Civita di Bagnoregio
Cosa vedere a Civita di Bagnoregio: il ponte pedonale, la chiesa di San Donato, le grotte etrusche e la cucina della Tuscia. Guida pratica per visitare la città che muore.
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Bonaventura Tecchi, scrittore viterbese che vi trascorse la giovinezza, la chiamò “la città che muore”: un nome che non ha mai smesso di circolare, perché descrive con precisione geologica ciò che si vede arrivando dalla valle. Lo sperone di tufo su cui Civita si erge perde ogni anno qualche metro di bordo, consumato dall’erosione che scava la roccia argillosa alla base.
Il ponte pedonale di circa 300 metri rimane l’unico collegamento con Bagnoregio, e percorrerlo a piedi — con la rupe davanti e il vuoto ai lati — rende immediatamente chiaro perché questo luogo non assomigli a nessun altro nella Tuscia viterbese.
Cosa vedere a Civita di Bagnoregio è una delle domande di viaggio più frequenti per chi esplora il Lazio settentrionale: la risposta parte dalla chiesa di San Donato al centro della piazza principale, prosegue tra le grotte etrusche scavate nel tufo e sale fino ai belvedere che dominano la Valle dei Calanchi. Civita fa parte dei Borghi più belli d’Italia, riconoscimento che attesta la qualità del patrimonio architettonico e paesaggistico. Chi organizza una giornata qui trova un nucleo storico compatto, accessibile a piedi e leggibile in ogni suo dettaglio, dal portale in peperino della chiesa principale fino alle pareti di roccia vulcanica che sostengono le ultime case.
Storia e origini di Civita di Bagnoregio
Le radici di Civita affondano nell’età etrusca, quando la rupe di tufo che oggi appare così isolata era parte di un sistema insediativo ben connesso con il territorio circostante. Gli Etruschi scavarono nella roccia cavità destinate a sepolture e a usi civili, alcune delle quali sono ancora visibili lungo le pareti dello sperone. La posizione elevata garantiva controllo visivo sulla valle sottostante e difesa naturale, due condizioni che spinsero poi anche i Romani a frequentare e consolidare l’insediamento. La continuità abitativa tra età etrusca e romana lasciò tracce tangibili nella struttura del sottosuolo, dove cunicoli e ambienti rupestri si sovrappongono a strati di epoche diverse.
Nel Medioevo Civita divenne sede vescovile, funzione che ne determinò la centralità religiosa e amministrativa per l’intera area.
La cattedrale, poi ridimensionata nei secoli successivi, testimonava il rango della città in un’epoca in cui Bagnoregio e il suo territorio erano contesi tra signorie locali e poteri ecclesiastici. Il borgo conobbe il suo apice demografico e urbanistico tra il XIII e il XV secolo, quando le famiglie nobili locali costruirono palazzi in tufo e peperino che ancora oggi definiscono il profilo della piazza centrale. La progressiva erosione dello sperone, accelerata da eventi sismici tra cui il terremoto del 1695, avviò un lento processo di abbandono che ridusse drasticamente la popolazione residente nei secoli successivi.
Il XX secolo portò una nuova attenzione verso Civita, non più come centro abitativo ma come patrimonio da preservare. La definizione di “città che muore” coniata da Bonaventura Tecchi cristallizzò nell’immaginario collettivo la condizione di un luogo che continua a esistere nonostante la progressiva perdita di territorio fisico. Oggi Civita è frazione del comune di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, e il numero di residenti stabili si è ridotto a pochissime unità, mentre i visitatori arrivano ogni anno a decine di migliaia, attratti da una conformazione geologica e storica che non ha eguali nel Lazio.
Cosa vedere a Civita di Bagnoregio: attrazioni principali
Il ponte pedonale di accesso
Una struttura in cemento armato lunga circa 300 metri collega Civita al pianoro di Bagnoregio, sostituendo i precedenti accessi resi impraticabili dall’erosione.
Il dislivello che il ponte supera rende visibile, già durante la percorrenza, la stratificazione geologica della rupe: tufo grigio nella parte superiore, argilla bluastra alla base, due materiali con comportamenti erosivi radicalmente diversi che spiegano la forma a fungo dello sperone. Percorrendo il ponte in mattinata, con la luce bassa che colpisce la parete di roccia frontale, si leggono chiaramente le linee di frattura e i blocchi già distaccati. L’accesso al ponte è a pagamento; le tariffe variano per residenti, visitatori italiani e stranieri, e per gruppi organizzati. Per verificare i prezzi aggiornati, consulta il sito ufficiale del Comune di Bagnoregio prima di partire.
