Balme
cosa vedere a Balme In questo articolo Storia e origini di Balme Cosa vedere a Balme: 5 attrazioni imperdibili Cucina tipica e prodotti locali Quando visitare Balme: il periodo migliore Come arrivare a Balme Altri borghi da scoprire in Piemonte Storia e origini di Balme Il toponimo Balme deriva con ogni probabilità dal termine alpino […]
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cosa vedere a BalmeStoria e origini di Balme
Il toponimo Balme deriva con ogni probabilità dal termine alpino balma, voce di probabile origine prelatina o celtica che indica una cavità rocciosa, una grotta o un riparo naturale sotto una parete. Lo stesso etimo ritorna in numerosi altri luoghi delle Alpi occidentali, a confermare una stratificazione linguistica che precede la romanizzazione. La posizione di Balme — ultima propaggine abitata dell’alta Valle di Viù prima delle creste di confine — ha condizionato l’intera vicenda insediativa del luogo: un villaggio di pastori e valicatori, non di mercanti o artigiani.
Nel Medioevo il territorio faceva parte del sistema di controllo esercitato dai Savoia sulle vie alpine.
I documenti catastali e le perticazioni tardomedievali attestano la presenza di nuclei stabili di popolazione che praticavano la transumanza verticale: bestiame agli alpeggi in quota durante l’estate, rientro nei fondivalle in autunno. Questa struttura economica ha determinato il paesaggio costruito: i rustici in pietra locale, le stalle incorporate nelle abitazioni, i fienili con le aperture a croce per la ventilazione del foraggio.
Il Settecento portò un interesse scientifico inedito per queste valli. Naturalisti e alpinisti piemontesi risalirono la Valle di Viù documentando flora, fauna e morfologia glaciale. Balme divenne, nel corso dell’Ottocento, punto di partenza per le prime esplorazioni sistematiche delle creste di confine con la Francia, in un’epoca in cui la montagna iniziava a essere percepita non solo come ostacolo da superare ma come oggetto di studio e — gradualmente — di pratica sportiva.
La voce Wikipedia dedicata a Balme riassume i dati fondamentali sulla storia amministrativa del comune.
Cosa vedere a Balme: 5 attrazioni imperdibili
1. Il nucleo storico dell’abitato
Il centro di Balme è composto da case in pietra di gneiss grigio, costruite secondo le tecniche costruttive dell’architettura alpina tradizionale piemontese. I volumi sono compatti, le aperture ridotte, i tetti a bassa pendenza originariamente in lose di pietra. Camminare tra questi edifici permette di leggere direttamente la logica costruttiva di chi doveva difendersi dal freddo e dall’isolamento invernale.
2. La chiesa della Santissima Trinità
L’edificio di culto principale è dedicato alla Santissima Trinità, patrona del borgo. La chiesa, ricostruita e rimaneggiata nel corso dei secoli, conserva elementi decorativi e arredi liturgici di interesse locale. La festa patronale — prima domenica dopo la Pentecoste — trasforma il sagrato nel punto di raccolta dell’intera comunità valligiana, inclusi molti ex-residenti che rientrano per l’occasione.
3. Il Parco Naturale delle Alpi Cozie
Il territorio comunale di Balme rientra parzialmente nell’area protetta delle Alpi Cozie. Questo garantisce la conservazione di habitat d’alta quota — praterie alpine, morene glaciali, zone umide — con una biodiversità floristica documentata da botanici fin dal XVIII secolo. Le passeggiate nel parco permettono di osservare specie vegetali caratteristiche della fascia subalpina e alpina.
4. Gli alpeggi e le strutture pastorali
Salendo oltre il paese si incontrano gli alpeggi storicamente utilizzati per la monticazione estiva del bestiame. Alcuni di questi siti conservano strutture in pietra a secco — baite, recinti, fontanili — che documentano pratiche agropastorali plurisecolari. Il sito ufficiale del Comune di Balme fornisce aggiornamenti sulle condizioni degli itinerari.
5. I valichi verso la Francia
Dall’alta valle di Balme si raggiungono alcuni colli di confine che hanno avuto funzione di passaggio tra Piemonte e territorio francese. Il colle della Croce è il più noto. Questi punti di valico, oggi percorsi da escursionisti, erano anticamente usati da contrabbandieri, pastori e viaggiatori stagionali — una geografia umana che i segni sul territorio ancora documentano.
Cucina tipica e prodotti locali
La cucina dell’alta Valle di Viù appartiene alla tradizione gastronomica delle valli alpine piemontesi, caratterizzata da ingredienti ad alta densità calorica e da tecniche di conservazione sviluppate per i lunghi mesi di isolamento invernale. Tra i prodotti caseari, la Toma Piemontese DOP è il riferimento principale: un formaggio a pasta semidura prodotto con latte vaccino intero o parzialmente scremato, le cui forme vengono stagionate per periodi variabili. Nelle valli di Lanzo — di cui la Valle di Viù fa parte — la produzione di toma ha radici documentate in epoca medievale.
