Camugnano
Nel 1911, quando la costruzione della diga di Suviana trasformò il corso del torrente Limentra, Camugnano cambiò fisionomia per sempre. L’acqua sommerse terreni agricoli e sentieri, creando un bacino artificiale che oggi segna il paesaggio dell’alto Appennino bolognese a 692 metri di altitudine. Questo comune di 1.948 abitanti, distribuito tra frazioni sparse lungo crinali e […]
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Nel 1911, quando la costruzione della diga di Suviana trasformò il corso del torrente Limentra, Camugnano cambiò fisionomia per sempre. L’acqua sommerse terreni agricoli e sentieri, creando un bacino artificiale che oggi segna il paesaggio dell’alto Appennino bolognese a 692 metri di altitudine. Questo comune di 1.948 abitanti, distribuito tra frazioni sparse lungo crinali e vallate, conserva una struttura insediativa che riflette secoli di economia agropastorale. Chiedersi cosa vedere a Camugnano significa prepararsi a percorrere un territorio dove l’ingegneria idroelettrica del Novecento convive con pievi romaniche e faggete d’alta quota.
Storia e origini di Camugnano
L’etimologia del toponimo Camugnano è stata oggetto di diverse ipotesi.
La più accreditata lo ricollega al gentilizio latino Camunius o Camunnius, indicando un antico fondo agricolo di epoca romana — il praedium Camunnianum — appartenuto a un proprietario terriero di quella gens. Questa formazione toponimica, comune nell’Italia centrale e settentrionale, suggerisce che la zona fosse già abitata e coltivata in epoca tardo-repubblicana o imperiale, ben prima che i documenti medievali ne registrassero l’esistenza. Altre ipotesi, meno sostenute, hanno tentato un collegamento con i Camunni, popolo preromano della Val Camonica, ma la distanza geografica rende questa derivazione poco probabile.
Le prime attestazioni documentarie del territorio risalgono all’alto Medioevo, quando l’area rientrava nella giurisdizione della Diocesi di Bologna e le pievi rurali costituivano i principali centri di aggregazione sociale. Nel corso dei secoli XII e XIII, il territorio fu coinvolto nelle dispute tra le famiglie feudali dell’Appennino bolognese e il libero Comune di Bologna, che progressivamente estese il proprio controllo sulle vallate montane.
La presenza di fortificazioni e torri di avvistamento, di cui restano tracce in diverse frazioni, testimonia la funzione strategica di questi crinali lungo le vie di comunicazione tra la pianura padana e la Toscana. Nel 1377, documenti dell’Archivio di Stato di Bologna registrano il territorio come parte del contado bolognese, soggetto agli statuti cittadini.
L’evoluzione demografica di Camugnano riflette le dinamiche comuni a molti comuni dell’Appennino emiliano. Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, la popolazione superava le cinquemila unità, sostenuta da un’economia basata sull’allevamento, la castanicoltura e il taglio del bosco. La costruzione delle dighe di Suviana (completata nel 1932) e del Brasimone diede lavoro temporaneo a centinaia di operai, ma non arrestò l’emigrazione verso Bologna e le città industriali del Nord.
Il censimento del 2021 ha fissato la popolazione a 1.948 residenti, dato che colloca Camugnano tra i comuni meno densamente popolati della Città metropolitana di Bologna. Oggi il borgo vive una fase di lenta riscoperta, legata al turismo ambientale e alla valorizzazione dei laghi artificiali.
Cosa vedere a Camugnano: 5 attrazioni imperdibili
1. Lago di Suviana
Il Lago di Suviana, formato dallo sbarramento del torrente Limentra di Treppio con una diga in calcestruzzo alta 92 metri, è il principale elemento paesaggistico del territorio. Completato nel 1932 per la produzione di energia idroelettrica, il bacino si estende per circa 97 ettari e raggiunge una profondità massima di 47 metri.
Le sue sponde, in gran parte ricoperte da boschi di querce e castagni, sono attrezzate con aree balneabili nella stagione estiva, in particolare presso la località Barceda. Il lago rientra nel Parco regionale dei laghi di Suviana e Brasimone, istituito nel 1995, che tutela un ecosistema dove nidificano il martin pescatore e lo svasso maggiore. Per chi cerca cosa vedere a Camugnano partendo dalla natura, questo è il punto di riferimento principale.
2. Lago del Brasimone
Situato a pochi chilometri dal Suviana, il Lago del Brasimone è un secondo bacino artificiale, più piccolo e raccolto, creato negli anni Dieci del Novecento per alimentare una centrale idroelettrica. La sua superficie di circa 54 ettari e le acque calme lo rendono adatto alla pesca sportiva — sono presenti trote, cavedani e persici — e alla canoa. Sulle rive orientali si trova il Centro ricerche ENEA del Brasimone, struttura scientifica attiva dal 1963 nel campo della fisica nucleare e delle tecnologie energetiche. La coesistenza tra un centro di ricerca avanzata e un ambiente lacustre di montagna conferisce al Brasimone un carattere singolare, diverso dai classici laghi appenninici.