La chiesa di San Donato
Il portale in peperino della chiesa di San Donato si apre direttamente sulla piazza principale di Civita, occupandone il lato occidentale con una facciata che conserva elementi romanici rimaneggiati in epoche successive. L’interno a tre navate custodisce opere di età medievale e rinascimentale, tra cui un crocifisso ligneo attribuito alla scuola del XV secolo, e capitelli recuperati da edifici romani precedenti riutilizzati come elementi strutturali.
La chiesa ha mantenuto la sua funzione religiosa nonostante la drastica riduzione della popolazione residente, e continua a essere punto di riferimento per le celebrazioni liturgiche del borgo. Le pareti laterali in blocchi di tufo squadrati mostrano segni di restauri sovrapposti su un arco di sette secoli, rendendo la lettura dell’edificio un esercizio diretto di stratigrafia architettonica.
Le grotte etrusche nel tufo
Lungo il perimetro della rupe, a livello delle case più esterne, si aprono cavità scavate a mano nel tufo in epoca etrusca, alcune trasformate nel corso dei secoli in stalle, cantine o depositi agricoli. Le pareti interne conservano i segni degli strumenti di scavo, solchi paralleli ancora nitidi nella roccia tenera, e in alcuni ambienti si riconoscono nicchie originariamente destinate a ospitare urne cinerarie.
La datazione di questi spazi rupestri colloca il loro primo utilizzo tra il VII e il IV secolo avanti Cristo, un arco temporale documentato dai materiali ceramici rinvenuti in scavi condotti nell’area. Chi percorre il bordo esterno del borgo, oltre le ultime abitazioni, trova accesso diretto ad alcune di queste grotte, che offrono anche la prospettiva più diretta sull’entità dell’erosione in corso ai margini della rupe.
La Valle dei Calanchi e i belvedere
Dal bordo settentrionale di Civita, oltre le ultime case, la vista si apre sulla Valle dei Calanchi: un paesaggio di erosione intensa dove le argille grigio-azzurre formano creste affilate, solchi profondi e pinnacoli isolati che cambiano forma ad ogni stagione piovosa. Questa conformazione è il risultato diretto degli stessi processi geologici che minacciano la base della rupe, e osservarla da Civita permette di capire concretamente il destino morfologico dell’intero sperone.
Il belvedere naturale sul lato nord è raggiungibile a piedi in pochi minuti dal centro del borgo, seguendo il perimetro delle case fino al punto dove il terreno cessa. In autunno, quando le piogge riscolpiscono i calanchi e la vegetazione erbacea lascia il posto alla roccia nuda, il contrasto cromatico tra il tufo scuro della rupe e le argille chiare della valle raggiunge la sua massima nitidezza.
Palazzo Alemanni e il Museo geologico
Palazzo Alemanni, edificio in tufo del periodo medievale affacciato sulla piazza centrale, ospita il Museo geologico e delle frane di Civita di Bagnoregio, dedicato specificamente ai processi di erosione e instabilità che caratterizzano lo sperone. I pannelli illustrativi e i campioni di roccia esposti permettono di quantificare la perdita di territorio subita dalla rupe nel corso dei secoli e di comprendere le dinamiche idrogeologiche alla base del fenomeno.
La collezione documenta anche i principali eventi franosi storici, tra cui quello del 1764 che distrusse la parte orientale del borgo, riducendone permanentemente la superficie. Il museo rappresenta il punto di partenza più utile per chi vuole leggere Civita non solo come paesaggio ma come processo fisico in corso, capace di fornire chiavi interpretative per ogni dettaglio visibile camminando tra le sue strade.
Cucina tipica e prodotti di Civita di Bagnoregio
La cucina dell’area di Bagnoregio appartiene alla tradizione gastronomica della Tuscia viterbese, un territorio segnato da una vocazione agricola antica che ha privilegiato cereali, legumi, carni ovine e suine, e olio d’oliva prodotto sui versanti collinari della provincia di Viterbo. La posizione geografica, a contatto con l’Umbria a nord e con la Maremma laziale a ovest, ha favorito contaminazioni culinarie che si ritrovano nei piatti della zona, dove tecniche di cottura lente su fuoco a legna convivono con l’uso di erbe aromatiche selvatiche raccolte nei pascoli intorno alla rupe.
