Civita d’Antino
Nel 1878, il pittore danese Kristian Zahrtmann raggiunse Civita d’Antino per la prima volta e decise di tornarci ogni estate fino al 1911, trasformando questo centro della Valle Roveto in una colonia artistica frequentata da decine di pittori scandinavi. Ancora oggi, chi si chiede cosa vedere a Civita d’Antino trova nelle strade del borgo le […]
Scopri Civita d’Antino
Nel 1878, il pittore danese Kristian Zahrtmann raggiunse Civita d’Antino per la prima volta e decise di tornarci ogni estate fino al 1911, trasformando questo centro della Valle Roveto in una colonia artistica frequentata da decine di pittori scandinavi. Ancora oggi, chi si chiede cosa vedere a Civita d’Antino trova nelle strade del borgo le tracce di quella stagione: facciate riprodotte su tele conservate nei musei di Copenaghen, angoli riconoscibili in oli su tavola esposti a Stoccolma. A 904 metri di altitudine, con 913 abitanti e una posizione che domina la valle del Liri, Civita d’Antino conserva una doppia identità — abruzzese e nordeuropea — stratificata in oltre un secolo di scambi culturali.
Storia e origini di Civita d’Antino
Il nome deriva dall’antica Antinum, città dei Marsi documentata da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia e da Livio nel racconto delle guerre tra Roma e le popolazioni italiche. Antinum fu municipio romano iscritto alla tribù Sergia, e resti di mura poligonali in opera incerta sono ancora visibili sul versante orientale dell’abitato. Dopo la caduta dell’Impero, il centro si contrasse verso la parte alta del colle, assumendo progressivamente la denominazione di “Civita” — termine longobardo che indicava un insediamento fortificato su un nucleo urbano preesistente.
Nel Medioevo Civita d’Antino entrò nell’orbita della Contea dei Marsi e successivamente del Regno di Napoli. Il feudo passò a diverse famiglie nobiliari, tra cui i Colonna, che ne mantennero il controllo fino all’eversione della feudalità nel 1806. Il terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915 — magnitudo 6.7, oltre 30.000 vittime nell’area — devastò gran parte del tessuto edilizio. La ricostruzione, lenta e parziale, modificò l’aspetto di molti edifici, ma la pianta del borgo conserva l’impronta dell’impianto medievale con vie strette e parallele che seguono le curve di livello del colle.
La parentesi scandinava resta l’episodio più singolare nella vicenda di Civita d’Antino. Zahrtmann vi portò allievi e colleghi — tra loro Peder Severin Krøyer e Joakim Skovgaard — creando un legame tra l’Abruzzo montano e l’ambiente artistico della Danimarca di fine Ottocento che non ha equivalenti in altri borghi italiani. Il Comune e la Fondazione Zahrtmann mantengono viva questa memoria con mostre periodiche e scambi culturali con istituzioni danesi.
Cosa vedere a Civita d’Antino: 5 attrazioni principali
1. Mura poligonali di Antinum
Blocchi di calcare locale, lavorati a secco e disposti in opera poligonale di III maniera, affiorano lungo il versante est del borgo. Risalgono al IV-III secolo a.C. e rappresentano la prova materiale dell’insediamento marso. Alcuni tratti raggiungono i due metri di altezza e sono accessibili tramite un sentiero che parte dalla strada provinciale.
2. Chiesa di Santo Stefano Protomartire
Dedicata al patrono del borgo — festeggiato il 19 agosto — la chiesa parrocchiale fu ricostruita dopo il sisma del 1915 conservando elementi della struttura precedente. All’interno, un altare in pietra locale e arredi sacri recuperati dalle macerie documentano la continuità liturgica di una comunità che non abbandonò il sito nemmeno dopo la catastrofe.
3. Casa Cerroni e il percorso Zahrtmann
La famiglia Cerroni ospitò Kristian Zahrtmann durante i suoi soggiorni estivi. L’edificio, riconoscibile nelle vedute dipinte dall’artista danese, è il punto di partenza di un itinerario che tocca i luoghi riprodotti nelle sue opere: la fontana, la scalinata, il belvedere sulla Valle Roveto. Pannelli informativi bilingui italiano-danese accompagnano il visitatore.
4. Palazzo Ferrante
Struttura nobiliare risalente al XVII secolo, Palazzo Ferrante presenta un portale in pietra con stemma gentilizio e un cortile interno con loggiato. Danneggiato nel 1915 e restaurato nel corso del Novecento, l’edificio conserva la volumetria originaria e rappresenta l’architettura civile della Valle Roveto in epoca feudale.
5. Sentiero verso il Monte Viglio e la faggeta
Da Civita d’Antino parte una rete di sentieri che risale verso la dorsale appenninica e le faggete oltre i 1.200 metri di quota. Il percorso verso il Monte Viglio (2.156 m), al confine con il Lazio, attraversa boschi di faggio e cerro e praterie sommitali. Il dislivello complessivo da Civita supera i 1.200 metri, con tempi di percorrenza di circa cinque ore per escursionisti allenati.
