La piazza centrale si stringe intorno al pozzo antico, quello che nei secoli è diventato il simbolo del paese. Intorno, le facciate dei palazzi collinari incorniciano lo sguardo verso la valle del torrente Chisone, mentre il materiale granitico della collina emerge dalle mura come memoria geologica del luogo. Non c’è fretta qui: le strade risalgono lentamente verso il capoluogo, i nomi delle contrade rimandano a gare da piazza, il silenzio fra i vicoli è denso di tracce.
San Secondo di Pinerolo è un borgo in Piemonte che raccoglie 3.643 abitanti su una collina di 413 metri nel cuore della fascia pedemontana, all’imbocco della valle del torrente Chisone. Due elementi lo caratterizzano subito: una storia legata al territorio medievale, e una tradizione artigianale sopravvissuta alla contemporaneità, quella della lavorazione della terracotta che qui si chiama tupin.
L’eredità di Miradolo e il passaggio a San Secondo
Nel basso Medioevo il territorio era dominato dalla fortezza di Miradolo, struttura dipendente dall’abbazia di Santa Maria di Pinerolo e già menzionata nel corso dell’XI secolo. Quella fortezza occupava una posizione strategica alle foci della valle, punto di controllo fra la montagna e la pianura. Nel corso del Cinquecento però, durante i conflitti fra le truppe francesi e quelle sabaudo-ispaniche, la struttura fu distrutta. Con la sua caduta iniziò lo spostamento del peso amministrativo verso il borgo di San Secondo, che divenne sede di una contea affidata ai conti Bianco. Il nome del paese rimanda a San Secondo, martire della legione tebana e patrono del luogo.
Durante il Seicento il territorio subì i contraccolpi delle guerre fra cattolici e valdesi, conflitto che lasciò tracce visibili anche nelle chiese. Nel Settecento, però, gli scontri si placarono e San Secondo conobbe uno sviluppo deciso: la popolazione crebbe e si affermò una delle attività economiche che avrebbe caratterizzato l’intero circondario per il secolo successivo, la produzione di vasellame in terracotta.
L’Ottocento portò un’espansione notevole di questa industria fino a contare 14 manifatture distribuite sul territorio, che ricavavano l’argilla da cave locali e commerciavano i loro prodotti in tutto il Piemonte. Con il dopoguerra e l’introduzione di nuovi materiali, però, la principale industria andò in crisi. Nel corso degli anni Sessanta e Settanta il tessuto produttivo si riqualificò in attività manifatturiere e commerciali che si concentrarono soprattutto nella frazione di Airali, la zona più pianeggiante del territorio.
Chiese e testimonianze religiose
La chiesa di San Secondo
La prima menzione documentaria della chiesa di San Secondo risale al 1368. Durante gli scontri fra cattolici e riformati, in particolare intorno alla metà del Seicento, l’edificio subì danni gravi. Nel 1710 si iniziò a pensare ai lavori di riparazione, mentre a partire dal 1743 la comunità intraprese la ricostruzione della nuova porta e della facciata. Un danneggiamento alla copertura avvenne nel 1749 a causa del forte vento. Nel 1773 l’architetto Giuseppe Girolamo Buniva completò la ricostruzione dell’edificio in stile barocco, il profilo che ancora oggi caratterizza la chiesa.
All’interno della chiesa risultavano presenti cappelle devozionali: tra queste Sant’Antonio abate e San Giovanni Battista. Il numero e la distribuzione di questi spazi devozionali riflettono la struttura della comunità e le corporazioni di mestiere che la componevano.
Altre chiese e spazi devozionali
Nel territorio sono presenti ulteriori edifici religiosi che segnano il paesaggio temporale e spirituale. La chiesa della confraternita della Santissima Trinità mantiene la sua presenza nel centro. Nel territorio sono presenti altre chiese parrocchiali, mentre ad Airali sorge la chiesa di San Giovanni Battista. Nel 1958 è stato inoltre inaugurato un tempio valdese, traccia della pluralità confessionale che ha attraversato il territorio negli ultimi secoli.
Il castello di Miradolo e il paesaggio storico
L’edificio più rilevante dal punto di vista storico è il castello di Miradolo, situato vicino al torrente Chisone all’imbocco della vallata. La struttura medievale fu demolita nel corso del Cinquecento durante i conflitti fra truppe francesi e sabaudo-ispaniche. Successivamente, il sito fu riconfigurato con un edificio di tipo residenziale in stile neogotico accompagnato da un vasto parco. Nel castello è riconosciuta la presenza storica di figure aristocratiche che hanno attraversato il territorio nell’età contemporanea.
Centro storico e simboli del borgo
Nel centro storico di San Secondo permangono edifici del XVIII secolo che testimoniano l’importanza economica del periodo. Elemento di particolare rilievo è l’antico pozzo nel centro del paese. La frazione di Miradolo, posta alle pendici della collina a nord del capoluogo, conserva inoltre un’ottocentesca villa, traccia della presenza di residenze storiche nel territorio.
Il simbolismo ufficiale del comune riflette questa eredità medievale e religiosa: lo stemma, riconosciuto con decreto del 1936, rappresenta San Secondo armato nell’atto di trattenere una banderuola d’argento a croce rossa, mentre cavalca un cavallo d’argento le cui briglie sono tenute da un angelo coperto di rosso. Il gonfalone, concesso nel 1954, riproduce questa medesima iconografia.
La tradizione artigianale della terracotta
La lavorazione della terracotta non rappresentava soltanto un’attività economica, ma radicava la comunità nel materiale stesso della collina. L’argilla locale veniva estratta dalle cave circostanti e trasformata in vasellame pratico, i tupin, vasi funzionali che trovavano mercato in tutta la regione. Anche se questa produzione ha subito la crisi del dopoguerra, il paesaggio del territorio conserva l’impronta di questa tradizione artigianale: i terreni argillosi e il profilo della collina riflettono i secoli di lavorazione della terracotta che ha caratterizzato San Secondo.
Visita e accesso al borgo
San Secondo di Pinerolo si raggiunge facilmente dalla pianura torinese seguendo il sistema stradale che risale verso Pinerolo e la valle del Chisone. Il borgo beneficia di una posizione intermedia fra la città metropolitana di Torino e le vallate montane, caratteristica che lo rende accessibile in auto e tuttavia ancora legato al paesaggio di transizione fra la pianura e la collina.
Attualmente il trasporto avviene principalmente su strada. Chi arriva in auto può parcheggiare nei pressi del centro e esplorare il paese a piedi, seguendo i vicoli che risalgono verso il pozzo antico e le chiese. La visita è possibile durante tutto l’anno, seguendo i vicoli che risalgono verso il pozzo antico e le chiese.
| Partenza | Distanza | Tempo stimato |
|---|---|---|
| Torino (centro città) | circa 35-40 km | circa 1 ora |
| Pinerolo | pochi km | pochi minuti |
| Aeroporto di Torino Caselle | circa 55-60 km | circa 1 ora |
I comuni vicini di Prarostino, Porte e Osasco offrono estensioni naturali per chi intende approfondire il territorio della fascia pedemontana. La prossimità a Pinerolo consente inoltre di completare la visita con la scoperta della più ampia rete di vallate montane che risalgono verso il cuore alpino.