Andrate
A 836 metri di altitudine, sul versante sinistro della Serra d’Ivrea — la morena glaciale più lunga d’Europa, oltre venticinque chilometri di dorsale continua — il comune di Andrate conta oggi 520 abitanti e un territorio che si estende dalle faggete di quota fino ai primi terrazzamenti della pianura canavesana. Chi vuole sapere cosa vedere […]
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A 836 metri di altitudine, sul versante sinistro della Serra d’Ivrea — la morena glaciale più lunga d’Europa, oltre venticinque chilometri di dorsale continua — il comune di Andrate conta oggi 520 abitanti e un territorio che si estende dalle faggete di quota fino ai primi terrazzamenti della pianura canavesana. Chi vuole sapere cosa vedere a Andrate deve partire da qui, da questa posizione geografica precisa: un balcone naturale che domina l’anfiteatro morenico e, nelle giornate limpide, lascia correre lo sguardo fino al profilo del Monviso. Il borgo si raggiunge percorrendo una strada provinciale che sale con tornanti regolari da Borgofranco d’Ivrea, e ogni curva cambia la prospettiva sul fondovalle sottostante.
Storia e origini di Andrate
Il nome Andrate compare per la prima volta in documenti medievali con la forma latina Andracium o Andrate, e l’ipotesi etimologica più accreditata lo ricollega a una radice prelatina — probabilmente celtica o ligure — legata alla conformazione del terreno, forse indicante un luogo di passaggio o un pendio.
La Serra d’Ivrea, su cui il borgo è collocato, è stata percorsa fin dall’antichità come via di comunicazione tra la pianura padana e le valli alpine. Tracce di insediamenti precedenti all’epoca romana non sono state documentate con certezza nel territorio comunale, ma la posizione strategica lungo la dorsale morenica suggerisce una frequentazione antica. In epoca romana, l’area gravitava intorno a Eporedia, l’odierna Ivrea, colonia fondata nel 100 a.C. come avamposto verso le popolazioni salasse. Le pendici della Serra servivano probabilmente come zona di pascolo e di approvvigionamento di legname per la città sottostante.
Il periodo medievale segna l’ingresso di Andrate nella documentazione storica ufficiale. Il territorio ricadde sotto l’influenza dei vescovi di Ivrea, che esercitarono il controllo temporale su vaste porzioni del Canavese tra il X e il XII secolo. Successivamente il borgo passò sotto il dominio dei marchesi del Monferrato e poi dei Savoia, seguendo le complesse vicende feudali che caratterizzarono l’intero Piemonte settentrionale. La comunità di Andrate, come molti insediamenti della Serra, viveva di un’economia agro-pastorale: castagneti, pascoli d’altura, piccoli orti ricavati nei terrazzamenti.
La castagna, in particolare, rappresentava la base alimentare della popolazione montana canavesana, tanto da essere definita il “pane dei poveri” nelle cronache locali. La chiesa parrocchiale dedicata a San Pietro apostolo, patrono del borgo, costituisce il riferimento religioso e sociale della comunità, e la sua presenza è attestata almeno dal periodo tardo-medievale, benché l’edificio attuale sia frutto di rifacimenti successivi.
Tra il XVIII e il XIX secolo, Andrate conobbe le stesse trasformazioni che investirono i borghi montani piemontesi: l’introduzione della patata come coltura integrativa, il lento miglioramento delle vie di comunicazione, l’emigrazione stagionale verso la pianura e le città. Il Novecento portò lo spopolamento tipico delle aree interne italiane — dai censimenti dell’inizio del secolo, quando la popolazione superava abbondantemente il migliaio di unità, si è scesi ai 520 residenti attuali.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, le montagne sopra Andrate e l’intera zona della Serra ospitarono formazioni partigiane attive nella Resistenza, un capitolo documentato dalla storiografia locale e regionale. La festa patronale, fissata al 4 novembre, coincide non casualmente con la data della vittoria nella Prima Guerra Mondiale e della commemorazione dei caduti, saldando la memoria civile a quella religiosa in un unico appuntamento comunitario che resiste ancora oggi nel calendario del borgo.
Cosa vedere a Andrate: 5 attrazioni imperdibili
1. Chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo
La chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo si trova nel nucleo centrale del borgo, lungo la via principale che attraversa l’abitato. L’edificio, nella sua configurazione attuale, presenta elementi riconducibili a interventi seicenteschi e settecenteschi, con una facciata semplice e un campanile visibile da diversi punti del territorio circostante. All’interno si conservano arredi sacri e decorazioni che documentano la devozione della comunità nel corso dei secoli. La chiesa rappresenta il punto di riferimento per le celebrazioni liturgiche e per la festa patronale del 4 novembre. L’accesso è libero durante gli orari delle funzioni religiose, e la piazzetta antistante offre un primo punto di orientamento per chi inizia la visita del borgo.
2.
