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Piemonte

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Una cupola alta 121 metri domina la pianura tra il Ticino e la Sesia: è la Basilica di San Gaudenzio, progettata da Alessandro Antonelli, lo stesso architetto della Mole Torinese. Quella cupola, visibile a decine di chilometri di distanza, è il punto di orientamento di un’intera provincia e il simbolo di una città che conta […]

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Una cupola alta 121 metri domina la pianura tra il Ticino e la Sesia: è la Basilica di San Gaudenzio, progettata da Alessandro Antonelli, lo stesso architetto della Mole Torinese.

Quella cupola, visibile a decine di chilometri di distanza, è il punto di orientamento di un’intera provincia e il simbolo di una città che conta oltre centomila abitanti a 162 metri sul livello del mare, nel cuore della pianura risicola più estesa d’Europa.

Chiedersi cosa vedere a Novara significa attraversare ventidue secoli di stratificazione urbana, dalle fondamenta romane fino ai cortili neoclassici, passando per un battistero paleocristiano tra i più antichi dell’Italia settentrionale. Il tutto a meno di un’ora da Milano e da Torino, in una posizione che ha reso questa città un crocevia inevitabile.

Storia e origini di Novara

Il nome latino Novaria compare per la prima volta negli scritti di Plinio il Vecchio, che la annovera tra gli oppida della Gallia Transpadana. L’etimologia resta discussa: alcuni studiosi la collegano alla radice celtica nov-, che indicherebbe un campo nuovo o un insediamento recente rispetto ad altri centri della tribù dei Vertamocori, un ramo dei Vocontii secondo le fonti romane. La fondazione come municipium romano risale con ogni probabilità al I secolo a.C., quando la città ricevette la cittadinanza romana e venne inserita nella tribù Claudia.

Dell’impianto originario restano tracce nella griglia viaria del centro, con il cardo e il decumano ancora riconoscibili nell’incrocio tra le attuali vie principali.

Nel periodo tardoantico Novara divenne sede episcopale: il primo vescovo documentato è Gaudenzio, vissuto nel IV secolo, oggi patrono della città con festa fissata al 22 gennaio.

Durante l’Alto Medioevo la città subì le incursioni longobarde e poi entrò nell’orbita del Regno d’Italia carolingio. Nel 1110 ottenne lo status di libero comune, partecipando attivamente alle lotte tra guelfi e ghibellini. Un passaggio cruciale avvenne nel 1311, quando Novara passò sotto il controllo dei Visconti di Milano, segnando l’inizio di un’appartenenza politica lombarda che durerà secoli. Nel 1535 la città entrò nei domini spagnoli e successivamente, con il trattato di Utrecht del 1713, passò ai Savoia, venendo così incorporata nel Regno di Sardegna.

Il 23 marzo 1849, durante la Prima guerra d’indipendenza italiana, le campagne a sud della città furono teatro della battaglia di Novara, che vide la sconfitta dell’esercito piemontese ad opera degli austriaci del maresciallo Radetzky e portò all’abdicazione di Carlo Alberto in favore di Vittorio Emanuele II.

Quell’evento segnò una svolta nel Risorgimento e incise profondamente nella memoria civica.

Nel corso del Novecento Novara crebbe come centro industriale e agricolo: la coltivazione del riso, introdotta su larga scala nel XV secolo, trasformò il paesaggio della bassa novarese in un mosaico di risaie che ancora oggi produce una quota rilevante del riso italiano. La popolazione, che nel censimento del 1861 contava circa 26.000 abitanti, ha raggiunto gli attuali 101.257 residenti, confermando il ruolo di Novara come secondo centro urbano del Piemonte orientale dopo Vercelli per importanza nell’area risicola.

Cosa vedere a Novara: 5 attrazioni imperdibili

1. Basilica di San Gaudenzio e la cupola antonelliana

La Basilica di San Gaudenzio fu costruita a partire dal 1577 su progetto di Pellegrino Tibaldi, ma il suo elemento più celebre è la cupola realizzata da Alessandro Antonelli tra il 1840 e il 1888. Con i suoi 121 metri di altezza complessiva, questa struttura in muratura autoportante rappresenta un prodigio di ingegneria ottocentesca: nessun pilone esterno la sorregge, il peso è distribuito attraverso un sistema di archi concentrici sovrapposti. All’interno la basilica conserva un polittico di Gaudenzio Ferrari e una tela di Tanzio da Varallo.

La salita alla cupola, quando accessibile, offre una vista che nelle giornate limpide raggiunge il Monte Rosa.

2. Battistero paleocristiano

Il Battistero di Novara, situato accanto al Duomo nell’area del complesso episcopale, è databile tra la fine del IV e l’inizio del V secolo, il che lo rende uno degli edifici cristiani più antichi del Piemonte. La pianta è ottagonale, una forma che nella simbologia paleocristiana rimanda alla Resurrezione. All’interno si conservano lacerti di affreschi medievali risalenti a epoche diverse, tra cui un ciclo dell’Apocalisse attribuito al X-XI secolo. La vasca battesimale originaria, interrata, è ancora visibile al centro della struttura. L’edificio documenta la precoce importanza di Novara come sede vescovile nell’Italia nordoccidentale.

