Un muro dipinto di blu attraversa il vicolo come un cielo rovesciato. Poi un altro, e un altro ancora: lettere alte due metri, versi di poesia che coprono intere facciate. Chi arriva ad Aielli per la prima volta resta fermo all’incrocio tra via Roma e il corso principale, cercando di leggere tutto insieme. È questo […]
Un muro dipinto di blu attraversa il vicolo come un cielo rovesciato. Poi un altro, e un altro ancora: lettere alte due metri, versi di poesia che coprono intere facciate. Chi arriva ad Aielli per la prima volta resta fermo all’incrocio tra via Roma e il corso principale, cercando di leggere tutto insieme. È questo il primo impatto con il borgo dei murales della Marsica, 1.448 abitanti a quasi mille metri di quota nella provincia de L’Aquila. Capire cosa vedere a Aielli significa prepararsi a un percorso dove pietra medievale e arte contemporanea si sovrappongono senza contraddirsi.
Le origini del nome restano dibattute: alcuni storici lo collegano al latino agellus, piccolo campo, altri a un antroponimo di epoca longobarda. Il primo documento che cita Aielli risale al X secolo, quando il borgo compare nei registri della diocesi dei Marsi. La posizione strategica sul versante orientale del Fucino — il grande lago prosciugato dai Torlonia nella seconda metà dell’Ottocento — ne fece un punto di osservazione militare durante tutto il Medioevo. Il castello, di cui oggi sopravvive la torre medievale cilindrica, controllava il passaggio tra la piana e le valli interne.
Nel 1915 il terremoto della Marsica distrusse gran parte dell’abitato storico, uccidendo centinaia di persone. La ricostruzione spostò il baricentro del paese verso la stazione ferroviaria, dando vita ad Aielli Stazione, il nucleo più basso. Il borgo alto, quello medievale, rimase in parte abbandonato per decenni. È proprio su quei muri svuotati che dal 2017 è nato il progetto di street art che ha trasformato Aielli in uno dei casi più studiati di rigenerazione culturale dell’Appennino centrale.
L’amministrazione comunale ha promosso il festival Borgo Universo, invitando artisti italiani e internazionali a dipingere le facciate del centro storico. Il progetto ha attirato l’attenzione di testate nazionali e internazionali, generando un flusso di visitatori che ha dato nuova funzione economica a un tessuto urbano altrimenti destinato allo spopolamento.
Oltre cinquanta opere di street art ricoprono facciate, portoni e muri di contenimento del centro storico. Ogni murales segue un tema legato all’astronomia, alla letteratura o alla memoria locale. Si cammina tra i vicoli con il naso all’insù: un’opera di Okuda San Miguel convive con interventi di artisti abruzzesi. Il percorso si sviluppa in circa un’ora, senza biglietto.
La torre cilindrica del XIII secolo, alta circa venti metri, è stata restaurata e convertita in osservatorio astronomico. All’interno, un telescopio e pannelli didattici permettono sessioni di osservazione notturna organizzate durante i mesi estivi. La quota elevata e la scarsa illuminazione artificiale rendono il cielo di Aielli particolarmente limpido, condizione che ha influenzato anche la scelta tematica dei murales.
Ricostruita dopo il sisma del 1915, conserva all’interno una statua lignea della Madonna risalente al XVII secolo. La facciata è semplice, in pietra locale. L’interno a navata unica presenta un altare in marmo policromo recuperato dalla chiesa precedente. Nei giorni feriali è spesso chiusa: per l’accesso conviene chiedere al parroco o in municipio.
All’ingresso del borgo alto, il fontanile in pietra della Marsica serviva come abbeveratoio e punto di raccolta dell’acqua. Databile tra il XVIII e il XIX secolo, presenta una vasca rettangolare alimentata da cannelle in ghisa. È uno dei pochi elementi di arredo urbano sopravvissuti al terremoto, e segna fisicamente il confine tra il paese nuovo e quello antico.
Dal belvedere sopra il borgo, lo sguardo arriva sulla piana del Fucino — un rettangolo agricolo perfettamente geometrico dove un tempo c’era il terzo lago più grande d’Italia. Le linee dei canali di bonifica tracciate dal principe Torlonia sono ancora visibili. Nelle giornate terse si distinguono il Sirente a nord e il Velino a nord-ovest. Un pannello informativo spiega la storia del prosciugamento.
