Azeglio
Nel 1847, il marchese Massimo Taparelli d’Azeglio — scrittore, pittore e futuro presidente del Consiglio del Regno di Sardegna — firmava le pagine dei Miei ricordi, opera in cui il cognome della sua casata richiamava proprio questo centro dell’anfiteatro morenico di Ivrea, in provincia di Torino. Oggi il borgo conta 1.344 abitanti, vive a 260 […]
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Nel 1847, il marchese Massimo Taparelli d’Azeglio — scrittore, pittore e futuro presidente del Consiglio del Regno di Sardegna — firmava le pagine dei Miei ricordi, opera in cui il cognome della sua casata richiamava proprio questo centro dell’anfiteatro morenico di Ivrea, in provincia di Torino. Oggi il borgo conta 1.344 abitanti, vive a 260 metri sul livello del mare e conserva un tessuto edilizio rurale dove cascine in mattoni a vista si alternano a orti cintati e filari di vite. Chiedersi cosa vedere a Azeglio significa entrare in un paesaggio collinare costruito da secoli di agricoltura e devozione, tra il lago di Viverone a nord e le risaie del Canavese occidentale a sud.
Storia e origini di Azeglio
Il toponimo “Azeglio” compare per la prima volta in documenti medievali con la grafia Asilium o Axilium, registrata in atti notarili del X-XI secolo conservati nell’archivio capitolare di Ivrea.
L’ipotesi etimologica più accreditata lo ricollega a un prediale latino, probabilmente derivato dal nome personale Acilius, a indicare un fondo agricolo di epoca romana. La posizione del borgo — su un dolce rilievo morenico lasciato dal ritiro del ghiacciaio balteo — rese la zona adatta alla coltivazione della vite e dei cereali fin dall’età tardoantica. Già prima dell’anno Mille il territorio era incluso nella marca d’Ivrea, e la chiesa locale dipendeva dalla diocesi eporediese, una delle più antiche del Piemonte, documentata almeno dal V secolo d.C.
Nel corso del Medioevo, Azeglio seguì le sorti dei feudi canavesani, passando attraverso le mani di diverse famiglie signorili legate ai vescovi-conti di Ivrea. Tra il XII e il XIII secolo, il Canavese fu teatro delle cosiddette guerre dei “Tuchinaggi” — rivolte contadine contro la nobiltà feudale — che interessarono anche le campagne attorno al lago di Viverone. Dal XV secolo il borgo entrò progressivamente nell’orbita dei Savoia, e con l’annessione definitiva al Ducato la sua storia si legò a quella di Torino e del futuro stato sabaudo.
In questo periodo le famiglie nobili locali consolidarono le loro proprietà fondiarie: tra queste, i Taparelli, che assunsero il predicato “d’Azeglio” e che avrebbero dato all’Italia uno dei suoi più noti statisti risorgimentali, Massimo d’Azeglio (1798-1866), presidente del Consiglio dal 1849 al 1852 e autore della celebre frase attribuita “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”.
Tra il Settecento e l’Ottocento, Azeglio mantenne una fisionomia marcatamente agricola. Il catasto sabaudo del 1730 registra la prevalenza di vigneti, campi a grano e prati. Con l’Unità d’Italia il comune fu confermato nella provincia di Torino, e la popolazione oscillò tra i mille e i millecinquecento residenti — cifra rimasta sostanzialmente stabile fino a oggi.
Nel Novecento l’economia locale si aprì alla frutticoltura e alla meccanizzazione agricola, senza mai subire fenomeni di industrializzazione pesante. Questo ha preservato un paesaggio agrario coerente, leggibile nella trama dei sentieri interpoderali e nelle cascine a corte chiusa che ancora definiscono il profilo del borgo. La festa patronale dedicata a san Deodato, celebrata la quarta domenica di agosto, resta il momento di aggregazione più sentito dalla comunità.
Cosa vedere a Azeglio: 5 attrazioni imperdibili
1. Chiesa parrocchiale di San Deodato
Dedicata al patrono del borgo, la chiesa parrocchiale sorge nel nucleo centrale di Azeglio, lungo la via principale. L’edificio attuale risale a interventi settecenteschi su una struttura precedente, con facciata in mattoni e un campanile visibile da diversi punti della collina circostante. L’interno conserva altari laterali decorati e arredi liturgici di fattura piemontese. La navata unica, coperta da volta a botte, riflette lo schema consueto delle chiese rurali del Canavese. L’accesso è libero negli orari delle funzioni; la piazzetta antistante offre un punto di orientamento per chi inizia la visita del borgo.