3. Santuario della Beata Vergine della Serra
Sul crinale che separa la valle del Limentra da quella del Brasimone, a circa 800 metri di altitudine, sorge il Santuario della Beata Vergine della Serra. L’edificio attuale risale al XVII secolo, ma la devozione mariana in questo sito è documentata almeno dal Quattrocento. La chiesa conserva un’immagine della Madonna ritenuta miracolosa, che attira pellegrinaggi soprattutto nel mese di settembre, in occasione della festa della Natività di Maria. La posizione elevata offre un punto di osservazione esteso sulla vallata sottostante, con visibilità che nelle giornate limpide raggiunge i contrafforti del Corno alle Scale. La struttura architettonica è semplice, con navata unica e facciata in arenaria locale.
4. Pieve di San Giovanni Battista a Bargi
La frazione di Bargi, una delle più popolose del comune, ospita la Pieve di San Giovanni Battista, edificio religioso di impianto romanico documentato fin dal XII secolo. La pieve fungeva da centro battesimale per le comunità sparse dell’alta valle del Limentra e mantenne questa funzione fino all’età moderna. L’interno, a navata unica con abside semicircolare, conserva elementi architettonici in pietra arenaria e un fonte battesimale che gli storici locali datano al XIV secolo. La posizione di Bargi, su un promontorio che domina il Lago di Suviana, rende la visita alla pieve un’occasione per osservare il rapporto tra l’antico insediamento e il bacino artificiale che ne ha ridisegnato i confini.
5. Sentiero dei Carbonai nel Parco regionale
All’interno del Parco regionale dei laghi di Suviana e Brasimone, il Sentiero dei Carbonai ripercorre i tracciati utilizzati fino alla metà del Novecento dai boscaioli che producevano carbone di legna nelle carbonaie dell’Appennino. Il percorso, lungo circa 6 chilometri con dislivello contenuto, attraversa faggete mature e castagneti da frutto abbandonati, con pannelli informativi che documentano le tecniche di carbonizzazione tradizionali. Lungo il tracciato si incontrano le piazzole — aree circolari in terra battuta dove venivano allestite le cataste di legna — ancora riconoscibili nel sottobosco. È un itinerario adatto a escursionisti di ogni livello, percorribile in circa due ore e mezza, che documenta un’economia forestale ormai scomparsa.
Cosa mangiare a Camugnano: cucina tipica e prodotti locali
La cucina del territorio di Camugnano appartiene alla tradizione appenninica bolognese, una cucina nata dalla necessità di trasformare in piatti sostanziosi le risorse limitate della montagna. La castagna, il fungo, il maiale e i cereali minori hanno costituito per secoli la base dell’alimentazione quotidiana, mentre il grano tenero e le uova erano riservati alle feste e alle preparazioni più elaborate. L’altitudine e il clima rigido hanno favorito pratiche di conservazione come la salatura, l’essiccazione e l’affumicatura, che ancora oggi caratterizzano il profilo gastronomico della zona.
Tra i piatti più rappresentativi si trovano le crescentine — dette anche tigelle nella terminologia commerciale — piccoli dischi di pasta lievitata cotti tradizionalmente tra piastre di terracotta scaldate nel camino, da farcire con lardo battuto, aglio e rosmarino.
La polenta di castagne, preparata con farina ricavata dall’essiccazione nei metati (strutture a due piani dove le castagne venivano affumicate su griglie), era l’alimento base dei mesi invernali, consumata da sola o accompagnata con latte e ricotta. Le tagliatelle e le lasagne, nella versione montanara, utilizzano un ragù in cui il maiale prevale sul manzo, riflettendo l’allevamento suino diffuso nelle frazioni rurali.
Il territorio dell’Appennino bolognese è conosciuto per la raccolta dei funghi porcini (Boletus edulis), che nelle faggete tra i 600 e i 1.200 metri trovano condizioni ideali nel periodo tra settembre e novembre. Il marrone dell’Appennino, che un tempo veniva esportato essiccato verso le città della pianura, è ancora prodotto nei castagneti storici delle frazioni di Camugnano, sebbene su scala ridotta rispetto al passato.
Il miele di castagno, scuro e dal sapore amaro persistente, viene prodotto da apicoltori locali che sfruttano le fioriture tardive dei castagneti tra giugno e luglio. Non risultano, per il territorio comunale specifico, prodotti con certificazione DOP, IGP o PAT dedicata, sebbene molti di questi alimenti rientrino nelle tradizioni gastronomiche più ampie della provincia bolognese documentate su sito ufficiale del Comune.
La Sagra del cinghiale e la sagra della castagna, organizzate tra ottobre e novembre nelle frazioni del comune, rappresentano le principali occasioni per assaggiare la cucina locale in un contesto collettivo. In queste manifestazioni si trovano piatti come i tortelloni di ricotta e castagne, la polenta con ragù di cinghiale e i necci (crêpe di farina di castagne). I prodotti del bosco — funghi secchi, miele, farina di castagne — sono reperibili presso i mercati agricoli stagionali che si svolgono nel capoluogo e nella frazione di Bargi durante i mesi autunnali.
