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Cascia
Umbria

Cascia

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A 653 metri sul livello del mare, nel tratto più interno della Valnerina, Cascia porta ancora il segno di un evento preciso: la nascita, alla fine del XIV secolo, di Rita Lotti, poi monaca agostiniana e canonizzata nel 1900 da papa Leone XIII. Quel fatto ha ridisegnato la fisionomia del borgo, orientato la sua architettura […]

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A 653 metri sul livello del mare, nel tratto più interno della Valnerina, Cascia porta ancora il segno di un evento preciso: la nascita, alla fine del XIV secolo, di Rita Lotti, poi monaca agostiniana e canonizzata nel 1900 da papa Leone XIII. Quel fatto ha ridisegnato la fisionomia del borgo, orientato la sua architettura religiosa, moltiplicato i pellegrini lungo le strade che salgono dall’Umbria profonda.

La pietra calcarea degli edifici del centro storico assorbe la luce radente del pomeriggio e restituisce una tonalità grigio-dorata che distingue questo angolo della provincia di Perugia dai borghi della pianura.

Cosa vedere a Cascia è la domanda che ogni anno muove decine di migliaia di visitatori verso questo borgo di 3.228 abitanti.

Le risposte concrete sono almeno cinque: il Santuario di Santa Rita, la Basilica dedicata alla santa, il Museo Comunale, la Chiesa di Sant’Antonio Abate con i suoi affreschi gotici, e il complesso del Monastero di Santa Rita. Chi arriva a Cascia trova un borgo in cui devozione religiosa e architettura medievale si sovrappongono in modo diretto e leggibile, senza mediazioni scenografiche.

Storia e origini di Cascia

Il nome Cascia deriva con ogni probabilità dal latino cassia, riferimento alla presenza nell’area di piante del genere Cassia o, secondo un’interpretazione alternativa, a una famiglia o insediamento romano. Il territorio fu abitato in epoca preromana e romani vi lasciarono tracce insediative nella piana sottostante. Nel Medioevo il borgo si costituì come centro murato arroccato sul crinale, con una struttura difensiva che rispondeva alle logiche del controllo delle vie di comunicazione tra il Lazio montano e l’Umbria orientale.

La posizione lungo la Valnerina rendeva Cascia un nodo di transito tra i possedimenti benedettini dell’Abbazia di Montecassino, che esercitò influenza su questa zona, e i comuni umbri in espansione.

Nel corso del XIII e XIV secolo Cascia fu soggetta alle tensioni tra le famiglie signorili locali e il Comune di Spoleto, che cercò più volte di estendere il proprio controllo sulla Valnerina superiore.

Il borgo passò poi sotto la diretta giurisdizione dello Stato della Chiesa, assetto che si consolidò tra il XV e il XVI secolo. In questo medesimo arco temporale si colloca la figura di Rita da Cascia: nata intorno al 1381 a Roccaporena, una frazione del comune, Rita divenne monaca nel monastero agostiniano di Cascia, dove morì nel 1457. La sua canonizzazione nel 1900 trasformò definitivamente il borgo in meta di pellegrinaggio su scala internazionale, con riflessi diretti sulla struttura urbanistica e sull’economia locale.

Il terremoto del 1703, che devastò gran parte dell’Appennino centrale, colpì duramente anche Cascia e i centri vicini della Valnerina. La ricostruzione settecentesca modificò alcuni edifici religiosi e civili, ma il nucleo medievale resistette nelle sue linee essenziali. Nel XX secolo il borgo subì ulteriori trasformazioni legate all’afflusso devozionale: il grande Santuario moderno fu costruito a partire dagli anni Trenta del Novecento per rispondere all’aumentata domanda di spazio liturgico.

La storia di Cascia, quindi, si legge come stratificazione di epoche diverse, tutte ancora fisicamente presenti nel tessuto urbano.

Un percorso simile, fatto di dominazioni medievali e ricostruzioni post-sismiche, caratterizza anche Cerreto di Spoleto, poco più a nord lungo la stessa vallata.