2.
Cascine a corte chiusa del centro storico
Il tessuto edilizio di Azeglio è definito da cascine costruite in mattoni pieni a vista, organizzate secondo lo schema della corte chiusa piemontese: un cortile interno su cui si affacciano abitazione, stalla, fienile e porticato. Alcune di queste strutture, lungo via Roma e nelle vie laterali, conservano portoni in legno con archi in cotto e balconate con ringhiere in ferro battuto. Non si tratta di edifici museali ma di residenze ancora abitate, il che rende la passeggiata nel centro una lettura diretta dell’architettura rurale canavesana. L’osservazione è possibile dall’esterno in qualsiasi momento.
3. Sentieri collinari dell’anfiteatro morenico
Azeglio è inserito nell’anfiteatro morenico di Ivrea, riconosciuto come sito di interesse geologico e paesaggistico. Dalla periferia del borgo partono sentieri sterrati e carrarecce che attraversano vigneti, boschetti di robinia e quercia, e prati con vista sulle colline moreniche. Il percorso più battuto conduce in direzione del lago di Viverone, distante pochi chilometri, attraversando un paesaggio di origine glaciale formato circa 20.000 anni fa. I sentieri sono praticabili a piedi o in bicicletta; non presentano dislivelli significativi.
4.
Piloni votivi e cappelle campestri
Disseminati lungo le strade vicinali e ai crocevia delle campagne di Azeglio, i piloni votivi rappresentano un elemento ricorrente del paesaggio devozionale piemontese. Si tratta di edicole in muratura, spesso intonacate e dipinte con immagini mariane o di santi, databili tra il XVIII e il XIX secolo. Alcuni conservano affreschi ancora leggibili nonostante l’esposizione agli agenti atmosferici. Queste strutture segnano antichi percorsi di collegamento tra cascine e parrocchia. La loro mappatura non è sistematica, ma una passeggiata lungo le strade bianche a sud del centro ne intercetta almeno tre o quattro nel raggio di un chilometro.
5. Panorama verso la Serra d’Ivrea
Dal margine orientale del borgo, dove le ultime case cedono il passo ai coltivi, si apre una visuale sulla Serra d’Ivrea, la collina morenica più lunga d’Europa con i suoi circa 25 chilometri di estensione. In giornate limpide il profilo della Serra si staglia netto contro la catena alpina retrostante, con il Gran Paradiso riconoscibile a nord-ovest. Non esiste un belvedere attrezzato, ma il punto di osservazione migliore si raggiunge imboccando la strada comunale che sale verso la parte alta dell’abitato. Vale una sosta di qualche minuto, soprattutto nelle ore del tardo pomeriggio quando la luce radente evidenzia i rilievi.
Cucina tipica e prodotti locali
La tavola di Azeglio rispecchia la tradizione contadina del Canavese, un repertorio costruito attorno a pochi ingredienti lavorati con pazienza.
Il piatto più rappresentativo della zona è la tofeja, uno stufato di fagioli bianchi di Saluggia cotti lentamente in un recipiente di terracotta — la tofeja, appunto — con cotiche di maiale, piedini, costine e aromi. La cottura richiede ore, tradizionalmente tutta la notte nel forno a legna. Accanto alla tofeja, la cucina locale propone gli agnolotti del plin, pasta ripiena di carne brasata con la caratteristica chiusura a pizzicotto, e la bagna cauda, salsa calda di aglio, acciughe e olio d’oliva in cui si intingono verdure crude e cotte di stagione — cardi gobbi, topinambur, peperoni.
Tra i prodotti del territorio, il Canavese è zona di produzione dell’Erbaluce di Caluso DOCG, vino bianco ottenuto dall’omonimo vitigno autoctono, vinificato in versione ferma, spumante e passito. I vigneti di Erbaluce si estendono sulle colline moreniche attorno ad Azeglio, e diverse cantine della zona offrono degustazioni.
Va menzionato anche il Salame di Turgia, insaccato tradizionale piemontese riconosciuto come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT), e il toma piemontese DOP, formaggio a pasta semicotta prodotto con latte vaccino, disponibile nella variante a latte intero e in quella semigrassa, stagionata almeno sessanta giorni.
