Civitacampomarano
Civitacampomarano è un comune di circa 300 abitanti nella provincia di Campobasso, in Molise, noto per il suo castello angioino dichiarato monumento nazionale e per una storia che risale all’alto medi
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Civitacampomarano è un comune di circa 298 abitanti della provincia di Campobasso, in Molise, che si sviluppa a circa 520 metri di quota su un crinale di arenaria affacciato sui torrenti Mordale e Vallone Grande, affluente del Biferno. Borgo di origini medievali, il suo profilo è dominato dal castello angioino — dichiarato monumento nazionale nel 1979 — mentre la storia del paese intreccia secoli di signorie feudali, fermenti intellettuali e vicende rivoluzionarie che lo rendono uno dei centri più singolari del Molise interno.
Civitacampomarano borgo in Molise porta ancora impressi nei vicoli e nelle pietre i segni di una lunga vicenda collettiva: dalla prima menzione scritta nel diploma imperiale del 999 alle lotte dei civitesi contro i propri feudatari a fine Settecento, fino alla stagione giacobina del 1799 che vide protagonisti intellettuali locali come Vincenzo Cuoco. Con i suoi 38,6 chilometri quadrati di territorio e il nome in molisano Civëtë, il paese custodisce una identità tenace, costruita nei secoli tra passaggi di feudo, terremoti e uno spopolamento che nel corso del Novecento ha ridotto drasticamente una comunità che aveva raggiunto i tremila abitanti.
Civitacampomarano borgo in Molise: storia e identità tra feudi e rivoluzioni
Civitacampomarano compare per la prima volta nei documenti scritti nell’anno 999, quando un diploma dell’imperatore Ottone III di Sassonia confermava una donazione risalente al 770, con cui il principe longobardo Arechi II aveva ceduto la chiesa di Sant’Angelo Altissimo alla Badia di Santa Sofia a Benevento; il luogo vi è indicato con il nome di Campomarano, e solo in seguito — una volta acquisita prosperità e influenza sul territorio circostante — gli abitanti aggiunsero il titolo di “Civitas”, attestato già in un atto del 1309 relativo alla diocesi di Guardialfiera.
Con l’avvento degli Angioini, nel corso del XIII secolo, il borgo si riorganizzò attorno a un colle dove fu eretto il castello, in sostituzione di un insediamento fortificato più antico risalente alla metà del XII secolo. Nella seconda metà del Trecento il borgo passò come dono alla regina Margherita, consorte di Carlo III di Durazzo re di Napoli, che lo cedette a Iacopo di Marzano; transitò poi attraverso la famiglia Zurlo prima di entrare nell’orbita aragonese. Nel 1443 Alfonso V d’Aragona assegnò Civitacampomarano in feudo a Paolo di Sangro, capitano di ventura che aveva combattuto a favore della causa aragonese nella battaglia di Sessano del 28 giugno 1442 contro Antonio Caldora. Nei secoli successivi il feudo passò ai Carafa, poi ai Ferri, quindi alla famiglia d’Avalos, fino a quando, nel 1742, fu acquistato da Pasquale Mirelli, duca di Sant’Andrea, il cui figlio Carlo Maria Mirelli ne divenne l’ultimo signore nel 1777.
Nel corso del Settecento la società civitese fu attraversata da fermenti intellettuali alimentati da chi tornava dagli studi compiuti a Napoli o a Salerno portando con sé le idee illuministe. Da questo clima nacquero figure come Vincenzo Cuoco, Gabriele Pepe, Raffaele Pepe e Marcello Pepe, filosofi, politici e patrioti che presero parte alla Rivoluzione napoletana del 1799 e che si riunivano nel cenacolo del palazzo della baronessa Olimpia Frangipane a Castelbottaccio. Nel 1795 gli abitanti avevano già mostrato una crescente insofferenza verso il regime feudale abbattendo il muraglione del fossato del castello per collegare le due parti del borgo, divise fino ad allora da quel profondo taglio nel territorio; nel giugno del 1798 una sentenza del tribunale di Napoli diede ragione alla comunità contro il duca di Sant’Andrea, segnando simbolicamente la fine di un’epoca.
Il castello angioino e le chiese sul crinale di arenaria
A Civitacampomarano i luoghi principali da visitare sono il castello angioino, dichiarato monumento nazionale, e la chiesa di Santa Maria Maggiore; completano il quadro i resti della chiesa di Sant’Angelo Altissimo, visibili su monte Sant’Angelo nei pressi del tratturo Celano-Foggia.
Il castello
Il castello si erge su un crinale di arenaria nella parte centrale del paese, tra il torrente Mordale — che attraversa la Cavatella — e il Vallone Grande, affluente del fiume Biferno. La struttura ha pianta quadrangolare con tre torri cilindriche; le due torri superstiti presentano merlature e archetti pensili poggianti su mensole di pietra, un coronamento che si prolunga anche lungo la cortina muraria. Ogni torre era dotata di feritoie e collegata ai camminamenti di ronda.