Tra i piatti che la tradizione locale ha consolidato nel tempo, l’acquacotta occupa un posto centrale: una minestra contadina a base di verdure di stagione, pane raffermo e uovo in camicia, servita calda e pensata per recuperare ingredienti semplici senza sprechi.
La zuppa di lenticchie, preparata con le varietà di legumi coltivate sui terreni vulcanici dell’area, si accompagna tradizionalmente a fette di pane abbrustolito strofinato con aglio. La porchetta, prodotta con maiale intero aromatizzato con rosmarino, aglio e pepe e cotto in forno a legna, è diffusa in tutto il territorio viterbese e si trova regolarmente nei mercati e nelle sagre della zona. Per quanto riguarda l’olio extravergine di oliva, la provincia di Viterbo produce varietà di qualità riconosciuta, ma non si dispone di certificazioni specifiche riferite esclusivamente al comune di Bagnoregio da documentare in questa sede.
Il territorio intorno a Civita produce anche vini bianchi e rossi nell’ambito della più ampia produzione enologica della Tuscia, area che comprende denominazioni documentate su scala provinciale. L’abbinamento tradizionale prevede vini bianchi secchi con i primi piatti di legumi e con i formaggi pecorini stagionati prodotti dagli allevamenti ovini ancora attivi nelle campagne attorno a Bagnoregio.
Un contesto gastronomico simile, con la stessa matrice di cucina contadina su base cerealicola e leguminosa, si ritrova anche a Latera, borgo della Tuscia viterbese che condivide con l’area di Bagnoregio l’impronta vulcanica del territorio e una tradizione di allevamento ovino consolidata.
Le occasioni più dirette per acquistare prodotti locali si concentrano nei mercati periodici di Bagnoregio e nelle sagre estive e autunnali che animano i centri del comprensorio. L’autunno è il periodo di maggiore disponibilità per i legumi secchi, i formaggi stagionati e i funghi raccolti nei boschi dell’entroterra viterbese. Per chi visita Civita di Bagnoregio in estate, i mercatini serali nei borghi vicini offrono un punto di accesso diretto ai produttori locali.
Feste, eventi e tradizioni di Civita di Bagnoregio
La vita religiosa di Civita ruota attorno alla figura di San Donato, patrono del borgo, la cui festa viene celebrata il 7 agosto con una processione che attraversa le strade del nucleo storico.
La ricorrenza richiama ogni anno partecipanti dai comuni vicini e dai molti ex residenti che mantengono un legame con il borgo nonostante l’emigrazione dei decenni scorsi. La processione segue un percorso che tocca la piazza centrale e il perimetro del borgo, con soste presso i punti più significativi del tessuto urbano. La festa di San Donato rappresenta uno dei momenti in cui Civita recupera, almeno temporaneamente, quella densità di presenza umana che la storia ha progressivamente ridotto.
Nel calendario del comprensorio di Bagnoregio si inseriscono anche iniziative legate alla valorizzazione dei prodotti agricoli locali e alla memoria storica del territorio, spesso concentrate tra la primavera avanzata e l’inizio dell’autunno. Civita stessa è stata negli anni sede di eventi culturali, mostre e installazioni artistiche che hanno utilizzato gli spazi aperti del borgo e le grotte nel tufo come ambienti espositivi. Per conoscere il calendario aggiornato degli eventi, il riferimento diretto rimane il sito istituzionale del Comune di Bagnoregio, dove vengono pubblicati con cadenza stagionale i programmi delle manifestazioni locali.
Quando visitare Civita di Bagnoregio e come arrivare
La primavera, tra aprile e giugno, offre le condizioni più equilibrate per visitare Civita di Bagnoregio: la luce è già lunga, la vegetazione della valle è nel pieno del verde, i calanchi conservano i segni delle piogge invernali e i flussi turistici non hanno ancora raggiunto i picchi estivi.
