Anela
Il primo suono che si distingue, risalendo la strada da Bono, è il battere secco di uno scuro contro il muro di tufo: il vento del Goceano attraversa le vie strette, solleva polvere chiara e porta con sé un odore intenso di lentisco. Ad Anela vivono 567 persone, a 446 metri sul livello del mare, […]
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Il primo suono che si distingue, risalendo la strada da Bono, è il battere secco di uno scuro contro il muro di tufo: il vento del Goceano attraversa le vie strette, solleva polvere chiara e porta con sé un odore intenso di lentisco. Ad Anela vivono 567 persone, a 446 metri sul livello del mare, in un punto della Sardegna centrale dove il tempo geologico è visibile a occhio nudo. Capire cosa vedere a Anela significa leggere strati: domus de janas scavate nel calcare, chiese romaniche, silenzi di altopiano.
Storia e origini di Anela
La presenza umana in questo tratto della valle del Goceano risale al Neolitico recente, tra il IV e il III millennio a.C.A testimoniarlo restano le domus de janas della necropoli di Sos Furrighesos, tra le più articolate dell’isola: celle funerarie scavate nella roccia calcarea con tracce di pittura rossa ocra sulle pareti interne, segno di rituali legati al culto dei morti. Il sito, studiato a partire dagli scavi degli anni Settanta del Novecento, documenta una comunità stanziale organizzata, capace di un’architettura ipogea complessa.
In epoca medievale, Anela apparteneva al Giudicato di Torres, all’interno della curatoria del Goceano. Il nome stesso del borgo — attestato nei documenti medievali come “Anela” — ha un’etimologia discussa: alcuni studiosi lo collegano a una radice preromana legata alla conformazione del territorio, altri a un antroponimo latino. Dopo la caduta del Giudicato nel 1259, il villaggio passò sotto il controllo dei Doria e successivamente della Corona d’Aragona. I secoli del dominio spagnolo lasciarono il segno nell’organizzazione fondiaria e nella struttura stessa dell’abitato, con il centro storico raccolto attorno alla chiesa parrocchiale.
Nel Settecento, sotto i Savoia, Anela faceva parte del feudo del Goceano.L’economia restava agropastorale: ovini, grano, orzo. Una condizione rimasta sostanzialmente invariata fino alla metà del Novecento, quando l’emigrazione verso le aree industriali della penisola ridusse progressivamente la popolazione. Oggi il borgo, in provincia di Sassari, conserva un tessuto urbano compatto e una densità di testimonianze archeologiche rara per un centro di queste dimensioni.
Cosa vedere a Anela: 5 attrazioni imperdibili
1. Necropoli di Sos Furrighesos
Complesso di domus de janas scavate nella roccia calcarea, databile al Neolitico recente. Alcune tombe presentano celle multiple collegate da corridoi, con elementi architettonici scolpiti che riproducono travi e soffitti di abitazioni reali. Le tracce di ocra rossa sulle pareti interne indicano pratiche rituali elaborate. È uno dei siti preistorici più significativi del Goceano e dell’intera Sardegna centro-settentrionale.
2. Chiesa di San Giorgio
Edificio di impianto romanico situato nell’area cimiteriale, fuori dal centro abitato. La struttura in conci di pietra locale, con facciata a capanna e portale architravato, risale probabilmente al XII-XIII secolo. L’interno, a navata unica, conserva la sobrietà tipica del romanico sardo del Giudicato di Torres. La posizione isolata, tra querce e pascoli, ne accentua il carattere austero.
3. Chiesa parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano
Cuore religioso del borgo, dedicata ai santi patroni festeggiati il 27 settembre. L’edificio attuale è frutto di rimaneggiamenti successivi su un impianto più antico. All’interno si conservano arredi lignei e statue devozionali. La piazza antistante rappresenta il principale spazio di aggregazione del paese, punto di partenza della processione patronale che attraversa il centro storico.
4. Centro storico e architettura tradizionale
Le vie del nucleo antico presentano case in pietra locale con cortili interni, loggiati e portali in blocchi squadrati. Alcuni edifici conservano elementi riconducibili al XVIII e XIX secolo: architravi datati, mensole scolpite, muri a secco che delimitano orti e recinti. Il tessuto urbano segue la morfologia del pendio collinare, con scalinate e vicoli stretti che regolano il deflusso dell’acqua piovana.
5. Area naturalistica del Goceano
Il territorio comunale si estende sulle colline del Goceano, coperte da sugherete, leccete e macchia mediterranea. I sentieri che partono dal paese attraversano pascoli e zone boschive dove non è raro avvistare poiane, ghiandaie e, nelle ore crepuscolari, il cervo sardo.L’altitudine di 446 metri garantisce un’aria diversa da quella costiera: secca, resinosa, attraversata dal vento di tramontana.
