dei documenti medievali più citati nella letteratura sul pellegrinaggio europeo, eppure raramente viene letto con attenzione filologica. L’arcivescovo, rientrato da Roma dopo aver ricevuto il pallio da papa Giovanni XV, annotò le tappe del suo viaggio di ritorno in un elenco di 80 mansioni. La voce numero XXX — contando dalla fine, ovvero da Roma — recita semplicemente “Aguilla”. Non c’è descrizione del paesaggio, non c’è menzione di ospizi o chiese: solo il nome, sufficiente a fissare Aulla come via francigena tappa ufficiale nell’itinerario più importante del pellegrinaggio medievale verso Santiago e Roma.
Il toponimo “Aguilla” corrisponde alla forma dialettale della Lunigiana, e la sua presenza nel documento è confermata da un atto ancora più antico: nell’884, un diploma di Adalberto I di Toscana utilizza la formula “inter flumen Macrae et Aulae” per localizzare i confini di un territorio. Quella “Aula” è già la nostra Aulla, già identificata come punto di riferimento tra il Magra e l’Aulella. Il dialettologo Stefano Poggi ha proposto un’etimologia dal termine ligure Ula, con il significato di “selva”, preceduto dall’articolo femminile: un’origine linguistica che rimanda a un paesaggio boschivo oggi difficile da immaginare guardando la pianura urbanizzata del fondovalle.
Per chi percorre la via francigena tappa per tappa oggi, Aulla rientra nella sezione toscana del cammino, dopo il valico della Cisa e prima della discesa verso Sarzana. Il GAS (Gruppo di Azione Locale) della Lunigiana ha segnalato negli ultimi anni un incremento costante dei pellegrini registrati al punto tappa di Aulla, con punte significative nei mesi di aprile, maggio e settembre. I dati dell’Associazione Europea delle Vie Francigene indicano che il tratto Pontremoli-Sarzana, di cui Aulla è il centro geografico, è tra i segmenti con maggiore crescita di frequentazione nell’ultimo decennio.
Vale la pena sottolineare una discrepanza che circola spesso nelle guide turistiche: alcune fonti indicano Aulla come “XXVIII tappa” di Sigerico, altre come “XXX”. La differenza dipende dalla direzione di conteggio adottata — se si parte da Roma o si parte da Canterbury — e dal fatto che alcune edizioni critiche del documento raggruppano o separano diversamente alcune mansioni minori. La numerazione più accreditata dagli studiosi, basata sull’edizione di Monica Stolf e sul lavoro dell’Istituto Storico Italiano per il Medioevo, colloca Aulla alla tappa XXX nel percorso di ritorno da Roma verso nord.
L’abbazia di San Caprasio: 884 d.C., una cassetta reliquiaria e i pellegrini medievali

L’abbazia di San Caprasio è il monumento che più direttamente materializza il ruolo di Aulla come via francigena tappa medievale. La fondazione risale all’884, quando il marchese Adalberto I di Toscana — lo stesso che firma il diploma con il toponimo “Aula” — volle creare un punto di ospitalità e culto sulla confluenza dei due fiumi. La scelta del sito non era casuale: la strozzatura della valle in quel punto rendeva obbligato il passaggio, e un’abbazia con funzioni di xenodochium (ospizio per pellegrini e viandanti) garantiva al marchese un controllo politico oltre che religioso sul transito.
San Caprasio era un monaco provenzale vissuto nel V secolo, che secondo la tradizione agiografica aveva fondato una comunità eremitica sull’isola di Lérins prima di spostarsi in Liguria. Il culto fu introdotto in Lunigiana probabilmente attraverso le rotte commerciali e devozionali che collegavano la Provenza con il versante tirrenico dell’Appennino. L’abbazia che porta il suo nome fu affidata ai Benedettini e rimase attiva come struttura monastica per secoli, svolgendo la funzione di punto di sosta per i pellegrini diretti a Roma o di ritorno da essa lungo la via francigena.
Il momento di svolta nella storia recente dell’abbazia arriva nel 2001, durante lavori di scavo preliminari a un restauro strutturale: sotto il pavimento della chiesa viene recuperata una cassetta reliquiaria in piombo, attribuita dagli archeologi proprio a San Caprasio. Il reperto, databile all’alto Medioevo sulla base delle tecniche di fusione e delle caratteristiche morfologiche, è oggi conservato e visibile nel piccolo museo annesso alla chiesa. Non si tratta di un ritrovamento marginale: la presenza delle reliquie originali confermava l’autenticità della fondazione monastica e forniva ai restauratori una base documentaria solida per l’interpretazione degli strati architettonici sovrapposti.