Luglio e agosto portano un afflusso molto elevato di visitatori, con code al ponte nelle ore centrali della giornata e temperature che rendono la percorrenza più faticosa. L’autunno, in particolare settembre e ottobre, è apprezzato da chi preferisce trovare il borgo con meno presenze: la luce radente esalta la texture del tufo e i colori della valle assumono tonalità che nessun’altra stagione restituisce con la stessa intensità. L’inverno garantisce solitudine quasi assoluta, ma alcune strutture di servizio possono avere orari ridotti.
Se arrivi in auto dall’autostrada A1, l’uscita di riferimento è Orvieto, a circa 30 km da Bagnoregio, oppure Attigliano, a circa 25 km. Da Roma, percorrendo la Via Cassia o la Cassia bis, la distanza è di circa 120 km. La stazione ferroviaria più vicina è Orvieto, sulla linea Roma-Firenze, servita da Trenitalia con collegamenti frequenti; da Orvieto stazione è necessario proseguire in autobus o taxi fino a Bagnoregio, con un tempo aggiuntivo di circa 40 minuti.
Da Bagnoregio, il ponte pedonale per Civita si raggiunge a piedi in circa 10 minuti dal centro. Chi viaggia da Viterbo può percorrere la SR71 in direzione nord, coprendo circa 30 km. L’area di Bagnoregio è geograficamente vicina anche a Castel di Tora, nel Lazio orientale, che può costituire una tappa complementare per chi esplora la provincia di Rieti.
| Punto di partenza | Distanza | Tempo stimato |
|---|---|---|
| Roma (Via Cassia) | circa 120 km | circa 1 h 45 min |
| Orvieto (uscita A1) | circa 30 km | circa 35 min |
| Viterbo (SR71) | circa 30 km | circa 40 min |
| Orvieto Stazione FS | circa 28 km | circa 40 min in autobus |
Chi desidera estendere l’itinerario nel Lazio settentrionale può considerare una visita ad Ascrea, borgo della Sabina reatina che condivide con l’area di Civita una dimensione raccolta del nucleo storico e una posizione panoramica sul territorio circostante, utile come seconda tappa per chi percorre il Lazio interno su più giorni.
Domande frequenti su Civita di Bagnoregio
Quando è il periodo migliore per visitare Civita di Bagnoregio?
La primavera (aprile-maggio) e l'autunno (settembre-ottobre) sono le stagioni ideali: temperature miti, luce favorevole per la fotografia e flussi turistici meno intensi rispetto all'estate. In estate il borgo registra picchi di affollamento, con code al ponte e attese all'ingresso. L'autunno offre il massimo contrasto cromatico tra il tufo scuro della rupe e le argille chiare della Valle dei Calanchi, riscolpite dalle piogge stagionali. Il patrono San Biagio si celebra il 3 febbraio: una visita in questa data permette di assistere alle tradizioni religiose locali con il borgo in veste più raccolta e autentica.
Quali sono le origini storiche di Civita di Bagnoregio?
Civita ha radici etrusche documentate tra il VII e il IV secolo a.C., quando la rupe di tufo ospitava sepolture e cavità rupestri ancora visibili lungo il perimetro dello sperone. In età romana l'insediamento fu consolidato, con sovrapposizioni strutturali nel sottosuolo. Nel Medioevo Civita divenne sede vescovile, raggiungendo il suo apice demografico e urbanistico tra XIII e XV secolo. Il terremoto del 1695 accelerò l'erosione e l'abbandono progressivo. Nel 1764 una frana distrusse la parte orientale del borgo. Oggi Civita è frazione del comune di Bagnoregio, in provincia di Viterbo.
Cosa vedere a Civita di Bagnoregio? Monumenti e luoghi principali
Il percorso si sviluppa interamente a piedi partendo dal ponte pedonale di 300 metri (accesso a pagamento, tariffe differenziate per residenti, italiani, stranieri e gruppi). In piazza centrale si trova la chiesa di San Donato, con portale in peperino, interno a tre navate, crocifisso ligneo del XV secolo e capitelli romani reimpiegati. Lungo il perimetro esterno si accede alle grotte etrusche scavate nel tufo, usate poi come cantine e stalle. Palazzo Alemanni ospita il Museo geologico e delle frane. I belvedere sul lato nord aprono sulla Valle dei Calanchi. Il borgo è incluso nei Borghi più belli d'Italia.
Quali sono le principali attrazioni naturali o paesaggistiche di Civita di Bagnoregio?
