Le colline del Canavese digradano dolcemente verso sud-est, e a 392 metri di altitudine il territorio di Rivara borgo in Piemonte si stende ai piedi di un rilievo che ospita i due nuclei del castello. Torrenti stagionali, borgate sparse su crinali e vigne caratterizzano il territorio. Il paese respira l’aria mite della zona precollinare, quella che gli stemmi storici lodavano come salubre.
Situato nella città metropolitana di Torino, Rivara racconta il passato attraverso due castelli medievali e una villa liberty che è diventata sede municipale. La Scuola di Rivara, movimento pittorico nato nella seconda metà dell’Ottocento, ha lasciato un’impronta culturale duratura nel territorio. Con 2.456 abitanti distribuiti tra il centro e numerose borgate, il comune mantiene una struttura agricola e collinare che lo distingue dai paesi della pianura torinese.
“Salubrior hisce montibus aer” — così recita l’iscrizione nello stemma concesso nel 1931: l’aria di questi monti è più salubre. Una dichiarazione di identità territoriale che affonda le radici nel Medioevo.
Dalle fondazioni altomedievali al Patrimonio Regio
Il primo documento che cita Rivara è un diploma dell’imperatore Enrico del 1014, che elenca il borgo tra i possedimenti dell’Abbazia di Fruttuaria. Nel corso del Trecento, durante il periodo noto come Tuchinaggio — caratterizzato da sollevazioni popolari in tutta la regione — a Rivara le controversie si composero in modo civile, con il Marchese Teodoro di Monferrato a fungere da arbitro delle dispute.
Nel 1474 il castello fu eretto a tribunale dell’Inquisizione. In quel contesto furono processate donne di Levone, allora parte della Castellata di Rivara, accusate di stregoneria e condannate al rogo. Un capitolo buio che appartiene a quella stagione di paura e controllo religioso diffuso in tutta l’Europa del tardo Medioevo. Il dominio territoriale rimase saldamente nelle mani dei Conti di Valperga fino al 1793, anno cruciale in cui l’ultimo conte, Ignazio Domenico Valperga, già governatore della Regia Accademia dei Nobili, cadde durante l’invasione francese guidata da Napoleone. La proprietà dei castelli passò allora al Patrimonio Regio, segnando il termine di un’era feudale.
I castelli e l’architettura civile
Castello Vecchio e Castello Nuovo
Il complesso del castello si articola su due edifici che testimoniano il passato di Rivara e formano parte del circuito dei castelli del Canavese. Il Castello Vecchio conserva gran parte della sua architettura medievale con due torri d’angolo: una di esse, piuttosto alta, presenta merli e finestre gotiche in cotto. L’edificio appartenne ai Conti di Valperga e il suo aspetto rimanda alle costruzioni difensive del Medioevo piemontese.
Il Castello Nuovo, detto anche Inferiore, ha subito trasformazioni più radicali nel corso dei secoli. Nel 1835 gli fu aggiunta un’ala che lo trasformò in un edificio a pianta rettangolare con torrione centrale. Successivamente l’architetto Alfredo d’Andrade modificò la facciata, conferendogli un aspetto più consono ai gusti dell’Ottocento. I due castelli rimangono oggi simboli visibili della struttura feudale che ha plasmato il territorio.
Villa Ogliani e il parco
Costruita a metà dell’Ottocento dall’architetto Formento in stile liberty, Villa Ogliani fu la residenza estiva del banchiere Carlo Ogliani L’edificio divenne il focolare della Scuola di Rivara, movimento artistico pittorico nato per opera del cognato Carlo Pittara nella seconda metà dell’Ottocento. Il comune ha acquisito la villa nei primi anni novanta e l’ha restaurata per ospitare la sede municipale, oltre che la Comunità montana Alto Canavese e il GAL Valli del Canavese.
Il parco circostante, esteso su circa tre ettari, merita attenzione particolare. Progettato e curato dal giardiniere reale Capello, contiene oltre cinquanta esemplari d’olmo inglese ormai raro, sequoie californiane alte circa 35 metri, magnolie, cipressi calvi, sofore, ginkgo biloba e criptomerie. Le essenze provengono da Americhe e Estremo Oriente, composte in un grande giardino all’inglese. Lo spazio è divenuto pubblico in seguito all’acquisizione comunale ed è stato arricchito dalla trasformazione delle serre storiche in biblioteca e sala convegni.
Teatro comunale e Mercato coperto
Risalente nella sua forma attuale alla seconda metà dell’Ottocento, il teatro sorge nel luogo ove si trovava l’unica sala comunale fino all’inizio del XIX secolo. Davanti ad esso fu innalzato più volte l’Albero della Libertà durante i periodi rivoluzionario e napoleonico. Il teatro è stato completamente restaurato nei primi anni duemila e vanta un sipario attribuito a Carlo Pittara. Il mercato coperto, realizzato nella medesima epoca su iniziativa di Carlo Ogliani su un terreno donato dalla famiglia nobile Gays, si trova di fronte al teatro e rimane un punto di riferimento della comunità.
