Blera
Il guanciale stagionato appeso sotto le travi delle botteghe del centro storico è il primo segnale che qualcosa di antico e concreto resiste in questo tratto della Tuscia viterbese. Blera si alza su un pianoro di tufo a 270 metri sul livello del mare, stretta tra tre torrenti — il Biedano, il Riochiaro e il […]
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Il guanciale stagionato appeso sotto le travi delle botteghe del centro storico è il primo segnale che qualcosa di antico e concreto resiste in questo tratto della Tuscia viterbese.
Blera si alza su un pianoro di tufo a 270 metri sul livello del mare, stretta tra tre torrenti — il Biedano, il Riochiaro e il Riomoro — che hanno scavato nel corso dei secoli gole profonde e pareti rocciose verticali.
Tremilaquarantuno abitanti, poche strade che convergono verso la chiesa madre, e tutt’intorno un paesaggio di macchia mediterranea e forre che il turismo di massa non ha ancora trasformato in scenario da depliant.
Cosa vedere a Blera è una domanda che trova risposta concreta già nei primi passi fuori dal centro abitato: necropoli etrusche rupestri disseminate lungo i versanti delle forre, un ponte romano a tre arcate che attraversa tuttora il torrente Biedano, una rocca medievale che domina la confluenza dei valloni.
A 270 m s.l.m. e con una superficie comunale ricca di testimonianze dall’età del Bronzo fino al Medioevo, Blera offre percorsi storici, gastronomia certificata e una logistica comoda grazie alla vicinanza con la via Cassia.
Chi visita Blera trova quindi un borgo dove ogni strato cronologico è leggibile direttamente sul territorio, senza bisogno di ricostruzioni o allestimenti scenografici.
Storia e origini di Blera
Il nome Blera deriva quasi certamente dall’etrusco, e la città fu uno dei centri minori della civiltà etrusca nella regione oggi nota come Tuscia. La posizione geografica — un pianoro tufaceo difeso naturalmente dai torrenti su tre lati — era strategicamente ideale per un insediamento preistorico e protostorico. Le necropoli rupestri che circondano il territorio comunale confermano una presenza strutturata e continuativa almeno dal VII secolo a.C., con tombe a camera scavate direttamente nella roccia di tufo, alcune delle quali conservano tracce di decorazione pittorica e arredi sepolcrali.
L’abitato etrusco occupava probabilmente la stessa area del centro storico attuale, sfruttando la naturale protezione del pianoro.
Con la conquista romana, Blera — chiamata in latino Blera o Blerana — divenne municipio e fu inserita nella rete viaria che collegava Roma con l’Etruria settentrionale.
La via Clodia passava nelle sue vicinanze, e il ponte romano sul Biedano rappresenta ancora oggi la testimonianza più visibile di quella fase di integrazione nell’orbita di Roma.
In età imperiale il territorio era sufficientemente ricco e popolato da giustificare infrastrutture di una certa complessità: oltre al ponte, resti di strutture termali e di edifici pubblici sono stati identificati dagli archeologi nelle campagne circostanti. La diocesi di Blera, attestata almeno dall’Alto Medioevo, testimonia che la città mantenne un ruolo ecclesiastico e amministrativo anche dopo la dissoluzione dell’impero romano d’Occidente.
Nel Medioevo Blera attraversò le vicende comuni a molti centri della Tuscia: contese tra famiglie nobiliari, passaggi di proprietà tra enti ecclesiastici e poteri laici, e infine l’incorporazione nello Stato della Chiesa.
La rocca medievale che ancora si staglia sul bordo del pianoro risale in gran parte alle trasformazioni avvenute tra il XII e il XIV secolo, quando le città della regione furono oggetto di sistematici interventi difensivi.
Il declino demografico che colpì molti borghi dell’Italia centrale tra il XIV e il XVI secolo interessò anche Blera, che perse gradualmente il rango di città vescovile, vedendo soppressa la propria diocesi e accorpata a quella di Viterbo.
Questo passaggio segnò l’inizio di una lunga fase di marginalità amministrativa che durò fino all’Unità d’Italia, quando Blera fu inserita nella provincia di Viterbo, configurazione rimasta invariata fino a oggi. Un percorso storico per certi versi analogo a quello di Lubriano, altro centro della Tuscia viterbese che condivide con Blera l’origine etrusca e la lunga appartenenza allo Stato della Chiesa.