3. Cattedrale di Santa Maria Assunta (Duomo)

Il Duomo di Novara, dedicato a Santa Maria Assunta, sorge sull’area del foro romano. L’aspetto attuale è frutto della ricostruzione neoclassica firmata da Alessandro Antonelli tra il 1854 e il 1869, che inglobò e in parte sostituì la precedente struttura romanica. L’interno, a tre navate con colonne corinzie in granito rosa di Baveno, conserva un mosaico pavimentale del XII secolo nella zona presbiteriale e un ciclo di arazzi fiamminghi del XVI secolo. Nel chiostro della canonica, accessibile dal lato nord, si può osservare la struttura del quadriportico romanico originario, parzialmente conservato e restaurato nel Novecento.

4. Broletto

Il Broletto è un complesso di quattro edifici medievali disposti intorno a un cortile quadrangolare, situato nel centro storico tra piazza della Repubblica e via Fratelli Rosselli.

Costruiti tra il XIII e il XV secolo, i quattro corpi — il Palazzo dell’Arengo, il Palazzo dei Paratici, il Palazzo del Podestà e la cosiddetta ala dei Referendari — testimoniano le diverse fasi dell’autonomia comunale. Oggi il complesso ospita la Galleria d’Arte Moderna Paolo e Adele Giannoni, con opere di artisti piemontesi e lombardi dal XIX al XX secolo. Il cortile interno, con le sue logge a sesto acuto, è uno degli spazi urbani medievali meglio conservati del Piemonte.

5. Castello Visconteo-Sforzesco

Il Castello di Novara, situato nel settore nord-occidentale del centro, fu eretto dai Visconti nella seconda metà del XIV secolo e successivamente ampliato dagli Sforza nel XV secolo. Utilizzato come caserma militare per gran parte dell’Ottocento e del Novecento, ha subito trasformazioni profonde che ne hanno alterato l’aspetto originario.

Della struttura medievale restano visibili alcune porzioni delle mura perimetrali e la base delle torri angolari.

Dopo decenni di dibattito sul suo recupero, il castello è stato oggetto di interventi di restauro e oggi ospita eventi culturali e mostre temporanee, fungendo da spazio pubblico accessibile nel cuore della città.

Cosa mangiare a Novara: cucina tipica e prodotti locali

La cucina novarese si è sviluppata al punto d’incontro tra due tradizioni: quella della pianura risicola, con le sue risaie che si estendono a perdita d’occhio verso la Lomellina, e quella delle colline e montagne che si innalzano a nord verso l’Ossola e il Lago d’Orta. Il riso è il cardine di questa gastronomia, non come semplice ingrediente ma come asse portante di un’intera cultura alimentare. L’abbondanza d’acqua e la disponibilità di formaggi d’alpeggio e di carni di cortile hanno dato forma a una cucina solida, legata al ciclo delle stagioni e al lavoro agricolo.

Il piatto più rappresentativo è la paniscia novarese, un risotto denso e sostanzioso preparato con fagioli borlotti, cotiche di maiale, salame della duja, verza, sedano, carote e pomodoro, il tutto bagnato con vino rosso locale. A differenza della panissa vercellese, la paniscia novarese prevede un soffritto di verdure più ricco e l’uso di un battuto di lardo. Si tratta storicamente di un piatto invernale, legato al periodo della macellazione del maiale.

Altro piatto radicato nella tradizione è il risotto con le rane, che sfruttava la presenza abbondante di questi anfibi nelle risaie, oggi meno comune ma ancora presente nei menù delle trattorie fuori dal centro.

Il riso coltivato nella pianura novarese comprende varietà come Arborio, Carnaroli e Baldo, particolarmente adatte alla cottura in risotto per la loro capacità di assorbire i condimenti mantenendo struttura al chicco.

La provincia di Novara ricade nell’area di produzione del Gorgonzola, formaggio erborinato a denominazione DOP — il disciplinare include diversi comuni novaresesi tra le zone di produzione autorizzate, come documentato dal relativo consorzio di tutela. Si aggiunge una tradizione casearia alpina legata ai pascoli dell’alto novarese, con tome d’alpeggio a latte crudo prodotte durante i mesi estivi nelle malghe della Val d’Ossola e delle valli che gravitano verso il Cusio.

Il calendario gastronomico della città include mercati rionali bisettimanali in piazza Martiri e nell’area di viale Buonarroti, dove è possibile acquistare riso locale direttamente dai produttori.

In autunno, diverse cascine della bassa novarese organizzano giornate di vendita diretta durante la stagione del raccolto. La festa di San Gaudenzio, che si tiene intorno al 22 gennaio, è accompagnata da bancarelle alimentari nel centro storico, con dolci tradizionali come i biscottini di Novara — piccoli biscotti secchi dalla consistenza friabile, documentati nelle cronache gastronomiche piemontesi almeno dal XVIII secolo.