Cosa vedere a Cascia: attrazioni principali

Santuario di Santa Rita da Cascia

La facciata in travertino bianco del Santuario di Santa Rita domina il versante orientale del centro abitato con una verticalità che si percepisce già dall’ingresso al borgo. La costruzione fu avviata nel 1937 su progetto dell’architetto Spirito Maria Chiapetta e si sviluppa su una struttura a tre navate capace di contenere migliaia di fedeli. L’interno custodisce il corpo della santa in un’urna d’argento collocata nella cappella votiva, attorno alla quale si concentra il flusso devozionale.

Gli ex voto appesi alle pareti laterali formano una documentazione materiale della devozione popolare che si estende su decenni.

Chi visita Cascia per la prima volta si trova davanti a un edificio del Novecento che dialoga con il paesaggio appenninico attraverso la scelta dei materiali locali, anche se il linguaggio architettonico è quello del monumentalismo religioso del periodo. Per orari e aggiornamenti sulle celebrazioni, il riferimento è il sito ufficiale del Comune di Cascia.

Basilica di Santa Rita

Diversa per scala e linguaggio rispetto al Santuario novecentesco, la Basilica di Santa Rita occupa un sito più antico nel cuore del centro storico e conserva elementi architettonici databili tra il XV e il XVII secolo. Le navate interne mostrano decorazioni pittoriche che documentano la progressiva codificazione iconografica della figura di Rita nelle generazioni successive alla sua morte nel 1457.

Il portale d’ingresso in pietra calcarea lavorata presenta rilievi che vanno esaminati da vicino per cogliere la qualità dell’intaglio.

La Basilica fu nei secoli il principale luogo di culto legato al monastero agostiniano, e la sua architettura riflette le successive campagne di ampliamento e restauro che si succedettero in particolare dopo la canonizzazione del 1900. La posizione nel tessuto urbano medievale rende la visita integrata con il percorso tra i vicoli del centro storico.

Monastero di Santa Rita

Il Monastero di Santa Rita, gestito dalle monache agostiniane, occupa il sito in cui Rita visse la propria vita religiosa dal momento della sua accettazione nell’ordine fino alla morte. La struttura attuale è il risultato di sovrapposizioni costruttive che vanno dal XV al XX secolo, ma al suo interno si conservano ambienti che la tradizione identifica come direttamente connessi alla vita della santa: la cella, l’orto con il roseto e la vite, entrambi oggetto di venerazione popolare.

Il roseto, in particolare, ha una valenza simbolica precisa: secondo la tradizione documentata, Rita chiese e ottenne una rosa in fiore nel mese di gennaio. L’orto interno è visitabile in orari specifici ed è uno degli spazi del borgo più frequentati dai pellegrini, indipendentemente dalla stagione.

Chiesa di Sant’Antonio Abate

Le pareti interne della Chiesa di Sant’Antonio Abate conservano un ciclo di affreschi di scuola umbro-marchigiana databili tra il XIV e il XV secolo, tra i documenti pittorici più rilevanti del borgo sul piano storico-artistico.

La chiesa ha pianta longitudinale semplice, con una navata unica che concentra l’attenzione sulle superfici dipinte. Gli affreschi rappresentano scene agiografiche e figure di santi con una gamma cromatica che comprende ocra, azzurrite e terre rosse ancora leggibili nonostante il deterioramento parziale. La struttura esterna in pietra a vista si inserisce nel tessuto edilizio del centro storico senza elementi decorativi di facciata: la qualità artistica è tutta interna.

Chi studia la pittura tardogotica dell’Appennino centrale trova qui un confronto utile con le produzioni analoghe presenti nei borghi della stessa fascia altimetrica, come quelle visibili a Preci, a una quindicina di chilometri verso nord-ovest.

Museo Comunale di Cascia

Il Museo Comunale raccoglie materiali che documentano la storia del territorio casciano dall’epoca romana al periodo medievale e moderno, con particolare attenzione alla produzione artigianale e all’arte sacra locale.

