In questo articolo Storia e origini di L'Aquila Cosa vedere all'Aquila: attrazioni principali Cucina tipica e prodotti di L'Aquila Feste, eventi e tradizioni di L'Aquila Quando visitare L'Aquila e come arrivare Dove dormire all'Aquila Storia e origini di L’Aquila Fondata nel 1254 per volere di Corrado IV di Svevia, L’Aquila nacque come progetto politico deliberato: […]
Fondata nel 1254 per volere di Corrado IV di Svevia, L’Aquila nacque come progetto politico deliberato: riunire in un’unica città murata i castelli e i villaggi sparsi sugli altipiani appenninici dell’Abruzzo interno. La leggenda vuole che novantanove castelli abbiano contribuito alla costruzione, un numero che si riflette ancora oggi nella Fontana delle 99 Cannelle, eretta nel 1272 e rimasta il simbolo più riconoscibile dell’identità urbana.
Ogni mascherone scolpito nelle sue lastre di pietra bianca e rosa rappresenta uno dei borghi fondatori, e l’acqua sgorga ininterrottamente da secoli attraverso quei volti di pietra.
Nel XIV secolo L’Aquila divenne uno dei centri commerciali più fiorenti del Meridione, grazie al commercio della lana e allo zafferano, coltivato sugli altipiani circostanti e esportato in tutta Europa.
La città ottenne uno statuto comunale proprio e una vivace attività artigianale che attrasse mercanti da Firenze, Venezia e dai Paesi Bassi. Questo periodo di prosperità lasciò un’impronta architettonica duratura: basiliche, palazzi nobiliari e chiese romanico-gotiche che ancora oggi strutturano il centro storico.
Il terremoto del 6 aprile 2009 segnò una cesura netta nella storia recente della città. Con una magnitudo di 6,3 sulla scala Richter, il sisma causò 309 vittime e danni gravissimi al patrimonio edilizio storico. Da allora L’Aquila ha affrontato un processo di ricostruzione tra i più complessi mai avviati in Italia, che ha riportato progressivamente alla fruizione pubblica monumenti, chiese e piazze. Questo percorso ha trasformato la città in un caso di studio internazionale sulla gestione del patrimonio culturale dopo una catastrofe naturale.
Chi visita L’Aquila oggi si muove in una città ancora in parte cantiere, ma con un centro storico che recupera quotidianamente la propria leggibilità.
Le lastre di pietra bianca e rosa che rivestono la vasca ottagona della Fontana delle 99 Cannelle portano ancora i segni dell’acqua che vi scorre da oltre sette secoli.
Costruita nel 1272 su progetto di Tancredi da Pentima, la fontana si trova nel rione di Rivera, in una piazza chiusa su tre lati da mura medievali che creano un’acustica particolare: il suono dell’acqua si moltiplica e riempie lo spazio. Ogni uno dei novantanove mascheroni scolpiti ha tratti diversi, perché ciascuno rappresenta uno dei castelli fondatori della città. Alcuni volti mostrano espressioni umane realistiche, altri hanno caratteri zoomorfi o grotteschi. La struttura fu ampliata nel XVII secolo con l’aggiunta di una quarta parete.
Per osservare i dettagli dei mascheroni conviene arrivarci nelle ore mattutine, quando la luce radente ne evidenzia la plasticità.
La facciata della Basilica di Santa Maria di Collemaggio è una delle superfici architettoniche più riconoscibili dell’Italia centrale: lastre di pietra bianca e rosa disposte in fasce alternate creano un reticolo geometrico che copre l’intera fronte, scandita da tre portali e da una grande rosetta centrale databile al XIII secolo.
Pietro da Morrone, il monaco eremita che divenne papa con il nome di Celestino V nel 1294, volle questa chiesa come luogo del proprio incoronamento e vi istituì la Perdonanza Celestiniana, la prima forma documentata di giubileo nella storia della Chiesa cattolica, anticipando di un anno il giubileo romano del 1300. Il terremoto del 2009 danneggiò gravemente il transetto e il campanile, e i lavori di restauro hanno permesso di studiare le strutture murarie originarie in modo inedito.
