Almese
Nel 1029, un documento dell’abbazia di Novalesa registra per la prima volta il nome Almese, legato a una serie di possedimenti fondiari nella bassa Val di Susa. Quel toponimo — probabilmente derivato da una voce celtica o prelatina connessa agli alpeggi — compare in un territorio che già allora fungeva da cerniera tra la pianura […]
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Nel 1029, un documento dell’abbazia di Novalesa registra per la prima volta il nome Almese, legato a una serie di possedimenti fondiari nella bassa Val di Susa. Quel toponimo — probabilmente derivato da una voce celtica o prelatina connessa agli alpeggi — compare in un territorio che già allora fungeva da cerniera tra la pianura torinese e le vallate alpine. Oggi chi si chiede cosa vedere a Almese trova un comune di 6.377 abitanti disteso a 364 metri di altitudine sulle colline moreniche alla destra della Dora Riparia: un luogo dove frutteti, vigne residuali e nuclei rurali compongono un paesaggio ancora leggibile nella sua struttura agraria storica, a pochi chilometri dall’area metropolitana di Torino.
Storia e origini di Almese
L’area su cui sorge Almese fu abitata già in epoca preromana, come indicano alcuni ritrovamenti di manufatti attribuiti a popolazioni celto-liguri stanziate lungo il corridoio della Val di Susa. Con la conquista romana e la costruzione della via delle Gallie, il fondovalle divenne un asse di transito strategico verso i valichi alpini del Monginevro e del Moncenisio. Tuttavia, i primi insediamenti stabili riconducibili al territorio almesino sono documentati solo nell’alto Medioevo, quando i monaci benedettini della Novalesa e della Sacra di San Michele esercitavano un’influenza capillare sulle terre circostanti. Il diploma del 1029, in cui l’imperatore Corrado II conferma i beni dell’abbazia novalicense, rappresenta il riferimento più antico al toponimo “Almesium”. La radice del nome resta oggetto di dibattito tra linguisti: alcuni la collegano al celtico *alm-, legato al concetto di pascolo o altura erbosa; altri propongono una derivazione dal latino almus, nel senso di fertile, nutritivo. Entrambe le ipotesi, a ben vedere, descrivono una realtà coerente con la geografia del luogo: un terrazzo collinare produttivo, esposto a sud, protetto dai venti settentrionali dalla catena montuosa retrostante.
Durante il periodo feudale, il territorio di Almese passò sotto il controllo dei signori di Avigliana e successivamente dei conti di Savoia, che nella bassa Val di Susa consolidarono il proprio dominio tra il XII e il XIII secolo. Nel 1295, un atto di infeudazione attesta la dipendenza di Almese dal marchesato di Susa, con la famiglia dei Bertrandi tra i vassalli locali documentati. La presenza di più nuclei abitativi sparsi — borgata Rivera, borgata Milanere, il capoluogo stesso — riflette un modello insediativo tipico delle aree collinari piemontesi, dove ciascuna frazione si organizzava attorno a una chiesa, un forno e un sistema di rogge irrigue. La frammentazione fondiaria medievale lasciò tracce durature nella toponomastica e nella distribuzione delle cappelle campestri, alcune delle quali ancora visibili lungo i sentieri che collegano le frazioni. Nel Cinquecento e nel Seicento, Almese subì le conseguenze delle guerre tra Francia e Savoia che devastarono ripetutamente la Val di Susa: saccheggi, passaggi di truppe, requisizioni di raccolti. La comunità, prevalentemente contadina, si riorganizzava ogni volta attorno alla coltivazione di cereali, castagni e viti.
