La Dora Baltea scorre a valle, costantemente contesa nel XVI secolo: i quincinettesi la digavano di notte per sottrarre acqua al mulino di Tavagnasco, mentre il castellano Giovanni De Vigna brandiva documenti di protesta e diritti feudali. Questo piccolissimo borgo collinare ha vissuto di conflitti d’acqua, di pietre estratte, di vigneti a pergola disposti sui pendii come denti di un pettine. Oggi, a 295 metri di altitudine, Quincinetto rimane un punto di passaggio fra la Pianura Padana e la montagna, dove ancora si respira l’assetto territoriale medievale.
Quincinetto borgo in Piemonte racchiude poco meno di mille abitanti concentrati nel capoluogo comunale, posto all’imbocco della Valle d’Aosta. La provincia è Torino, il territorio oscilla tra i 270 e i 350 metri s.l.m., mentre il punto più elevato è la Cima di Bonze a 2516 metri. Due elementi definiscono questo luogo: una chiesa parrocchiale ricostruita nel 1770 in tardo barocco, e un sistema di 7 antiche fontane alimentate dalla sorgente Montellina che scandiscono il ritmo del paese e l’hanno mantenuto vivo per secoli.
La via romana e i feudi medioevali
In epoca romana, da Quincinetto passava la via delle Gallie, strada consolare sistemata in età augustea per collegare la Pianura Padana direttamente con la Gallia. Era una delle grandi arterie dell’Impero, e il territorio quincinettese era già presidio strategico. Nel XII secolo, quando la strada romana era ormai memoria, il luogo si trasformò: nasce il castrum Quincenati, un castello fortificato che diviene feudo dei conti Vescovi di Ivrea. Nel 1358 passa sotto il controllo del Conte Verde Amedeo VI, e i Savoia successivamente ne affidano la giurisdizione ai signori e conti di Settimo Vittone, la famiglia degli Enrico.
Gli ultimi secoli di assetto feudale videro dispute continue fra comuni limitrofi per l’accesso alle risorse idriche della Dora Baltea, riflettendo l’importanza dell’acqua per la sopravvivenza economica del borgo: non solo irrigazione agricola, ma energia per forgiare metalli, coniare monete, macinare grano.
La chiesa parrocchiale e il patrimonio sacro
La chiesa parrocchiale di Gesù Risorto e Santissimo Salvatore è il monumento che sintetizza la trasformazione di Quincinetto attraverso i secoli. Ha origine medievale attestata al 1297, ma subì trasformazioni significative nel XVIII-XIX secolo. Dispone di tre cappelle laterali e il campanile domina ancora il centro. Successive modifiche strutturali hanno completato l’assetto dell’edificio nel corso del XIX secolo. Gli affreschi interni presentano la firma di artisti attivi nel Canavese, mentre la realizzazione dell’edificio vide il contributo del Conte d’Azeglio e la dedizione del parroco Marietti insieme alla comunità locale.
Adiacente alla chiesa parrocchiale sorge la chiesa-oratorio della confraternita di Santa Marta, documentata a partire dal 1653 in un documento contabile. Questo piccolo edificio ha mantenuto la sua funzione fino ai giorni nostri: dal 1972 viene impiegato come oratorio e sala riunioni, testimoniando la persistenza delle strutture devozionali anche in epoca contemporanea.
Paesaggi e segni del territorio
Il Vallone di Scalaro taglia il territorio con una geometria naturale, mentre i vigneti a pergola ancora coltivati sui pendii mostrano un’agricoltura che resiste. Una miniera di quarzo abbandonata rappresenta invece un’economia estrattiva ormai conclusa. La Rupe è un elemento paesaggistico marcante, così come il Bec Renon con le sue incisioni rupestri, tracce di frequentazione umana preistorica o protostorica non ancora completamente interpretate. Le 7 fontane costituiscono un vero percorso storico: alimentate dalla sorgente Montellina che, a cascata, fornisce acqua all’acquedotto comunale, ai lavatoi storici e ai campi irrigui circostanti.
Sapori e risorsa idrica
La cucina locale ruota attorno alle risorse agricole collinari e alle preparazioni tradizionali piemontesi. La zuppa di ajucche (piante erbacee spontanee) rappresenta la cucina povera legata al territorio, mentre i cipollini d’Ivrea, le miasse (croste di meliga croccanti), il salignun (ricotta fresca) e altri condimenti locali segnano il repertorio stagionale. Tra i formaggi locali figurano il Murtret e le tomette aromatizzate con cumino, peperoncino e spezie, prodotti che raccontano l’arte casearia del Canavese.
L’elemento che ha plasmato più profondamente Quincinetto è però l’acqua. La centrale idroelettrica di Quincinetto, tutt’ora in esercizio, sfrutta le acque della Dora Baltea per la produzione di energia, perpetuando una tradizione di utilizzo delle risorse fluviali che risale alle dispute del XVI secolo.
Come raggiungerlo e quando visitarlo
Quincinetto si raggiunge comodamente via autostrada A5 Torino-Aosta-Monte Bianco, uscita Quincinetto. La strada statale 26 Chivasso-Aosta passa nei pressi. Chi proviene da Ivrea, il collegamento è diretto.
La stazione ferroviaria cittadina, una volta collegata alle linee regionali, non è più attiva dal 1999. Rimane quindi l’auto come mezzo principale di accesso. Il paese non ha una stagione prettamente turistica, ma l’apertura verso la Valle d’Aosta lo rende naturale punto di passaggio. L’autunno offre colori agricoli sulle colline; l’estate permette escursioni verso la Cima di Bonze e i valloni circostanti; la primavera restituisce la vivacità dell’acqua nelle fontane e nei campi irrigui.
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Chi visita Quincinetto incontra un borgo dove la scala è umana e i ritmi sono scanditi dalle stagioni agricole e dalla presenza dell’acqua. Borghi vicini come Carema, Settimo Vittone e Andrate appartengono alla stessa geografia amministrativa torinese, rendendo possibile costruire un itinerario collinare che risale verso la montagna. La biblioteca comunale (Via XXV Aprile) e la scuola primaria “Comm. Buat Albiana” testimoniano la persistenza di servizi pubblici in un insediamento di piccole dimensioni.