La provincia di Novara include aree collinari che rientrano nella zona di produzione delle Colline Novaresi DOC, una denominazione che comprende vini rossi a base di Nebbiolo (localmente chiamato Spanna), Vespolina, Uva Rara e Croatina.

Si tratta di vini dalla struttura media, spesso meno conosciuti rispetto ai nebbioli delle Langhe ma con una loro identità precisa, caratterizzata da note speziate e una tannicità moderata. Le vigne si concentrano nella fascia collinare tra Novara e il Lago Maggiore, in comuni come Boca, Ghemme, Sizzano e Fara, alcuni dei quali vantano denominazioni proprie di lunga tradizione.

Quando visitare Novara: il periodo migliore

La primavera, tra aprile e giugno, è il periodo più fotogenico per visitare Novara e i suoi dintorni: le risaie allagate riflettono il cielo come enormi specchi d’acqua, creando un paesaggio che ha pochi equivalenti in Europa.

Le temperature oscillano tra i 12 e i 25 gradi, ideali per esplorare il centro a piedi senza la calura della pianura estiva. In maggio si tiene la rievocazione legata alla battaglia del 1849 e diverse iniziative culturali animate dalla stagione primaverile. L’estate, tra luglio e agosto, porta afa intensa — tipica della bassa padana — con temperature che superano spesso i 30 gradi; è il periodo meno indicato per le passeggiate urbane, ma le sere possono riservare concerti e cinema all’aperto nel cortile del Broletto.

L’autunno, da settembre a novembre, coincide con la raccolta del riso e offre la possibilità di visitare le cascine durante le giornate di trebbiatura.

I colori delle colline novaresi, con i vigneti di Nebbiolo che virano al rosso, rendono questo periodo adatto a escursioni fuori città. L’inverno è freddo e spesso nebbioso — condizione atmosferica che conferisce al centro storico un’atmosfera densa e silenziosa — ma è il periodo della festa patronale di San Gaudenzio il 22 gennaio, un evento sentito dalla cittadinanza che anima piazze e vie del centro con mercatini, spettacoli e la tradizionale fiera.

Chi preferisce evitare la folla dovrebbe puntare su marzo o ottobre, mesi di transizione con buone condizioni meteo e pochi turisti.

Come arrivare a Novara

Novara è uno dei nodi stradali principali del Nord-Ovest italiano. L’autostrada A4 Torino-Milano la serve con l’uscita Novara Est e Novara Ovest: Torino dista circa 95 km (un’ora di percorrenza), Milano circa 50 km (quaranta minuti). La A26 collega la città a Genova (circa 170 km) passando per Alessandria, mentre la A4 in direzione est conduce a Venezia. Per chi proviene dalla Svizzera, il valico del Sempione è raggiungibile in circa un’ora e mezza attraverso la statale del Sempione o la A26 in direzione nord.

La stazione ferroviaria di Novara si trova sulla linea Torino-Milano, una delle più frequentate d’Italia, con treni regionali ogni trenta minuti circa e collegamenti Frecciabianca.

Il tempo di viaggio è di circa 25 minuti da Milano Centrale e 70 minuti da Torino Porta Nuova. L’aeroporto più vicino è Milano Malpensa, distante appena 35 km — raggiungibile in trenta minuti di auto o tramite il servizio ferroviario Malpensa Express con cambio a Milano. Anche Torino Caselle (110 km) e Milano Linate (75 km) rappresentano alternative percorribili.

Altri borghi da scoprire in Piemonte

Il Piemonte è una regione in cui le dimensioni contano poco: centri di poche centinaia di abitanti conservano patrimoni architettonici e paesaggistici di rilievo.

A circa centotrenta chilometri da Novara, risalendo verso il Canavese, si trova Alice Superiore, un borgo nell’anfiteatro morenico di Ivrea dove la pietra locale e il verde dei boschi di castagni compongono un paesaggio diverso dalla pianura novarese. La quota più elevata e il clima collinare rendono Alice Superiore una meta complementare per chi vuole conoscere il Piemonte oltre le risaie, esplorando le tracce di un’economia rurale legata alla montagna piuttosto che alla risicoltura.

Nella direzione opposta, verso la pianura torinese, merita attenzione Airasca, un piccolo centro a sud-ovest di Torino che conserva la struttura tipica dei borghi agricoli della pianura piemontese.

Chi dispone di più giorni può costruire un itinerario che da Novara, seguendo le risaie verso ovest, tocca Vercelli — altra capitale del riso — e poi risale verso le colline del Canavese fino ad Alice Superiore, oppure devia a sud verso Airasca, coprendo in un percorso circolare di circa 300 km la varietà di paesaggi che il Piemonte riesce a concentrare tra pianura, collina e primi rilievi alpini.

I tempi di percorrenza tra questi borghi oscillano tra una e due ore di guida, rendendo fattibile un programma di più tappe nell’arco di un fine settimana lungo.

Foto di copertina: Di Awd at Italian Wikipedia, CC BY-SA 3.0Tutti i crediti fotografici →

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