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Nel 706 a.C., un gruppo di coloni spartani guidati da Falanto sbarcò lungo la costa ionica della Puglia e fondò Taras, una delle più potenti poleis della Magna Grecia. Oggi quella stessa città — Taranto — si estende su due mari, il Mar Grande e il Mar Piccolo, collegati da un canale navigabile che taglia […]

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Nel 706 a.C., un gruppo di coloni spartani guidati da Falanto sbarcò lungo la costa ionica della Puglia e fondò Taras, una delle più potenti poleis della Magna Grecia. Oggi quella stessa città — Taranto — si estende su due mari, il Mar Grande e il Mar Piccolo, collegati da un canale navigabile che taglia in due il nucleo urbano. Il Ponte Girevole, inaugurato nel 1887 e ricostruito nel 1958, ruota ancora per lasciar passare le navi militari dirette all’Arsenale. Chi si chiede cosa vedere a Taranto deve prepararsi a una stratificazione densa: templi dorici sotto palazzi settecenteschi, ipogei scavati nel calcarenite, un museo archeologico tra i più importanti d’Italia e un lungomare che guarda verso le isole Cheradi.

Storia e origini di Taranto

Il nome Taranto deriva dal greco antico Τάρας (Taras), figura della mitologia legata a Poseidone e alla ninfa Satyria.

La fondazione spartana del 706 a.C. è documentata da Strabone e da Eusebio di Cesarea, che la collocano nel contesto della colonizzazione dorica dell’Italia meridionale. Taras crebbe rapidamente fino a diventare la città più popolosa della Magna Grecia nel IV secolo a.C., periodo in cui contava circa 300.000 abitanti e dominava un’area vasta che si estendeva dalla Basilicata al Salento. In quegli anni il filosofo e matematico Archita di Taranto — allievo della scuola pitagorica — governò la polis per sette mandati consecutivi, sviluppando un modello politico che coniugava rigore scientifico e amministrazione pubblica.

Dopo la sconfitta nella guerra contro Roma nel 272 a.C., Taranto perse la propria autonomia e divenne municipium romano con il nome di Tarentum. La città mantenne tuttavia un ruolo strategico come porto militare e commerciale. Nel 927 d.C. i Saraceni la distrussero quasi completamente: la popolazione si ridusse a poche migliaia di abitanti concentrati sull’isola che oggi corrisponde alla Città Vecchia. La ricostruzione avvenne sotto i Bizantini e poi sotto i Normanni: nel 1071 Roberto il Guiscardo conquistò Taranto, e nel 1088 l’arcivescovo Drogone avviò la costruzione della Cattedrale di San Cataldo, che sorge ancora oggi nel cuore del borgo antico. Il principato di Taranto, istituito nel 1088, rimase attivo fino al 1465, quando fu assorbito dalla Corona aragonese.

L’età moderna portò un lungo periodo di declino demografico: alla fine del Settecento la popolazione era scesa a circa 18.000 unità.

La svolta arrivò nel 1869, quando il governo unitario scelse Taranto come sede del principale Arsenale della Marina Militare, trasformando la città in un polo industriale e militare. La popolazione esplose: 60.000 abitanti nel 1901, 170.000 nel 1961, con un picco superiore ai 244.000 nel 1981. Il censimento più recente registra 188.098 residenti, cifra che riflette una contrazione iniziata negli anni Novanta legata alla crisi dell’industria siderurgica. La costruzione del grande stabilimento siderurgico — oggi ex Ilva — nel 1965 modificò radicalmente sia il tessuto economico sia il paesaggio urbano, aprendo un dibattito ambientale che continua a definire l’identità contemporanea della città.

