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Castri di Lecce
Castri di Lecce
Puglia

Castri di Lecce

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6 min di lettura

Nel 1190 il conte normanno Tancredi d’Altavilla donò il casale alla Chiesa di Lecce. Nel 1891 Castrifrancone e Castriguarino si unificarono, dando origine al borgo attuale.

Castri di Lecce: dove due casate diventano uno

Castri di Lecce: dove due casate diventano uno

Nel 1190 il conte normanno Tancredi d’Altavilla donò il casale di Castri alla Chiesa di Lecce, segnando un passaggio amministrativo che avrebbe caratterizzato il territorio per secoli. La chiesa mantenne il controllo fino al 1262, anno cruciale in cui il casale fu diviso in due parti distinte: Castrifrancone e Castriguarino. Questa frattura non era meramente amministrativa, ma definì due realtà separate che convissero per oltre seicento anni, ciascuna con le proprie famiglie feudali, le proprie chiese madri e una propria memoria collettiva.

Castri di Lecce borgo in Puglia racchiude 2.721 abitanti su un territorio calcareo-argilloso della Salentine, a 47 metri sul livello del mare. È il risultato concreto di quella divisione e della successiva riunificazione: il 12 novembre 1891, per regio decreto, i due casali furono definitivamente unificati. Chi visita oggi il borgo incontra il materiale stesso di questa storia, dalle pietre barocche alle tracce megalitiche, dalle delibere amministrative conservate agli altari settecenteschi.

Dalle radici megalitiche alla feudalità medievale

Il territorio di Castri di Lecce fu abitato sin dall’età del Bronzo, come testimoniato da menhir e specchie sparsi nel paesaggio. Questi megaliti non sono monumenti scontati, ma marker concreti di presenze umane preistoriche: il Menhir della Luce raggiunge i 2,80 metri di altezza e mantiene le sue facce larghe orientate lungo l’asse est-ovest. Il Menhir della Croce sorge lungo la provinciale verso Pisignano.

Dopo la donazione di Tancredi d’Altavilla, il casale appartenne alla mensa vescovile leccese fino al 1262. In quell’anno la divisione in due parti segnò il destino del luogo: una parte andò a Olivi De Lettere, l’altra alla famiglia Bonsecolo. Castrifrancone passò dai De Lettere ai Frantone nel 1353 e attraversò i secoli sotto il controllo di famiglie nobili leccesi: i Dell’Acaya, i Valentini, i Grimaldi, i Mattei, i Cicala. L’altra porzione rimase sotto diversi domini fino al 1709, quando la famiglia genovese dei Vernazza acquisì questa metà, creando le condizioni per la futura unificazione.

Chiese barocche e pietre lavorate

Chiesa di Santa Maria della Visitazione

Originariamente chiesa madre di Castriguarino, Santa Maria della Visitazione fu ricostruita nella metà del XVII secolo su fondamenta cinquecentesche. La facciata barocca, completata nella seconda metà del XVIII secolo, rimase incompiuta al secondo ordine: lesene corinzie e festoncini floreali inquadrano il portale centrale e una finestra polilobata. L’interno, a navata unica a croce latina con volta a botte unghiata, ospita quattro cappelle per lato (otto totali) con altari ottocenteschi dedicati a San Vito, San Luigi, Pietà, Madonna del Rosario, Sant’Antonio da Padova e Madre del Buon Consiglio. L’altare maggiore in pietra leccese e il pulpito ligneo settecentesco rimangono conservati al loro posto.

Chiesa di San Vito

Dedicata al santo patrono del borgo, la chiesa di San Vito fu totalmente ricostruita tra il 1734 e il 1772 secondo lo stile borroministico. Sorge sulle fondamenta di un edificio cinquecentesco e fu la chiesa madre originaria di Castrifrancone. La facciata barocca articolata in due ordini con un sobrio frontone guarda verso la piazza; l’interno a croce latina conserva un grande altare maggiore barocco. La chiesa ospita una statua di San Vito laccata in oro e dipinti dedicati al martirio del santo e alla Madonna del Rosario.

Chiesa di Santa Maria delle Grazie

Costruita nella metà del XVII secolo, questa chiesa presenta una facciata di schema geometrico rinascimentale con elementi barocchi. Il portale è sovrastato da un baldacchino; nicchie nell’ordine inferiore e una finestra con transenne di pietra caratterizzano la composizione. L’interno rettangolare conserva un altare maggiore in pietra leccese, su cui è collocata un’immagine bizantina della Madonna che allatta il Bambino. Dopo il 1907, quando la chiesa fu affidata al Comune che la convertì a cappella mortuaria, molti degli altari originari furono rimossi.

Cappella della Madonna della Luce

Costruita nel 1570 da maestranze locali, questa cappella presenta uno spazio interno sobrio, con copertura a botte e assenza di decorazioni superflue. L’altare risale al 1702 e conserva un affresco trecentesco della Vergine col Bambino, testimonianza di strati cronologici diversi conviventi nello stesso luogo.

