Castellana Grotte
Nel 1938, lo speleologo Franco Anelli discese per la prima volta in una voragine carsica a pochi chilometri dal centro abitato, rivelando al mondo un sistema sotterraneo lungo oltre tre chilometri, tra i più estesi d’Europa. Quella scoperta trasformò per sempre l’identità di un comune agricolo della Murgia sud-orientale, portandolo sulle mappe del turismo internazionale. […]
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Nel 1938, lo speleologo Franco Anelli discese per la prima volta in una voragine carsica a pochi chilometri dal centro abitato, rivelando al mondo un sistema sotterraneo lungo oltre tre chilometri, tra i più estesi d’Europa. Quella scoperta trasformò per sempre l’identità di un comune agricolo della Murgia sud-orientale, portandolo sulle mappe del turismo internazionale.
Oggi capire cosa vedere a Castellana Grotte significa muoversi su due piani: quello ipogeo delle cavità calcaree, e quello di superficie, dove una cittadina di circa 19.500 abitanti conserva chiese seicentesche, frantoi rupestri e una tradizione gastronomica radicata nella terra rossa. Siamo a 290 metri sul livello del mare, in provincia di Bari, lungo la strada che collega la costa adriatica alla Valle d’Itria.
Storia e origini di Castellana Grotte
Il toponimo “Castellana” deriva con ogni probabilità dal latino castellum, termine che nel Medioevo indicava un insediamento fortificato o un piccolo nucleo difeso da mura. La specificazione “Grotte” fu aggiunta ufficialmente nel 1863, con regio decreto, per distinguere il comune da altre località omonime presenti nel neonato Regno d’Italia e per richiamare le numerose cavità carsiche del sottosuolo.
In documenti del X-XI secolo il sito compare come “Castellanum”, a indicare un casale appartenente al territorio di Conversano, legato al monastero benedettino di Santo Stefano. Non esistono tracce certe di un insediamento urbano strutturato prima dell’anno Mille, sebbene il rinvenimento di reperti peuceti e romani nel circondario suggerisca una frequentazione del territorio ben più antica.
La fondazione del nucleo medievale si fa risalire convenzionalmente al periodo normanno, quando il conte di Conversano consolidò una serie di casali rurali in un centro più organizzato, dotato di una chiesa matrice e di un perimetro difensivo. Nel 1171 un documento dell’Archivio della Badia di Cava dei Tirreni menziona la “Universitas Castellani”, confermando l’esistenza di una comunità con propria struttura amministrativa.
Sotto la dominazione angioina, tra XIII e XIV secolo, Castellana passò di feudo in feudo — dai Brienne agli Acquaviva d’Aragona, famiglia che ne mantenne il controllo fino all’abolizione della feudalità nel 1806. Il dominio degli Acquaviva segnò profondamente il tessuto edilizio: ampliamento della chiesa matrice, costruzione di palazzi signorili, apertura di frantoi ipogei scavati nella roccia calcarea.
Un episodio cruciale nella memoria collettiva è la pestilenza del 1690-1691, che decimò la popolazione e dalla quale, secondo la tradizione locale, il paese fu liberato per intercessione della Vergine della Vetrana — da allora venerata come patrona con il titolo di Maria S.S. della Vetrana.
Il XX secolo portò due trasformazioni decisive: la scoperta delle grotte nel 1938, ad opera di Franco Anelli dell’Istituto Italiano di Speleologia, e l’apertura del percorso turistico sotterraneo nel 1939, che in pochi decenni rese Castellana Grotte una delle mete più frequentate del Mezzogiorno, con oltre 300.000 visitatori annui nelle stagioni di punta. Il profilo demografico è rimasto relativamente stabile: dai circa 15.000 abitanti del secondo dopoguerra, la popolazione è salita gradualmente fino agli attuali 19.505 residenti, sostenuta dal terziario turistico e dall’agricoltura olivicola.