Durante la festa patronale di san Deodato, la quarta domenica di agosto, è consuetudine allestire banchi gastronomici con piatti della tradizione locale — polenta concia, fritto misto alla piemontese, dolci come i torcetti di Biella (biscotti di pasta sfoglia a forma di anello) e il bonèt, budino al cacao e amaretti tipico del Piemonte. Le trattorie della zona propongono menu a prezzo fisso legati ai prodotti stagionali; per indicazioni aggiornate su locali e orari è utile consultare il sito ufficiale del Comune di Azeglio.
Quando visitare Azeglio: il periodo migliore
Il clima di Azeglio è di tipo continentale temperato, con inverni freddi e nebbiosi — le temperature medie di gennaio si aggirano intorno a 0-2 °C — ed estati calde ma ventilate dalla brezza che risale dal lago di Viverone. La primavera, da aprile a giugno, è il periodo più indicato per le escursioni a piedi lungo i sentieri morenici: i vigneti sono in fase di germoglio, i prati fioriti, e le giornate lunghe permettono di sfruttare la luce fino a sera. L’autunno, in particolare tra settembre e ottobre, offre il vantaggio della vendemmia dell’Erbaluce e dei colori del fogliame sui colli.
L’evento più rilevante è la festa patronale di san Deodato, la quarta domenica di agosto, con messa solenne, processione e banchi gastronomici.
In estate il vicino lago di Viverone attira bagnanti e velisti, rendendo Azeglio un buon punto di appoggio lontano dalla congestione della riva. L’inverno è la stagione meno frequentata, ma chi apprezza il silenzio delle campagne e la cucina invernale — tofeja, polenta, brasati — troverà nell’arco tra dicembre e febbraio un motivo sufficiente per fermarsi. Si consiglia di verificare gli orari di apertura della chiesa parrocchiale e degli eventuali eventi sul sito del Comune, poiché nei mesi invernali alcune attività seguono calendari ridotti.
Come arrivare a Azeglio
Azeglio si raggiunge in automobile dall’autostrada A5 Torino-Aosta, con uscita al casello di Albiano d’Ivrea, da cui il borgo dista circa 8 chilometri in direzione sud-ovest lungo strade provinciali. In alternativa, percorrendo l’autostrada A4 Torino-Milano, si esce a Santhià e si prosegue per circa 20 chilometri verso nord. Da Torino la distanza è di circa 55 chilometri, percorribili in poco meno di un’ora. Da Milano il tragitto è di circa 120 chilometri, per un’ora e trenta di viaggio autostradale.
La stazione ferroviaria più vicina è quella di Borgo d’Ale-Cigliano, sulla linea Chivasso-Ivrea, raggiungibile poi con servizio automobilistico locale o taxi.
In alternativa, la stazione di Ivrea offre collegamenti più frequenti con Torino Porta Nuova, con tempi di percorrenza di circa un’ora; da Ivrea ad Azeglio sono circa 15 chilometri in auto. L’aeroporto più vicino è il Torino-Caselle, distante circa 60 chilometri, collegato alla rete autostradale tramite la tangenziale nord di Torino e l’innesto sulla A5. L’aeroporto di Milano Malpensa, a circa 110 chilometri, rappresenta un’alternativa per chi arriva da fuori regione.
Altri borghi da scoprire in Piemonte
Chi visita Azeglio si trova in una posizione favorevole per esplorare altri centri del Canavese e del Piemonte settentrionale. A pochi chilometri verso nord-est, seguendo la direttrice dell’anfiteatro morenico, si raggiunge Albiano d’Ivrea, comune della stessa provincia che si affaccia sulla Dora Baltea e conserva strutture legate alla lavorazione delle terre rosse e all’attività estrattiva storica della zona.
Albiano è anche il punto di accesso al casello autostradale della A5, il che lo rende un nodo logico per un itinerario che combini la visita dei due borghi nella stessa giornata, con una sosta nel fondovalle prima di risalire verso le colline moreniche.
Per chi cerca un contrasto più marcato — dalla collina alla montagna — vale la pena considerare una deviazione verso Alpette, piccolo centro montano nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, situato a circa 900 metri di quota nella val Soana. Il passaggio da Azeglio ad Alpette, percorribile in un’ora e mezza di automobile, attraversa l’intero spettro altimetrico del Piemonte occidentale: dalle risaie e dai vigneti della pianura morenica fino ai boschi di faggio e ai pascoli alpini. È un tragitto che permette di leggere in sequenza geologica e climatica le diverse fasce del territorio piemontese, con soste possibili a Castellamonte per la ceramica e a Pont Canavese per il mercato settimanale.
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