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Zeri
Toscana

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Montagna Montagna

Una campana batte le ore del mattino e il suono rimbalza tra le valli come un sasso sull’acqua. L’aria sa di resina e fieno tagliato. Le frazioni — una manciata di case in pietra arenaria sparse lungo i crinali — emergono dalla nebbia una alla volta, come fossero in ritardo a un appuntamento. Chi si […]

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Una campana batte le ore del mattino e il suono rimbalza tra le valli come un sasso sull’acqua. L’aria sa di resina e fieno tagliato. Le frazioni — una manciata di case in pietra arenaria sparse lungo i crinali — emergono dalla nebbia una alla volta, come fossero in ritardo a un appuntamento. Chi si chiede cosa vedere a Zeri deve prima capire che qui non esiste un centro unico: il comune è un arcipelago di nuclei abitati, disseminati tra i 600 e i 1.200 metri di quota nell’alta Lunigiana, ai piedi del passo dei Due Santi.

Storia e origini di Zeri

Il nome compare per la prima volta in un documento del 1077, legato ai possedimenti dei Malaspina, la dinastia feudale che per secoli ha governato la Lunigiana. La radice toponimica è discussa: alcuni studiosi la riconducono al latino glarea, ghiaia, riferito ai terreni alluvionali dei torrenti locali; altri ipotizzano un’origine prelatina, legata al substrato ligure-apuano che permea tutta la toponomastica della zona. Quello che è certo è che queste valli erano abitate ben prima dei Romani: le statue stele rinvenute nella Lunigiana — monoliti antropomorfi databili tra il III e il I millennio a.C. — testimoniano una presenza umana radicata e organizzata.

Nel Medioevo Zeri rappresentava un nodo di passaggio lungo le vie che collegavano la costa tirrenica alla pianura padana attraverso i valichi appenninici. I Malaspina dello Spino Secco controlarono il territorio fino al XV secolo, quando la zona passò progressivamente sotto l’influenza di Genova e poi del Granducato di Toscana. Le tracce di quel passato feudale sopravvivono nei resti di fortificazioni e nelle pievi sparse tra le frazioni, costruite in quella pietra arenaria grigia che è il materiale dominante di ogni costruzione locale.

Durante la Seconda guerra mondiale, le montagne di Zeri divennero teatro di una delle più significative esperienze partigiane della Toscana. La Brigata Centocroci, attiva tra il 1943 e il 1945, operò in queste valli sfruttando la conformazione impervia del territorio. Il comune ha ricevuto la Medaglia d’Argento al Valor Militare per il contributo della popolazione alla Resistenza.

Cosa vedere a Zeri: 5 attrazioni imperdibili

1. Pieve di San Lorenzo a Rossano

La chiesa parrocchiale dedicata al patrono — San Lorenzo, festeggiato il 10 agosto — sorge nella frazione di Rossano, sede municipale. L’impianto è medievale, rimaneggiato nei secoli ma ancora leggibile nella struttura in arenaria. All’interno, un fonte battesimale in pietra e arredi lignei seicenteschi restituiscono la misura di una fede quotidiana e sobria, modellata dalla montagna.

2. Monte Gottero (1.639 m)

La cima più alta dell’Appennino spezzino-parmense segna il confine tra Toscana, Liguria e Emilia-Romagna. Dal sentiero che parte dalla località Adelano si raggiunge la vetta in circa due ore e mezza. In giornate limpide, lo sguardo arriva fino alla Corsica. La faggeta che copre i versanti è tra le meglio conservate dell’Appennino settentrionale, habitat del lupo appenninico tornato stabilmente dagli anni Novanta.

3. Passo dei Due Santi (1.390 m)

Il valico collega la Lunigiana alla Val di Vara e deve il suo nome a due edicole votive poste ai lati della strada. È un punto di partenza per escursioni sull’Alta Via dei Monti Liguri e sul crinale appenninico. D’inverno, quando la neve copre i prati sommitali, il silenzio è così fitto che si sente il proprio respiro come un’intrusione.

4. Borghi e frazioni in pietra

Il comune di Zeri conta oltre quaranta frazioni. Villaggi come Patigno, Castello e Noce conservano un’architettura rurale intatta: case a due piani con stalla al pianterreno e abitazione al primo, tetti in lastre di arenaria, forni comunitari per il pane. Percorrerli a piedi equivale a sfogliare un manuale di edilizia appenninica scritto tra il Quattrocento e il Settecento.