L’alluvione del 25 gennaio 2011 colpì duramente il complesso: il Magra esondò con una portata stimata intorno ai 2.500 metri cubi al secondo, allagando il piano terra dell’abbazia fino a oltre un metro d’altezza. I danni agli affreschi medievali furono ingenti. Il restauro post-alluvione, coordinato dalla Soprintendenza di Massa-Carrara e finanziato in parte con fondi regionali e statali, si protrasse fino al 2016 e portò alla luce ulteriori elementi decorativi del periodo romanico che l’umidità accumulata nei secoli aveva occultato sotto strati di intonaco.
Visitare l’abbazia oggi significa percorrere un edificio stratificato: la cripta conserva elementi dell’impianto originale dell’884, la navata riflette i rifacimenti romanici dell’XI-XII secolo, e il museo offre un percorso didattico sulla via francigena tappa di Aulla con pannelli esplicativi che citano il documento di Sigerico e ricostruiscono le condizioni materiali del pellegrinaggio medievale. L’ingresso al museo è gratuito nei giorni feriali; nei fine settimana di alta stagione sono disponibili visite guidate condotte dall’Associazione Amici dell’Abbazia di San Caprasio, che da anni collabora con le istituzioni locali per la valorizzazione del sito.
La Fortezza della Brunella e Giovanni delle Bande Nere: un progetto di potere rimasto incompiuto

Nel 1522 Giovanni de’ Medici — il condottiero passato alla storia come Giovanni delle Bande Nere, uno degli ultimi grandi capitani di ventura italiani — acquistò il feudo di Aulla dai Malaspina. L’operazione aveva una logica politica precisa: Giovanni stava elaborando un progetto per costruire un proprio Stato personale nel nord della Toscana, approfittando del vuoto di potere creato dalle guerre d’Italia e dall’instabilità dei principati padani. Aulla, con la sua posizione sul crocevia tra la via francigena, la via del Passo della Cisa e le rotte verso Genova, era un tassello fondamentale di quel disegno.
La Fortezza della Brunella — il cui nome deriverebbe secondo alcune ipotesi da “brunella”, una pianta arbustiva diffusa sullo sperone roccioso — fu avviata dai Malaspina nella seconda metà del Quattrocento e completata o ampliata sotto Giovanni. La struttura, con pianta quadrangolare e quattro torrioni angolari, è un esempio di architettura militare di transizione tra il castello medievale e il bastione rinascimentale: i muri hanno uno spessore fino a tre metri nella parte basamentale, progettati per resistere all’artiglieria, mentre le torri conservano ancora elementi decorativi in pietra arenaria tipici della tradizione lunigianese.
Il progetto di Giovanni delle Bande Nere si interruppe bruscamente: il condottiero morì il 30 novembre 1526 a Mantova, per le ferite riportate nello scontro con i lanzichenecchi di Georg von Frundsberg sul Mincio. Aveva 28 anni. Il feudo di Aulla passò poi ai Centurione, banchieri genovesi che lo tennero fino alla fine del Seicento, e successivamente fu inglobato nel Granducato di Toscana. La fortezza perse progressivamente la sua funzione militare e venne utilizzata come deposito, abitazione privata e infine abbandonata.
Oggi la Fortezza della Brunella ospita il Museo di Storia Naturale della Lunigiana, attivo dal 1982 e gestito dalla Provincia di Massa-Carrara. Il museo è specializzato nella geologia e nella paleontologia della Lunigiana, con collezioni di fossili, minerali e reperti naturalistici raccolti nel territorio provinciale. La scelta di collocare un museo naturalistico in una fortezza rinascimentale può sembrare paradossale, ma funziona: le sale della Brunella offrono una struttura espositiva robusta e i percorsi sugli spalti permettono una visione d’insieme sulla confluenza del Magra e dell’Aulella che spiega meglio di qualsiasi testo perché Aulla sia diventata una via francigena tappa ineludibile.
Il museo è aperto da martedì a domenica; il costo del biglietto è contenuto e include l’accesso alle sale espositive e alle aree esterne. Durante l’estate organizza attività didattiche per le scuole e laboratori tematici sulla natura della Lunigiana.