La Valle dei Calanchi, visibile dai belvedere sul lato nord del borgo, è il principale elemento paesaggistico: un sistema di erosione intensa su argille grigio-azzurre che forma creste, solchi profondi e pinnacoli in continua evoluzione stagionale. Il fenomeno è direttamente connesso ai processi geologici che erodono la base della rupe su cui sorge Civita. La stratificazione geologica dello sperone — tufo grigio in alto, argilla bluastra alla base — è leggibile a occhio nudo già percorrendo il ponte di accesso. Il paesaggio circostante appartiene alla Tuscia viterbese, area di origine vulcanica con morfologia collinare caratteristica.
Dove scattare le foto più belle a Civita di Bagnoregio?
Il punto panoramico più fotografato è il belvedere sul pianoro di Bagnoregio, prima di scendere verso il ponte: da qui si inquadra l'intera rupe con il borgo in cima, isolata nella valle. Sul ponte stesso, a metà percorso, si ha la prospettiva frontale sulla parete di tufo con le case affacciate sul vuoto. Il belvedere naturale sul lato nord di Civita, raggiungibile a piedi dal centro in pochi minuti, offre la vista sulla Valle dei Calanchi. La luce del mattino presto e quella del tardo pomeriggio esaltano il contrasto tra la roccia vulcanica e il paesaggio argilloso sottostante.
Ci sono musei, chiese o palazzi storici da visitare a Civita di Bagnoregio?
Il Museo geologico e delle frane di Civita di Bagnoregio è ospitato in Palazzo Alemanni, edificio medievale in tufo affacciato sulla piazza centrale. Il museo documenta i processi erosivi della rupe attraverso pannelli illustrativi, campioni di roccia e la cronologia degli eventi franosi storici, inclusa la frana del 1764. Per orari e biglietti aggiornati è consigliabile verificare presso il Comune di Bagnoregio o la Pro Loco. La chiesa di San Donato, sulla piazza principale, è visitabile e mantiene funzione liturgica attiva. Per orari di apertura al pubblico si consiglia contatto diretto con la parrocchia.
Cosa si può fare a Civita di Bagnoregio? Attività ed esperienze
La visita a Civita si svolge interamente a piedi: il percorso sul ponte di accesso, la passeggiata nel nucleo storico compatto e il giro del perimetro esterno per osservare le grotte etrusche e i belvedere richiedono complessivamente 2-3 ore. Il borgo si combina facilmente con una visita a Bagnoregio, distante pochi chilometri, e con l'esplorazione della Tuscia viterbese (Lago di Bolsena, Orvieto, Civitella d'Agliano). La Valle dei Calanchi offre spunti per escursioni naturalistiche nel territorio circostante. Nelle stagioni di punta si consigliano visite mattutine per evitare l'affollamento sul ponte e nel centro storico.
Per chi è adatto Civita di Bagnoregio? Famiglie, coppie, escursionisti, viaggiatori solitari?
Civita è adatta a coppie, appassionati di storia e paesaggio, fotografi e viaggiatori culturali. Il nucleo storico compatto e il percorso interamente pedonale la rendono accessibile anche a famiglie con bambini in grado di percorrere il ponte a piedi (circa 300 metri con dislivello). Non è indicata per chi ha difficoltà motorie significative, poiché il ponte presenta pendenza e non esistono alternative motorizzate all'accesso. Gli appassionati di geologia trovano nel Museo delle frane e nella conformazione della rupe un contenuto specifico di alto interesse. La visita si esaurisce in mezza giornata, rendendola ideale come tappa in un itinerario più ampio nella Tuscia.
Cosa mangiare a Civita di Bagnoregio? Prodotti tipici e specialità locali
La cucina dell'area appartiene alla tradizione della Tuscia viterbese. Tra i piatti documentati nella zona: l'acquacotta, minestra contadina con verdure di stagione, pane raffermo e uovo in camicia; la zuppa di lenticchie su pane abbrustolito con aglio, preparata con legumi coltivati su terreni vulcanici locali; la porchetta viterbese, maiale aromatizzato con rosmarino e aglio e cotto a legna, presente nei mercati e nelle sagre del territorio. L'olio extravergine di oliva della provincia di Viterbo è di qualità riconosciuta. I formaggi pecorini stagionati e i vini bianchi della Tuscia completano la proposta gastronomica dell'area.
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