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Scalenghe
Scalenghe
Piemonte

Scalenghe

Collina Collina
6 min di lettura

A 262 metri di altitudine nel Basso Pinerolese, Scalenghe conta 3.195 abitanti e conserva tracce di un importante passato medievale come terra di confine tra Savoia e Francia.

Scalenghe: il borgo dei Corpi Santi tra pianura e confini alpini

Nel 1037, il nome di Scalenghe compare per la prima volta su carta: un’attestazione nel documento di fondazione dell’abbazia di Cavour, quando il vescovo di Torino Landolfo segnava i confini di quel territorio. Da allora il toponimo ha attraversato mille anni di registri, cambiando forma nei documenti medievali, portando con sé l’origine germanica di uno stanziamento longobardo che segnava una linea di confine strategica tra le pianure e i rilievi.

Scalenghe borgo in Piemonte si stende oggi a 262 metri di altitudine nel Basso Pinerolese, a circa 30 chilometri a sud-ovest di Torino e a una quindicina da Pinerolo. Con poco meno di tremila abitanti, il borgo occupa una terra di pianura alluvionale dove il mais e il grano dominano i campi, dove l’allevamento bovino da latte rappresenta il cuore economico della comunità, e dove tre frazioni — Pieve, Viotto e Murisenghi — si dispongono intorno al capoluogo come nodi di una rete rurale ancora viva e percettibile.

L’origine del nome e il significato geografico

Il nome di Scalenghe racchiude un significato territoriale preciso: “L’ultimo scalino prima delle Langhe”, un’indicazione che descrive il ruolo di confine che il borgo ha storicamente ricoperto. L’origine germanica è documentata in decine di varianti medievali — Scelenga nel 1037, Schelenga nel 1041, Scalingiis nel 1148 — che mostrano come il luogo fosse parte integrante della rete di insediamenti longobardi. Durante i secoli dell’occupazione francese di Pinerolo, Scalenghe tornò a essere terra di frontiera: proprio qui vennero firmati alcuni tra i trattati che regolavano i confini tra i Savoia e il regno di Francia, un ruolo diplomatico che il borgo mantenne mentre il resto della regione viveva le tensioni dei conflitti territoriali.

I luoghi che raccontano Scalenghe

Chiesa di Santa Caterina

La chiesa principale del comune porta le tracce di una costruzione gotica risalente al 1519. Edificata fuori dalle mura originarie del paese, conserva nella sua struttura elementi gotici autentici, mentre la Torre Civica — una torre d’avvistamento medievale con ponte levatoio — è stata trasformata e rialzata nell’Ottocento per diventarne il campanile. La torre rivela strati di storia: elementi gotici della fondazione originaria convivono con i rifacimenti neogotici successivi. Un dettaglio affascinante: un affresco raffigurante Santa Caterina, dipinto sulla torre, appare visibile solo quando la pioggia bagna la muratura, rendendolo come una sorta di memoria che emerge periodicamente.

Chiesa di Santa Maria Assunta

Nella frazione Pieve sorge una chiesa le cui fondamenta affondano nel V secolo d.C., quando il sito era occupato da una pieve paleocristiana. La forma attuale risale al 1733, quando l’architetto G. Giacomo Plantery ne progettò la ricostruzione, sovrapponendo il linguaggio settecentesco su secoli di stratificazione religiosa. La chiesa rappresenta una delle continuità più lunghe del territorio: oltre 1500 anni di storia religiosa nello stesso luogo, da quando il Cristianesimo si consolidava in Piemonte fino all’epoca moderna.

Torre Civica e il paesaggio urbano medievale

La Torre Civica è il cuore simbolico di Scalenghe: una struttura difensiva che proteggeva l’accesso al paese tramite un ponte levatoio ora scomparso. La sua storia costruttiva rivela l’evoluzione del borgo: la base gotica rappresenta il primo insediamento fortificato, mentre il campanile aggiunto nell’Ottocento testimonia la trasformazione da avamposto militare a centro religioso-amministrativo. I suoi elementi gotici e neogotici coesistono come due capitoli della stessa narrazione architettonica.

Il cimitero privato del 1843

A Scalenghe si trova l’unico cimitero privato in Italia, fondato nel 1843 per volontà degli abitanti della Pieve, di Viotto e di Murisenghi. La sua esistenza è legata a scelte comunitarie specifiche del XIX secolo, quando tre frazioni decisero di dotarsi autonomamente di uno spazio dedicato ai defunti, un’eccezione nel panorama amministrativo nazionale che perdura fino a oggi. È una traccia rara di autogestione territoriale in un ambito normalmente controllato dalle amministrazioni pubbliche.

Chiesa della Beata Vergine del Buon Rimedio

Nella frazione di Viotto si eleva una chiesa settecentesca costruita grazie ai contributi degli abitanti locali, tra i quali la famiglia Molinero fu particolarmente attiva. La chiesa rappresenta il legame tra devozione popolare e costruzione comunitaria, un modello diffuso nei paesi piemontesi dove la volontà collettiva sosteneva le infrastrutture religiose più importanti.