All’interno, il mausoleo di Celestino V in marmo bianco occupa la navata destra e costituisce il punto focale della visita.
Il Castello Cinquecentesco di L’Aquila si distingue nel profilo urbano per la sua planimetria perfettamente quadrata con quattro bastioni angolari, costruita tra il 1534 e il 1567 su ordine di Pedro de Toledo per conto della corona spagnola. La struttura non fu mai un castello residenziale, ma una fortezza di controllo militare sul territorio e sulla popolazione: un fossato largo e profondo ne circonda ancora oggi il perimetro.
All’interno, il Museo Nazionale d’Abruzzo ospita una delle raccolte paleontologiche più importanti del centro Italia, con lo scheletro quasi completo di un mammut rinvenuto nel 1954 a Scoppito, a pochi chilometri dalla città. Le collezioni comprendono anche sculture medievali, dipinti dal XIV al XVIII secolo e oreficeria sacra.
L’accesso avviene attraverso un ponte sul fossato che offre una prospettiva diretta sulle murature in laterizio della fortezza.
Piazza del Duomo è lo spazio urbano dove L’Aquila esprime più chiaramente la stratificazione dei suoi secoli: il mercato quotidiano vi si svolge dal Medioevo, e le architetture che la delimitano appartengono a epoche diverse che convivono senza soluzione di continuità. La Cattedrale di San Massimo, dedicata ai santi Massimo e Giorgio, fu ricostruita più volte a seguito di terremoti storici, e la facciata attuale, in stile neoclassico, risale ai lavori di ricostruzione del XIX secolo.
Il sisma del 2009 ne ha nuovamente compromesso la struttura, rendendo necessario un lungo restauro tuttora in corso in alcune parti. La piazza ospita anche il palazzo del Municipio e la chiesa delle Anime Sante, con una facciata barocca settecentesca che contrasta con il rigore della cattedrale.
Il mercato del mattino, attivo tutti i giorni feriali, permette di osservare la vita quotidiana aquilana in uno spazio che mantiene la sua funzione originaria da circa settecento anni.
Il portale della Basilica di San Bernardino, completato nel 1527 da Cola dell’Amatrice, è considerato uno dei capolavori del Rinascimento abruzzese: tre ordini sovrapposti di lesene corinzie, nicchie con statue e rilievi decorativi coprono una facciata alta circa ventidue metri. La chiesa fu eretta in onore di Bernardino da Siena, canonizzato nel 1450 e le cui spoglie sono conservate nel mausoleo all’interno, opera di Silvestro dell’Aquila risalente al 1505.
La cupola ottagonale, visibile da diversi punti del centro storico, fu realizzata nel XVIII secolo e raggiunse un diametro di diciotto metri. Il terremoto del 2009 danneggiò parte della struttura interna, ma la facciata rimase sostanzialmente integra. L’interno a tre navate conserva affreschi, tele e sculture lignee che documentano cinque secoli di committenza artistica aquilana. Cosa vedere all’Aquila in termini di architettura rinascimentale trova in questa basilica il suo punto di riferimento più solido.
La cucina del territorio aquilano riflette la geografia di una città posta a 714 m s.l.m.
tra altipiani aperti e vallate appenniniche. La pastorizia ha storicamente dominato l’economia rurale, determinando una cucina basata sulle carni ovine e sui formaggi di latte crudo. L’influenza dei tratturi — le antiche vie della transumanza che attraversano l’Abruzzo interno — si legge ancora nelle ricette, nelle tecniche di conservazione delle carni e nell’uso estensivo delle spezie locali, prime fra tutte il peperoncino e lo zafferano dell’Aquilano.
Tra i piatti più radicati nella tradizione locale, la pecora alla callara prevede una cottura lenta in un paiolo di rame con erbe aromatiche di montagna, una tecnica direttamente legata alla cultura pastorale transumante.
Le scrippelle ‘mbusse, sottili crespelle di farina e uovo immerse in brodo di gallina, rappresentano il primo piatto delle festività e si trovano ancora nelle trattorie del centro storico.
