Nel 1152 l’imperatore Federico I Barbarossa rilasciò un atto che confermava al conte Guido di Biandrate il dominio su alcuni territori, tra cui Riva. In quel momento il borgo era già un insediamento di rilievo, dotato di fortificazioni e strutture difensive che lo rendevano punto strategico nella geopolitica locale. Da allora la sua esistenza è documentata, anche se le tracce fisiche di quell’epoca sono poche: il grande incendio del 1691, scatenato dalle armate di Luigi XIV durante la guerra della Lega di Augusta, devastò buona parte del centro e cancellò molti edifici medievali.
Riva presso Chieri borgo in Piemonte conta oggi 4.746 abitanti e sorge a 262 metri di altitudine nella provincia di Torino, nei pressi di Chieri. Il territorio si sviluppa in una pianura dove gli inverni portano spesso nebbia e freddo intenso, carattere climatico che distingue questo comune dai territori limitrofi. Chi visita il borgo trova palazzi e chiese di epoca settecentesca, testimonianze di un passato quando la ricchezza locale poggiava sull’agricoltura, l’industria tessile e il commercio con Chieri, già allora uno dei liberi comuni più importanti del Piemonte.
Dal Barbarossa a Vittorio Amedeo I: le fasi della storia locale
La signoria dei Biandrate non copriva l’intero territorio di Riva: l’imperatore Barbarossa stesso deteneva la metà meridionale come feudatario diretto, mentre i Biandrate governavano l’altra metà. Nel 1212, l’imperatore Ottone IV affrancò Chieri dagli obblighi verso il vescovo di Torino e avviò una politica di espansionismo territoriale. Undici anni dopo, nel 1223, Chieri acquistò Riva dai Biandrate. Nel 1229 fu stipulata la pace tra i conti di Biandrate e la repubblica chierese, consolidando il nuovo assetto politico.
All’inizio del XIV secolo Riva divenne rifugio dei ghibellini astigiani in fuga dalle loro città. La rocca del borgo si trasformò in una fortezza oppositiva, finché nel 1318 Ugone di Balzo, siniscalco di Roberto d’Angiò, non la assalì con tanto vigore da prenderne il possesso dopo un assedio estenuante. Alla fine del medesimo secolo il territorio passò sotto il dominio dei Savoia, seguendo il destino degli altri centri piemontesi. Nel 1630, quando la peste devastava il Piemonte e lo stato sabaudo perdeva la guerra contro la Francia, il duca Vittorio Amedeo I si rifugiò a Riva con la famiglia: il borgo, stranamente, rimase immune dal contagio. Il castello ospitò quindi i delegati degli stati che negoziavano i preliminari di pace, poi sottoscritti a Cherasco.
«Nel nome di Cristo amen e in lode dello stesso altissimo Dio e della gloriosa Vergine Maria Sua madre e dell’illustre soldato S. Albano, patrono di questa terra di Riva, e di tutta la trionfante Curia celeste, amen.» — Giuramento del Podestà secondo gli statuti comunali del 1509
Nel 1619 il duca Carlo Emanuele I donò il feudo a una sua amante, la Marchesa di Roussilon, da cui ebbe quattro figli. Successivamente il feudo fu acquistato dal conte Marc’Antonio Grosso di Bruzolo, la cui famiglia deteneva anche il castello di Bruzolo in Valle di Susa. Nel 1691 Riva fu incendiata dalle armate francesi durante la guerra della Lega di Augusta, un evento che segnò profondamente l’assetto urbanistico del centro. Le mura medioevali, ormai deteriorate, furono abbattute durante l’epoca napoleonica e il comune iniziò a espandersi oltre i confini originari. Dalla seconda metà del Settecento la popolazione crebbe costantemente: dai 2.025 abitanti del 1734 ai 2.172 del 1800, fino a raggiungere circa 3.000 unità a metà Ottocento.
I monumenti e la forma del borgo
La parrocchiale di Maria Vergine Assunta
La chiesa parrocchiale che si vede oggi risale agli anni sessanta dell’Ottocento, ma la sua storia costruttiva inizia decenni prima. Nel 1725 il municipio di Riva decise di edificare una nuova chiesa per sostituire il precedente edificio in cattive condizioni; l’architetto Plantery ricevette l’incarico ma non lo portò a termine. Fu allora che subentrò Bernardo Vittone, artefice di gran parte dell’architettura settecentesca del Piemonte, che lavorò al progetto fino alla sua morte nel 1770. Nel 1761 il pittore Giuseppe Sariga affrescò il cupolino. L’edificio settecentesco fu completato nel 1792 sotto la direzione dell’architetto Dellala di Beinasco; la parrocchiale assunse poi l’aspetto attuale nel decennio 1860-1870, conservando di Vittone la facciata e la grande cupola a pianta ottagonale, elementi che ancora le conferiscono carattere monumentale.
