Poggiardo
A 86 metri di altitudine nel Salento sud-orientale, Poggiardo racchiude i resti della civiltà messapica di Vaste e la memoria della famiglia Guarini. Un territorio di uliveti e pietre antiche.
Poggiardo: il borgo salentino tra messapica e feudalità
Nel basso Salento, a 86 metri di altitudine, Poggiardo sorge su una pianura appena sollevata dalla Serra, una dorsale lieve che raggiunge i 127 metri. Con 5.753 abitanti, il comune occupa 19,80 chilometri quadrati di territorio dove la macchia mediterranea si alterna a distese di uliveti. Il paesaggio non è drammatico, ma sedimentato: ogni pietra racconta una sovrapposizione di civiltà.
Poggiardo borgo in Puglia è una comunità dove la memoria messapica convive con i palazzi baronali dell’epoca feudale. La frazione di Vaste guarda ancora alle origini antiche, mentre il centro abitato custodisce chiese di raffinata architettura e un patrimonio civile legato ai secoli della signoria Guarini. Il paesaggio circostante offre grotte carsiche ricche di concrezioni, riserve naturali e quel clima mediterraneo tipico della penisola salentina: inverni miti, estati caldo-umide.
«Il territorio di Poggiardo è stato abitato sin dall’antichità», riporta la tradizione storica locale, tracciando una continuità che risale almeno al VII secolo a.C.
Dalle origini messapiche al principato di Taranto
La fondazione di Poggiardo affonda le radici nel territorio di Vaste, antico insediamento messapico (l’antica Bastae) che probabilmente nacque nel VII secolo a.C. Questa città raggiunse un notevole sviluppo fino a quando, nel 1147, fu distrutta da Guglielmo il Malo. I superstiti, secondo la tradizione tramandata nello stemma civico, scelsero un luogo dove lasciar pascolare un bue: ove l’animale si fermò, fondarono il nuovo villaggio. Questa leggenda della fondazione rimane impressa nel simbolo del borgo: un bovino al pascolo che allude alla fertilità del suolo.
I documenti attestano che Poggiardo iniziò a svilupparsi in modo significativo a partire dalla fine del Trecento. Quando scoppiò lo scontro tra gli Angiò e Manfredi di Sicilia, il borgo si schierò con i primi e ne ricevette benefici in seguito alla loro vittoria. Intorno alla fine del XIV secolo, Poggiardo entrò a far parte del principato di Taranto e fu dotato di cinta muraria e di un castello. Nel 1455, Agostino Guarini ricevette il feudo dal principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini del Balzo con titolo baronale. La famiglia Guarini (allora nota anche come Guarino) intraprese significativi lavori di fortificazione, tra cui il torrione del palazzo ducale ancora visibile.
Durante il regno di Giovanna II d’Angiò, regina di Napoli, il paese ricevette nuovo impulso. Un evento decisivo fu il trasferimento a Poggiardo della residenza vescovile, attuato dal vescovo Luca Antonio Resta dopo la distruzione di Castro. Nel 1698 i Guarini ottennero il titolo ducale e mantennero il controllo del feudo principale fino all’abolizione della feudalità nel 1806. La traccia di questa lunghissima signoria rimane tangibile nei palazzi nobiliari e nell’assetto urbano del centro storico.
Le chiese e la memoria religiosa
Chiesa matrice di San Salvatore
Le notizie più antiche sulla chiesa Madre risalgono al XIV secolo, ma il prospetto attuale appartiene al XVIII secolo. La facciata si articola in due ordini scanditi da una trabeazione con paraste dai capitelli corinzi; le aperture, tre per specchiatura, corrispondono perfettamente nei due registri. Sul portale spicca lo stemma civico del bovino al pascolo. Sulla finestra del secondo ordine sono incise le date 1716 e 1737, che forse ricordano la durata dei lavori. Il campanile, di forma squadrata, accoglie due campane, una dedicata a Sant’Antonio da Padova e collocata nel 1921. La pianta è a croce latina. La navata è ritmica di tre cappelle per lato coperte da cupolette ellittiche; lungo le pareti si dispongono altari dedicati a San Luigi Gonzaga, Sant’Oronzo, alle Anime del Purgatorio e a San Giuseppe da Copertino, compatrono dal 29 luglio 1963. Tra le opere d’arte più pregevoli spiccano la statua lignea policroma di Sant’Antonio da Padova di scuola napoletana, quella della Madonna della Grotta della seconda metà del Settecento, e la tela della Madonna del Rosario attribuita a artista vicino a Corrado Giaquinto. È in questa chiesa che si tenne il 18 marzo 1628 l’ordinazione sacerdotale di San Giuseppe da Copertino, protettore degli studenti. Il 28 marzo 1628 non era la Domenica in Albis (che in quell’anno cadde il 28 aprile).