Il brodetto di pecora con pomodoro e peperoni è invece il piatto quotidiano per eccellenza dei borghi montani dell’entroterra. Lo zafferano dell’Aquilano, coltivato principalmente a Navelli e dintorni, è l’ingrediente che distingue molte preparazioni locali dalle analoghe ricette delle regioni confinanti: il suo uso nei risotti, nelle carni e nei dolci è documentato da almeno cinque secoli di fonti scritte.
Tra i prodotti certificati presenti sul territorio, il Caciofiore aquilano (PAT) — comuni: L’Aquila, Navelli, Caporciano — è un formaggio fresco ottenuto dalla coagulazione del latte ovino con caglio vegetale ricavato dal cardo selvatico, una tecnica che risale alla tradizione casearia romana e che conferisce al prodotto una pasta morbida e un sapore leggermente amarognolo.
Gli Arrosticini (PAT) — comuni: Pescara, Chieti, Teramo, L’Aquila — sono spiedini di carne ovina tagliata a cubetti regolari e cotti su una brace stretta e lunga chiamata “furnacella”; la carne utilizzata è quasi esclusivamente quella di castrato o di pecora adulta, mai di agnello.
Il Caciocavallo abruzzese (PAT) — comuni: L’Aquila, Chieti, Pescara, Teramo — è un formaggio a pasta filata stagionato che si produce in forme a pera del peso di uno o due chilogrammi, appeso a stagionare in coppie legate da uno spago. La Centerba (PAT) — comuni: Tocco da Casauria, Pescara, Chieti — è un liquore erboristico ottenuto dalla macerazione di oltre cento erbe alpine e appenniniche in alcol puro, con una gradazione che supera i 70 gradi; viene prodotto storicamente nella zona della Majella ma è diffuso su tutto il territorio regionale.
Il mese di ottobre concentra alcune delle manifestazioni gastronomiche più frequentate della provincia: sagre dedicate allo zafferano si tengono a Navelli e a Caporciano, con mercati di produttori locali e dimostrazioni di raccolta dello stigma. A L’Aquila città, il mercato settimanale del mercoledì in piazza d’Armi ospita regolarmente banchi di formaggi e salumi di produzione locale.
Chi cerca i prodotti caseari del territorio aquilano può orientarsi anche verso il piccolo borgo di Barete, a pochi chilometri a nord-ovest della città, dove alcune aziende agricole mantengono la produzione di formaggi ovini secondo metodi tradizionali.
La Perdonanza Celestiniana è la manifestazione storica più rilevante del calendario aquilano.
Si svolge ogni anno tra il 28 e il 29 agosto, in coincidenza con la data in cui papa Celestino V, nel 1294, emanò la bolla del perdono che accordava l’indulgenza plenaria a tutti i fedeli che avessero attraversato la Porta Santa della Basilica di Santa Maria di Collemaggio. La manifestazione è inserita dal 2019 nel Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO. Il cuore dell’evento è la processione storica in costume medievale che percorre le vie del centro, seguita dall’apertura solenne della Porta Santa la sera del 28 agosto.
Nel 2021 la Perdonanza è stata riconosciuta come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO.
La Festa di San Massimo, patrono della città, ricorre il 10 giugno con celebrazioni liturgiche nella cattedrale e nel centro storico. Tra le tradizioni più radicate vi è anche la Corsa degli Zingari, una competizione equestre storica che si disputa nel territorio comunale in forma di rievocazione. Il mese di dicembre porta invece il presepe vivente nelle chiese e nei vicoli del centro, una tradizione che coinvolge i rioni storici della città con rappresentazioni che replicano scene documentate nei dipinti medievali locali. Cosa vedere all’Aquila in agosto significa anche partecipare a questa stratificazione di riti che attraversano sette secoli di storia civica e religiosa.
Il periodo compreso tra maggio e ottobre offre le condizioni climatiche più favorevoli per visitare L’Aquila.
In primavera il centro storico è percorribile senza affollamenti eccessivi, e le temperature, che raramente superano i 25 gradi nei mesi estivi, rendono confortevole la visita a piedi. Agosto concentra turisti e residenti in occasione della Perdonanza, il che significa più vita nelle strade ma anche più difficoltà nel trovare alloggio senza prenotazione anticipata.