Cosa vedere a Castellana Grotte: 5 attrazioni imperdibili
1. Le Grotte di Castellana
Il complesso carsico si apre con la Grave, una caverna di circa 100 metri di lunghezza e 60 di profondità, accessibile da una voragine naturale. Il percorso turistico completo si sviluppa per circa tre chilometri e culmina nella Grotta Bianca, una sala interamente rivestita di concrezioni di alabastro calcitico che la rendono una delle cavità più luminose al mondo.
La temperatura interna è costante, intorno ai 16-18 °C. Esistono due itinerari: uno parziale di circa 50 minuti, che arriva alla Grave, e uno completo di circa due ore. La gestione è affidata a una società consortile che organizza anche visite speleologiche notturne e laboratori didattici. È il sito naturalistico più visitato di Puglia e il motivo principale per cui ci si chiede cosa vedere a Castellana Grotte.
2. Chiesa Matrice di San Leone Magno
Situata nel centro storico, lungo via Marconi, la chiesa principale del paese fu edificata in forme romaniche e rimaneggiata più volte tra il XVI e il XVIII secolo. L’interno a tre navate conserva un altare maggiore in marmi policromi e tele attribuite a pittori della scuola napoletana del Seicento. Di particolare interesse è il soffitto ligneo dipinto nella navata centrale, restaurato nell’ultimo decennio. La facciata, sobria e scandita da lesene, riflette il gusto tardo-barocco diffuso nell’area murgiana. Il campanile a pianta quadrata, visibile da diversi punti del centro abitato, funge da riferimento topografico per chi percorre i vicoli del quartiere storico.
3. Convento e Chiesa della Madonna della Vetrana
Il santuario dedicato alla patrona Maria S.S. della Vetrana sorge nella parte alta del centro storico ed è legato alla devozione esplosa dopo la peste del 1691. L’edificio, affiancato da un ex convento francescano, custodisce l’icona della Vergine dalla quale, secondo i documenti dell’epoca, trasudò un liquido interpretato come segno miracoloso. L’interno presenta una navata unica con decorazioni settecentesche e un pavimento in maiolica. Le feste patronali cadono il 12 gennaio e l’ultima domenica di aprile, quando una processione attraversa il paese con l’immagine sacra accompagnata da luminarie e fuochi d’artificio. Il convento annesso ospita oggi spazi espositivi e culturali.
4. I frantoi ipogei del centro storico
Sotto il livello stradale del nucleo antico si aprono diversi frantoi scavati direttamente nella roccia calcarea, utilizzati fino al XIX secolo per la molitura delle olive. Questi ambienti sotterranei — localmente chiamati “trappeti” — conservano le grandi macine in pietra, le vasche di decantazione e i sistemi di contrappeso in legno. La temperatura costante del sottosuolo garantiva condizioni ideali per la lavorazione dell’olio. Alcuni di questi frantoi sono stati recuperati e resi visitabili grazie a interventi di associazioni locali. La loro presenza documenta in modo concreto il peso dell’olivicoltura nell’economia castellanese tra il XVII e il XIX secolo, quando l’olio veniva esportato via Monopoli verso i mercati veneziani.
5. Piazza Garibaldi e il Palazzo Municipale
Centro della vita pubblica, piazza Garibaldi è lo spazio aperto principale del paese, circondato da edifici ottocenteschi con facciate in pietra locale. Il Palazzo Municipale, che si affaccia sulla piazza, risale al XIX secolo e presenta un portico d’ingresso ad archi su cui si eleva un balcone balaustrato. La piazza ospita il mercato settimanale e, durante le feste patronali, viene allestita con palchi per i concerti bandistici — una tradizione fortissima nell’area barese. Dai margini della piazza partono le strade che conducono verso il centro storico da un lato e verso la zona delle grotte dall’altro, rendendo questo punto il naturale snodo di orientamento per il visitatore.