Cosa vedere a Blera: attrazioni principali
Necropoli etrusche rupestri
Le pareti di tufo che bordano le forre del Biedano e del Riochiaro sono letteralmente forate da centinaia di tombe a camera, scavate nel banco roccioso tra il VII e il III secolo a.C.
L’accesso alle necropoli avviene attraverso sentieri che scendono dai margini del pianoro urbano, in alcuni punti con dislivelli superiori ai 40 metri. Ogni sepolcro presenta un vestibolo esterno, spesso preceduto da un dromos — un corridoio di accesso scavato obliquamente — e una o più camere interne con banchine funerarie ricavate nella roccia.
Alcune tombe conservano ancora i loculi laterali destinati ai defunti secondari e nicchie per le offerte votive.
La concentrazione delle necropoli intorno al perimetro urbano suggerisce che la città etrusca fosse densamente popolata e socialmente articolata, con famiglie aristocratiche capaci di finanziare sepolture elaborate su più generazioni. Il periodo migliore per esplorare i sentieri è la primavera, quando la vegetazione non ha ancora invaso i percorsi e la luce radente del mattino rivela i dettagli architettonici delle facciate rupestri.
Ponte romano sul torrente Biedano
Tre arcate in opera quadrata di tufo locale reggono il ponte che scavalca il Biedano a valle dell’abitato, lungo circa 30 metri e costruito presumibilmente in età repubblicana o augustea, tra il II e il I secolo a.C.
La struttura ha resistito per oltre duemila anni alle piene stagionali del torrente, conservando sostanzialmente integra la geometria originale, con pile massicce e pile a punta di diamante che deviano la corrente nelle piene.
Dal bordo superiore del ponte lo sguardo scende direttamente sulle pareti di forra, dove si distinguono nitidamente gli strati geologici del tufo vulcanico alternati a livelli di paleosuolo.
Chi raggiunge il ponte percorrendo il sentiero che parte dal centro storico — circa 20 minuti a piedi — ha anche l’opportunità di osservare i resti di una strada basolata romana che si conserva in tratti discontinui lungo il percorso. Il ponte è visibile e percorribile tutto l’anno; i mesi con minore portata idrica del Biedano, tipicamente luglio e agosto, permettono di avvicinarsi alle fondazioni e osservare le tecniche costruttive romane al livello del pelo d’acqua.
Rocca medievale e centro storico
Il profilo della rocca medievale definisce la silhouette di Blera vista dalla strada provinciale che sale dal fondovalle: una massa compatta di muratura in tufo squadrato, con torri angolari parzialmente conservate e un camminamento di ronda leggibile nel perimetro superiore.
La costruzione attuale risale nelle sue linee principali ai secoli XII-XIV, ma incorpora elementi di strutture precedenti, come dimostrano alcuni conci di reimpiego visibili nella cortina muraria sud.
Il centro storico si sviluppa attorno alla rocca con un impianto viario irregolare che segue la morfologia del pianoro, con vicoli stretti che sbucano improvvisamente su piccole piazze dominate da palazzi nobiliari cinquecenteschi e secenteschi.
La chiesa principale conserva elementi architettonici di diverse epoche, dal portale romanico alla navata rifatta in forme barocche. Percorrere il centro storico di Blera significa leggere fisicamente le stratificazioni di sette secoli di edilizia locale, con i materiali — tufo, peperino, laterizio — che cambiano da edificio a edificio seguendo la disponibilità e la moda del momento.
Un contesto architettonico per molti aspetti comparabile a quello di Bassano in Teverina, altro borgo viterbese con impianto medievale ben conservato.
Forre del Biedano e sentieri naturalistici
La rete di forre che circonda Blera costituisce un sistema paesaggistico di rara compattezza: pareti verticali di tufo alte fino a 20 metri, vegetazione ripariale fitta di ontani e pioppi, e il rumore costante dell’acqua che scorre in basso.
I sentieri che percorrono le forre sono in parte antichi tracciati etruschi e medievali, in parte tracciati più recenti aperti per il turismo escursionistico. Il percorso più frequentato scende dalla porta sud del centro storico, attraversa la necropoli rupestre principale e raggiunge il ponte romano in circa 25 minuti, con un dislivello di 60 metri.