L’autunno, in particolare settembre e ottobre, è il momento in cui i colori dei boschi sugli altipiani circostanti offrono un contesto paesaggistico di particolare interesse per chi percorre le strade provinciali. L’inverno è freddo e nevoso, con temperature che scendono spesso sotto zero, ma il centro storico mantiene la propria attività commerciale e le chiese sono visitabili regolarmente.
Se arrivi in auto dall’autostrada A24 Roma-L’Aquila, il casello di uscita è L’Aquila Ovest o L’Aquila Est a seconda della provenienza, entrambi a meno di cinque chilometri dal centro. Da Roma il percorso è di circa 120 km, per un tempo di guida di circa un’ora e mezza. La stazione ferroviaria di L’Aquila è collegata alla rete regionale con treni diretti da Sulmona e Rieti; per gli aggiornamenti sugli orari e le linee attive conviene consultare il sito di Trenitalia.
L’aeroporto di riferimento più vicino è quello internazionale di Roma Fiumicino, a circa 130 km, raggiungibile poi in auto o con navette.
L’aeroporto di Pescara si trova a circa 100 km e serve alcune destinazioni nazionali ed europee. Chi viaggia da Anversa degli Abruzzi, borgo della Valle del Sagittario a circa 50 km a sud, può raggiungere L’Aquila percorrendo la statale 17 attraverso Sulmona, con un viaggio scenico tra canyon e altipiani. Chi invece parte da Anversa degli Abruzzi trova in questa strada una delle percorrenze più interessanti dell’Abruzzo interno.
| Punto di partenza | Distanza | Tempo stimato |
|---|---|---|
| Roma (A24) | 120 km | 1 h 30 min |
| Pescara (A25 + SS17) | 100 km | 1 h 15 min |
| Sulmona (SS17) | 55 km | 50 min |
| Aeroporto di Fiumicino | 130 km | 1 h 40 min |
L’offerta ricettiva di L’Aquila comprende hotel nel centro storico, bed and breakfast nei quartieri ricostruiti e agriturismi nelle frazioni collinari del comune. Molte strutture hanno riaperto progressivamente dopo il 2009, e la loro distribuzione riflette ancora oggi la geografia della ricostruzione: alcune zone del centro dispongono di sistemazioni nelle palazzine recuperate, mentre le periferie orientali ospitano strutture più recenti.
Per orari, disponibilità e prezzi aggiornati conviene verificare direttamente sui portali di prenotazione o sul sito del Comune di L’Aquila.
Chi preferisce un soggiorno in un contesto rurale può orientarsi verso i borghi del circondario, come Ari, che offre una prospettiva alternativa sull’Abruzzo interno pur rimanendo a distanza ragionevole dalla città.
Chi visita L’Aquila e intende esplorare anche il territorio circostante può includere nel proprio itinerario Fara Filiorum Petri, borgo a est della città noto per la tradizione dei “Farchie” — grandi fasci di canne incendiati in onore di sant’Antonio abate ogni 16 gennaio — una delle rievocazioni rituali più documentate dell’intera regione.
A 740 metri sul livello del mare, Liscia emerge come un piccolo borgo dell’Abruzzo con 642 abitanti che offre una varietà di esperienze culturali e naturali. Situato nella provincia di Chieti, Liscia promette una ricca esplorazione storica e architettonica. Questa guida dettagliata esplora cosa vedere a Liscia, dalle sue attrazioni più affascinanti alle tradizioni culinarie […]
A 714 metri sul livello del mare, con 557 residenti censiti e un’economia ancora legata alla pastorizia e alla raccolta del legname, Villa Celiera occupa un gradino del versante orientale del Gran Sasso, in provincia di Pescara. Il paese guarda la valle del Fino da una posizione che lo espone ai venti di nordest per […]
Cosa vedere a Ortucchio? Esplora il Castello Piccolomini e il centro storico. Scopri le bellezze naturali del borgo marsicano in Abruzzo. Organizza la tua visita!
📝 Informazioni errate o aggiornamenti?
Aiutaci a mantenere la scheda di L’Aquila accurata e aggiornata.