La mattina del 30 aprile, prima ancora che il sole superi la linea dei campi di grano, il paese è già sveglio. Si sente il battere degli zoccoli sulla terra battuta, il respiro corto dei cavalli che verranno lanciati lungo il corso principale in una corsa che dura da secoli. Chi cerca cosa vedere a […]
La mattina del 30 aprile, prima ancora che il sole superi la linea dei campi di grano, il paese è già sveglio. Si sente il battere degli zoccoli sulla terra battuta, il respiro corto dei cavalli che verranno lanciati lungo il corso principale in una corsa che dura da secoli. Chi cerca cosa vedere a San Martino in Pensilis deve partire da qui, da questo suono antico che sale dalla piana molisana a 281 metri sul livello del mare, dove 4.497 abitanti custodiscono riti che il tempo non ha eroso.
Il nome stesso del borgo porta incisa la sua geografia. “Pensilis” — dal latino pensile, sospeso — descrive la posizione del centro abitato su un rilievo collinare che domina la pianura circostante, tra il fiume Biferno e la costa adriatica. Le prime attestazioni documentarie risalgono al periodo normanno, quando il territorio molisano venne riorganizzato in feudi e il castrum di San Martino comparve nei registri delle proprietà feudali legate alla contea di Loritello.
Nel corso dei secoli il borgo passò sotto il controllo di diverse famiglie nobiliari del Mezzogiorno, seguendo le sorti del Regno di Napoli. La struttura urbana conserva l’impianto medievale: un nucleo compatto attorno alla chiesa madre, con vicoli stretti che si aprono verso la campagna. Il patrono del paese è San Leone Confessore, figura venerata con una devozione radicata che scandisce il calendario liturgico locale e dà forma alle celebrazioni più sentite della comunità.
La storia più conosciuta di San Martino in Pensilis è però legata alla Carrese, la corsa dei carri trainati da buoi che ogni anno, il 30 aprile, trasforma il paese in un’arena a cielo aperto. Si tratta di una tradizione documentata almeno dal XVIII secolo, ma le cui radici affondano probabilmente in epoca molto anteriore, legata ai riti agrari e alla devozione per San Leo. È uno degli eventi etnografici più studiati del Molise, capace di richiamare l’attenzione di antropologi e documentaristi ben oltre i confini regionali.
La chiesa madre del borgo, dedicata a San Pietro, si erge nel punto più alto del centro storico. L’edificio attuale conserva elementi riconducibili a interventi settecenteschi, con una facciata semplice in pietra locale e un interno a navata unica dove si custodiscono statue lignee e arredi sacri legati alla devozione popolare sammartinese.
Non è un monumento, ma un luogo vivo. Il tracciato che attraversa il corso principale del paese — dalla partenza in aperta campagna fino alla chiesa — è il cuore pulsante della tradizione locale. Percorrerlo a piedi, anche fuori dal giorno della corsa, significa leggere il borgo attraverso la sua festa: i muri segnati, le curve strette, i punti dove la folla si accalca ogni aprile.
I vicoli del nucleo antico mantengono la struttura del borgo fortificato: passaggi coperti, scalinate in pietra, portali con architravi scolpiti. Le case si addossano le une alle altre secondo una logica difensiva tipica degli insediamenti collinari del basso Molise. L’assenza di restauri invasivi ha preservato una coerenza architettonica ormai rara.
Testimonianza del passato feudale del borgo, il palazzo baronale si affaccia sulla piazza principale con una mole che denuncia la sua funzione originaria di residenza del potere locale. La struttura, più volte rimaneggiata nei secoli, conserva elementi architettonici che permettono di riconoscere le diverse fasi costruttive dall’età medievale a quella moderna.
Poco fuori dal centro abitato, questa chiesa rurale si colloca lungo una delle direttrici storiche che attraversano la campagna. L’edificio, nella sua semplicità costruttiva, documenta la rete di luoghi di culto minori che punteggiava il territorio agrario del basso Molise, legati ai ritmi del lavoro nei campi e alle soste dei viaggiatori.
La tavola di San Martino in Pensilis è quella della civiltà contadina del basso Molise, senza fronzoli e senza scorciatoie. Il piatto che più di ogni altro identifica il borgo è la pampanella: carne di maiale tagliata a fette spesse, marinata nel peperoncino — quello rosso, piccante, che qui chiamano diavulillo — e cotta lentamente al forno. Il risultato è una crosta rossa e croccante che cede a un interno morbido e intensamente saporito. La pampanella è il cibo della Carrese, venduta per strada il giorno della festa, ma la si trova tutto l’anno nelle macellerie e nei forni del paese.
Accanto alla pampanella, la cucina locale propone paste fresche lavorate a mano — cavatelli e fusilli con ragù di carne mista — e una tradizione di conserve legate al ciclo stagionale: peperoni essiccati, salsicce sotto sugna, olio extravergine d’oliva ottenuto dalle cultivar autoctone della collina molisana. Il pane, cotto nei forni a legna ancora attivi, ha una mollica compatta e una crosta spessa che resiste ai sughi densi della tradizione locale.
La data cerchiata sul calendario è una sola: il 30 aprile. La Carrese — la corsa dei carri a buoi — è l’evento che definisce San Martino in Pensilis agli occhi del mondo esterno. Le squadre del paese si sfidano in una corsa violenta e spettacolare lungo un percorso di circa un chilometro, tra la campagna e la chiesa. Chi vuole assistere deve arrivare presto, trovare un punto rialzato e prepararsi al rumore: zoccoli, urla, campane. Non è folklore addomesticato per i turisti — è una competizione vera, con tensioni reali tra le contrade.
Al di fuori della Carrese, i mesi migliori per visitare il borgo sono maggio e giugno, quando i campi di grano attorno al paese virano dal verde al giallo e la luce del tardo pomeriggio incendia la facciata della chiesa madre. L’estate è calda e secca, tipica del clima sub-appenninico meridionale. L’autunno porta le giornate della raccolta delle olive e una luce più morbida sulla campagna. In inverno il borgo si chiude su se stesso, ma chi cerca il silenzio troverà esattamente quello.
San Martino in Pensilis si trova nel basso Molise, a circa 35 chilometri da Termoli e a 65 chilometri da Campobasso. In auto, dall’autostrada A14 (Bologna-Taranto) si esce al casello di Poggio Imperiale o di Termoli e si prosegue lungo la viabilità provinciale in direzione dell’entroterra. Da Campobasso si percorre la SS 647 (Bifernina) fino alle indicazioni per il basso Molise.
La stazione ferroviaria più vicina è quella di Termoli, sulla linea adriatica Bologna-Lecce, da cui è necessario proseguire con mezzo proprio o autobus di linea. L’aeroporto più vicino è quello di Pescara (circa 120 km), seguito dal Karol Wojtyła di Bari (circa 180 km). Per informazioni aggiornate su servizi e accessibilità, si può consultare il sito ufficiale del Comune e il portale della Regione Molise.
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