Il nodo geografico: perché Aulla è un crocevia che non si può ignorare
Ci sono luoghi che diventano importanti per ragioni politiche o religiose, e luoghi che lo diventano per ragioni strettamente fisiche. Aulla appartiene alla seconda categoria. La confluenza del torrente Aulella nel fiume Magra crea una costrizione naturale della valle: a nord, le montagne dell’Appennino tosco-emiliano con i passi della Cisa e del Cerreto; a sud, la pianura costiera con Sarzana e il mare. Chi viaggia tra la pianura padana e il Tirreno — a piedi, a cavallo, in treno o in automobile — passa per Aulla perché non ci sono alternative geograficamente convenienti.
Questa configurazione spiega perché, nello stesso punto in cui un pellegrino medievale si fermava a dormire nell’ospizio dell’abbazia di San Caprasio percorrendo la via francigena, oggi si concentrano l’autostrada A15 Parma-La Spezia, la Strada Statale 62 del Passo della Cisa, la Strada Statale 63 del Valico del Cerreto, la ferrovia Parma-La Spezia e la ferrovia Aulla-Lucca. È difficile trovare in Italia un altro borgo di diecimila abitanti che gestisca una simile densità infrastrutturale su un territorio così ristretto.
La ferrovia Aulla-Lucca merita un cenno particolare per i visitatori che percorrono la via francigena tappa per tappa: questa linea, inaugurata nel 1959 dopo decenni di costruzione, attraversa la Garfagnana con un tracciato di montagna che include gallerie, viadotti e stazioni isolate. È utilizzabile dai pellegrini che vogliono integrare il cammino a piedi con spostamenti ferroviari, oppure da chi vuole esplorare la Lunigiana con mezzi alternativi all’automobile. Il tratto Aulla-Pontremoli è particolarmente utile per chi affronta la sezione pre-Cisa del percorso.
La nebbia invernale è un elemento che chiunque studi la geografia di Aulla non può ignorare. La conformazione a catino della vallata, chiusa tra colline su tre lati e aperta solo verso il mare a sud, crea condizioni di ristagno dell’aria umida durante i mesi freddi: la nebbia mattutina è quasi costante da novembre a febbraio. D’estate, la stessa conformazione provoca risalte termiche con umidità elevata. Non è un caso che le guide pratiche per i pellegrini della via francigena consiglino di programmare la via francigena tappa di Aulla in primavera o in autunno inoltrato, evitando sia i mesi più freddi sia il picco estivo.
La confluenza visibile dei due fiumi — il Magra con le sue acque più lente e il torrente Aulella che vi si immette con una corrente più rapida — è visibile da un punto panoramico accessibile a piedi dal centro storico in circa dieci minuti. Non è un’attrazione organizzata: non ci sono cartelli turistici elaborati, non c’è un ingresso a pagamento. È semplicemente un angolo di territorio che mostra con chiarezza la logica geografica che ha fatto di Aulla quello che è — un luogo dove i percorsi si incrociano necessariamente.
Caprigliola e il Museo di Storia Naturale della Lunigiana: due tappe fuori dall’itinerario standard

Chi si ferma ad Aulla solo per la notte, come facevano i pellegrini medievali sulla via francigena tappa di Lunigiana, rischia di perdere due luoghi che richiedono qualche chilometro in più ma restituiscono una prospettiva diversa sul territorio.
Caprigliola: il borgo alto che domina la vallata
Caprigliola è una frazione di Aulla che occupa una posizione elevata rispetto al fondovalle, su un crinale che guarda sia verso il Magra sia verso la costa. Il borgo conserva un tessuto edilizio medievale sostanzialmente integro, con mura perimetrali in pietra locale e un impianto urbanistico che riflette le esigenze difensive dell’epoca Malaspina. La Chiesa di San Martino, documentata a partire dal XIII secolo, è il punto di riferimento architettonico principale: la facciata in pietra arenaria e il campanile a sezione quadrata sono riconoscibili come esempi di romanico lunigianese, una variante locale dello stile romanico che ha nei territori tra Sarzana e Pontremoli le sue espressioni più coerenti.
