Bonnanaro
Nel 1388, quando i rappresentanti delle ville sarde firmarono la pace con la Corona d’Aragona, tra i firmatari compariva anche il villaggio di Bonnanaro, centro agricolo già noto per la fertilità dei suoi terreni vulcanici alle pendici del monte Pelao. Oggi questo borgo di 921 abitanti, collocato a 405 metri sul livello del mare nella […]
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Nel 1388, quando i rappresentanti delle ville sarde firmarono la pace con la Corona d’Aragona, tra i firmatari compariva anche il villaggio di Bonnanaro, centro agricolo già noto per la fertilità dei suoi terreni vulcanici alle pendici del monte Pelao. Oggi questo borgo di 921 abitanti, collocato a 405 metri sul livello del mare nella provincia di Sassari, conserva una struttura urbana compatta fatta di case in pietra trachitica e cortili interni aperti sulla campagna del Logudoro-Meilogu. Chiedersi cosa vedere a Bonnanaro significa prepararsi a un percorso tra architetture religiose sobrie, evidenze archeologiche prenuragiche e una tradizione vinicola che ha radici documentate almeno nel Settecento.
Storia e origini di Bonnanaro
L’etimologia del nome Bonnanaro resta oggetto di discussione tra i linguisti.
Secondo alcune ipotesi, deriverebbe dal latino bonus unito a un suffisso preromano, indicando un territorio dalla buona resa agricola. Altre interpretazioni riconducono il toponimo a una radice paleosarda legata alla conformazione del luogo. Le attestazioni scritte più antiche risalgono ai condaghi medievali, i registri patrimoniali dei monasteri sardi, dove il villaggio figura con la grafia “Bonnanaru”. La presenza dell’uomo nell’area è tuttavia molto più remota: nel territorio comunale si trovano resti di domus de janas — tombe ipogeiche scavate nella roccia — riferibili al Neolitico recente, tra il IV e il III millennio a.C., segno di un insediamento stabile già in epoca preistorica.
Durante il Medioevo, Bonnanaro rientrava nella curatoria del Meilogu, una delle suddivisioni amministrative del Giudicato di Torres, il regno che governava il nord-ovest della Sardegna fino al 1259. Alla dissoluzione del giudicato, il borgo passò sotto il controllo di diverse famiglie feudali, entrando nell’orbita della Corona d’Aragona e poi di quella spagnola. Nel 1421 fu incorporato nel marchesato di Bonnanaro, che restò attivo fino alla soppressione del sistema feudale in Sardegna, avvenuta nel 1839 con il riscatto dei feudi sotto il Regno di Sardegna sabaudo.
Durante il periodo feudale, il borgo mantenne un’economia basata sulla cerealicoltura e sull’allevamento ovino, con una significativa produzione di vino destinata ai mercati locali.
Tra i nativi di Bonnanaro, la figura più rilevante sul piano storico è Giovanni Maria Angioy (1751–1808), magistrato e rivoluzionario che guidò il tentativo di rivolta antipiemontese del 1796, marciando da Sassari verso Cagliari con l’appoggio di parte della popolazione rurale sarda. Sconfitto politicamente, Angioy morì in esilio a Parigi. La sua vicenda resta uno degli episodi più studiati della storia sarda moderna e costituisce per Bonnanaro un elemento identitario forte: la casa natale è ancora oggi visibile nel centro storico. Sul piano demografico, il borgo ha conosciuto un calo progressivo nel secondo Novecento, passando da oltre duemila abitanti negli anni Cinquanta agli attuali 921, secondo un andamento comune a molti centri dell’entroterra isolano.
Cosa vedere a Bonnanaro: 5 attrazioni imperdibili
1. Chiesa di San Giorgio Martire
La chiesa parrocchiale di San Giorgio, dedicata al patrono del borgo, sorge nella parte alta del centro storico e rappresenta il principale edificio religioso di Bonnanaro. L’impianto attuale risale a interventi seicenteschi e settecenteschi, con una facciata in pietra trachitica locale e un campanile a canna quadrata visibile da diversi punti del paese. L’interno, a navata unica con cappelle laterali, conserva arredi lignei e statue processionali legate al culto del santo, celebrato ogni 23 aprile. L’edificio è il punto di partenza della processione patronale, durante la quale la statua del cavaliere che uccide il drago attraversa le strade del borgo.
2.
Casa natale di Giovanni Maria Angioy
In via Angioy, nel nucleo antico del paese, si trova la casa natale di Giovanni Maria Angioy, riconoscibile per una targa commemorativa posta sulla facciata. L’edificio, costruito in pietra trachitica secondo la tipologia abitativa logudorese del XVIII secolo, presenta il classico schema a corte interna con loggiato. Sebbene non sia permanentemente aperta al pubblico come museo, la casa è un punto di riferimento storico significativo: Angioy è considerato uno dei primi protagonisti del pensiero autonomista sardo e la sua figura è studiata come precursore dei moti risorgimentali italiani. Il comune ha promosso negli anni iniziative di valorizzazione legate alla sua memoria.