5. Sentiero della Resistenza

Un itinerario escursionistico segnalato tocca i luoghi della Brigata Centocroci: rifugi partigiani, punti di osservazione, cippi commemorativi. Il percorso attraversa castagneti e radure e unisce la memoria storica alla scoperta del paesaggio. Pannelli informativi lungo il cammino ricostruiscono episodi specifici con rigore documentale, senza retorica.

Cucina tipica e prodotti locali

A Zeri il piatto è dettato dall’altitudine. I testaroli — dischi di pasta cotti su testi di ghisa rovente, poi conditi con pesto o olio e pecorino — sono il formato più antico di pasta della Lunigiana, forse il più antico d’Italia. La farina di castagne, ottenuta da essiccatoi tradizionali ancora funzionanti in alcune frazioni, entra nelle frittelle dolci, nella polenta incatenata con cavolo nero e fagioli, nei necci farciti con ricotta. La carne di agnello locale è il cardine delle preparazioni festive.

Il prodotto che ha dato a Zeri un riconoscimento oltre i confini locali è l’Agnello di Zeri, ottenuto da una razza ovina autoctona — la Zerasca — iscritta al registro delle razze a rischio di estinzione. Il suo sapore, meno grasso e più aromatico rispetto ad altre razze, dipende dal pascolo su prati ricchi di erbe spontanee. Lo si trova nelle macellerie delle frazioni e nei menu delle trattorie del comune, dove è proposto arrosto con patate o in umido con le erbe di montagna. Il portale della Regione Toscana include la Zerasca tra le risorse della biodiversità agraria regionale.

Quando visitare Zeri: il periodo migliore

L’estate è la stagione più accessibile. Tra giugno e settembre le frazioni si ripopolano, le trattorie riaprono, i sentieri sono praticabili senza attrezzatura tecnica. Il 10 agosto, festa di San Lorenzo, è il momento culminante: la processione attraversa Rossano mentre le stelle cadenti, altrove coperte dall’inquinamento luminoso, qui si vedono davvero, nitide, contro un cielo privo di concorrenza artificiale. In autunno i boschi di castagno si accendono di ocra e ruggine e inizia la raccolta delle castagne, occasione per sagre e mercati nelle frazioni.

L’inverno è severo — la neve può cadere copiosa da dicembre a marzo — ma chi cerca il silenzio e ha dimestichezza con la montagna troverà un paesaggio di rara intensità. La primavera, tra aprile e maggio, porta la fioritura dei prati sommitali e il ritorno delle greggi al pascolo: è il momento migliore per osservare la razza Zerasca nel suo ambiente.

Come arrivare a Zeri

In auto, dall’autostrada A15 (Parma-La Spezia), uscita Pontremoli, si prosegue per circa 25 km lungo la SP37 che risale la valle fino a Coloretta e Rossano. Il percorso è panoramico ma tortuoso: calcolare almeno 40 minuti dall’uscita autostradale. La stazione ferroviaria più vicina è Pontremoli, sulla linea Parma-La Spezia, da cui è necessario proseguire con mezzo proprio o taxi. L’aeroporto più vicino è quello di Pisa (Galileo Galilei), distante circa 130 km. Da Massa il tragitto è di circa 60 km attraverso la Lunigiana interna. È consigliabile disporre di un veicolo proprio: il trasporto pubblico locale è limitato a poche corse giornaliere.

Altri borghi da scoprire in Toscana

Chi risale la Lunigiana alla ricerca di quel confine sottile tra Toscana, Liguria e Emilia, trova lungo il percorso altri nuclei dove il tempo ha lasciato depositi visibili. Pontremoli, a soli 25 km a valle, custodisce nel Castello del Piagnaro la più importante collezione di statue stele della Lunigiana — quei monoliti preistorici che raccontano un mondo precedente alla scrittura. Il centro storico, stretto tra il Magra e il Verde, conserva palazzi barocchi e una rete di ponti medievali che giustificano da soli una sosta di mezza giornata.

Spostandosi verso la costa, Fosdinovo domina la piana lunense dal suo castello Malaspina, uno dei meglio conservati di tutta la Toscana settentrionale. Qui la leggenda vuole che Dante Alighieri abbia soggiornato durante il suo esilio: una tradizione non documentata ma radicata, che dice molto sul peso simbolico dei Malaspina nella cultura locale. Da Zeri a Fosdinovo il paesaggio cambia radicalmente — dalla montagna al crinale collinare affacciato sul mare — e il viaggio tra i due borghi restituisce, in meno di un’ora di guida, l’intera gamma geologica e umana della provincia di Massa e Carrara.

Foto di copertina: Di LigaDue, CC BY-SA 4.0Tutti i crediti fotografici →

Come arrivare

📍
Indirizzo

54029

Borgo

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