Nel 2026 “overtourism” è una delle parole più usate quando si parla di viaggi. Ma cosa significa davvero, cosa sta succedendo in Italia e — soprattutto — come si risolve? La risposta, per noi, ha un nome preciso: i borghi.
Cosa significa overtourism
Overtourism vuol dire sovraffollamento turistico: troppi visitatori rispetto alla capacità di accoglienza di un luogo, al punto da metterne a rischio l’ambiente, l’autenticità e l’equilibrio sociale di chi ci vive. Le cause sono note — voli low cost, esplosione degli affitti brevi, l’effetto-imitazione dei social — ma il punto chiave è un altro: non è un problema di “troppi turisti” in assoluto, è un problema di concentrazione. Le stesse dieci mete, negli stessi tre mesi, prese d’assalto mentre il resto del Paese resta semivuoto.
Cosa sta succedendo in Italia
Non è più teoria: le città italiane stanno correndo ai ripari. Venezia ha reso stabile il contributo d’accesso per i visitatori giornalieri (5 euro prenotando in anticipo, 10 all’ultimo) e lo estende fino a 60 date tra aprile e luglio 2026. Firenze ha bloccato i nuovi affitti brevi nel centro storico, una stretta confermata dal TAR della Toscana che ha respinto i ricorsi. Alle Cinque Terre circa quattro milioni di visitatori si concentrano in un solo chilometro quadrato del Parco, mentre Portofino ha istituito zone in cui è vietato fermarsi e creare assembramenti per le foto.

Misure diverse, stesso messaggio: i luoghi-simbolo non riescono più a reggere flussi così concentrati.
La nostra filosofia
Noi di Villages Italy partiamo da una convinzione semplice: il problema non è viaggiare, è ammassarsi. E la soluzione non è chiudere le porte, ma distribuire. L’Italia possiede un patrimonio che nessun altro Paese può vantare: migliaia di borghi disseminati lungo tutta la penisola, ognuno con la propria storia, la propria cucina, il proprio paesaggio. Spostare anche solo una parte dei visitatori dalle mete-cartolina ai paesi che le circondano alleggerisce i centri sotto pressione e, allo stesso tempo, porta economia e vita dove servono davvero.

Le soluzioni: come si gestisce l’overtourism
Le strategie che funzionano vanno tutte nella stessa direzione: ridurre la pressione sui luoghi-simbolo e riallocare i flussi verso destinazioni meno note. Non è una rinuncia, è un upgrade dell’esperienza — e ognuno di noi può farla propria.
Scegli mete alternative. È la leva più potente. Per ogni città presa d’assalto esistono, a poche decine di chilometri, borghi con la stessa bellezza e nessuna fila: paesi come Anguillara Sabazia, affacciata sul lago di Bracciano a un passo da Roma, Balme tra le Alpi piemontesi o Tortoreto sulla costa abruzzese offrono storia, natura e tavole autentiche lontano dalla calca. È lì che il tuo viaggio fa davvero la differenza — per te e per chi quei luoghi li abita.
Viaggia in bassa stagione e rallenta. Un borgo a maggio o a ottobre regala lo stesso fascino con metà della folla e spesso il clima migliore. E il turismo lento — fermarsi, camminare, parlare con la gente — è l’esatto opposto del “tutto-in-un-giorno” che genera le code.
- Fermati a dormire. Una notte in un borgo vale più di dieci tappe mordi-e-fuggi: è ciò che sostiene davvero l’economia locale.
- Spendi sul posto. Trattoria, bottega, produttore: così il tuo viaggio diventa un investimento nella comunità che ti ospita.
- Rispetta i luoghi. Meno impronta e più ascolto: un borgo non è un set fotografico, è la casa di qualcuno.
Un turismo che restituisce, invece di consumare
Biglietti d’accesso e limiti agli affitti non sono la fine del viaggio: sono la fine di un certo modo di viaggiare. Il 2026 ci consegna una domanda semplice: continuare ad accalcarci negli stessi dieci posti, o scoprire i mille che aspettano? I borghi non sono il premio di consolazione dell’overtourism. Sono, semplicemente, il modo migliore — e più giusto — di vedere l’Italia.