Fara in Sabina
Fara in Sabina è un comune della provincia di Rieti, nel cuore della Sabina laziale, con radici che risalgono al Paleolitico e un patrimonio storico che va dall’abbazia di Farfa ai palazzi nobiliari d
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Fara in Sabina è un comune di circa 13885 abitanti nella provincia di Rieti, nel Lazio, che si sviluppa a quasi 482 metri di quota sul colle omonimo, nella Sabina nord-occidentale. Il suo territorio abbraccia il fiume Farfa, una riserva naturale di rilievo regionale e una delle abbazie benedettine più importanti dell’Italia centrale, con un centro storico che conserva palazzi nobiliari, chiese e un museo civico ospitato in un palazzo del Quattrocento.
Fara in Sabina borgo in Lazio custodisce una continuità insediativa che va dal Paleolitico medio fino all’epoca longobarda, quando prende forma il nucleo che darà origine all’abitato odierno: un’identità costruita su strati diversi, tra il ricordo delle antiche città sabine, il ruolo dell’abbazia di Farfa lungo tutto il Medioevo e la presenza di famiglie signorili — Orsini, Farnese, Barberini — che hanno lasciato segni concreti nell’architettura e nella vita del borgo.
Fara in Sabina borgo in Lazio: storia e identità nel tempo
Fara in Sabina affonda le proprie radici in un passato lontanissimo: il territorio fu abitato già nel Paleolitico medio, poi nell’età del Bronzo, quando il Monte San Martino ospitava un insediamento protostorico identificato con Mefula, antica città degli Aborigeni ricordata da Dionigi di Alicarnasso. Tra il IX e il VI secolo a.C. nella località di Santa Maria in Arci si consolidò un centro sabino riconducibile alla città di Cures, citata anche da Cicerone e Virgilio, che sopravvisse fino all’età romana con terme, un piccolo teatro e necropoli.
Le origini dell’abitato attuale si fanno risalire all’epoca longobarda, verso la fine del VI secolo, come suggerisce il toponimo stesso, derivato dal termine longobardo fara con il significato di “clan familiare”. Il castello è documentato a partire dal 1006; dal 1050 passò sotto il controllo dell’abbazia di Farfa, poi divenne feudo degli Orsini. Dal 1400 il borgo assunse il ruolo di sede dell’abate commendatario di Farfa, con una successione di famiglie signorili che culminò con i Barberini: nel 1678 il cardinale Francesco Barberini, nipote di papa Urbano VIII, fondò nelle strutture dell’antico castello il monastero delle Clarisse Eremite.
Il Settecento e l’Ottocento videro il territorio coinvolto negli eventi risorgimentali: nel 1867 la frazione di Coltodino fu attraversata dalla Campagna garibaldina dell’Agro Romano, e proprio dalla riva del Tevere presso Fara partì la spedizione dei Fratelli Cairoli, conclusa tragicamente a Villa Glori. Garibaldi, dopo la sconfitta di Mentana, raggiunse la stazione ferroviaria di Passo Corese e proseguì verso nord. Il 10 dicembre 1920, nella frazione di Canneto Sabino, un episodio drammatico segnò il Biennio rosso: durante una manifestazione di braccianti, undici persone furono uccise in località Colle San Lorenzo.
Dall’Abbazia di Farfa al Palazzo Brancaleoni: i luoghi che segnano Fara in Sabina
A Fara in Sabina si concentrano alcune architetture di rilievo regionale: l’Abbazia di Farfa, fondata tra il VI e il VII secolo, la Collegiata di Sant’Antonino con impianto definito nel 1513, il Palazzo Brancaleoni che ospita il Museo Civico Archeologico, e il Monastero delle Clarisse Eremite con il Museo del Silenzio. A questi si aggiungono chiese, palazzi nobiliari e resti di insediamenti preromani distribuiti nel territorio comunale.