Un secondo tracciato risale il Riochiaro verso nord, attraversando aree in cui la vegetazione ripristina spontaneamente il bosco di querce e carpini che un tempo copriva tutta la Tuscia. La primavera e l’autunno sono i periodi in cui le forre esprimono la maggiore varietà cromatica e la fauna — aironi cenerini, martin pescatori, rapaci notturni — è più facilmente osservabile lungo le rive dei torrenti.
Chiesa di San Giovanni Battista e patrimonio ecclesiastico
La chiesa di San Giovanni Battista occupa una posizione centrale nel tessuto urbano di Blera, con la facciata che si apre su uno slargo pavimentato in basalto vulcanico locale.
L’edificio documenta nel suo interno le successive fasi costruttive che hanno interessato il borgo: la struttura portante risale al Medioevo, con una navata principale e due laterali separate da archi a tutto sesto su pilastri in tufo, mentre le decorazioni pittoriche e gli altari laterali appartengono alle campagne di abbellimento dei secoli XVII e XVIII.
Degno di attenzione è il fonte battesimale in marmo, datato al XVI secolo, con decorazioni a rilievo che combinano motivi vegetali e figure simboliche tipiche dell’iconografia cristiana del Rinascimento maturo.
Il patrimonio ecclesiastico di Blera comprende anche piccoli oratori di quartiere e edicole votive disseminate lungo le mura e nei vicoli del centro storico, spesso con affreschi votivi ancora leggibili nonostante l’esposizione agli agenti atmosferici.
La visita agli interni ecclesiastici è possibile nelle ore di apertura, che variano per stagione: conviene verificare gli orari aggiornati sul sito ufficiale del Comune di Blera prima di organizzare la giornata.
Cucina tipica e prodotti di Blera
La cucina del territorio di Blera affonda le radici nella tradizione contadina della Tuscia viterbese, una zona storicamente segnata dall’allevamento brado, dalla cerealicoltura e dalla raccolta dei prodotti del bosco.
La vicinanza con i grandi centri etruschi e poi romani ha favorito nei secoli una cultura alimentare basata sulla conservazione — salumi, formaggi stagionati, legumi essiccati — che permetteva di sfruttare al massimo le risorse disponibili in un territorio non sempre generoso.
L’influenza della cucina laziale si mescola qui con elementi di quella umbra e toscana, data la posizione di Blera al confine tra più aree culturali.
Tra i piatti della tradizione locale emergono le zuppe di legumi — fagioli, cicerchie e farro coltivato nelle colline circostanti — condite con olio extravergine di oliva prodotto nella stessa area.
La pasta fatta in casa prende forme locali: pappardelle al ragù di cinghiale, strozzapreti con sugo di pomodoro e guanciale rosolato, acquacotta preparata con verdure di stagione, uova e pane raffermo.
Proprio il guanciale, salume ottenuto dalla guancia del maiale con speziatura a secco e stagionatura di almeno due mesi, è uno dei prodotti più rappresentativi della tradizione locale e dell’intera area viterbese.
I prodotti certificati presenti nel territorio includono tre riconoscimenti PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali) che documentano la continuità delle tecniche di lavorazione artigianale.
Il Cacio fiore* (PAT) — comuni: Blera, Viterbo, Vetralla, Tarquinia, Tuscania è un formaggio fresco a pasta molle ottenuto da latte ovino, coagulato con caglio vegetale ricavato dal fiore del cardo selvatico, secondo una tecnica che risale almeno all’epoca romana e che produce una consistenza cremosa e un sapore leggermente amarognolo.
Il Guanciale (PAT) — comuni: Blera, Viterbo, Vetralla, Tarquinia, Tuscania si distingue dalla pancetta per il taglio anatomico specifico — la guancia del suino — e per la speziatura con pepe nero, aglio e rosmarino.
Il Guanciale amatriciano (PAT) — comuni: Blera, Viterbo, Vetralla, Tarquinia, Tuscania segue una ricetta con speziatura più marcata di peperoncino, collegata alla tradizione della pasta all’amatriciana diffusa nell’intero Lazio centrale.
I prodotti locali sono acquistabili presso i piccoli negozi di alimentari del centro storico e nei mercati settimanali che si tengono regolarmente nel borgo.
