Erto e Casso
Erto e Casso è un comune montano della Valle del Vajont, in provincia di Pordenone, segnato dalla catastrofe del 1963 e riconosciuto monumento nazionale.
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Erto e Casso è un comune di circa 360 abitanti situato nella Valle del Vajont, in provincia di Pordenone, Friuli-Venezia Giulia, a 830 metri di quota tra le propaggini occidentali del sistema dolomitico delle Dolomiti Friulane e d’Oltre Piave, riconosciuto Patrimonio naturale UNESCO. È il comune più occidentale della regione e sorge al confine con la provincia di Belluno, separato dalla Valcellina dal Passo di Sant’Osvaldo, a 830 metri. Il suo nome rimanda a due comunità distinte per origini, dialetti e tradizioni, unite amministrativamente ma segnate per sempre dalla notte del 9 ottobre 1963, quando una frana colossale staccatasi dal Monte Toc precipitò nel bacino artificiale del Vajont, distruggendo sei borgate e causando 347 vittime tra gli abitanti del comune, oltre a circa duemila morti nella sottostante valle di Longarone.
Erto e Casso borgo in Friuli-Venezia Giulia porta con sé una memoria stratificata: quella di due villaggi medievali con vocazioni ecclesiastiche e linguistiche diverse — Erto legata al patriarcato di Aquileia, Casso al vescovo di Belluno — e quella di una catastrofe che ha trasformato questo angolo di montagna in un luogo di riflessione collettiva sul rapporto tra uomo, territorio e responsabilità. Il comune, dichiarato monumento nazionale nel 1976, ospita oggi il Centro Visite dedicato alla documentazione del disastro del Vajont, conserva architetture tradizionali a torre tipiche dell’edilizia montana e custodisce una delle sacre rappresentazioni della Passione più significative del nordest italiano, celebrata ogni Venerdì Santo con il nome locale di “Veindre Seint”.
Erto e Casso borgo in Friuli-Venezia Giulia: storia e identità tra origini medievali e tragedia del Vajont
Erto e Casso sono due comunità di antiche origini differenti, unite amministrativamente ma divise per secoli da dialetti, appartenenze ecclesiastiche e rapporti spesso conflittuali: la prima citazione scritta di Erto risale al 1324, quando avvenne la vendita di un manso da Daniele Fabbro ad Antonio di Castello, entrambi bellunesi, mentre Casso compare nei documenti il 19 settembre 1332, quando tre bellunesi nominarono un procuratore per ottenere dall’abate di Sesto lo sfruttamento delle risorse locali. Erto, il cui dialetto costituisce un idioma di transizione tra il ladino dolomitico e il friulano occidentale, era filiale della pieve di Cimolais e dipendente dal patriarcato di Aquileia; Casso, abitata da una popolazione di origine bellunese che parlava un veneto detto “bellunese antico”, gravitava invece verso la valle del Piave e dipendeva dalla pieve di Castellavazzo, sotto il vescovo di Belluno. Le tensioni tra le due comunità portarono nel 1703 all’accoglimento delle loro richieste di separazione amministrativa.
Nel corso dell’Ottocento la pressione demografica, non sostenuta da uno sviluppo economico adeguato, spinse molti abitanti — soprattutto da Casso — a emigrare verso il Brasile. Il Novecento portò ulteriori prove: le conseguenze della prima guerra mondiale con l’occupazione del Friuli da parte degli Imperi Centrali, la successiva epidemia di spagnola e, durante il secondo conflitto mondiale, gli attriti tra fazioni fasciste e antifasciste, con la presenza nella zona delle divisioni partigiane “Osoppo” e “Garibaldi”.
A cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, la SADE realizzò nella forra del Colombèr una diga a doppia curvatura di 830 metri di altezza, destinata a trasformare la valle del Vajont in un bacino artificiale. Già nel 1960, durante il primo invaso di collaudo, si verificarono due frane e fu disposto il monitoraggio di un versante instabile di circa duecento ettari; tuttavia, nonostante i segnali di pericolo dei riempimenti successivi del 1962 e del 1963, non furono adottate misure di protezione adeguate. Nella notte del 9 ottobre 1963 una parte del monte Toc si staccò precipitando nel bacino sottostante: le ondate generate distrussero le borgate di Fraseign, Spesse, Pineda, Prada, Marzana e San Martino e colpirono i due capoluoghi, causando 347 vittime tra gli abitanti di Erto e Casso e circa duemila morti nel conseguente allagamento della valle di Longarone.
Nel 1976 il comune fu dichiarato monumento nazionale e vincolato ai sensi della legge n. 1089/1939, riconoscimento della sua peculiare architettura con le caratteristiche case a torre. La tragedia del Vajont è rimasta al centro della memoria collettiva: il monologo teatrale scritto dall’attore Marco Paolini in collaborazione con Gabriele Vacis e il film del 2001 diretto da Renzo Martinelli ne hanno diffuso la conoscenza a livello nazionale; la diga è stata riconosciuta per la sua importanza culturale.
Dalla diga al Monte Toc: i luoghi che raccontano il Vajont
A Erto e Casso i luoghi da visitare ruotano attorno alla memoria del disastro del 9 ottobre 1963: il Centro Visite dedicato alla catastrofe del Vajont, la diga nella forra del Colombèr, i resti delle borgate distrutte e le due chiese parrocchiali dei capoluoghi compongono il nucleo principale di quanto il territorio offre al visitatore.
Centro Visite “La catastrofe del Vajont”
Ricavato nell’edificio delle ex scuole elementari di Erto, il centro è uno dei più completi punti di documentazione sul disastro del Vajont. La sezione “Vajont Immagini e memorie” raccoglie fotografie d’epoca che restituiscono usi, tradizioni e vita quotidiana della comunità prima della notte del 9 ottobre 1963, quando una parte del Monte Toc scivolò nel bacino artificiale.