L’Ottocento portò trasformazioni decisive. L’apertura della ferrovia del Fréjus nel 1871, con la linea Torino-Modane, cambiò la geografia economica della valle: sebbene la stazione più prossima fosse quella di Avigliana, Almese beneficiò dell’aumento dei traffici e dello sviluppo della piccola industria manifatturiera. Il Novecento vide la progressiva crescita residenziale del comune, accelerata nel secondo dopoguerra dalla vicinanza con Torino. Oggi Almese conserva una doppia identità: da un lato polo residenziale dell’area metropolitana, dall’altro centro agricolo collinare con una rete di sentieri, cascine e architetture rurali che ne documentano la storia produttiva. Il sito ufficiale del Comune offre informazioni aggiornate sulle iniziative di valorizzazione del patrimonio storico locale.
Cosa vedere a Almese: 5 attrazioni imperdibili
1. Chiesa parrocchiale della Natività di Maria Vergine
Situata nel centro del capoluogo, la chiesa dedicata alla Natività di Maria Vergine — patrona di Almese, celebrata l’8 settembre — rappresenta il fulcro della vita comunitaria. L’edificio attuale, frutto di rimaneggiamenti settecenteschi su una struttura preesistente, presenta una facciata in stile barocco piemontese con lesene e timpano curvilineo. All’interno si conservano un altare maggiore in marmo policromo e alcune tele devozionali attribuite a botteghe locali del XVIII secolo. La navata unica, con volta a botte, mantiene proporzioni sobrie tipiche delle parrocchiali di valle. La piazza antistante offre un punto di orientamento per qualsiasi visita al borgo.
2. Villa Colombatto e il parco delle Milanere
Il complesso delle Milanere, lungo la strada che collega Almese a Villar Dora, comprende la settecentesca Villa Colombatto, edificio signorile circondato da un parco con alberi secolari e un sistema di viali alberati. L’area verde, in parte accessibile al pubblico, ospita cedri del Libano, platani e querce che raggiungono altezze notevoli, creando una copertura arborea densa e stratificata. Il parco è utilizzato per eventi culturali e rappresenta uno dei polmoni verdi del comune. Le dimensioni del giardino e la qualità botanica delle essenze ne fanno un luogo di interesse sia paesaggistico sia naturalistico, particolarmente indicato per passeggiate primaverili e autunnali.
3. Cappella di San Mauro in borgata Rivera
Nella frazione Rivera, la cappella dedicata a San Mauro testimonia la diffusione del culto benedettino nella bassa Val di Susa. L’edificio, di dimensioni contenute, conserva elementi architettonici riconducibili al periodo romanico, tra cui una muratura in conci di pietra locale e un campaniletto a vela. La posizione — su un lieve rilievo che domina il fondovalle — la rende visibile dai sentieri collinari circostanti. Rivera stessa merita una sosta: il nucleo antico della borgata presenta case in pietra con balconi in legno e coperture in lose, tipiche dell’edilizia rurale valsusina, ancora ben conservate in alcuni tratti.
4. Sentiero dei Vigneti e percorso collinare verso il Monte Musinè
Una rete di sentieri parte dalle frazioni alte di Almese e si dirige verso i versanti del Monte Musinè (1.150 m), rilievo isolato visibile da gran parte della pianura torinese. Il percorso attraversa zone un tempo coltivate a vigneto — di cui restano muretti a secco e terrazzamenti — e tratti di bosco misto con castagni, roveri e carpini. La segnaletica CAI permette di raggiungere la cima del Musinè in circa due ore e mezza dal fondovalle. Dalla vetta, nelle giornate limpide, la vista spazia dalla collina torinese fino al Monviso. Il dislivello complessivo si aggira attorno ai 750-800 metri, con tratti ripidi nel settore sommitale.
5. Piloni votivi e edicole campestri
Disseminati lungo le strade interpoderali e i sentieri tra le frazioni, i piloni votivi di Almese costituiscono un itinerario minore ma significativo. Si tratta di edicole in muratura, spesso intonacate e affrescate con immagini mariane o di santi protettori dei raccolti, databili tra il XVII e il XIX secolo. Alcuni conservano ex voto in lamina metallica. La loro distribuzione segue le antiche vie di collegamento tra borgata e borgata, segnando incroci, guadi e confini di proprietà. Un censimento comunale ne ha catalogati oltre una dozzina, rendendoli leggibili come una mappa devozionale del territorio agricolo almesino.