La stagione autunnale, da settembre a novembre, è il momento in cui l’offerta gastronomica locale è più ricca, con la raccolta delle olive, la macellazione dei suini e la produzione dei salumi che coinvolge ancora molte famiglie del paese.
Chi vuole acquistare il cacio fiore fresco deve considerare che la produzione è stagionale e legata alla disponibilità del latte ovino primaverile.
I prodotti tipici di Blera si trovano anche in borghi vicini della stessa area: Labro, nel Lazio orientale, condivide con questo territorio la tradizione dei formaggi ovini a lavorazione artigianale.
Feste, eventi e tradizioni di Blera
La festa patronale di Blera celebra Vivenzio di Blera l’11 dicembre, data che cade nel pieno dell’inverno e che conferisce alla ricorrenza un carattere raccolto e comunitario, lontano dal turismo estivo.
Vivenzio fu vescovo di Blera in epoca tardo-antica e la devozione locale verso questa figura è documentata fin dall’Alto Medioevo, quando la diocesi blerana era ancora attiva.
La celebrazione liturgica si svolge nella chiesa principale con messa solenne, seguita da una processione che percorre le vie del centro storico secondo un itinerario tradizionale che tocca le edicole votive e i principali edifici religiosi del borgo.
La data invernale rende questa festa un momento di partecipazione essenzialmente locale, in cui la comunità di 3.341 abitanti mantiene vivo un legame con la propria storia ecclesiastica.
Nel corso dell’anno il calendario degli eventi locali include manifestazioni legate al ciclo agricolo e alla gastronomia stagionale, con appuntamenti concentrati nei mesi primaverili ed estivi quando l’affluenza di visitatori dalla capitale — Roma dista meno di 80 km — rende economicamente sostenibili le iniziative pubbliche.
La tradizione della lavorazione dei salumi, ancora praticata in forma familiare nei mesi invernali, si riflette in eventi gastronomici che valorizzano il guanciale e i formaggi locali.
Per il calendario aggiornato delle manifestazioni conviene consultare il sito del Comune, poiché le date delle sagre possono variare di anno in anno.
Quando visitare Blera e come arrivare
Il periodo più favorevole per visitare Blera va da aprile a giugno e da settembre a ottobre.
In primavera la vegetazione delle forre raggiunge la massima densità, i torrenti hanno ancora portata sufficiente per animare il paesaggio sonoro delle gole, e le temperature — tra i 15 e i 22 gradi — rendono confortevole la camminata sui sentieri. L’autunno offre colori diversi, con i boschi di querce che virano al rosso e all’arancione, e la stagione della raccolta delle olive che anima le campagne circostanti.
I mesi estivi, luglio e agosto, sono percorribili ma più caldi: le forre garantiscono comunque ombra e frescura, e le giornate lunghe permettono escursioni serali. L’inverno è il periodo meno frequentato dai turisti esterni, ma chi vuole assistere alla festa di San Vivenzio l’11 dicembre trova un borgo autentico, senza la componente turistica estiva.
Se arrivi in auto, l’itinerario più diretto da Roma percorre la via Cassia (SR2) fino a Vetralla, poi la strada provinciale verso Blera per circa 12 km.
Da Viterbo il tragitto è ancora più breve: circa 25 km seguendo la SR2 in direzione Roma e deviando a Vetralla. L’autostrada A1 (Milano-Napoli) ha il casello di Orte come riferimento per chi viene da nord, con circa 50 km di percorso su strade statali e provinciali.
Non esiste una stazione ferroviaria a Blera: la più vicina è quella di Capranica-Sutri, sulla linea Roma-Viterbo gestita da Trenitalia, distante circa 15 km.
Da Viterbo è disponibile un collegamento con autobus locale, ma la frequenza delle corse è limitata: conviene verificare gli orari aggiornati prima di organizzare il viaggio senza auto. L’aeroporto internazionale più vicino è Roma Fiumicino, a circa 100 km, mentre l’aeroporto di Ciampino dista circa 90 km.
| Punto di partenza | Distanza | Tempo stimato |
|---|---|---|
| Roma (centro) | circa 80 km | 1 ora e 15 minuti in auto |
| Viterbo | circa 25 km | 30 minuti in auto |
| Aeroporto Roma Fiumicino | circa 100 km | 1 ora e 30 minuti in auto |
| Casello A1 di Orte | circa 50 |
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