Cosa vedere a Taranto: 5 attrazioni imperdibili

1. Il MArTA – Museo Archeologico Nazionale di Taranto

Fondato nel 1887 e ospitato nell’ex convento dei Frati Alcantarini in via Cavour, il MArTA custodisce una delle collezioni di arte magnogreca più vaste al mondo. Nelle sue sale si trovano gli Ori di Taranto — diademi, orecchini e corone in filigrana d’oro databili tra il IV e il II secolo a.C. — esposti in una sezione dedicata che da sola giustifica la visita. La statua di Zeus in trono, alta oltre due metri, e i mosaici pavimentali provenienti dalle domus romane del centro storico completano un percorso espositivo che copre dalla preistoria all’età medievale. Il museo è stato riallestito nel 2016 con criteri museografici contemporanei, e il biglietto intero costa 10 euro. Per chi cerca cosa vedere a Taranto, questo è il punto di partenza obbligato.

2. La Cattedrale di San Cataldo

Eretta a partire dal 1071 sui resti di un edificio di culto bizantino, la Cattedrale di San Cataldo è la chiesa più antica della Puglia e una delle più antiche cattedrali dell’Italia meridionale. La facciata barocca, aggiunta nel XVIII secolo, nasconde una struttura romanica a tre navate con colonne di spoglio provenienti da edifici romani. La Cappellone di San Cataldo, decorata tra il 1658 e il 1713, è un tripudio di marmi policromi, affreschi e stucchi dorati dedicati al santo patrono — un monaco irlandese del VII secolo che secondo la tradizione approdò a Taranto di ritorno dalla Terra Santa. Il soffitto a cassettoni della navata centrale, datato 1713, conserva la doratura originale.

3. Il Castello Aragonese

Costruito per volontà di Ferdinando II d’Aragona tra il 1487 e il 1492 su progetto dell’architetto senese Francesco di Giorgio Martini, il Castello Aragonese domina l’ingresso del canale navigabile tra Mar Grande e Mar Piccolo. Le sue torri cilindriche — Torre San Cristoforo, Torre di San Lorenzo e Torre del Vento — furono progettate per resistere all’artiglieria, seguendo i principi della nuova architettura militare rinascimentale. Per secoli sede della Marina Militare, dal 2003 il castello è aperto al pubblico con visite guidate gratuite che permettono di esplorare le gallerie sotterranee, la cappella di San Leonardo e i camminamenti con vista sui due mari. L’accesso avviene dal Ponte Girevole, sul lato orientale.

4. Le Colonne Doriche del Tempio di Poseidone

In piazza Castello, a pochi passi dal Castello Aragonese, si ergono due colonne doriche alte 8,47 metri, residuo di un tempio dorico datato al 560-530 a.C. e attribuito tradizionalmente a Poseidone, anche se studi recenti suggeriscono una dedica ad Artemide o a una divinità femminile. Sono le uniche colonne ancora in piedi di un edificio sacro che misurava circa 20 metri per 40 e costituiscono il più antico monumento architettonico della Magna Grecia visibile in situ. I capitelli, in calcarenite locale, mostrano l’echino schiacciato tipico dello stile dorico arcaico. Attorno alle colonne, scavi condotti tra il 1970 e il 2015 hanno riportato alla luce porzioni del basamento e frammenti di terracotte architettoniche oggi conservati al MArTA.

5. La Città Vecchia e gli ipogei

L’isola della Città Vecchia misura appena 400 metri per 800 e concentra un labirinto di vicoli, corti e oltre 80 chiese di varia epoca, molte in fase di restauro. Il tessuto edilizio poggia su una rete di ipogei scavati nel banco calcarenitico — ambienti sotterranei usati come cisterne, frantoi, cripte funerarie e depositi dal periodo greco fino al XIX secolo.

L’Ipogeo De Beaumont-Bonelli, sotto Palazzo Pantaleo in via Duomo, è visitabile e mostra una sezione stratigrafica che attraversa oltre 2.500 anni. Passeggiare lungo via Duomo e via di Mezzo significa attraversare un cantiere aperto: dal 2014 un piano di rigenerazione urbana ha avviato il recupero di decine di edifici abbandonati, e nuovi spazi culturali e residenziali stanno lentamente ridisegnando il volto del borgo antico.