Abbazia di Farfa
Fondata tra il VI e il VII secolo e rifondata nell’alto Medioevo, l’Abbazia di Farfa è uno dei principali complessi benedettini dell’Italia centrale. Raggiunse grande peso politico, economico e religioso in età carolingia, attraversando poi fasi di declino, restauri e una nuova valorizzazione nel Novecento. Il campanile e alcune murature conservano elementi di epoca carolingia. La chiesa abbaziale ha pianta basilicale a croce latina con tre navate, facciata a salienti con portale marmoreo e rosoni, interno con colonne e archi a tutto sesto, abside poligonale e altare maggiore con ciborio.
Biblioteca Statale del Monumento Nazionale di Farfa
All’interno delle mura abbaziali ha sede la Biblioteca Statale, divenuta tale nel 1964 dopo lavori di adeguamento della struttura monastica originaria. Verso la fine degli anni Novanta del Novecento un intervento di restauro architettonico ha ampliato gli spazi e i servizi. Il patrimonio librario supera i sessantamila volumi.
Collegiata di Sant’Antonino
La chiesa, di origini medievali, assunse l’impianto attuale nel 1513 e fu oggetto di restauri nel corso del tempo. È dedicata a Sant’Antonino Martire, al quale è intitolata anche una delle chiese minori del centro.
Palazzo Brancaleoni e il Museo Civico Archeologico
Edificio del XV secolo appartenuto alla famiglia Brancaleoni, il palazzo nasce dall’accorpamento di strutture medievali più antiche, tra cui due case-torri inglobate in una ristrutturazione rinascimentale. Ospita la sezione arcaica del Museo Civico Archeologico di Fara in Sabina e l’Archivio storico comunale. La sezione medievale del museo si trova invece all’interno dell’Abbazia di Farfa.
Monastero delle Clarisse Eremite e Museo del Silenzio
Il monastero fu fondato nel 1678 dal cardinale Francesco Barberini, nipote di papa Urbano VIII, nell’area dell’antico castello. Al suo interno è allestito il Museo del Silenzio.
Palazzi e architetture civili
Nel centro di Fara in Sabina si trovano il Palazzo Farnese, risalente al 1585, e la cisterna di piazza del Duomo, costruita per volere dei Farnese nel 1588. Il Deposito del grano e Monte di Pietà, edificio del XV secolo, è oggi sede della biblioteca comunale. Chiesa di San Giacomo (1619) e Chiesa di Santa Chiara (1643), quest’ultima sconsacrata e ora adibita a sala per cerimonie, completano il quadro delle architetture storiche del centro.
Riserva Naturale di Nazzano, Tevere-Farfa
Ai margini del territorio comunale si estende la Riserva Naturale di Nazzano, Tevere-Farfa, nata attorno al lago formatosi dopo la costruzione di una diga sul Tevere, completata nel 1956. L’oasi WWF è stata istituita nel 1979, come anche la Riserva Naturale Tevere-Farfa con L. R. 45/1979.
A tavola tra Sabina e provincia di Rieti: i prodotti del territorio di Fara in Sabina
Nel territorio di Fara in Sabina e nella Sabina più ampia si trovano due denominazioni d’origine che caratterizzano in modo diretto la zona: l’olio Sabina DOP e la Ricotta Romana DOP, entrambe radicate nelle colline laziali che circondano il comune. A questi si affiancano, a livello provinciale e regionale, prodotti a indicazione geografica protetta come l’Abbacchio Romano IGP, l’Agnello del Centro Italia IGP e il Prosciutto Amatriciano IGP, tutti rappresentativi della tradizione agropastorale dell’entroterra laziale.
Sul fronte enologico, il riferimento più prossimo al territorio comunale è il Colli della Sabina DOC, cui si aggiunge la più ampia denominazione Lazio IGT. Tra i prodotti agroalimentari tradizionali della regione, nel più vasto contesto laziale compaiono anche liquori preparati con erbe e frutti locali — genziana, nocino, fragolino — e distillati come la sambuca e il mistrà, espressioni di una cultura contadina diffusa nell’intera area appenninica.