Il panorama da Caprigliola sulla vallata del Magra è uno strumento di lettura geografica: da qui si vede con precisione perché Aulla fosse una via francigena tappa ineludibile. Il fondovalle appare come un corridoio obbligato tra pareti montuose, e la confluenza dei fiumi si distingue chiaramente nel punto in cui la piana si allarga verso il mare. Non molti visitatori arrivano fino a Caprigliola, il che rende la visita particolarmente interessante per chi preferisce i luoghi non ancora saturati dal turismo di percorso.
L’accesso da Aulla è possibile in automobile (circa 10 minuti) o a piedi lungo un sentiero segnato che richiede circa 45 minuti e un dislivello di 180 metri. Per i pellegrini della via francigena che hanno già le gambe allenate, la deviazione verso Caprigliola è fisicamente sostenibile e culturalmente giustificata.
Il Museo di Storia Naturale della Lunigiana alla Brunella: cosa vedere concretamente
Il Museo di Storia Naturale della Lunigiana, già menzionato in relazione alla Fortezza della Brunella, merita un approfondimento autonomo per i contenuti scientifici. Le collezioni comprendono oltre 40.000 reperti catalogati, con sezioni dedicate alla geologia appenninica, alla paleontologia (con fossili di vertebrati e invertebrati marini estratti dai depositi miocenici e pliocenici della Lunigiana) e alla zoologia locale. La sezione di mineralogia espone campioni provenienti dalle miniere storiche della zona, in particolare dalle cave di marmo apuano che hanno avuto un impatto profondo sull’economia e sul paesaggio dell’intera provincia di Massa-Carrara.
Per i visitatori con interesse specifico per la via francigena tappa lunigianese, il museo offre anche una prospettiva inaspettata: la Lunigiana come territorio di transizione geologica, dove le formazioni rocciose cambiano rapidamente in pochi chilometri passando dall’Appennino alle Apuane. Questa varietà geologica determinò nel Medioevo la disponibilità di risorse costruttive diverse — pietra arenaria, marmo, ardesia — e influenzò direttamente l’architettura dei borghi che i pellegrini attraversavano lungo la via francigena.
Il museo organizza periodicamente mostre temporanee e collabora con l’Università di Pisa per ricerche sul campo nel territorio lunigianese. Il calendario delle iniziative è consultabile sul sito della Provincia di Massa-Carrara.
Il tratto Aulla-Pontremoli della via francigena: dati pratici per chi cammina
Per chi percorre la via francigena tappa per tappa, il tratto che collega Aulla a Pontremoli verso nord è uno dei segmenti più fisicamente impegnativi della sezione toscana. Il dislivello complessivo supera i 700 metri in salita, con il punto più alto intorno ai 1.039 metri del Passo della Cisa. Il percorso ufficiale segnato dal CAI e dall’Associazione Europea delle Vie Francigene ha una lunghezza di circa 28 chilometri e richiede mediamente 7-8 ore di cammino per un pellegrino con zaino di peso standard.
In direzione opposta — da Aulla verso Sarzana — il tratto è più agevole: circa 18 chilometri con dislivello minimo, in gran parte su fondo stradale o sterrato di fondovalle. È il tratto che i pellegrini con difficoltà fisiche o con poco tempo a disposizione percorrono più facilmente, e che nei mesi primaverili vede la maggiore concentrazione di escursionisti non professionisti che si avvicinano per la prima volta alla via francigena tappa per tappa.
Il punto di partenza ufficiale del cammino ad Aulla è localizzato nei pressi dell’abbazia di San Caprasio, dove è presente una targa commemorativa con le coordinate della mansione di Sigerico e un pannello informativo aggiornato con le distanze verso le tappe adiacenti. La credenziale del pellegrino può essere timbrata presso l’abbazia stessa nei giorni di apertura, oppure presso il municipio di Aulla negli orari di sportello.
FAQ — Le domande più frequenti su Aulla e la via francigena tappa
Aulla è davvero una tappa della Via Francigena?
Sì, e la fonte storica è precisa: nel 990 d.C. l’arcivescovo Sigerico di Canterbury annotò “Aguilla” nel suo diario di viaggio come tappa del percorso di ritorno da Roma. Il documento originale è conservato nel British Museum di Londra e costituisce la fonte primaria su cui si basa la ricostruzione moderna del percorso. Aulla è quindi una via francigena tappa documentata con quasi 1.100 anni di continuità attestata.
Come si raggiunge Aulla per iniziare o concludere una tappa?