Palazzo Vernazza

Palazzo Vernazzo fu radicalmente trasformato nel 1724 e rimane il simbolo architettonico della famiglia che dominò il territorio dal 1709. La facciata sfarzosa è caratterizzata da un ampio portale bugnato ornato di festoni floreali e sovrastato da un balcone barocco decorato con putti e maschere di leoni. Le stanze interne, ricche di motivi architettonici settecenteschi, si distribuiscono attorno al cortile centrale.

L’unificazione trasformò due realtà amministrative in una sola comunità urbana.

Il paesaggio e il clima del Salento orientale

Castri di Lecce sorge nella piana della Serra di Galugnano, territorio dove il suolo calcareo-argilloso presenta acque sorgive caratteristiche della geomorfologia salentina. L’altitudine compresa tra 33 e 51 metri genera un’escursione altimetrica contenuta di soli 18 metri; la densità abitativa raggiunge 247 abitanti per chilometro quadrato su una superficie comunale di 12,22 km². La distanza dal mare Adriatico è di soli 13 chilometri, sufficiente a garantire un’influenza climatica marina moderata.

Il clima rientra nel tipo mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo-umide. La temperatura media di gennaio si attesta intorno ai 9 °C, mentre ad agosto raggiunge i 24,7 °C. Le precipitazioni totali annue sono circa 626 millimetri, concentrate soprattutto in autunno e inverno, mentre primavera ed estate sono caratterizzate da lunghi periodi di siccità. I venti dominanti provengono da due direzioni opposte: correnti fredde di origine balcanica e calde di origine africana, che plasmano l’atmosfera e i cicli meteorologici locali.

Come raggiungere Castri di Lecce

Il borgo è accessibile via strada attraverso la Strada Provinciale 140, che lo collega a Galugnano, Caprarica di Lecce e Vernole, e la Strada Provinciale 317, che lo unisce a Lizzanello, Calimera e Martano. Connessioni verso le aree costiere della provincia sono disponibili attraverso il reticolo viario provinciale.

Partenza Distanza approssimativa Tempo stimato
Lecce centro circa 12-14 km 20 minuti in auto
Aeroporto di Bari (Palese) 160 km 2 ore
Stazione di Lecce circa 12-14 km 25 minuti in auto
Costa adriatica (San Foca) 13 km 15 minuti in auto

La stazione ferroviaria principale della provincia rimane quella di Lecce, da cui è possibile raggiungere il borgo via automobile o con i servizi di autobus locali. Il territorio è pianeggiante, il che facilita gli spostamenti via bicicletta per chi preferisce muoversi lentamente. Il paesaggio circostante, tra oliveti e muretti a secco, offre punti di osservazione sui comuni limitrofi: Caprarica di Lecce a ovest, Calimera a nord-ovest, Vernole a est. La vicinanza ai piccoli centri della provincia permette di costruire itinerari che legano storia locale, paesaggio agricolo e architettura barocca minore del Salento.

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Domande frequenti su Castri di Lecce

Come si raggiunge Castri di Lecce da Lecce?

Castri di Lecce dista circa 30 km da Lecce. In auto, seguire la SP366 in direzione sud-est verso la Valle d'Itria. Non esiste collegamento diretto ferroviario; la stazione più vicina è Lecce sulla linea Bari-Lecce. In autobus, verificare i collegamenti regionali ATM Puglia. Il borgo si raggiunge agevolmente in auto in circa 35-40 minuti da Lecce.

Quale è il periodo migliore per visitare Castri di Lecce?

Il periodo consigliato è maggio-giugno, quando il clima è temperato (20-28°C). La festa patronale di San Vito si celebra il 15 giugno, con eventi tradizionali e religiosi. Evitare agosto per il caldo intenso tipico del Salento. Primavera e autunno offrono condizioni ideali per passeggiate nel paesaggio di pianura e visite ai monumenti barocchi.

Quanto tempo occorre per visitare Castri di Lecce?

Una visita completa richiede 2-3 ore. Sufficiente per ammirare le chiese barocche, passeggiare nel centro storico e osservare le tracce megalitiche del territorio. Castri di Lecce è ideale come tappa in una giornata dedicata al Salento orientale, abbinato a borghi limitrofi come Melendugno o Vernole, distanti circa 10-15 km.

Qual è la storia della divisione di Castri in due casali?

Nel 1262, il casale di Castri—donato alla Chiesa di Lecce nel 1190—fu diviso in Castrifrancone e Castriguarino. I due insediamenti mantennero identità separate per oltre 600 anni, con famiglie feudali, chiese e amministrazione distinte. Furono riunificati per regio decreto il 12 novembre 1891, creando l'attuale borgo di Castri di Lecce con 2.721 abitanti.

Cosa sono i megaliti presenti nel territorio di Castri di Lecce?

Il territorio conserva tracce di insediamenti dell'età del Bronzo, testimoniate da menhir e specchie sparsi nella campagna. Questi megaliti rappresentano i segni più antichi dell'occupazione umana della zona. Sono testimonianze importanti della preistoria del Salento orientale e caratterizzano il paesaggio calcareo-argilloso su cui sorge il borgo, a 47 metri sul livello del mare.

Come arrivare

Borgo

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