Cucina tipica e prodotti locali
La tradizione alimentare di Almese riflette la collocazione del comune tra pianura cerealicola e collina pedemontana. Il piatto che meglio rappresenta questa posizione di confine è la bagna cauda, preparazione piemontese a base di aglio, acciughe sotto sale e olio d’oliva, consumata tradizionalmente nei mesi freddi con verdure crude e cotte: cardi gobbi, peperoni conservati, topinambur. In zona si prepara anche la zuppa di castagne con latte e riso, retaggio di un’economia in cui il castagno — diffuso sui versanti collinari — forniva farina alternativa ai cereali. La polenta, nelle varianti di farina di mais otto file o bramata grossa, accompagna spezzatini e brasati nei mesi invernali, spesso cucinata nel paiolo di rame secondo la tecnica della cottura lenta con mestolo in legno. Tra i primi piatti, gli agnolotti del plin — pasta ripiena di carne brasata, pinzata a mano — rappresentano il riferimento della cucina festiva piemontese anche nell’area almesina.
I prodotti locali si inscrivono nel sistema agroalimentare della provincia di Torino. Il Toma Piemontese DOP, formaggio vaccino a pasta semicotta prodotto in tutta la regione, è reperibile nelle forme fresche e stagionate presso i caseifici della valle. La vicinanza con la zona di produzione del Vino Valsusa DOC — denominazione che copre i comuni della bassa e media Val di Susa — consente di trovare vini rossi a base di Avanà, Becuet e Barbera, vitigni autoctoni o storicamente radicati in valle, vinificati da piccole cantine con produzioni limitate. Tra i dolci, i torcetti — biscotti di pasta lievitata con burro e zucchero, dalla forma ad anello allungato — e i paste ‘d meliga (biscotti secchi di farina di mais e burro) sono presenze costanti nelle pasticcerie locali. Il miele di castagno e il miele millefiori, prodotti da apicoltori delle colline circostanti, completano un quadro alimentare legato al territorio. La pagina Wikipedia dedicata ad Almese fornisce ulteriori dettagli sulle tradizioni locali.
Sul fronte delle sagre e degli eventi gastronomici, il calendario almesino prevede appuntamenti legati alla stagionalità dei prodotti. La festa patronale dell’8 settembre, dedicata alla Natività di Maria Vergine, include tradizionalmente bancarelle alimentari e cene comunitarie nelle piazze. In autunno, la raccolta delle castagne e la vendemmia offrono occasioni per mercatini di prodotti locali. L’area almesina partecipa inoltre al circuito delle fiere valsusine, dove formaggi d’alpeggio, salumi e conserve trovano spazi espositivi dedicati. Chi cerca ristoranti e agriturismi può consultare il sito comunale per informazioni aggiornate sulle strutture attive nel territorio.
Quando visitare Almese: il periodo migliore
La collocazione collinare a 364 metri di altitudine garantisce ad Almese un clima temperato-continentale con estati calde ma ventilate dalla brezza di valle e inverni moderatamente freddi, con temperature che scendono regolarmente sotto lo zero tra dicembre e febbraio. La primavera — da aprile a giugno — è il periodo più indicato per le escursioni: la fioritura dei prati collinari e la ripresa vegetativa dei castagni rendono i sentieri verso il Musinè particolarmente godibili, con temperature diurne comprese tra 15 e 25 gradi. L’estate può risultare calda nel fondovalle, ma le quote superiori offrono refrigerio. L’autunno, tra settembre e novembre, combina la festa patronale dell’8 settembre con il foliage dei boschi di latifoglie e la stagione dei funghi e delle castagne: è probabilmente il momento di maggiore interesse paesaggistico e gastronomico.