Aulla è servita da due linee ferroviarie: la Parma-La Spezia (con connessioni verso Milano, Torino, Genova e La Spezia) e la Aulla-Lucca (utile per chi arriva dalla Toscana centrale). La stazione ferroviaria è a circa 800 metri dall’abbazia di San Caprasio, punto di riferimento della via francigena tappa. In automobile, l’uscita autostradale di Aulla sull’A15 è a meno di 2 chilometri dal centro. Non esistono aeroporti nelle immediate vicinanze: il più vicino è quello di Pisa (circa 80 km) o di Genova (circa 70 km).
Dove si può dormire ad Aulla per chi percorre la Via Francigena?
Aulla dispone di strutture ricettive che accolgono specificamente i pellegrini della via francigena, tra cui un ostello con posti letto in camere condivise nei pressi del centro storico. L’abbazia di San Caprasio non offre pernottamento direttamente, ma l’Associazione Amici dell’Abbazia mantiene una lista aggiornata delle strutture convenzionate con la credenziale del pellegrino. È consigliabile prenotare in anticipo nei mesi di aprile, maggio e settembre, che rappresentano i picchi di affluenza sulla via francigena tappa lunigianese.
Vale la pena fare una deviazione ad Aulla se si viaggia in auto lungo l’A15?
Dipende dall’interesse specifico del viaggiatore. Per chi ha interesse per il Medioevo, il pellegrinaggio e l’architettura religiosa romanica, l’abbazia di San Caprasio e la cassetta reliquiaria di San Caprasio giustificano una sosta di almeno due ore. Per chi è interessato all’architettura militare rinascimentale, la Fortezza della Brunella e la sua storia legata a Giovanni delle Bande Nere offrono un contenuto concreto. La deviazione dall’autostrada richiede circa 10 minuti.
Qual è il periodo migliore per visitare Aulla?
Aprile, maggio e la prima metà di ottobre offrono le condizioni climatiche più favorevoli: temperature moderate, bassa umidità e nebbia assente. I mesi estivi (luglio-agosto) sono caldi e umidi per la conformazione a catino della vallata. I mesi invernali (novembre-febbraio) presentano nebbia mattutina quasi costante. Per chi percorre la via francigena tappa per tappa a piedi, la primavera è preferibile anche per la lunghezza delle giornate e la disponibilità delle strutture ricettive.
L’alluvione del 2011 ha danneggiato permanentemente il patrimonio storico di Aulla?
L’alluvione del 25 gennaio 2011 causò danni ingenti all’abbazia di San Caprasio e al centro storico, ma i restauri condotti tra il 2011 e il 2016 hanno recuperato la quasi totalità del patrimonio artistico. Alcuni affreschi medievali hanno subito perdite irreversibili, ma la struttura architettonica dell’abbazia è stata consolidata e il museo è regolarmente accessibile. Il restauro ha anzi portato alla luce elementi decorativi precedentemente occultati, arricchendo la conoscenza del complesso originale.
Cosa significa “mansione” nel contesto della Via Francigena?
Nel latino medievale, mansio (plurale mansiones) indicava una tappa di sosta lungo una strada — un luogo dove si mangiava, dormiva e si rifornivano le provviste. Il termine deriva dalla prassi dell’esercito romano di dividere i percorsi in segmenti giornalieri con strutture di appoggio. Nel Diario di Sigerico, le mansiones sono i punti in cui l’arcivescovo si fermò durante il viaggio: Aulla come via francigena tappa era quindi non solo un punto sul percorso, ma un luogo con strutture materiali di accoglienza — identificabili nell’abbazia di San Caprasio e nel suo annesso xenodochium.
Ci sono altri borghi della Lunigiana da abbinare alla visita di Aulla?
Pontremoli, a circa 30 chilometri a nord lungo la via francigena, è il comune più importante della Lunigiana e conserva il Castello del Piagnaro con il Museo delle Statue Stele Lunigianesi — una collezione unica di sculture preistoriche in pietra che non ha confronti nell’Italia settentrionale. Sarzana, a circa 15 chilometri a sud, è la città di pianura con la Cattedrale di Santa Maria Assunta e la Fortezza di Sarzanello. Entrambe sono tappe della via francigena e si inseriscono naturalmente in un itinerario che ha in Aulla il suo punto centrale geografico.