Altrettanto presente è la Seirass del Fen, ricotta fresca di latte ovino o vaccino avvolta nel fieno, tradizione casearia riconosciuta tra i prodotti agroalimentari tradizionali (PAT) della regione Piemonte. Il Burro delle Valli di Lanzo, ricavato dalla lavorazione del latte degli alpeggi estivi, mantiene caratteristiche organolettiche legate alla flora d’alta quota — le vacche pascolano su praterie che includono specie aromatiche spontanee.
La polenta, preparata con farina di mais o di castagne a seconda della disponibilità storica, accompagna tradizionalmente lo spezzatino di vitello e le preparazioni a base di carne salada — carne bovina conservata sotto sale con erbe aromatiche locali, tecnica diffusa nelle Alpi piemontesi e valdostane. La fonduta piemontese, a base di formaggio Fontina o Toma fusa con latte, burro e tuorli d’uovo, è un piatto di fondovalle che nelle versioni montane si arricchisce di tartufo o funghi secchi.
I funghi porcini secchi delle valli di Lanzo — raccolti e essiccati secondo metodi tradizionali — entrano in numerose preparazioni locali come condimento per risotti, polente e secondi di carne. Le osterie e i rifugi dell’area propongono queste preparazioni con continuità, soprattutto nel periodo estivo e autunnale, quando l’afflusso escursionistico giustifica aperture regolari.
Quando visitare Balme: il periodo migliore
Balme a 1432 metri sperimenta inverni lunghi e nevosi, con temperature che scendono stabilmente sotto zero da novembre ad aprile. La neve garantisce la pratica dello sci di fondo e delle ciaspolate, ma rende alcuni percorsi alpini inaccessibili senza attrezzatura adeguata. L’estate — da fine giugno a settembre — è il periodo di massima fruibilità escursionistica: i sentieri verso gli alpeggi e i valichi sono percorribili, i rifugi sono aperti e la fauna alpina (camosci, marmotte, rapaci) è osservabile con maggiore frequenza.
La prima domenica dopo la Pentecoste, con la festa della Santissima Trinità, porta in paese una concentrazione di visitatori e residenti che trasforma temporaneamente la dimensione del borgo.
L’autunno — settembre e ottobre — offre condizioni particolari: la luce radente sulle creste, i colori delle larici che virano al giallo, la raccolta dei funghi porcini e la fine della monticazione con il rientro del bestiame dagli alpeggi. È un periodo di attività intensa per i produttori locali e, per chi vuole osservare il territorio senza la concentrazione estiva, probabilmente il momento più interessante. Il Touring Club Italiano nella sua sezione dedicata al Piemonte offre approfondimenti utili per pianificare il viaggio nelle valli di Lanzo.
Come arrivare a Balme
Balme si raggiunge esclusivamente in automobile o con mezzi privati: non esiste un collegamento ferroviario diretto con l’alta Valle di Viù. Da Torino — distante circa 60 chilometri — si prende la tangenziale nord in direzione Venaria Reale, poi si risale la Valle di Viù attraverso Lanzo Torinese e Ala di Stura fino al termine della strada provinciale. Il percorso da Torino richiede circa un’ora e mezza in condizioni normali, ma in inverno è indispensabile verificare la praticabilità della strada per neve e ghiaccio e montare catene o pneumatici invernali. L’Aeroporto di Torino Caselle è il punto di arrivo aereo più vicino, a circa 50 chilometri.
Da Milano si impiegano circa due ore e mezza percorrendo l’autostrada A4 fino a Torino.
Altri borghi da scoprire in Piemonte
Le valli alpine e prealpine del Piemonte offrono una varietà di contesti insediativi che vale la pena confrontare con l’esperienza di Balme. Ala di Stura, che si incontra risalendo la Valle di Viù prima di Balme, rappresenta un caso diverso: una quota inferiore, una struttura abitativa più articolata, una storia legata in modo più diretto ai traffici commerciali della media valle. Il confronto tra i due centri permette di leggere come la quota e la posizione geografica abbiano determinato scelte costruttive e modelli economici profondamente differenti lungo lo stesso asse vallivo.
Spostandosi verso il Canavese e la pianura piemontese, altri borghi documentano aspetti diversi del territorio regionale. Azeglio, nel Canavese orientale, porta con sé la memoria del casato che ha dato il nome al noto statista risorgimentale. Alice Superiore, nelle Alpi Biellesi, conserva una struttura medievale ben leggibile nel tessuto urbano.
Più a nord, Biella offre il contrasto tra la città industriale laniera e il Piazzo, il borgo alto che domina la pianura: una stratificazione storica di grande interesse per chi studia l’evoluzione degli insediamenti alpini e pedemontani del Piemonte nord-orientale.
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