Cosa mangiare a Castellana Grotte: cucina tipica e prodotti locali
La tavola di Castellana Grotte riflette la posizione geografica del comune, stretto tra la Murgia e la piana costiera, in una zona dove l’olivicoltura domina il paesaggio agrario da secoli. La cucina è quella dell’entroterra barese — robusta, legata ai cicli stagionali, costruita su cereali, legumi, verdure spontanee e carne ovina. L’olio extravergine d’oliva, prodotto da cultivar Cima di Mola e Ogliarola, è il grasso da cottura pressoché esclusivo e conferisce a ogni piatto una nota amara caratteristica. La vicinanza a Polignano, Monopoli e Conversano ha favorito nel tempo un interscambio gastronomico costante, ma la matrice contadina resta dominante.
Tra i piatti più rappresentativi della tradizione locale va citata l’Acquasale (PAT), una preparazione antica di recupero a base di pane raffermo bagnato in acqua calda, condito con pomodoro fresco, cipolla cruda, origano e abbondante olio d’oliva.
Si tratta di un piatto estivo, consumato dai contadini nei campi durante la mietitura, che oggi ricompare sulle tavole familiari nei mesi caldi. Altrettanto radicato è il consumo dell’Agnello al forno con patate alla leccese (PAT), preparato con pezzi di agnello disposti in teglia insieme a patate tagliate a fette sottili, pomodorini, cipolle e pecorino grattugiato, cotto lentamente nel forno a legna fino a formare una crosta dorata. È il piatto immancabile del pranzo pasquale e delle ricorrenze familiari.
Il repertorio dei prodotti certificati PAT della regione Puglia comprende diverse preparazioni che trovano diffusione anche a Castellana Grotte. L’Agnello alla gravinese (PAT), uno stufato di agnello cotto in umido con verdure e formaggio, rappresenta una variante della tradizione ovina murgiana, condivisa con i comuni della provincia materana e barese.
Gli Africani (PAT) sono piccoli dolci a base di pasta di mandorle e cioccolato, ricoperti di glassa scura, diffusi nel territorio come dolcetti da pasticceria artigianale. Meritano menzione anche gli Asparagi selvatici (PAT), raccolti nei terreni calcarei della Murgia tra marzo e maggio, e gli Asparagi sott’olio (PAT), conserva domestica preparata con gli stessi germogli scottati e immersi nell’extravergine locale.
L’evento gastronomico principale è la Sagra della Carne al Fornello, che si tiene ogni anno nel periodo estivo — generalmente tra luglio e agosto — e celebra la cottura alla brace di bombette, involtini di carne equina e costine d’agnello, accompagnate da vino rosso locale. Il mercato settimanale in piazza Garibaldi offre banchi di prodotti ortofrutticoli a chilometro zero, formaggi a pasta filata e olio extravergine venduto direttamente dai frantoiani della zona. Per acquisti più mirati, diverse aziende agricole lungo la strada provinciale per Putignano praticano vendita diretta di conserve, legumi secchi e frise di grano duro.
Sul versante dei vini, il territorio di Castellana Grotte ricade nell’area della DOC Gioia del Colle e nella IGT Puglia.
Il vitigno prevalente è il Primitivo, che su queste colline calcaree a 290 metri di altitudine produce rossi strutturati con buona acidità e sentori di frutta scura. Alcune cantine locali vinificano anche Minutolo, vitigno bianco autoctono riscoperto negli ultimi vent’anni, che dà un bianco aromatico secco adatto all’abbinamento con i piatti di verdure e pesce crudo della costa vicina. L’Anisetta (PAT), liquore tradizionale pugliese a base di anice, chiude spesso il pasto nelle trattorie della zona.