Cucina e prodotti locali
La tavola di Civita d’Antino riflette la cucina di montagna della Valle Roveto, con un repertorio che privilegia paste fresche, legumi e carni ovine. I maccheroni alla chitarra — tagliati con il telaio a fili d’acciaio — vengono serviti con ragù di agnello o con sugo di pomodoro e peperoncino dolce, il cosiddetto diavolicchio abruzzese. La pecora alla cottora, cotta lentamente in paiolo di rame con pomodoro, peperoni e patate, è il piatto delle feste collettive. Gli arrosticini, spiedini di carne ovina tagliata a cubetti e grigliata su braciere allungato (furnacella), sono onnipresenti anche a questa altitudine. Tra i primi piatti si trovano le sagne e fagioli, pasta irregolare strappata a mano servita con fagioli locali in brodo denso, e le scrippelle ‘mbusse — crêpes sottili immerse in brodo di gallina — comuni nell’Aquilano. Lo Zafferano dell’Aquila DOP, coltivato sull’altopiano di Navelli a circa 60 chilometri da Civita, entra nei risotti e nelle preparazioni dolci della provincia.
Tra i formaggi, il Pecorino d’Abruzzo a diverse stagionature accompagna confetture di mele locali o miele di montagna. Le lenticchie coltivate nelle aree montane marsicane — piccole e resistenti, simili per habitat a quelle di Santo Stefano di Sessanio — compaiono nelle zuppe invernali. I dolci seguono il calendario liturgico: le ferratelle (cialde pressate in ferro con anice) si preparano in ogni periodo dell’anno, mentre i celli pieni — fagottini di pasta frolla ripieni di confettura d’uva e mandorle — appartengono alla tradizione natalizia. Per quanto riguarda i vini, il territorio rientra nell’area della DOC Montepulciano d’Abruzzo, e l’olio extravergine della bassa Valle Roveto, a quote inferiori, raggiunge i mercati locali. Le pagine del Comune segnalano sagre estive legate ai prodotti del territorio, concentrate nei mesi di luglio e agosto.
Quando visitare Civita d’Antino: il periodo migliore
La festa di Santo Stefano Protomartire, il 19 agosto, è il momento in cui il borgo raggiunge la massima concentrazione di eventi: processione, bande musicali, fuochi. L’estate — da giugno a settembre — offre le condizioni migliori per l’escursionismo verso le quote più alte. A 904 metri, le temperature estive restano contenute: massime intorno ai 25-28 °C, con notti fresche che rendono superflua la climatizzazione. Gli eventi legati alla memoria di Zahrtmann si concentrano spesso nel periodo estivo, con mostre organizzate in collaborazione con istituzioni danesi.
L’inverno porta nevicate frequenti sopra i 1.000 metri e temperature minime che scendono sotto lo zero. Il borgo è raggiungibile tutto l’anno, ma tra dicembre e marzo è consigliato verificare le condizioni stradali. La primavera, tra aprile e maggio, è il periodo delle fioriture nei prati montani e della ripresa dei sentieri dopo il disgelo: un buon momento per chi preferisce camminare senza il caldo estivo e con una frequentazione ridotta.
Come arrivare a Civita d’Antino
In auto, dall’autostrada A25 Roma-Pescara si esce al casello di Avezzano e si percorre la SR 690 in direzione Sora, seguendo la Valle Roveto per circa 30 chilometri fino a Civita d’Antino. Da Roma la distanza è di circa 120 chilometri, percorribili in un’ora e quaranta minuti. Da L’Aquila si impiegano circa 90 minuti attraverso Avezzano.
La stazione ferroviaria più vicina è quella di Avezzano, servita dalla linea Roma-Pescara e dalla linea Avezzano-Sora. Da Avezzano, il collegamento con Civita d’Antino avviene tramite autobus della compagnia TUA (Trasporto Unico Abruzzese), con corse limitate soprattutto nei giorni festivi: è consigliabile verificare gli orari in anticipo. L’aeroporto più vicino è il Leonardo da Vinci di Roma-Fiumicino, distante circa 150 chilometri.
Altri borghi da scoprire in Abruzzo
Chi visita Civita d’Antino e vuole proseguire l’esplorazione dell’Abruzzo interno può dirigersi verso il versante orientale della regione, dove Arsita, piccolo centro ai piedi del Gran Sasso nel Teramano, offre un contesto diverso: siamo nella fascia collinare, tra boschi di querce e coltivazioni di grano duro, con un nucleo storico che conserva tracce dell’urbanistica medievale e un rapporto diretto con il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
Per chi è interessato al versante termale e naturalistico, Caramanico Terme, nella Valle dell’Orfento in provincia di Pescara, combina la presenza di sorgenti sulfuree con una delle forre più profonde dell’Appennino centrale. La distanza da Civita d’Antino è di circa 100 chilometri, attraversando il cuore della Majella — un percorso che da solo giustifica il viaggio, toccando quote superiori ai 1.400 metri lungo la statale 487.
Domande frequenti su Civita d’Antino
Quando è il periodo migliore per visitare Civita d'Antino?