Il Palazzo Municipale
Questo edificio di pregio artistico fu costruito dalla famiglia Grosso di Bruzolo, che aveva acquisito il feudo di Riva. Nel 1738 la famiglia decise di farlo ricostruire affidando l’incarico a Bernardo Vittone, che vi lavorò tra il 1760 e il 1770; successivamente intervenne l’architetto Quarini, a cui fu erroneamente attribuita la costruzione dell’intero palazzo. Nel 1834 la famiglia lo donò al Comune, che ne fece la propria sede amministrativa. L’edificio custodisce affreschi realizzati a fine Settecento dai pittori comaschi Giovanni e Antonio Torricelli e dal piemontese Pietro Palmieri. Il palazzo conserva anche disegni di Leopoldo Pollack, architetto incaricato di progettare due giardini nell’area adiacente tra il 1796 e il 1797; questi progetti, oggi nell’archivio comunale, testimoniano l’attività artistica del Pollack.
Il santuario della Madonna della Fontana
Il santuario ha origine da un voto fatto dal municipio di Riva nel 1630, durante l’epidemia di peste. Nel 1634 fu costruita una cappella, trasformata in chiesa pochi anni dopo. Nel 1661 l’edificio fu abbattuto e sostituito da una nuova chiesa a navata unica. L’attuale santuario risale al secolo seguente, quando si decise di demolire la costruzione seicentesca per il suo stato fatiscente. Fu chiamato ancora Bernardo Vittone, ma la sua morte rinviò il progetto, che passò a Luigi Barberis, suo allievo. L’edificio fu costruito tra il 1777 e il 1779.
Sant’Albano, patrono di Riva
Sant’Albano, il santo patrono del borgo, è venerato come martire della legione tebea. Secondo la tradizione questi legionari furono uccisi nei pressi di Martigny perché rifiutarono di obbedire all’ordine di sacrificare cristiani prima di una battaglia. Il culto rivese verso Sant’Albano era già attestato nel 1100, come documenta un atto redatto nel 1103 in una località dedicata al santo. Negli statuti comunali del 1509 Sant’Albano viene citato come protettore della terra, e il Podestà pronunciava un giuramento solenne in suo onore al momento dell’insediamento. Una leggenda locale narra di un contadino il cui carro sprofondò nel fango; Sant’Albano gli ordinò di staccare i buoi stanchi e attaccare al giogo i cani che lo seguivano. I cani riuscirono a spostare il carro, e alla vista del prodigio il contadino si inginocchiò davanti al Santo.
Economia e tradizioni del territorio
Come Chieri, anche Riva ha radicato la propria economia nell’agricoltura e nell’industria tessile. Nel corso dell’Ottocento, gli storici dell’epoca riferivano che la maggior parte dei rivesi lavorava i campi, particolarmente fertili, mentre altri si dedicavano alla tessitura del lino e del cotone per conto delle fabbriche di Chieri oppure trovavano impiego nella rinomata fabbrica di vermouth e liquori della Martini & Rossi a Pessione, allora un polo produttivo di rilievo per tutto il Piemonte. Questa diversificazione economica fra agricoltura, manufattura e industria caratterizzò il profilo socioeconomico del borgo fino al Novecento.
Tra provincia e paesaggio: quando visitare Riva presso Chieri
Riva presso Chieri si raggiunge facilmente dalla provincia di Torino poiché sorge a brevissima distanza da Chieri e dai comuni circostanti quali Andezeno, Arignano, Cambiano e Poirino. La posizione in pianura significa che il territorio è accessibile tutto l’anno, tuttavia è bene sapere che in inverno il climate locale produce nebbia fitta e temperature basse. Le stagioni primaverili e autunnali regalano condizioni di visibilità migliori e temperature moderate ideali per esplorare il centro storico e i monumenti. Se arrivi da Torino in auto, la strada è pianeggiante e percorribile senza difficoltà anche nei mesi freddi, anche se la visibilità invernale richiede attenzione.
| Partenza | Distanza approssimativa | Tempo di percorrenza |
|---|---|---|
| Torino (centro) | circa 25–30 km | 30–40 minuti in auto |
| Chieri (centro) | circa 5 km | 10–15 minuti in auto |
| Stazione di Torino Porta Nuova | circa 25–30 km | 40–50 minuti in treno + connessione locale |
Il borgo è raggiunto da collegamenti locali e da una viabilità ordinaria che lo collega agli assi principali della provincia. Chi giunge a Riva trova un ambiente ordinato, un centro conservato con discrezione, e una comunità locale che preserva la memoria dei palazzi e delle chiese settecentesche. La frazione di Andezeno e i comuni confinanti come Arignano e Moriondo Torinese offrono altri scorci del medesimo paesaggio piemontese, ampliando un itinerario a raggio medio dalla provincia di Torino.
Se progetti una visita di una mezza giornata a Riva presso Chieri, dedica tempo alla parrocchiale e al palazzo municipale, che raccontano il ruolo degli architetti settecenteschi nella formazione del volto urbano. Chi intende approfondire la ricchezza storica della pianura torinese potrebbe proseguire verso Chieri, uno dei liberi comuni medievali piemontesi, oppure esplorare gli altri borghi del territorio circostante. Riva merita lo sguardo attento di chi sa leggere i silenzi di un luogo, il significato delle pietre e l’assenza deliberata di clamore.