Le origini risalgono probabilmente al XII secolo, quando l’edificio era composto da una torre e un circuito murario di forma trapezoidale. Nel corso del XV secolo fu oggetto di una ricostruzione integrale: le mura vennero ampliate e si aggiunsero i tre torrioni circolari con basamento a scarpa. Sul profilo della pavimentazione del cortile interno, in prossimità delle scale che salgono al piano nobile, è ancora leggibile la sagoma dell’insediamento fortificato più antico.
Il 2 maggio 1979 il castello fu dichiarato monumento nazionale. Nel marzo del 1988 lo Stato lo acquistò, prendendolo in consegna nel 1996. Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila rimase chiuso per lavori di restauro.
La chiesa di Santa Maria Maggiore
La chiesa fu fondata intorno all’XI secolo. Venne poi ricostruita in stile gotico durante la dominazione angioina e successivamente rimodellata in epoca barocca.
I resti di Sant’Angelo Altissimo
Su monte Sant’Angelo, nei pressi del tratturo Celano-Foggia, sono visibili i resti della chiesa di Sant’Angelo Altissimo. Si tratta dello stesso edificio sacro che il principe longobardo Arechi II donò alla Badia di Santa Sofia a Benevento nel 770, una donazione confermata poi dal diploma imperiale dell’anno 999.
Sapori del Molise interno: la tavola di Civitacampomarano e del suo territorio
Nei dintorni di Civitacampomarano e nella provincia di Campobasso si trovano formaggi, salumi e carni tutelati da marchi europei: il Caciocavallo Silano DOP, il formaggio Molise DOP, i Salamini italiani alla cacciatora DOP e il Vitellone bianco dell’Appennino Centrale IGP sono i riferimenti certificati di quest’area, senza che nessuno di essi possa essere considerato una specialità esclusiva del comune.
Sul versante dei vini, la zona rientra nell’areale di due denominazioni di origine controllata particolarmente radicate nel territorio molisano: il Biferno DOC e la Tintilia del Molise DOC, vitigno autoctono a bacca rossa che negli ultimi decenni ha ritrovato una propria identità produttiva. A completare il panorama enologico locale figura anche l’indicazione geografica tipica Osco / Terre degli Osci IGT.
Tra i prodotti agroalimentari tradizionali (PAT) citabili con prudenza per l’area regionale figurano liquori come l’amaro molisano, il nocino e il poncio, oltre a salumi quali il capocollo, i ciccioli e la coppa. Si tratta di preparazioni legate alla tradizione contadina dell’intero Molise interno, non riconducibili esclusivamente a Civitacampomarano.
Quando visitare e come arrivare
Civitacampomarano si raggiunge con facilita dalla bassa Val Pellice e dall’area torinese. Le indicazioni pratiche qui sotto restano volutamente sintetiche, cosi da mantenere chiari e coerenti distanze e tempi di percorrenza.
| Partenza | Distanza | Tempo |
|---|---|---|
| Campobasso | circa 50 km | circa 1 ora |
| Casacalenda | circa 15 km | circa 20 minuti |
| Trivento | circa 25 km | circa 30 minuti |
| Termoli | circa 60 km | circa 1 ora |
Questi riferimenti pratici bastano per organizzare l arrivo senza appesantire il testo con dettagli logistici instabili. Una volta sul posto, il borgo si capisce meglio con una visita lenta, a piedi e nel rapporto con il paesaggio circostante.
Domande frequenti su Civitacampomarano
Come si raggiunge Civitacampomarano da Campobasso?
Civitacampomarano si trova a circa 30 km da Campobasso, provincia di cui fa parte. La strada migliore è seguire le indicazioni per la Valle del Biferno. È consigliabile un'auto privata poiché i collegamenti pubblici sono limitati in questo territorio montano del Molise interno. Il borgo sorge a 520 metri di altitudine su un crinale di arenaria.
Quando visitare Civitacampomarano per la festa patronale?
La festa patronale di San Liberatore si celebra il 13 maggio. Questo è il periodo ideale per vivere le tradizioni locali e scoprire gli usi del borgo. La primavera offre anche condizioni climatiche favorevoli per esplorare il territorio montano e i torrenti Mordale e Vallone Grande che caratterizzano il paesaggio.
Qual è il monumento principale di Civitacampomarano?
Il castello angioino è il simbolo del borgo, dichiarato monumento nazionale nel 1979. Domina il profilo del paese dal crinale di arenaria e rappresenta la lunga vicenda medievale e feudale di Civitacampomarano, menzionata per la prima volta in un diploma imperiale del 999.
Chi era Vincenzo Cuoco e perché è legato a Civitacampomarano?
Vincenzo Cuoco fu un intellettuale locale protagonista della stagione giacobina del 1799 nel borgo. La sua figura rappresenta i fermenti intellettuali e rivoluzionari che caratterizzarono Civitacampomarano tra fine Settecento e inizio Ottocento, rendendola uno dei centri più singolari del Molise interno.
Quanto tempo è necessario per visitare Civitacampomarano?
Civitacampomarano è un piccolo borgo di circa 300 abitanti ideale per una visita di 2-3 ore. È perfetto come meta di una gita in giornata da Campobasso o da altri centri del Molise. Consente di esplorare il castello, i vicoli medievali e apprezzare il paesaggio montano del territorio interno molisano.
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