La diga del Vajont
Costruita nella forra del Colombèr, la diga a doppia curvatura raggiunge i 830 metri di altezza.
Le borgate scomparse e il Monte Toc
Del disastro restano visibili i segni sul territorio: le borgate di Fraseign, Spesse, Pineda, Prada, Marzana e San Martino furono distrutte dalla frana e dall’onda che ne seguì. Il Monte Toc, che sovrasta le frazioni di Erto e Casso, è ancora oggi il riferimento visivo della catastrofe.
Parrocchiale di San Bartolomeo ad Erto
A seguito del disastro del Vajont fu costruita una nuova chiesa di San Bartolomeo nella località di Erto Nuova, a Stortàn presso Ponte nelle Alpi.
Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio a Casso
La chiesa parrocchiale della frazione di Casso, oggi quasi spopolata, è dedicata ai santi Gervasio e Protasio, patroni del paese, la cui festa si celebra il 21 e 22 giugno.
Dolomiticontemporanee e lo spazio di Casso
A Casso è attivo il Centro sperimentale per la cultura della montagna legato al progetto Dolomiticontemporanee, uno spazio che affianca alla memoria del disastro una presenza culturale contemporanea nel borgo.
L’architettura delle case a torre
Nel tessuto dei due capoluoghi sopravvivono le case a torre, forma costruttiva tipica dell’architettura montana locale, che contribuì a far dichiarare il comune monumento nazionale nel 1976, ai sensi della legge n. 1089/1939.
Sapori del Vajont e della montagna pordenonese
A Erto e Casso e nella zona circostante si trovano formaggi, salumi e prodotti di montagna legati alla tradizione friulana e pordenonese: tra i più noti il Montasio DOP, la Pitina IGP — polpetta di carne affumicata tipica delle valli dolomitiche friulane — e la Brovada DOP, rape fermentate nelle vinacce proprie della tradizione regionale.
Il territorio provinciale offre anche i Salamini italiani alla cacciatora DOP, affettati di piccola pezzatura ben radicati nella norcineria del Friuli. Tra i prodotti agroalimentari tradizionali dell’area montana si segnalano distillati di pere, sciroppi di sambuco, di olivello spinoso, di piccoli frutti e di tarassaco, oltre a succo di mela e mosto locale: produzioni legate alla stagionalità alpina, da considerare espressione del comprensorio e non specialità esclusive di Erto e Casso.
Per quanto riguarda i vini, il territorio di riferimento è quello del Friuli Grave DOC.
Quando visitare e come arrivare
Erto e Casso si raggiunge con facilita dalla bassa Val Pellice e dall’area torinese. Le indicazioni pratiche qui sotto restano volutamente sintetiche, cosi da mantenere chiari e coerenti distanze e tempi di percorrenza.
| Partenza | Distanza | Tempo |
|---|---|---|
| Pordenone | circa 60 km | circa 1 h 10 min |
| Udine | circa 100 km | circa 1 h 30 min |
| Belluno | circa 40 km | circa 50 min |
| Venezia | circa 130 km | circa 1 h 45 min |
Questi riferimenti pratici bastano per organizzare l arrivo senza appesantire il testo con dettagli logistici instabili. Una volta sul posto, il borgo si capisce meglio con una visita lenta, a piedi e nel rapporto con il paesaggio circostante.
Domande frequenti su Erto e Casso
Come si raggiunge Erto e Casso in auto?
Erto e Casso si trova in provincia di Pordenone, a 814 metri di altitudine, nella Valle del Vajont. Da Pordenone (circa 60 km) segui la strada verso la Valle del Vajont. Il borgo è raggiungibile anche da Belluno (provincia confinante) attraversando il Passo di Sant'Osvaldo a 824 metri. È consigliabile verificare le condizioni meteorologiche in inverno per il passo montano.
Qual è il periodo migliore per visitare Erto e Casso?
I mesi estivi (giugno-settembre) offrono le migliori condizioni per escursioni in montagna e visite outdoor. La primavera e l'autunno sono ideali per il trekking sulle Dolomiti Friulane (Patrimonio UNESCO). In inverno il Passo di Sant'Osvaldo può presentare difficoltà di accesso. La festa del patrono San Bartolomeo si celebra il 24 agosto.
Cosa si può visitare a Erto e Casso oltre al Centro Visite del Vajont?
Il borgo conserva architetture tradizionali a torre tipiche dell'edilizia montana medievale. Erto e Casso è dichiarato monumento nazionale dal 1976. È possibile osservare le propaggini occidentali delle Dolomiti Friulane e d'Oltre Piave. Il territorio offre accesso diretto a percorsi escursionistici nella Valle del Vajont e sulle montagne circostanti.
Quanto tempo serve per visitare Erto e Casso?
Una visita completa richiede 3-4 ore: 1-2 ore per il Centro Visite del Vajont e la documentazione storica, 1-2 ore per esplorare il borgo medievale e l'architettura tradizionale. Chi desidera escursioni in montagna deve prevedere una giornata intera. È ideale come tappa di un percorso più ampio nella Valle del Vajont.
Quali sono le principali origini storiche di Erto e Casso?
Erto e Casso sono due comunità distinte unite amministrativamente: Erto era legata al patriarcato di Aquileia, Casso al vescovo di Belluno. Avevano origini, dialetti e tradizioni diverse. La loro storia è segnata dalla tragedia del 9 ottobre 1963, quando una frana dal Monte Toc causò 347 vittime nel comune e circa 2.000 nella valle di Longarone sottostante.
📷 Galleria fotografica — Erto e Casso
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