L'estate (giugno-settembre) è il periodo ideale: temperature massime di 25-28 °C, notti fresche e sentieri agibili verso le quote più alte. Il 19 agosto si celebra la festa del patrono Santo Stefano Protomartire, con processione, bande musicali e fuochi d'artificio — il momento di maggiore animazione del borgo. In estate si concentrano anche le mostre legate alla memoria del pittore danese Kristian Zahrtmann. La primavera (aprile-maggio) è consigliata per fioriture e sentieri con meno affollamento. L'inverno prevede possibili nevicate: verificare le condizioni stradali prima di partire.
Cosa vedere a Civita d'Antino? Monumenti e luoghi principali
I principali siti da visitare sono: le mura poligonali di Antinum (IV-III sec. a.C.), raggiungibili tramite un sentiero dal lato orientale del borgo; la Chiesa di Santo Stefano Protomartire, ricostruita dopo il sisma del 1915, con altare in pietra locale; Casa Cerroni, punto di partenza dell'itinerario Zahrtmann con pannelli bilingui italiano-danese che seguono i luoghi dipinti dall'artista; Palazzo Ferrante, struttura nobiliare del XVII secolo con portale in pietra e cortile con loggiato. L'accesso esterno ai siti è libero; verificare localmente gli orari per gli interni.
Quali sono le principali attrazioni naturali o paesaggistiche di Civita d'Antino?
Da Civita d'Antino parte un sentiero verso il Monte Viglio (2.156 m), al confine con il Lazio, che attraversa faggete e cerrete oltre i 1.200 metri e praterie sommitali. Il dislivello complessivo dal borgo supera i 1.200 metri, con un tempo di percorrenza di circa cinque ore per escursionisti allenati. Il borgo si trova nella Valle Roveto e domina la valle del Liri, offrendo panorami sull'Appennino centrale. È consigliato equipaggiamento adeguato e verifica delle condizioni del percorso, specialmente fuori stagione.
Dove scattare le foto più belle a Civita d'Antino?
Il belvedere sulla Valle Roveto, incluso nell'itinerario Zahrtmann, offre una delle viste più ampie sul fondovalle del Liri e sulla dorsale appenninica. La fontana e la scalinata del percorso dedicato al pittore danese sono angoli documentati in dipinti conservati nei musei di Copenaghen e Stoccolma: riconoscerli dal vivo è parte dell'esperienza. I tratti meglio conservati delle mura poligonali di Antinum, con blocchi di calcare fino a due metri di altezza, offrono un soggetto fotografico insolito rispetto ai borghi medievali più convenzionali.
Ci sono musei o percorsi culturali dedicati alla colonia artistica scandinava?
Sì. Il Comune di Civita d'Antino e la Fondazione Zahrtmann mantengono viva la memoria della colonia artistica scandinava attiva tra il 1878 e il 1911. Il percorso Zahrtmann, con pannelli informativi bilingui italiano-danese, collega i luoghi del borgo riprodotti nelle opere del pittore e dei suoi colleghi (tra cui P.S. Krøyer e Joakim Skovgaard). Mostre temporanee, spesso organizzate in collaborazione con istituzioni danesi, si concentrano nel periodo estivo. Per date e orari degli eventi espositivi è consigliabile contattare il Comune o verificare le comunicazioni ufficiali.
Cosa si può fare a Civita d'Antino? Attività ed esperienze
Le principali attività sono l'escursionismo verso il Monte Viglio e le faggete della dorsale appenninica (sentieri che partono direttamente dal borgo), la visita dell'itinerario culturale Zahrtmann e la partecipazione alle sagre estive legate ai prodotti del territorio, segnalate dal Comune nei mesi di luglio e agosto. La posizione in Valle Roveto permette di combinare la visita del borgo con escursioni nella Marsica e itinerari verso il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, distante meno di un'ora in auto.
Per chi è adatto Civita d'Antino? Famiglie, coppie, escursionisti, viaggiatori solitari?
Civita d'Antino è adatto principalmente a escursionisti (il sentiero verso il Monte Viglio richiede allenamento e attrezzatura adeguata), a coppie e viaggiatori solitari interessati a borghi con una storia culturale insolita come quella della colonia artistica scandinava, e a chi cerca clima fresco in estate a 904 metri di quota. Le famiglie con bambini piccoli possono visitare il borgo e l'itinerario Zahrtmann senza difficoltà, mentre i percorsi in quota richiedono esperienza. Non è una destinazione balneare né termale.
Cosa mangiare a Civita d'Antino? Prodotti tipici e specialità locali
La cucina riflette la tradizione montana della Valle Roveto: maccheroni alla chitarra con ragù di agnello, pecora alla cottora (cotta in paiolo di rame con pomodoro, peperoni e patate), arrosticini di carne ovina su furnacella, sagne e fagioli. Tra i formaggi, il Pecorino d'Abruzzo a varie stagionature. I dolci tipici includono ferratelle all'anice e celli pieni (pasta frolla con confettura d'uva e mandorle, tradizione natalizia). Il territorio rientra nella DOC Montepulciano d'Abruzzo; lo Zafferano dell'Aquila DOP, prodotto sull'altopiano di Navelli, entra in alcune preparazioni provinciali.
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