Le collezioni comprendono reperti lapidei, ceramiche, sculture lignee policrome e arredi liturgici provenienti dalle chiese del comune e delle frazioni.

La sezione dedicata all’arte sacra medievale permette di contestualizzare visivamente quanto si osserva nelle chiese del borgo, offrendo un quadro comparativo tra manufatti di diversa provenienza ma della stessa area culturale. Il museo occupa un edificio storico nel centro, a breve distanza dagli altri principali luoghi di interesse. Per verificare gli orari di apertura aggiornati, il riferimento resta il sito istituzionale del comune.

Cucina tipica e prodotti di Cascia

La cucina di Cascia appartiene alla tradizione gastronomica della Valnerina, un sistema alimentare che si è sviluppato in condizione di isolamento geografico e ha privilegiato per secoli i prodotti dell’allevamento ovino, della caccia, dei boschi e dei campi in quota. L’altitudine e il clima continentale della conca in cui sorge il borgo hanno determinato una cucina orientata verso ingredienti conservabili e ad alto contenuto calorico: legumi, cereali, carni stagionate, erbe aromatiche raccolte sui pascoli appenninici.

La posizione al confine tra Umbria, Lazio e Marche ha prodotto contaminazioni documentate con le tradizioni culinarie norcinesi, presenti con forza nell’intera Valnerina.

Tra i piatti più radicati nella tradizione locale figurano le strangozzi al tartufo nero, pasta fresca lavorata senza uovo con farina di grano tenero, condita con tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum) raccolto nei boschi del comune e dei comuni limitrofi.

Il tartufo nero di Norcia e della Valnerina è uno degli ingredienti che connettono Cascia al sistema gastronomico più ampio dell’Appennino umbro. Altro piatto diffuso è la minestra di farro, preparata con il farro coltivato sugli altopiani circostanti, legumi secchi e aromi locali: una preparazione che documenta la continuità di colture cerealicole presenti nell’area già in epoca romana.

Le carni di agnello alla brace o in umido con erbe di montagna completano il quadro delle preparazioni più frequenti nei ristoranti del borgo.

Per quanto riguarda i prodotti locali, il tartufo nero della Valnerina è il riferimento più solido e documentato: la raccolta avviene tra novembre e marzo, con picchi qualitativi nei mesi più freddi. Nella stessa area si producono salumi da suino, in particolare lonza e capocollo, lavorati secondo tecniche norcinesi tramandate nei borghi della vallata.

Non risultano al momento certificazioni DOP, IGP o DOC specificamente attribuite al territorio comunale di Cascia per i prodotti citati: il lettore interessato all’acquisto diretto troverà conferma delle produzioni locali presso i mercati e le botteghe del centro storico.

Il periodo più ricco di proposte gastronomiche legate al territorio coincide con l’autunno, quando la raccolta del tartufo anima i mercati locali e diversi esercizi propongono menu stagionali centrati su questo prodotto.

La festa patronale del 22 maggio porta in borgo una presenza aumentata di visitatori e attiva iniziative di ristorazione collegate ai festeggiamenti. Chi vuole acquistare tartufo fresco deve orientarsi tra ottobre e febbraio, verificando direttamente presso i raccoglitori o le rivendite autorizzate del comune.

Feste, eventi e tradizioni di Cascia

La festa principale di Cascia è quella dedicata a Santa Rita da Cascia, celebrata il 22 maggio di ogni anno. La ricorrenza richiama pellegrini da tutta Italia e dall’estero e si articola in celebrazioni liturgiche, processioni per le vie del centro storico e momenti di raccoglimento al Santuario e al Monastero. La processione del 22 maggio percorre i principali assi viari del borgo e prevede la partecipazione delle autorità civili e religiose, con una messa solenne nella Basilica che costituisce il momento centrale della giornata.

L’afflusso devozionale in questa data trasforma il borgo in un centro di aggregazione che va ben oltre la comunità locale dei 3.228 residenti, con presenze documentate da ogni parte del mondo cattolico.