Le chiese e il paesaggio religioso
La Chiesa di San Giovanni Battista, edificata verso il 1500 attorno a una cappella più antica dedicata alla Natività, rappresenta il luogo di culto principale della comunità. Originariamente era consacrata alla Madonna, ma il più antico patrono locale — San Giovanni Battista — prevalse nel culto. Il campanile fu realizzato solo nel 1768. L’interno conserva un doppio affresco di scuola spanzottiana restaurato di recente e un pregevole organo risalente al XIX secolo.
La Chiesa dell’Annunziata, edificata attorno al 1500 in corrispondenza di una delle porte dell’antico ricetto, fu decorata alla maniera barocca nel 1684. Presenta un singolare campanile triangolare, forma caratteristica sebbene non unica nel Canavese. Sull’ingresso è visibile un affresco della Sacra Sindone. La confraternita dell’Annunziata è stata ufficialmente sciolta nel 2006.
La Chiesa di San Giovanni Decollato è citata per la prima volta in una donazione del 1277. Secondo alcune ipotesi, potrebbe essere esistita già prima dell’anno 1000, sebbene tale datazione non sia documentalmente accertata. Quella pieve originaria serviva gli abitati di Rivara, Forno, Camagna e Busano. Secondo alcune tradizioni, fu visitata da San Bernardino da Siena durante il periodo delle sue predicazioni nel Nord Italia. L’edificio attuale risulta da ampliamenti nella prima parte dell’Ottocento, completati presumibilmente nel 1814, e sorge sulle rovine di costruzioni ancora più antiche. Gli abitanti della borgata di San Giovanni, fino agli anni Sessanta, si sono occupati della festa del santo il 29 agosto; nel 2000 hanno costituito un comitato che ancora organizza i festeggiamenti ogni ultima domenica di agosto.
Paesaggio, borgate e frazioni
Il territorio comunale si estende su un’orografia collinare con andamento digradante da nord-ovest verso sud-est. Il torrente Viana scorre a breve distanza dal centro, mentre il torrente Levone attraversa la zona settentrionale. Numerosi rii minori a carattere prevalentemente stagionale solcano i versanti coltivati a vigne e campi. Questo assetto geografico ha favorito la formazione di numerosi nuclei abitati frazionali sparsi sulle colline.
Camagna, unica frazione del comune, fu autonoma fino al 1927 e conserva una propria identità. Le borgate minori — Belboschetto, Montiglio, San Grato, Palasazzo e altre — si distribuiscono su crinali e versanti. La Borgata Montiglio, abbarbicata sulla cima dell’omonima collina che divide i corsi del Viana e del Levone, rappresenta un insediamento tipicamente collinare. Borgata San Grato, stretta attorno alla sua piccola chiesa, fino agli anni Sessanta ospitava una sede distaccata delle scuole elementari per le prime due classi, a servizio della popolazione rurale circostante. I piloni votivi diffusi su tutto il territorio rivarese contribuiscono a definire il paesaggio locale e rimandano a una devozione popolare legata ai cicli agricoli.
La Scuola di Rivara e il patrimonio artistico
Accesso e stagionalità della visita
Chi proviene dall’autostrada può proseguire in direzione dei comuni collinari. La strada statale mantiene buone connessioni con i principali centri della provincia di Torino. Chi preferisce i trasporti pubblici può contare su collegamenti via autobus con la rete provinciale; le stazioni ferroviarie più vicine rimangono quelle di Ivrea e Scarmagno, distanti circa 20-30 chilometri.
| Partenza | Distanza approssimativa | Tempo di percorrenza |
|---|---|---|
| Torino centro | 36 km | 45-50 minuti in auto |
| Ivrea | 15 km | 20 minuti in auto |
| Alessandria | 80 km | 1 ora 15 minuti in auto |
| Aeroporto di Caselle (Torino) | Circa 40-45 km | 1 ora 15 minuti in auto |
Il paesaggio collinare di Rivara si esprime al meglio in primavera, quando le colture si risvegliano e la luce è limpida. L’autunno offre tonalità calde nelle vigne e nei boschi di transizione. L’inverno può presentare giornate grigie, comuni a questa zona precollinare, mentre l’estate rende piacevoli le passeggiate nei borghi e lungo i percorsi rurali. Il clima è mite ed asciutto rispetto alle aree più settentrionali.
Chi visita Rivara trova nel Teatro comunale un punto di riferimento per iniziative culturali, mentre il centro mantiene una viabilità leggibile e una scala umana. Le vie permettono di raggiungere a piedi i principali edifici storici e le chiese. Per chi desideri approfondire il movimento della Scuola di Rivara, Villa Ogliani e il suo parco rimangono il fulcro della comprensione artistica del borgo. Comuni vicini come Busano, Barbania e Canischio arricchiscono il contesto territoriale del Canavese e possono integrarsi in un itinerario collinare più ampio.