Belvedere sulla Serra d’Ivrea e panorama sull’anfiteatro morenico
Andrate offre uno dei punti panoramici più ampi dell’intera Serra d’Ivrea. Dalla zona alta del paese, raggiungibile a piedi in pochi minuti dal centro, lo sguardo abbraccia l’anfiteatro morenico di Ivrea — riconosciuto come geosito di rilevanza internazionale — con i suoi laghi (Sirio, Pistono, San Michele, Nero, Campagna), la città di Ivrea nel fondovalle e, a ovest, la catena alpina con il Gran Paradiso e il Rosa. Nelle giornate di cielo terso, il Monviso è visibile a sud-ovest. Non servono sentieri impegnativi: bastano pochi passi fuori dall’abitato. Per i fotografi, le ore del tardo pomeriggio offrono la luce migliore sulla pianura.
3. Sentieri della Serra: escursioni a piedi e in mountain bike
Il territorio di Andrate è attraversato da una rete di sentieri che percorrono la dorsale della Serra d’Ivrea e scendono verso i comuni limitrofi. I percorsi attraversano faggete, castagneti e radure, con dislivelli moderati adatti sia a escursionisti esperti sia a famiglie. Il sentiero che collega Andrate a Montalto Dora lungo la cresta della Serra è uno degli itinerari più frequentati, con circa due ore di cammino e segnaletica CAI. In autunno, il bosco di faggi lungo questi percorsi si colora di arancione e rosso, creando un contrasto netto con il verde scuro dei castagni ancora in foglia. I sentieri sono percorribili anche in mountain bike nei tratti autorizzati.
4.
Castagneti monumentali e architettura rurale
Attorno all’abitato si estendono castagneti che hanno costituito per secoli la base dell’economia locale. Alcuni esemplari di castagno raggiungono dimensioni notevoli, con tronchi di circonferenza superiore ai tre metri, segno di un’età plurisecolare. Tra i castagneti si trovano ancora strutture rurali tradizionali: i seccatoi — piccoli edifici in pietra dove le castagne venivano essiccate sul fuoco lento — e muri a secco che delimitano le proprietà. Questi manufatti documentano un sistema di gestione del bosco che nel Canavese ha radici medievali. L’accesso ai castagneti è libero attraverso i sentieri comunali, e una passeggiata tra questi alberi permette di osservare un paesaggio agrario antico ancora leggibile nella sua struttura originaria.
5. Borgata Vialfré e i nuclei frazionali
Il territorio comunale di Andrate comprende diverse borgate e frazioni sparse sul versante della Serra, ciascuna con il proprio nucleo di case in pietra locale. Queste piccole aggregazioni — alcune abitate tutto l’anno, altre solo stagionalmente — conservano la struttura degli insediamenti rurali montani piemontesi: case addossate le une alle altre per protezione dal freddo, fienili con balconi in legno per l’essiccazione del fieno, fontane pubbliche in pietra. Percorrere le strade sterrate che collegano queste borgate al centro del paese è un modo concreto per leggere l’organizzazione storica del territorio. I nuclei frazionali sono raggiungibili a piedi o in auto lungo strade comunali strette ma asfaltate.
Cucina tipica e prodotti locali
La tradizione gastronomica di Andrate si fonda sugli ingredienti che il territorio di montagna ha sempre fornito: castagne, patate, latte, formaggi, selvaggina, erbe spontanee.
La castagna, nelle sue molteplici preparazioni, è il prodotto-simbolo di tutta la fascia montana canavesana. La si trova essiccata e macinata in farina per la preparazione di polenta dolce, frittelle e castagnaccio; bollita nelle tradizionali mundaj (le caldarroste sbucciate e lessate); o trasformata in marmellata. Il Toma Piemontese DOP, formaggio a pasta semicotta prodotto con latte vaccino secondo un disciplinare preciso, è presente nella zona con piccole produzioni casearie locali che utilizzano il latte degli allevamenti residui della Serra. Accanto alla Toma, si trovano formaggi freschi e ricotte che richiamano la tradizione dei margari, i pastori transumanti del Piemonte alpino.
Tra i piatti della cucina canavesana che si ritrovano sulle tavole di Andrate spiccano la polenta concia — polenta di farina di mais condita con burro fuso e Toma fusa a strati — e la supa canavesana, una zuppa di pane raffermo, cavolo verza e brodo di carne, gratinata in forno con formaggio. La bagna cauda, preparazione piemontese a base di aglio, acciughe sotto sale e olio d’oliva, è consumata nel periodo autunnale e invernale anche nelle valli canavesane, accompagnata da verdure crude e cotte di stagione: cardi gobbi, peperoni conservati, topinambur.
I grissini stiratoi torinesi, nella loro versione artigianale, accompagnano spesso i pasti insieme al pane di segale tipico delle zone montane.
Per quanto riguarda le sagre e gli eventi gastronomici, il Canavese è territorio di feste legate alla castagna tra ottobre e novembre, e Andrate partecipa a questo calendario con appuntamenti locali che variano di anno in anno — è consigliabile consultare il sito ufficiale del Comune di Andrate per il programma aggiornato. Il Ratafià di Andrate, liquore tradizionale a base di ciliegie nere lasciate macerare con zucchero e alcol, è una preparazione domestica diffusa in tutto il Canavese: ogni famiglia conserva la propria ricetta con variazioni nelle proporzioni e nei tempi di macerazione. I ristoranti e le trattorie della zona propongono menù legati alla stagionalità, con funghi porcini e finferli in autunno, selvaggina in inverno, erbe spontanee in primavera.