Chiesa di San Francesco d’Assisi
Eretta verso la fine del Cinquecento assieme al convento attiguo, la chiesa fu abbandonata per lunghi anni. Nei primi anni dell’Ottocento parte della struttura crollò. I restauri e la ricostruzione condotti nella seconda metà del XIX secolo le conferirono l’attuale aspetto neoclassico, con navata unica rettangolare e sei altari laterali barocchi in cartapesta. Benché intitolata a San Francesco, qui la comunità locale celebra sin da secoli la festa dei Santi Medici Cosma e Damiano, a cui rimane particolarmente devota.
Chiesa Madonna Immacolata
Edificata nel Seicento a fianco della chiesa Madre, presenta un prospetto sobrio con finestrone centrale e portale rinascimentale. L’interno, a navata unica rettangolare priva di transetto, è dominato dall’altare maggiore in pietra leccese della fine del XVIII secolo, sovrastato dalla statua settecentesca in legno policroma raffigurante la Madonna Immacolata.
Cripta di Santa Maria degli Angeli
Scoperta casualmente e resa fruibile nel 1929, questa cripta sorta intorno al Mille rappresenta un straordinario deposito di arte medievale. L’architettura basilicale a tre navate si conclude in altrettante absidi curve, sostenute da quattro pilastri (due dei quali crollati). Le pareti ospitavano numerosi affreschi di santi, ora staccati e conservati nel Museo degli affreschi ubicato presso Villa Episcopo. Tra le raffigurazioni si riconoscono san Nicola, san Giorgio che uccide il drago, san Gregorio Nazianzeno, san Giovanni teologo, sant’Anastasio, san Demetrio, san Giuliano, san Giovanni Battista e i Santi Medici. Di particolare importanza è l’affresco del Cristo benedicente alla maniera greca, con due dita anziché tre secondo la tradizione latina. Il Museo della civiltà Messapica di Vaste, allestito lungo un percorso espositivo che conduce il visitatore attraverso testimonianze dell’epoca di massimo splendore della Vaste messapica, completa il quadro della memoria antica del territorio.
Palazzi e memoria civile
Palazzo Guarini
La parte più antica fu eretta verso la metà del XIV secolo come castello con torre circolare, destinato a vedetta e difesa. Nel corso del XV secolo la struttura fu significativamente ampliata e trasformata in palazzo. Nel XVII secolo il vecchio fossato fu colmato e convertito in agrumeto. Lo storico Cosimo De Giorgi lo visitò nella seconda metà dell’Ottocento e ne lasciò una vivida descrizione nel secondo volume dei suoi Bozzetti di Viaggio. Il palazzo ospitava una cappella privata dove la Santa Sede aveva concesso ai Guarini il privilegio di celebrare messa nei giorni festivi.
Palazzo e Villa Episcopo
Costruito nella seconda metà del XVIII secolo, il palazzo si sviluppa su due piani: il piano terra è oggi destinato a uffici e attività commerciali, il primo piano a residenza. L’ingresso principale in via Principe di Piemonte è sormontato dallo stemma della famiglia Episcopo; un secondo accesso si apre su piazza Giovanni Paolo II. La Villa Episcopo, un tempo annessa al palazzo, è stata lasciata in eredità al Comune dal dott. Fedele Episcopo. Oggi è un giardino percorso da vialetti con diverse specie di piante mediterranee, piccole grotte e un campo da tennis; sul lato della piazza sorgono due torrette dette “Sentinelle”.
Sedile e Torre dell’Orologio
Il Sedile, ultimato nel 1800 nel luogo di una struttura precedente (come ricorda l’iscrizione sulla facciata), presenta un prospetto scandito da tre basamenti con lesene tuscaniche e un arco in rilievo. La contigua Torre dell’Orologio, costruita dopo il 1840, ha pianta quadrata coronata da balaustra; una campana in cima scandisce le ore del giorno.
Territorio e paesaggio naturale
Il territorio di Poggiardo si dispiega in una morfologia prevalentemente pianeggiante, sollevata dai modesti rilievi della Serra che raggiunge i 127 metri di altitudine. La Serra racchiude una ricchezza naturalistica notevole: l’area faunistica venatoria della Falca, le leccete della zona Reali, la pineta dei Mari Rossi, grotte carsiche ricche di stalagmiti e stalattiti, e cave di bauxite. La macchia mediterranea ospita varie specie di orchidee selvatiche, mentre immense distese di uliveti secolari cingono il paesaggio circostante.