Il territorio agricolo e la fiera del latte

Il territorio di Scalenghe appartiene alla fascia fertile del Basso Pinerolese, dove l’acqua filtra da torrenti invisibili: il Lemina, il Pellice, il Chisone e la Chisola scorrono nei dintorni senza attraversare il comune, ma creano una zona particolarmente ricca di umidità e disponibilità idrica. In questo contesto prosperano le coltivazioni di mais e grano, mentre l’allevamento bovino da latte è diventato il fondamento economico del borgo.

Oltre tremila vacche da latte vengono allevate su aziende agricole diffuse nel territorio, generando una produzione annua che supera i 230 mila quintali. La Fiera lattiero-casearia “LATTEforMAGGIO” rappresenta il momento di visibilità di questa filiera, una celebrazione delle forme, dei caseifici e della tradizione agro-alimentare locale. Accanto all’agricoltura, il Salumificio Raspini e numerose piccole imprese artigianali e industriali si insediano lungo la storica strada provinciale 23, aggiungendo un tessuto manifatturiero diversificato all’economia essenzialmente rurale del borgo.

Stagionalità, accessi e come organizzare la visita

Scalenghe è raggiungibile tutto l’anno, ma la primavera e l’estate offrono il contesto migliore per esplorare il territorio: le colline sono verdi, le strade provinciali sono in condizioni ottimali, e gli spazi agricoli rivelano il ciclo delle coltivazioni. In auto, l’accesso è rapido dall’asse Torino-Pinerolo via la strada provinciale 139 o 146, che collegano il capoluogo direttamente agli incroci urbani di Scalenghe. Chi viene da nord raggiunge il comune in circa 45 minuti da Torino; da sud, Pinerolo dista una quindicina di chilometri e rappresenta il riferimento provinciale più vicino.

Dal 1884 al 1986 Scalenghe era servito da una stazione ferroviaria lungo la ferrovia Airasca-Saluzzo; oggi quella linea dismessa si è trasformata in pista ciclabile via delle Risorgive tra Airasca e Villafranca, un tracciato che passa per la frazione Pieve e offre un modo lento e contemplativo di conoscere il territorio. Chi arriva da stazioni ferroviarie maggiori può contare su Airasca come punto di riferimento, una frazione poco a nord da cui la pista ciclabile è percorribile in entrambe le direzioni.

Nel 2007, Scalenghe ha ospitato la partenza della 12ª tappa del Giro d’Italia, una corsa di 163 chilometri verso Briançon attraverso i grandi colli delle Alpi Cozie: l’Agnello e l’Izoard. Questo evento testimonia come il territorio sia inserito in una geografia cicloturistica di rilievo nazionale, e il ricordo di quella tappa è ancora vivo nella memoria locale.

Provenienza Distanza Tempo di viaggio
Torino centro 30 km circa 45 minuti in auto
Pinerolo 15 km circa 20 minuti in auto
Airasca (stazione ferroviaria) 8 km circa 10 minuti in auto / 30 minuti in bici
Aeroporto Torino Caselle 50 km circa 1 ora in auto

«Nel 1037, il nome di Scalenghe figura per la prima volta nella storia documentata, segnato dal vescovo Landolfo nell’atto che fondava l’abbazia di Cavour. Da quel momento, il borgo ha custodito un ruolo di confine, di transizione tra le terre basse e i rilievi, tra i Savoia e i francesi.»

I borghi vicini — Castagnole Piemonte, Piscina, Buriasco — compongono la rete della pianura pinerolese, ciascuno con il proprio tessuto agricolo e il proprio assetto storico. Scalenghe si distingue per l’intensità della sua filiera lattiero-casearia, per la continuità delle sue chiese attraverso i secoli, e per il segno indelebile della Torre Civica che ancora oggi marca l’identità visiva del capoluogo.

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Domande frequenti su Scalenghe

Come si raggiunge Scalenghe da Torino?

Scalenghe si trova a circa 30 chilometri a sud-ovest di Torino nel Basso Pinerolese. È facilmente raggiungibile in auto seguendo la strada verso Pinerolo. Da Torino il percorso dura circa 40-45 minuti. Il borgo è anche a una quindicina di chilometri da Pinerolo, altro importante riferimento per gli spostamenti nella zona.

Qual è la storia del nome Scalenghe?

Il nome Scalenghe significa 'l'ultimo scalino prima delle Langhe' e riflette il ruolo storico di confine territoriale del borgo. La prima attestazione documentata risale al 1037, nel documento di fondazione dell'abbazia di Cavour. L'origine è germanica, traccia di uno stanziamento longobardo che segnava il confine strategico tra le pianure e i rilievi del Pinerolese.

Quali sono le frazioni di Scalenghe?

Scalenghe è organizzato intorno al capoluogo attraverso tre frazioni principali: Pieve, Viotto e Murisenghi. Queste località formano una rete rurale ancora viva e percettibile, mantenendo forti legami con l'economia agricola e l'allevamento bovino da latte che caratterizzano il territorio del Basso Pinerolese.

Qual è l'economia principale di Scalenghe?

L'economia di Scalenghe è basata sull'agricoltura e sulla zootecnia. Nel territorio dominano le coltivazioni di mais e grano, mentre l'allevamento bovino da latte rappresenta il cuore economico della comunità locale. Questa tradizione agricola caratterizza tuttora la vita del borgo e del suo circondario.

Come arrivare

Borgo

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