Quando visitare Castellana Grotte: il periodo migliore
Le grotte sono aperte tutto l’anno, ma il periodo di maggiore affluenza va da aprile a ottobre, quando il percorso completo è disponibile con partenze frequenti. L’estate, soprattutto luglio e agosto, porta il picco turistico: le file all’ingresso possono superare l’ora nelle giornate di punta. Chi preferisce una visita più distesa dovrebbe puntare su maggio, giugno o settembre, mesi in cui le temperature esterne sono gradevoli — tra i 20 e i 28 °C — e i flussi più contenuti.
Il mese di gennaio offre un’occasione diversa: la festa patronale del 12 gennaio, con la processione della Madonna della Vetrana, consente di osservare una devozione popolare intensa e partecipata, in un contesto invernale con pochi turisti.
L’ultima domenica di aprile segna la seconda celebrazione patronale, con una processione più solenne e un programma di concerti bandistici serali. La sagra estiva della carne al fornello, tra luglio e agosto, attira visitatori dall’intera area metropolitana di Bari. In inverno le grotte, con la loro temperatura costante di 16-18 °C, offrono un’esperienza confortevole anche nelle giornate più fredde. Per chi intende combinare la visita con escursioni nella Valle d’Itria — Alberobello dista appena 12 chilometri — la primavera resta il compromesso ideale tra clima, accessibilità e tranquillità.
Come arrivare a Castellana Grotte
In automobile, da Bari si percorre la SS16 in direzione sud fino all’uscita per la SP236, raggiungendo Castellana Grotte in circa 40 minuti (45 km). Da Taranto la distanza è di circa 70 km tramite la SS172 attraverso Martina Franca, con un tempo di percorrenza di poco più di un’ora. Chi proviene dall’autostrada A14 Bologna-Taranto può uscire al casello di Bari Sud e proseguire sulla statale per Putignano. Da Lecce si calcolano circa 150 km e un’ora e quaranta di viaggio.
La stazione ferroviaria più comoda è quella di Castellana Grotte, servita dalla linea delle Ferrovie del Sud Est (FSE) che collega Bari a Martina Franca e Taranto.
I treni partono dalla stazione di Bari Centrale con frequenza di circa un’ora e il tragitto dura 50-60 minuti. L’aeroporto di riferimento è il Karol Wojtyła di Bari-Palese, distante circa 55 km, dal quale si può raggiungere il centro con auto a noleggio o combinando navetta aeroportuale e treno FSE. Un servizio di autobus extraurbani STP collega Castellana Grotte con Monopoli, Conversano e i comuni limitrofi.
Altri borghi da scoprire in Puglia
Chi visita Castellana Grotte ha l’opportunità di costruire un itinerario pugliese che tocchi ambienti radicalmente diversi tra loro. A nord-ovest, nella provincia di Foggia, si trova Zapponeta, un piccolo centro costiero affacciato sul golfo di Manfredonia.
La distanza — circa 200 km, poco meno di due ore e mezza — è significativa, ma il contrasto è istruttivo: dalla Murgia calcarea si passa alle saline e ai campi di grano del Tavoliere, con un paesaggio completamente pianeggiante e un rapporto con il mare che a Castellana è del tutto assente. Zapponeta offre spiagge ampie, una zona umida frequentata da aironi e fenicotteri, e un ritmo di vita legato alla pesca e all’agricoltura estensiva.
In direzione opposta, verso il capoluogo, Bari dista appena 45 km e rappresenta il complemento urbano naturale a una giornata trascorsa nelle grotte e nel centro storico castellanese. La città vecchia di Bari — con la Basilica di San Nicola, la Cattedrale di San Sabino e il Castello Svevo — offre un denso patrimonio architettonico normanno e svevo che consente di inquadrare storicamente anche le vicende feudali di Castellana.
Un itinerario di tre-quattro giorni che combini la visita alle grotte, una giornata a Bari e un’escursione tra i trulli di Alberobello permette di attraversare in pochi chilometri tre realtà territoriali distinte — il sottosuolo carsico, la città portuale, la campagna della Valle d’Itria — che insieme definiscono la complessità della Puglia centrale.
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