Il clima appartiene al tipo mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo-umide. La temperatura media di gennaio si attesta intorno ai 17,1 °C, quella di agosto attorno ai 34 °C. Le precipitazioni annue, circa 348 millimetri, presentano un minimo in primavera-estate e un picco in autunno-inverno. Il territorio confina a nord con Sanarica e Giuggianello, a est con Minervino di Lecce e Santa Cesarea Terme, a sud con Ortelle, Spongano e Surano, a ovest con Nociglia e San Cassiano.
I sapori della zona
Poggiardo si inscrive in una regione agricola ricca di tradizioni. La provincia di Lecce vanta produzioni agroalimentari di qualità certificata: la Burrata di Andria, la Patata novella di Galatina, l’Olio di Puglia e l’Uva di Puglia sono parte del paesaggio enogastronomico dell’area. I vini della zona—Negroamaro di Terra d’Otranto, Copertino, Nardò, Alezio, Leverano e Matino—rispecchiano la vocazione vitata del Salento.
La cucina tradizionale pugliese, conservata nella memoria delle comunità locali, declina la pasta, i legumi, i formaggi e le verdure secondo ricette tramandate. Prodotti come il Limoncello, l’Anisetta e i liquori regionali caratterizzano la cultura materiale della Puglia. Il paesaggio di uliveti e i campi coltivati rimangono la base tangibile di questa tradizione.
Come visitare Poggiardo
Poggiardo è raggiungibile in auto percorrendo l’autostrada A14 fino a Lecce, oppure l’autostrada A16 fino a Canosa di Puglia e poi proseguire sulla statale 16 o le strade provinciali verso Lecce. Chi proviene dal nord del Salento può utilizzare anche la costa, transitando per comuni come Botrugno o Andrano. La stazione ferroviaria più vicina è quella di Lecce; non esistono servizi ferroviari diretti per Poggiardo, quindi l’auto rimane il mezzo più pratico. L’aeroporto internazionale più prossimo è quello di Brindisi, distante circa 80 chilometri.
| Partenza | Distanza | Tempo stimato |
|---|---|---|
| Lecce | 35 km | 40 minuti |
| Brindisi | 80 km | 1 ora 20 minuti |
| Bari | 180 km | 2 ore 15 minuti |
Il periodo migliore per la visita è la primavera (aprile-maggio) o l’autunno (settembre-ottobre), quando il clima è temperato e le temperature non raggiungono i picchi estivi. L’estate può risultare calda e umida, mentre l’inverno è generalmente mite. La festa di Sant’Antonio da Padova, patrono del paese, ricorre il 13 giugno ed è occasione di celebrazioni tradizionali che coinvolgono la comunità. Gli amanti della storia messapica troveranno grande interesse nel Parco dei Guerrieri di Vaste, distribuito su circa 20 ettari, che permette di ripercorrere i luoghi dell’antica civiltà. Chi desidera approfondire altri nuclei del Salento può visitare borghi limitrofi come Bagnolo del Salento, Cannole o Castrignano de’ Greci, che rappresentano altre sfaccettature del territorio salentino.
Domande frequenti su Poggiardo
Come si raggiunge Poggiardo da Lecce?
Poggiardo dista circa 40 km da Lecce ed è raggiungibile in auto seguendo la Strada Statale 16 verso sud, in direzione di Otranto. Il percorso richiede circa 45 minuti. In alternativa, è possibile utilizzare i servizi di autobus locale gestiti dalle società di trasporto pugliesi. La strada è ben segnalata e il borgo è facilmente accessibile da tutti i principali caselli autostradali della provincia.
Qual è il periodo migliore per visitare Poggiardo?
I mesi da maggio a settembre garantiscono il miglior clima nel Salento, con temperature gradevoli e scarsa pioggia. Per vivere la festa patronale, il 13 giugno è la data ideale: Sant'Antonio da Padova è celebrato con tradizionali manifestazioni religiose. Gli inverni sono miti, rendendo Poggiardo visitabile tutto l'anno, mentre le estati possono essere caldo-umide.
Quanto tempo è consigliato per visitare Poggiardo?
Una visita completa richiede mezza giornata (3-4 ore): il tempo necessario per esplorare il centro storico con le chiese e i palazzi baronali, e per effettuare una breve escursione verso la frazione di Vaste con i suoi insediamenti messapici. Chi desideri aggiungere sentieri naturalistici o grotte carsiche può estendere la permanenza a una giornata intera.
Che cosa rimane dell'antico insediamento messapico di Vaste?
Vaste, frazione di Poggiardo, conserva le tracce dell'antica città messapica di Bastae, fondata intorno al VII secolo a.C. Sebbene il sito non sia completamente scavato, la zona rimane importante per la ricerca archeologica. Il paesaggio circostante mostra ancora la continuità insediativa fra l'epoca messapica e quella medievale, rappresentando un continuum storico di oltre 2.500 anni.
📷 Galleria fotografica — Poggiardo
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