3. Domus de janas nel territorio comunale
Il territorio di Bonnanaro ospita diverse domus de janas, le sepolture ipogeiche caratteristiche della Sardegna prenuragica, scavate nella roccia vulcanica della zona. Queste tombe collettive, risalenti alla cultura di Ozieri e alle fasi successive del Neolitico finale ed Eneolitico (IV-III millennio a.C.), presentano celle multiple collegate da corridoi, talvolta con tracce di decorazioni scolpite. L’area del Meilogu è particolarmente ricca di queste strutture funerarie, e quelle di Bonnanaro offrono un’occasione concreta per osservare da vicino la tecnica costruttiva preistorica. La cosiddetta “cultura di Bonnanaro”, datata all’Età del Bronzo antico (circa 1800-1500 a.C.), prende nome proprio da ritrovamenti effettuati in questa zona.
4.
Chiesa di Santa Maria di Mesumundu
Nelle campagne circostanti il centro abitato si trova la chiesa rurale di Santa Maria, legata al complesso termale romano di Mesumundu, un sito noto agli archeologi per la sovrapposizione di strati edilizi che vanno dall’epoca romana imperiale all’alto Medioevo bizantino. La chiesa, costruita riutilizzando strutture preesistenti, documenta la continuità insediativa del territorio bonnanarese attraverso i secoli. Le campagne di scavo, condotte in diverse fasi nel Novecento, hanno portato alla luce materiali ceramici e strutturali di grande interesse. Il sito si raggiunge percorrendo una strada sterrata che attraversa campi coltivati e pascoli, in un paesaggio collinare aperto verso la piana del Logudoro.
5. Centro storico e tessuto urbano tradizionale
Il centro storico di Bonnanaro conserva un impianto urbanistico compatto, con case in pietra trachitica grigia e rosa allineate lungo strade strette e rettilinee. Le abitazioni tradizionali presentano portali in pietra lavorata, cortili interni con pozzi e loggiati al primo piano, secondo una tipologia diffusa nel Logudoro e nel Meilogu. Passeggiare per il borgo consente di osservare i materiali costruttivi locali e la logica organizzativa dello spazio rurale sardo: le case più grandi appartenevano ai proprietari terrieri, mentre le strutture minori erano legate a famiglie di braccianti.
Alcuni edifici mostrano ancora i segni di antiche botteghe artigiane, con architravi datati che permettono di collocare le costruzioni tra il XVII e il XIX secolo.
Cosa mangiare a Bonnanaro: cucina tipica e prodotti locali
La tradizione gastronomica di Bonnanaro si inserisce nel quadro della cucina del Logudoro-Meilogu, una regione interna della Sardegna nord-occidentale dove l’alimentazione storica ruotava attorno a tre pilastri: grano duro, allevamento ovino e viticoltura. La distanza dal mare ha orientato la dieta locale verso i prodotti della terra e della pastorizia, con una cucina fortemente stagionale che sfruttava le risorse disponibili nell’arco dell’anno agricolo. Il clima collinare, con inverni freschi e estati secche, ha favorito nei secoli la coltivazione di ortaggi, legumi e frutta, oltre che dei cereali destinati alla panificazione.
Tra i piatti della tradizione bonnanarese si trovano le preparazioni comuni alla cucina sarda dell’interno. I culurgiones, ravioli ripieni di patate, pecorino e menta, rappresentano una delle forme di pasta fresca più diffuse nell’isola, con varianti locali nella chiusura a spiga. La favata, piatto invernale a base di fave secche, lardo, finocchietto selvatico e cavoli, costituiva il pasto principale nei mesi freddi e veniva cotta a lungo in pentole di coccio.
Il pane, elemento centrale della tavola, si preparava in diverse forme: il pane carasau — sottile e croccante, cotto due volte nel forno a legna — e il pane ‘e fresa, più spesso e morbido, adatto a essere bagnato con il brodo di pecora.
Il prodotto che più caratterizza il territorio di Bonnanaro e dell’intero Meilogu è il formaggio pecorino sardo, ottenuto dal latte delle greggi che pascolano sulle colline circostanti. La Sardegna è la regione italiana con la maggiore tradizione casearia ovina, e il pecorino — nelle sue varianti fresco, semicotto e stagionato — accompagna ogni pasto. L’olio d’oliva, prodotto da oliveti presenti nel territorio comunale, viene utilizzato sia a crudo che in cottura. Va segnalata anche la produzione locale di miele, in particolare di asfodelo e cardo, fiori abbondanti nella macchia mediterranea che ricopre le zone non coltivate del comune.
Bonnanaro ospita nel mese di dicembre una festa legata al vino novello, che richiama visitatori dai centri vicini e rappresenta un’occasione per assaggiare i prodotti locali. Durante la festa di San Giorgio, il 23 aprile, le famiglie preparano dolci tradizionali sardi come le seadas — dischi di pasta ripiena di formaggio fresco, fritti e ricoperti di miele — e i papassini, biscotti con uvetta, noci e spezie.
Per acquistare prodotti locali, il riferimento sono le aziende agricole del territorio e i piccoli caseifici della zona del Meilogu, dove è possibile trovare pecorino e ricotta di produzione artigianale.