Raggiungere Fara in Sabina e scegliere il momento giusto per visitarla
Fara in Sabina si raggiunge comodamente da Roma in circa un’ora, percorrendo la via Salaria o utilizzando la ferrovia Roma–Firenze con fermata alla stazione di Fara Sabina–Montelibretti, che dista però circa 12 chilometri dalla sede comunale; la primavera e l’inizio dell’autunno, con temperature miti e precipitazioni moderate, offrono le condizioni migliori per esplorare il centro storico collinare e i dintorni naturalistici.
Il comune sorge a 482 metri di quota nella zona collinare interna del Lazio, in provincia di Rieti. Il clima è temperato con estati calde e inverni relativamente freddi: luglio e agosto sono i mesi più secchi ma anche i più afosi, mentre novembre e dicembre portano le piogge più abbondanti. Per chi vuole ampliare l’itinerario nella Sabina, i borghi vicini meritano attenzione: Castelnuovo di Farfa, Mompeo e Casaprota si trovano tutti nel raggio di pochi chilometri e si prestano a essere inclusi in un percorso di più giorni.
| Partenza | Distanza | Tempo |
|---|---|---|
| Roma (centro) | circa 50 km | circa 1 ora |
| Rieti | circa 35 km | circa 40 minuti |
| Stazione Fara Sabina–Montelibretti | circa 12 km | circa 15 minuti |
Chi arriva in treno dovrà prevedere un collegamento su strada tra la stazione e il centro abitato; in auto, la via Salaria rappresenta l’asse principale di accesso dal versante romano. La presenza della Riserva naturale di Nazzano, Tevere-Farfa e dell’Abbazia di Farfa rende conveniente dedicare almeno due giorni alla visita, distribuendo le tappe tra il centro storico e il territorio circostante.
Domande frequenti su Fara in Sabina
Come si raggiunge Fara in Sabina da Roma?
Fara in Sabina dista circa 50 km da Roma ed è raggiungibile in auto percorrendo la SS4 (Via Salaria) in direzione nord verso Rieti. In alternativa, è possibile utilizzare il treno: la stazione ferroviaria più vicina è Poggio Mirteto sulla linea Roma-Ancona, da cui si prosegue in auto o autobus locale. Il percorso in auto richiede circa 1 ora.
Qual è il periodo migliore per visitare Fara in Sabina?
La primavera (aprile-maggio) e l'autunno (settembre-ottobre) sono i periodi ideali, con temperature miti e paesaggi della Sabina particolarmente suggestivi. L'estate può essere calda, mentre l'inverno è umido. La festa patronale di Sant'Antonino cade il 2 giugno e rappresenta un'occasione per scoprire le tradizioni locali.
Quanto tempo è necessario per visitare Fara in Sabina?
Una mezza giornata è sufficiente per esplorare il centro storico, visitare le chiese e il museo civico nel Palazzo del Quattrocento. Per chi desidera approfondire la visita all'Abbazia di Farfa e i sentieri naturali lungo il fiume Farfa, è consigliabile dedicare una giornata intera.
Cosa rappresenta il fiume Farfa per il territorio di Fara in Sabina?
Il fiume Farfa è una riserva naturale di rilievo regionale che attraversa il territorio del comune. Storicamente, è stato centrale nell'economia e nella spiritualità del borgo, grazie alla vicinanza dell'Abbazia di Farfa, uno dei monasteri benedettini più importanti del Medioevo italiano, ancora oggi visitabile e punto di riferimento culturale della zona.
Quali famiglie nobili hanno influenzato lo sviluppo di Fara in Sabina?
Le famiglie Orsini, Farnese e Barberini hanno governato e lasciato tracce significative nel borgo durante il Medioevo e l'Età moderna, come testimoniato dai palazzi nobiliari ancora visibili nel centro storico. Il loro mecenatismo ha contribuito alla ricchezza architettonica e culturale del comune.
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