Cosa mangiare a Taranto: cucina tipica e prodotti locali

La cucina tarantina è figlia di due elementi che ne determinano il carattere: il mare e il terreno argilloso dell’entroterra ionico. Il Mar Piccolo, con le sue sorgenti sottomarine di acqua dolce chiamate citri, ha alimentato per secoli una mitilicoltura che risale almeno al periodo aragonese. Le famiglie di pescatori della Città Vecchia hanno tramandato un repertorio di piatti in cui il pesce fresco, i crostacei e soprattutto le cozze tarantine convivono con legumi, verdure selvatiche e pane raffermo.

Non è una cucina elaborata, ma di materie prime precise, trattate con pochi passaggi e cotture rapide.

Il piatto che identifica Taranto è la tiella di riso, patate e cozze — uno sformato cotto al forno in teglia di terracotta dove strati alternati di riso, patate a fette sottili, cozze crude sgusciate, pomodorini, cipolla e pecorino grattugiato cuociono lentamente nel proprio liquido, senza aggiunta di brodo. La preparazione tradizionale prevede che le cozze vengano aperte a crudo e disposte con il lato della polpa verso il basso. Altro piatto rappresentativo è la Acquasale, riconosciuta come prodotto agroalimentare tradizionale (PAT): una zuppa contadina a base di pane raffermo bagnato in acqua calda, condito con pomodoro fresco, cipolla cruda, origano, olio extravergine e talvolta un uovo sbattuto. Nasce come pasto dei braccianti e dei pescatori, consumato al mattino prima del lavoro.

Tra i prodotti certificati PAT della tradizione pugliese presenti nel territorio tarantino figurano gli Africani, dolci di pasta frolla ripieni di crema pasticcera e ricoperti di cioccolato fondente, originari proprio di Taranto e venduti nelle pasticcerie del centro — il nome deriverebbe dal colore scuro della copertura. Gli asparagi selvatici (PAT) si raccolgono nelle campagne tra Taranto e la Murgia tra marzo e maggio, e vengono serviti in frittata o lessati con olio e limone.

Gli asparagi sott’olio (PAT) rappresentano la tecnica di conservazione tradizionale di questo prodotto stagionale. L’Agnello al forno con patate alla leccese (PAT), diffuso in tutta l’area ionica e salentina, è il piatto delle feste pasquali: agnello locale tagliato a pezzi, infornato con patate, pomodorini, lampascioni e pecorino.

Il calendario gastronomico tarantino ruota attorno alla Festa di San Cataldo (10 maggio), durante la quale le bancarelle lungo il Lungomare Vittorio Emanuele vendono cozze crude, ricci di mare e frittura di paranza. In dicembre, per la festa dell’8, le pasticcerie espongono gli Africani e le cartellate al vincotto, dolce natalizio fritto. Il mercato coperto di via Anfiteatro, nella Città Vecchia, funziona ogni mattina e vende pesce fresco direttamente dai pescatori del Mar Piccolo.

Per i prodotti dell’entroterra — formaggi, olio, legumi — il mercato rionale di via Oberdan nel Borgo Nuovo è il riferimento principale.

Il territorio tarantino rientra nella denominazione Primitivo di Manduria DOC, il cui disciplinare copre un’area che si estende da Taranto verso sud fino a Manduria e Sava. Il Primitivo, vitigno a bacca nera con maturazione precoce (da cui il nome), produce vini rossi corposi con gradazione alcolica che supera spesso i 14 gradi. Esiste anche la versione Primitivo di Manduria Dolce Naturale DOCG, un vino da dessert ottenuto da uve surmature. Nelle enoteche del centro si trovano anche etichette di Negroamaro e Fiano in purezza, prodotti da cantine della provincia.

Quando visitare Taranto: il periodo migliore

La posizione costiera a 15 metri sul livello del mare garantisce inverni miti — la temperatura media di gennaio è di 9°C — e estati calde ma ventilate dalla brezza marina. Il periodo più indicato per visitare la città va da aprile a giugno e da settembre a ottobre, quando le temperature oscillano tra i 18 e i 28 gradi e l’afflusso turistico resta gestibile.