La cucina di Aielli è quella della Marsica interna: sostanziosa, legata al calendario agricolo, costruita su legumi e cereali. I maccheroni alla chitarra si preparano con il sugo di agnello, tagliato a pezzi piccoli e cotto lentamente con pomodoro e peperoncino dolce. Le lenticchie del Fucino, coltivate nei campi della piana sottostante, compaiono in zuppe dense, spesso accompagnate da cotiche di maiale. In autunno si trovano i ceci della varietà locale, più piccoli e dalla buccia sottile, cucinati con aglio, rosmarino e un filo di olio extravergine delle colline circostanti.
La Patata del Fucino, che ha ottenuto il riconoscimento IGP, è l’ingrediente base di gnocchi e frittelle. Il pane si cuoce ancora nei forni a legna delle frazioni. Nel borgo alto, durante il festival estivo, vengono allestiti punti di ristoro dove si possono assaggiare arrosticini e formaggi pecorini prodotti nei pascoli tra Aielli e Ovindoli. Per il resto dell’anno, i ristoranti si concentrano nella parte bassa, lungo la strada provinciale, con menu che raramente superano i venti euro.
Il momento più intenso è la prima domenica di luglio, quando si celebra la festa della Madonna della Vittoria, patrona del paese. La processione attraversa il borgo alto tra luminarie e fuochi pirotecnici, e le famiglie che vivono fuori tornano per l’occasione — i vicoli si riempiono come non accade nel resto dell’anno. Nello stesso periodo, solitamente ad agosto, il festival Borgo Universo porta artisti, musicisti e osservazioni astronomiche notturne: è il momento in cui i nuovi murales vengono inaugurati.
La primavera — da aprile a giugno — è ideale per chi preferisce il silenzio. La luce radente del pomeriggio esalta i colori dei murales e la piana del Fucino è un mosaico verde di coltivazioni in crescita. L’inverno porta neve frequente sopra i 900 metri: il borgo si isola, ma la vicinanza alle piste di Ovindoli (quindici minuti d’auto) lo rende una base alternativa più economica per gli sciatori. Le temperature possono scendere sotto i meno cinque nei mesi di gennaio e febbraio.
In auto da Roma, si percorre l’autostrada A25 Torano-Pescara con uscita al casello di Celano, da cui Aielli dista circa dieci chilometri in direzione sud-est. Il tempo di percorrenza da Roma è di un’ora e venti minuti in condizioni normali di traffico. Da Pescara, sempre sulla A25, il viaggio dura circa un’ora e mezza.
Aielli dispone di una stazione ferroviaria sulla linea Roma-Sulmona-Pescara, servita da treni regionali di Trenitalia. La frequenza è limitata — tre o quattro corse al giorno nei feriali — ma il collegamento diretto con Roma Tiburtina rende possibile la visita in giornata. L’aeroporto più vicino è quello d’Abruzzo a Pescara, a circa 110 chilometri. L’aeroporto di Roma Fiumicino dista 150 chilometri. Nel borgo alto i parcheggi sono limitati: conviene lasciare l’auto nella parte bassa e salire a piedi in una decina di minuti.
La Marsica e le montagne circostanti nascondono centri storici che meritano una deviazione. A meno di mezz’ora da Aielli, verso nord-ovest, si raggiunge Celano, dominata dalla mole del castello Piccolomini — uno dei meglio conservati d’Abruzzo — che oggi ospita il Museo d’Arte Sacra della Marsica e una collezione archeologica legata alla civiltà dei Marsi. La passeggiata lungo le mura offre un punto di vista diverso sulla stessa piana del Fucino che si osserva da Aielli.
Risalendo verso la valle dell’Aterno, merita una sosta Navelli, il borgo dello zafferano. I campi viola della fioritura autunnale — tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre — circondano un centro storico compatto, con palazzi nobiliari in pietra bianca e portali rinascimentali. Il sito ufficiale del Comune di Aielli e il portale turistico della Regione Abruzzo forniscono aggiornamenti su eventi, orari e accessibilità dei siti nel territorio.
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