Quando visitare Andrate: il periodo migliore
La primavera, da aprile a giugno, porta la fioritura dei prati di montagna e temperature gradevoli per le escursioni sulla Serra, con massime tra i 15 e i 22 gradi. È il periodo ideale per chi vuole percorrere i sentieri senza il caldo estivo e con il bosco in piena vegetazione. L’estate, luglio e agosto, offre temperature più fresche rispetto alla pianura sottostante — lo scarto termico con Ivrea può raggiungere i 5-6 gradi — e le giornate lunghe permettono escursioni prolungate.
Tuttavia, i temporali pomeridiani sono frequenti da metà luglio in poi. L’autunno è la stagione più fotogenica: i faggi della Serra si colorano tra la fine di settembre e la metà di novembre, e il periodo della raccolta delle castagne (ottobre) anima le borgate con un’attività che ha ritmi e gesti antichi. La festa patronale del 4 novembre cade in questo arco temporale ed è l’occasione per vedere la comunità riunita.
L’inverno, da dicembre a marzo, porta nevicate che possono essere anche abbondanti sopra gli 800 metri. Il borgo assume un aspetto diverso, silenzioso, con i boschi spogli e la visibilità sulla pianura che nei giorni senza nebbia diventa eccezionale. Chi sceglie questo periodo deve essere preparato a temperature notturne sotto lo zero e a strade che possono richiedere catene o pneumatici invernali.
Non ci sono impianti sciistici ad Andrate, ma le ciaspolate nei boschi della Serra rappresentano un’attività praticata dai residenti e dagli escursionisti che conoscono la zona. Per informazioni aggiornate su eventi e condizioni del territorio, è utile consultare la pagina dedicata su Wikipedia.
Come arrivare a Andrate
In auto, il riferimento è l’autostrada A5 Torino-Aosta: si esce al casello di Ivrea e si prosegue sulla strada provinciale in direzione Borgofranco d’Ivrea, da cui parte la salita verso Andrate. La distanza da Ivrea è di circa 12 chilometri, percorribili in 20-25 minuti. Da Torino, il tragitto complessivo è di circa 75 chilometri (un’ora di viaggio). Da Milano, si percorre la A4 fino a Santhià e poi la A5 fino a Ivrea, per un totale di circa 140 chilometri e un’ora e quaranta di guida.
La stazione ferroviaria più vicina è quella di Ivrea, servita dalla linea Torino-Aosta con treni regionali frequenti (circa un’ora da Torino Porta Nuova).
Da Ivrea è necessario proseguire con mezzo proprio o con i limitati servizi di trasporto locale — è consigliabile verificare gli orari dei bus GTT per la tratta Ivrea-Andrate, che hanno frequenza ridotta soprattutto nei giorni festivi. L’aeroporto più vicino è il Torino-Caselle (Sandro Pertini), distante circa 80 chilometri e raggiungibile in un’ora e un quarto di auto. L’aeroporto di Milano Malpensa dista circa 130 chilometri. Chi arriva in treno dall’estero può utilizzare la linea internazionale che ferma a Torino Porta Susa e da lì proseguire verso Ivrea. Le informazioni dettagliate su viabilità e accesso sono disponibili sul portale del Touring Club Italiano.
Altri borghi da scoprire in Piemonte
Chi visita Andrate si trova in una posizione strategica per esplorare altri centri del Canavese e del Piemonte collinare che meritano una deviazione. A pochi chilometri verso sud, lungo le pendici orientali della Serra, si incontra Alice Superiore, borgo che condivide con Andrate la collocazione in un paesaggio di transizione tra montagna e pianura.
Alice Superiore si affaccia sulla zona dei Cinque Laghi della Serra e offre percorsi escursionistici complementari a quelli di Andrate, con la possibilità di costruire un itinerario ad anello che tocchi entrambi i comuni in una giornata di cammino. Le due comunità condividono la tradizione canavesana della castagna e dei formaggi d’alpeggio, ma Alice Superiore aggiunge la vicinanza ai laghi morenici, che permettono attività diverse come la pesca e il birdwatching.
Per chi volesse invece spostarsi verso la collina torinese e scoprire un paesaggio completamente diverso, Andezeno offre un’esperienza di Piemonte collinare viticolo, con vigneti che producono il Freisa — vitigno autoctono piemontese di antica tradizione — e un territorio ondulato che si apre verso la pianura del Po.
La distanza tra Andrate e Andezeno è di circa 60 chilometri, poco più di un’ora di auto, e il contrasto tra i due borghi racconta bene la varietà del Piemonte: da una parte la montagna della Serra con i suoi faggi e castagni, dall’altra la collina coltivata a vite e cereali. Un itinerario che unisca entrambe le visite permette di attraversare in poche ore almeno tre paesaggi distinti — montagna, pianura, collina — e di confrontare due modi diversi ma ugualmente radicati di abitare il territorio piemontese.
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