L’inverno, pur meno frequentato dai visitatori, offre il vantaggio della vicinanza con le stazioni sciistiche della Val di Susa (Bardonecchia, Sauze d’Oulx, Sestriere sono raggiungibili in poco più di un’ora di auto) e la possibilità di passeggiate su sentieri innevati nelle giornate soleggiate. Per chi pianifica una visita in coincidenza con eventi specifici, è consigliabile verificare il calendario aggiornato sul sito del Comune, poiché le date di sagre e manifestazioni possono variare di anno in anno. Il fine settimana più prossimo alla festa patronale rappresenta comunque il momento di massima animazione comunitaria.
Come arrivare a Almese
Almese si raggiunge in automobile da Torino percorrendo l’autostrada A32 Torino-Bardonecchia e uscendo al casello di Avigliana Ovest; da lì, la strada provinciale conduce al centro in circa cinque minuti. La distanza dal capoluogo piemontese è di circa 25 chilometri, percorribili in 30-35 minuti anche lungo la strada statale 24 del Monginevro, che attraversa l’intera bassa Val di Susa. Da Milano, il percorso autostradale via A4 e A32 richiede circa due ore per coprire i 170 chilometri di distanza.
La stazione ferroviaria più vicina è quella di Avigliana, servita dalla linea SFM3 del servizio ferroviario metropolitano di Torino, con corse frequenti verso Torino Porta Nuova (tempo di percorrenza circa 35-40 minuti). Da Avigliana, Almese dista circa 5 chilometri, raggiungibili con autobus locali o taxi. L’aeroporto di Torino-Caselle si trova a circa 40 chilometri, percorribili in 40-50 minuti di auto tramite tangenziale e autostrada. Per chi arriva dall’aeroporto di Milano Malpensa, la distanza è di circa 190 chilometri, pari a circa due ore di viaggio autostradale. Il Touring Club Italiano include informazioni utili sulla viabilità e le strutture ricettive della Val di Susa.
Altri borghi da scoprire in Piemonte
Chi visita Almese e vuole approfondire la conoscenza del Piemonte collinare può costruire un itinerario che tocchi centri diversi per vocazione e carattere, ma accomunati dalla posizione su rilievi dolci e dalla permanenza di un tessuto agricolo riconoscibile. Andezeno, nella collina torinese orientale tra Chieri e Castelnuovo Don Bosco, offre un paesaggio vitato dove il Freisa trova una delle sue zone di elezione: le sue strade tra filari e cascine rappresentano un complemento ideale alla dimensione pedemontana di Almese, con un percorso di circa 50 chilometri che attraversa l’intera area metropolitana di Torino da ovest a est. La struttura insediativa di Andezeno — con il nucleo storico compatto sulla sommità della collina — si distingue nettamente dal modello sparso per borgate tipico della bassa Val di Susa, rendendo il confronto tra i due luoghi istruttivo per comprendere le diverse forme dell’abitato collinare piemontese.
Spostandosi verso nord, Albiano d’Ivrea propone un altro capitolo della storia collinare regionale: qui il paesaggio è segnato dall’anfiteatro morenico eporediese, formazione geologica che ha modellato un territorio ondulato punteggiato di laghi e dossi. La distanza da Almese è di circa 75 chilometri, percorribili in poco più di un’ora lungo l’autostrada A5 Torino-Aosta. Combinando i tre borghi in un itinerario di due o tre giorni si ottiene una sezione trasversale del Piemonte collinare che attraversa la Val di Susa, la collina torinese e il Canavese, mettendo in relazione ambienti naturali, tradizioni alimentari e forme architettoniche distinte ma appartenenti alla medesima civiltà contadina subalpina. È un percorso che restituisce la complessità di una regione spesso ridotta al solo circuito delle Langhe e del Monferrato, e che merita di essere percorso con lentezza, fermandosi nei mercati locali e nelle trattorie di paese.
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