Il calendario liturgico legato a Santa Rita si estende oltre la singola data del 22 maggio: la settimana che precede la festa vede una serie di novene, veglie e celebrazioni preparatorie che animano le chiese del borgo fin dalle prime ore del mattino.

Oltre alla dimensione religiosa, Cascia partecipa alle tradizioni della Valnerina legate ai cicli stagionali dell’agricoltura e della raccolta boschiva. In autunno, la presenza del tartufo nero orienta gli scambi commerciali e le iniziative locali. Le tradizioni popolari legate all’allevamento ovino e alla transumanza, storicamente radicate nell’area, hanno lasciato tracce nelle pratiche artigianali e nelle ricette ancora presenti nella gastronomia locale.

Quando visitare Cascia e come arrivare

Il periodo più frequentato dell’anno è la seconda metà di maggio, in coincidenza con la festa di Santa Rita il 22 maggio: chi desidera vivere il borgo nella sua dimensione devozionale più intensa deve mettere in conto una presenza elevata di pellegrini e visitatori, con ricadute sulla disponibilità di alloggi e sulla viabilità locale. Per chi preferisce un ritmo più disteso, la primavera tra aprile e i primi di maggio offre clima mite, paesaggi aperti e assenza di sovraffollamento. L’autunno, tra settembre e novembre, è il periodo ideale per chi abbina la visita al borgo all’interesse per il tartufo nero e per le escursioni nei boschi circostanti.

L’inverno garantisce isolamento e silenzio, ma richiede attenzione alle condizioni stradali in quota.

Cascia non dispone di una stazione ferroviaria propria: il collegamento su rotaia più vicino è quello della stazione di Spoleto, da cui partono autobus di linea per la Valnerina.

In auto, il percorso più diretto da Roma segue la A1 fino al casello di Orte, poi la SS 204 Flaminia fino a Terni e quindi la SS 209 Valnerina fino a Cascia: circa 130 km da Roma con un tempo di percorrenza di circa due ore. Da Perugia, il percorso più rapido passa per Foligno e Spoleto, con circa 90 km e un’ora e mezza di guida. Da Spoleto, Cascia dista circa 45 km lungo la SS 209. L’aeroporto di riferimento è quello dell’Umbria a Sant’Egidio di Perugia, a circa 100 km. Per aggiornamenti sui servizi di trasporto pubblico locale, il riferimento è il .

Punto di partenza Distanza Tempo stimato
Roma (casello Orte, A1) circa 130 km circa 2 ore
Perugia (via Foligno e Spoleto) circa 90 km circa 1 ora e 30 minuti
Spoleto (SS 209 Valnerina) circa 45 km circa 50 minuti
Aeroporto di Perugia (Sant’Egidio) circa 100 km circa 1 ora e 45 minuti

Chi organizza un itinerario nella Valnerina può estendere il percorso verso Montone, nell’Alta Valle del Tevere, per confrontare due declinazioni diverse del borgo medievale umbro, oppure verso Paciano, sul versante del Trasimeno, che conserva intatta la cerchia muraria medievale e offre un contesto paesaggistico completamente differente da quello montano della Valnerina.

Dove dormire a Cascia

Cascia dispone di una gamma di strutture ricettive sviluppatasi nel tempo in risposta all’afflusso devozionale.

Il borgo e le sue frazioni ospitano hotel, agriturismi e strutture di accoglienza religiosa gestite direttamente dalle comunità monastiche, che offrono ospitalità ai pellegrini con tariffe dedicate.

La concentrazione maggiore di strutture si trova nel centro abitato e nelle immediate adiacenze del Santuario. Per i periodi attorno al 22 maggio la disponibilità si riduce rapidamente: chi pianifica la visita in coincidenza con la festa patronale deve prenotare con largo anticipo. Per un elenco aggiornato delle strutture ricettive disponibili, il riferimento diretto è il sito istituzionale del comune.

Foto di copertina: Di Wikiriello, CC BY-SA 4.0Tutti i crediti fotografici →

Come arrivare

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