Il territorio di Bonnanaro rientra nell’area di produzione della DOC Sardegna, la denominazione regionale che copre l’intera isola, e si colloca nella sottozona vinicola del Logudoro. La viticoltura locale ha tradizione documentata: il vitigno più diffuso nella zona è il cannonau, dal quale si ricava un rosso corposo, accanto al cagnulari, varietà autoctona del nord-ovest sardo, e al vermentino, bianco secco coltivato in tutta l’isola. La produzione è prevalentemente familiare o di piccole cantine, con rese contenute che riflettono la natura collinare e i suoli vulcanici dei vigneti.
Quando visitare Bonnanaro: il periodo migliore
La posizione collinare a 405 metri di altitudine rende Bonnanaro un borgo con un clima relativamente mite in primavera e autunno, le due stagioni più indicate per la visita. Il mese di aprile coincide con la festa patronale di San Giorgio, il 23, e con la fioritura della campagna circostante: è il periodo ideale per chi vuole combinare la visita al borgo con escursioni nelle campagne del Meilogu, quando i prati sono ancora verdi e le temperature oscillano tra i 12 e i 20 gradi.
L’autunno, in particolare ottobre e novembre, offre i colori della vendemmia e la possibilità di partecipare agli eventi legati al vino novello nel mese di dicembre.
L’estate sarda, da giugno a settembre, porta temperature che nell’entroterra superano spesso i 30 gradi: la visita è possibile ma consigliabile nelle ore mattutine e serali. L’inverno è il periodo più tranquillo, con pochissimi visitatori e un borgo raccolto nel suo ritmo quotidiano — adatto a chi cerca un’esperienza di osservazione lenta del tessuto rurale sardo. Da tenere presente che alcuni siti nelle campagne, come le domus de janas e la chiesa di Mesumundu, sono più facilmente accessibili nei mesi asciutti, quando le strade sterrate sono in buone condizioni.
Come arrivare a Bonnanaro
Bonnanaro si trova nell’entroterra nord-occidentale della Sardegna, collegato alla rete stradale principale attraverso la strada statale 131 (Carlo Felice), l’arteria che collega Sassari a Cagliari. L’uscita più vicina è quella di Bonnanaro-Torralba, da cui il centro abitato dista circa 5 chilometri. Da Sassari il percorso è di circa 45 chilometri, percorribili in 40 minuti. Da Alghero, dove si trova l’aeroporto di Fertilia, la distanza è di circa 65 chilometri, raggiungibili in poco meno di un’ora lungo la SS 291 e poi la SS 131.
L’aeroporto più vicino è quindi quello di Alghero-Fertilia, servito da voli nazionali e alcune rotte europee stagionali.
L’aeroporto di Olbia-Costa Smeralda dista circa 130 chilometri (un’ora e quaranta di guida), mentre quello di Cagliari-Elmas si trova a circa 190 chilometri. La stazione ferroviaria più vicina è quella di Torralba, sulla linea Sassari-Cagliari delle Ferrovie della Sardegna (ARST), situata a circa 6 chilometri dal borgo. I collegamenti con autobus ARST dalla stazione di Torralba sono limitati: per esplorare la zona con libertà di movimento è consigliabile disporre di un’automobile, come nella maggior parte dell’entroterra sardo. Ulteriori informazioni logistiche sono disponibili sul sito ufficiale del Comune di Bonnanaro.
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A circa 30 chilometri da Bonnanaro, percorrendo la SS 131 in direzione Sassari e deviando verso est, si raggiunge Ardara, antico capoluogo del Giudicato di Torres. Il borgo conserva la basilica di Nostra Signora del Regno, uno degli edifici romanici più importanti della Sardegna, con un retablo del XVI secolo di dimensioni eccezionali. La visita combinata Bonnanaro-Ardara permette di attraversare il cuore del Logudoro-Meilogu, toccando due centri che hanno avuto ruoli distinti ma complementari nella storia medievale sarda: Ardara come sede del potere giudicale, Bonnanaro come borgo agricolo del suo territorio. Il tragitto in auto richiede circa 30-35 minuti.
Spostandosi verso est, a circa 60 chilometri, si trova Benetutti, nel Goceano, nota per le sorgenti termali di San Saturnino e per un territorio ricco di nuraghi e chiese campestri.
Benetutti offre un contrasto interessante rispetto a Bonnanaro: se quest’ultimo è un borgo di collina aperta sulla pianura, Benetutti è inserito in una valle fluviale più chiusa, ai piedi della catena del Goceano. Un itinerario di due o tre giorni che colleghi Bonnanaro, Ardara e Benetutti consente di esplorare tre facce diverse dell’entroterra del nord Sardegna — la campagna cerealicola, il patrimonio romanico e il paesaggio termale — coprendo distanze contenute e attraversando paesaggi che cambiano con rapidità. Per approfondire la storia di Bonnanaro e del Meilogu, si possono consultare la pagina Wikipedia dedicata e le risorse del Touring Club Italiano.
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Via Giuseppe Garibaldi, 7043 Bonnanaro (SS)
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