La Settimana Santa rappresenta un momento di particolare interesse: le processioni dei Perdoni e dell’Addolorata, con i confratelli incappucciati che avanzano a passo lentissimo per le strade della Città Vecchia, attirano visitatori da tutta Italia tra il giovedì e il sabato precedenti la Pasqua. La festa di San Cataldo, il 10 maggio, prevede una processione via mare con la statua del patrono trasportata su un peschereccio nel Mar Grande.

L’estate piena — luglio e agosto — porta temperature che superano i 35°C e una concentrazione di turisti balneari sulle spiagge della litoranea orientale e delle isole Cheradi. Chi preferisce un ritmo più lento troverà in novembre e febbraio una città silenziosa, con i musei quasi vuoti e i ristoranti frequentati dai locali.

L’8 dicembre, festa patronale dedicata all’Immacolata Concezione, coincide con l’accensione delle luminarie natalizie nel Borgo Nuovo e offre un’occasione per abbinare la visita culturale alla tradizione dolciaria invernale.

Come arrivare a Taranto

In automobile, Taranto è raggiungibile dall’autostrada A14 Bologna-Taranto, che termina proprio alla periferia nord della città, e dalla strada statale 7 Via Appia, che la collega a Brindisi (72 km, circa 1 ora) e a Matera (80 km, 1 ora e 15 minuti). Da Bari il percorso è di circa 90 km lungo la SS 100, con un tempo di percorrenza di un’ora e un quarto. Da Lecce si viaggia sulla SS 7ter per 100 km, copribili in circa un’ora e mezza.

La stazione ferroviaria di Taranto, situata nel Borgo Nuovo a 500 metri dal Ponte Girevole, è servita da treni regionali e intercity di Trenitalia con collegamenti diretti verso Bari (1 ora e 40 minuti), Roma (5 ore circa con cambio a Bari o treno diretto notturno) e Reggio Calabria. L’aeroporto più vicino è il Karol Wojtyła di Bari-Palese, distante 95 km, raggiungibile in auto in circa un’ora e un quarto.

Dalla stazione di Bari Centrale, i treni regionali collegano Taranto con frequenza quasi oraria. Per chi arriva da distanze maggiori, l’aeroporto di Brindisi-Casale (75 km) rappresenta un’alternativa valida, specialmente nei mesi estivi quando operano voli low cost da numerose città europee.

Altri borghi da scoprire in Puglia

La Puglia è una regione dalla geografia lunga e variegata, e un viaggio che parte da Taranto può estendersi verso territori meno battuti dal turismo di massa. A nord, nella provincia di Foggia, il piccolo comune di Chieuti sorge su una collina affacciata verso il Tavoliere e conserva una comunità arbëreshë — di origine albanese — che mantiene lingua, rito bizantino e tradizioni proprie.

Da Taranto si raggiunge in circa tre ore percorrendo l’A14 verso nord: un itinerario che permette di attraversare l’intera regione e di osservare il passaggio dalla costa ionica alle pianure cerealicole della Capitanata.

In direzione opposta rispetto al mare, verso il confine con la Campania e la Basilicata, Rocchetta Sant’Antonio si trova nella Daunia interna, a oltre 600 metri di altitudine — un contrasto netto con i 15 metri sul livello del mare di Taranto. Il borgo conserva un castello ducale e una struttura urbanistica medievale intatta, e offre un paesaggio di colline, boschi e corsi d’acqua che nulla ha in comune con la pianura costiera ionica. Combinare la visita di Taranto con una sosta a Rocchetta e Chieuti significa costruire un percorso che attraversa la Puglia nella sua interezza — dal Mediterraneo profondo ai rilievi appenninici — coprendo circa 250 km e tre ecosistemi distinti: costa, pianura e montagna.

Foto di copertina: © Villages ItalyTutti i crediti fotografici →

Come arrivare

📍
Indirizzo

Piazza Castello, 74121-74123 Taranto (TA)

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