Sul versante delle bevande, il territorio di Camugnano non ha una produzione vinicola propria significativa, trovandosi oltre il limite altitudinale della viticoltura emiliana.
Sulle tavole locali si trovano però i vini dei Colli Bolognesi, denominazione DOC che comprende la produzione collinare della provincia. Il Pignoletto, bianco frizzante ottenuto dall’omonimo vitigno autoctono, è l’abbinamento più frequente con le crescentine e gli antipasti di salumi. Per i piatti di selvaggina e i ragù si preferisce il Barbera dei Colli Bolognesi, rosso corposo e tannico.
Quando visitare Camugnano: il periodo migliore
La stagione più frequentata a Camugnano va da giugno a settembre, quando i laghi di Suviana e Brasimone diventano mete per la balneazione, la pesca e le escursioni. Luglio e agosto portano temperature diurne intorno ai 25-28°C, decisamente più fresche rispetto alla pianura bolognese, il che rende il territorio una destinazione per chi cerca refrigerio estivo.
La festa patronale di San Martino di Tours, celebrata l’11 novembre, coincide con le sagre autunnali dedicate ai prodotti del bosco ed è un’occasione per conoscere la vita sociale delle frazioni. Il periodo di foliage, tra la seconda metà di ottobre e i primi di novembre, trasforma le faggete del Parco regionale in una successione di rossi, arancioni e gialli particolarmente marcata lungo i sentieri che circondano i laghi.
L’inverno, da dicembre a marzo, porta nevicate frequenti sopra i 700 metri e riduce l’accessibilità di alcune frazioni più isolate. È tuttavia il periodo più tranquillo per chi desidera percorrere i sentieri con le ciaspole o semplicemente osservare il paesaggio innevato senza alcun affollamento. La primavera, da aprile a maggio, è ideale per l’escursionismo: le temperature miti, la fioritura dei prati e il livello alto dei laghi dopo lo scioglimento nivale creano condizioni ottimali. Per i fotografi, le mattine di ottobre e aprile offrono le migliori condizioni di luce sui bacini, con nebbie basse che si dissolvono nelle prime ore.
Come arrivare a Camugnano
Da Bologna, Camugnano dista circa 70 chilometri percorribili in un’ora e venti minuti.
Il percorso più diretto segue l’autostrada A1 fino all’uscita di Sasso Marconi, per poi proseguire lungo la strada provinciale SP325 — la Porrettana — in direzione Porretta Terme, deviando verso ovest all’altezza di Riola sulla SP62. Da Firenze la distanza è di circa 110 chilometri attraverso il valico appenninico, con tempi intorno alle due ore. Da Modena si raggiunge Camugnano in circa un’ora e mezza, percorrendo la A1 fino a Bologna e poi seguendo il medesimo itinerario appenninico.
La stazione ferroviaria più vicina è quella di Riola di Vergato, sulla linea Bologna-Porretta Terme gestita da Trenitalia, a circa 20 chilometri dal capoluogo comunale. Da Riola è necessario un mezzo proprio o il servizio di autobus TPER, che collega le frazioni della valle con frequenze limitate soprattutto nei giorni festivi — è consigliabile verificare gli orari sul sito del Comune. L’aeroporto più vicino è il Guglielmo Marconi di Bologna, distante circa 75 chilometri.
Chi arriva in auto troverà parcheggi gratuiti sia nel capoluogo sia presso le aree attrezzate dei laghi.
Altri borghi da scoprire in Emilia-Romagna
Chi visita Camugnano e desidera approfondire la conoscenza dell’Appennino emiliano può spingersi verso Cerignale, piccolo comune della provincia di Piacenza con meno di cento residenti, situato nella valle del Trebbia a circa 140 chilometri verso nord-ovest. Cerignale condivide con Camugnano la condizione di comune montano a bassissima densità abitativa, ma si distingue per il suo legame con l’ambiente fluviale della Trebbia, considerato da Ernest Hemingway il più bel fiume italiano. Il viaggio tra i due borghi, percorribile in circa due ore e mezza attraverso strade appenniniche, offre un attraversamento completo della dorsale emiliana, dai laghi artificiali del Bolognese alle gole calcaree del Piacentino.
In direzione opposta, verso la pianura, Imola rappresenta un complemento urbano alla visita montana. Distante circa 90 chilometri da Camugnano — percorribili in un’ora e quaranta minuti via Bologna — Imola offre la Rocca Sforzesca, il circuito automobilistico intitolato a Enzo e Dino Ferrari e un centro storico con impianto romano ancora leggibile nella griglia stradale.
La combinazione tra l’alta montagna di Camugnano e la città di pianura di Imola permette di costruire un itinerario che attraversa tutti gli ambienti della provincia bolognese, dai crinali boscosi alle terre della ceramica e dei motori, documentando le diverse economie e culture che convivono in un raggio relativamente breve.
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