Cucina tipica e prodotti locali
La tavola di Anela è quella del Goceano pastorale: formaggio pecorino stagionato nelle cantine di pietra, pane carasau cotto nel forno a legna, carne di pecora e capretto preparata secondo le tecniche dell’arrosto tradizionale sardo — la cottura lenta su braci di leccio, con rametti di mirto a insaporire. Il porceddu, maialino da latte arrostito allo spiedo, compare nelle occasioni festive e nei pranzi comunitari. Tra i primi piatti, le zuppe di legumi con lardo e i malloreddus conditi con sugo di salsiccia secca rappresentano la cucina quotidiana.
Il territorio produce miele di cardo e di asfodelo, ricavato dalla flora spontanea delle colline circostanti. Il pane, nelle sue varianti — dal carasau al pistoccu, fino al civraxiu di semola — resta l’elemento centrale dell’alimentazione locale. Il vino è quello delle vigne di Cannonau coltivate nei terreni esposti a sud. Non esistono ristoranti di richiamo turistico: si mangia nelle trattorie familiari, negli agriturismi della zona o durante le feste paesane, quando le tavole vengono apparecchiate lungo le strade del centro.
Quando visitare Anela: il periodo migliore
Il 27 settembre, festa dei Santi Cosma e Damiano, è il giorno in cui Anela si mostra nella sua dimensione più autentica: la processione, i canti liturgici in lingua sarda, i pranzi collettivi.È il momento in cui il borgo si riempie anche di chi è partito e torna. L’autunno, in generale, è la stagione più indicata: le temperature sono miti, la luce è radente e calda, i colori della macchia virano verso il rosso e l’ocra. La primavera — da aprile a giugno — offre fioriture intense e giornate lunghe, ideali per esplorare la necropoli di Sos Furrighesos e i sentieri circostanti.
L’estate nel Goceano è meno torrida che sulla costa, ma luglio e agosto portano comunque caldo secco e giornate di vento. L’inverno è il periodo più silenzioso: le nebbie basse avvolgono le colline, il borgo si chiude, le vie si svuotano. Ha il suo fascino, ma richiede un viaggiatore disposto a confrontarsi con la solitudine. Chi sceglie di visitare Anela in bassa stagione troverà un luogo dove il rapporto con gli abitanti diventa inevitabile — e spesso la chiave migliore per capire il territorio.
Come arrivare a Anela
Anela si raggiunge percorrendo la Strada Statale 389 in direzione Bono-Anela, dal bivio sulla SS 131 (Carlo Felice), l’arteria principale che collega Cagliari a Sassari.Da Sassari la distanza è di circa 80 km, percorribili in un’ora e trenta. Da Nuoro si impiegano circa 50 km lungo la SS 389. L’aeroporto più vicino è quello di Alghero-Fertilia, a circa 120 km; quello di Olbia-Costa Smeralda dista circa 130 km. Il porto di Olbia è il punto di approdo più comodo per chi arriva in traghetto dalla penisola.
Non esiste una linea ferroviaria diretta: la stazione più vicina è quella di Ozieri-Chilivani, sulla linea Cagliari-Sassari-Olbia, da cui proseguire in auto per circa 40 km. I collegamenti con autobus ARST sono limitati e a bassa frequenza, soprattutto nei giorni festivi. L’auto propria o a noleggio resta il mezzo più pratico. Il sito ufficiale del Comune pubblica aggiornamenti sulla viabilità locale e sugli eventi in programma.
Altri borghi da scoprire in Sardegna
La Sardegna interna è un arcipelago di borghi che resistono allo spopolamento con la stessa tenacia con cui le querce del Goceano resistono al vento.Chi ha visitato Anela e vuole continuare a esplorare la dimensione più raccolta dell’isola può dirigersi verso la Gallura, nel nord-est, dove Aggius offre un paesaggio completamente diverso: graniti modellati dall’erosione, un museo del banditismo, una tradizione di canto polifonico che è patrimonio immateriale riconosciuto. Il contrasto tra il calcare del Goceano e il granito gallurese racconta due Sardegne geologicamente e culturalmente distinte.
Ogni borgo sardo conserva la propria identità con una precisione quasi ostinata. La rete di comunità dell’entroterra — dai villaggi del Goceano a quelli della Barbagia, dal Logudoro all’Ogliastra — compone un mosaico che il turismo costiero raramente intercetta. Anela, con la sua necropoli preistorica e i suoi 567 abitanti, è un punto di ingresso possibile in questo territorio: discreto, non spettacolare, ma profondamente stratificato.
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