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Pralormo
Pralormo
Piemonte

Pralormo

Collina Collina
8 min di lettura

Con 1.852 abitanti e un’altitudine di 303 metri, Pralormo sorge su una collina all’estremità sudorientale della provincia di Torino, in una zona di transizione tra il Pianalto e l’inizio del Roero.

Pralormo: il borgo che guarda verso il Roero

Pralormo: il borgo che guarda verso il Roero

Un fulmine abbatté l’ultimo olmo monumentale all’inizio del Novecento: stava all’angolo tra via Carlo Morbelli e piazza Vittorio Emanuele II, e quella è la storia scritta nel toponimo stesso. Pralormo viene da pratum ad ulmum, un nome tramandato dalla tradizione longobarda di piantare alberi in punti simbolici dei villaggi. La sala consiliare custodisce ancora due fotografie originali dell’epoca incorniciate con la corteccia di quella pianta: un dettaglio che racchiude come pochi altri l’identità di questo luogo.

Pralormo conta 1.852 abitanti e si adagia a 303 metri di altitudine nella provincia di Torino, comune più sudorientale della città metropolitana. Il paesaggio è quello della collina piemontese: campi che digradano verso vallate, cascine isolate, e l’imbocco del Roero che comincia a disegnarsi verso est. Il borgo non si annuncia con muri o fortezze: si ritrova lungo il percorso, intorno alla chiesa di San Donato e al castello dei Beraudo, due fuochi intorno ai quali ruota la trama della visita.

Un territorio conteso tra signorie

Pralormo compare nelle fonti scritte a partire dal XIII secolo, ma molti storici localizzano origini più antiche identificandola con la Predarolo menzionata in un atto di donazione del 14 marzo 1065, quando Adelaide di Susa cedette terre al vescovo di Asti. Le vicende storiche significative per la formazione del centro si concentrano nei secoli XIII e XIV, quando il potente comune di Asti pianificava il territorio per rendere sicure le vie commerciali verso l’Europa.

Nei primi anni del Duecento il territorio era diviso tra famiglie nobili: i signori di Anterisio, i Desaya e i Gorzano controllavano settori diversi, creando un mosaico di jurisdizioni e influenze. L’insediamento originario sorgeva a sudest, dove oggi c’è un pilone votivo dedicato a San Donato, e fu successivamente spostato verso l’attuale sito in conseguenza dei conflitti tra i signori di Biandrate e il comune di Asti. Nel 1276 i Gorzano risultano unici signori del castello e del luogo. All’inizio del XIV secolo compare Manfredo Roero tra i consignori del feudo, una famiglia che manterrà il possesso almeno in parte fino agli anni venti dell’Ottocento.

Il XVI e il XVII secolo portarono una trasformazione nella struttura del feudo: alla famiglia Roero si affiancarono i Costa della Trinità, i Petrina, i Dal Pozzo, i Beraudo e i Ferrero della Marmora. Nel 1574 Luciana e Caterina Roero, ultime discendenti di Gerolamo Roero, divisero l’eredità paterna: un atto che contiene dati preziosi sulla storia del paese e delle cascine, e che inaugurò una serie di trasferimenti ereditari tra famiglie diverse. Giacomo Beraudo di Pralormo, presidente del senato, acquisì un terzo del feudo e ottenne il titolo comitale nel gennaio 1680. Nel corso dell’Ottocento il conte Carlo Beraudo di Pralormo ricoprì ruoli di primo piano: fu ministro delle finanze, ministro dell’interno durante il regno di Carlo Alberto di Savoia, e negoziò con l’Austria la pace di Milano nel 1849. Intorno al 1830 acquistò dai Roero e dai La Marmora le altre porzioni del feudo, unificandone finalmente la proprietà.

La Parrocchiale di San Donato e il tritico del Cinquecento

La fisionomia del borgo è dominata dalla Parrocchiale di San Donato, edificata nel 1931-1932 dove sorgevano la precedente canonica e l’antica confraternita di San Bernardino. La nuova chiesa nacque dalla volontà del parroco don Teobaldo Massasso, e gli abitanti vi contribuirono portando sabbia e ghiaia dal torrente Rioverde, scavando le fondamenta, donando il ricavo dei commerci domestici. Pochi costruisci moderni piemontesi conservano ancora questa traccia di sforzo comunitario così palpabile.

All’interno si custodisce il trittico di Jacopino Longo risalente al 1546, raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Giacomo e Donato. Il dipinto fu rubato nel marzo 1997, ma recuperato e restituito nel dicembre 2000 dal Comando dei Carabinieri di Savigliano. Di particolare interesse sono anche l’organo a canne costruito nel 1898 dall’organaro Antonio Mola per l’antica parrocchiale, e la Pietà con un angelo in legno scolpito e dipinto, opera degli anni 1715-1720 circa, restaurata tra il 2007 e il 2009. L’antica parrocchiale, costruita tra la fine del XVII e i primi anni del XVIII secolo, sorge poco distante in parziale stato di abbandono.

Il Castello dei conti Beraudo

Poco distante dalla chiesa sorge il castello dei conti Beraudo di Pralormo, la cui costruzione risale al XIII secolo come parte del sistema di fortificazioni conteso tra Asti e i Biandrate. Lo possedettero successivamente i Gorzano, i Pelletta, e dopo la vittoria di Asti, Manfredo Roero e i suoi discendenti. Nel 1680 Giacomo Beraudo acquisì il terzo verso sud e ricevette il titolo di conte dalla reggente Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours.

La trasformazione più radicale avvenne sotto il conte Carlo Beraudo: nel 1840 affidò la ristrutturazione all’architetto di corte Ernesto Melano, abolendo fossato e ponte levatoio, costruendo il portico d’ingresso, uno scalone grandioso e coperto il cortile centrale trasformandolo in salone a doppia altezza. Il piccolo giardino di rose del XVI secolo fu trasformato in parco all’inglese ad opera dell’architetto Xavier Kurten. Sul finire dell’Ottocento il nipote del ministro fece edificare l’Orangerie, la grandiosa cascina e la serra in vetro e ferro opera dei fratelli Lefevre di Parigi. Ancora oggi abitazione della Famiglia Beraudo di Pralormo, il castello è visitabile con percorsi guidati che collegano i due principali edifici storici del borgo.

La Torre e il Santuario della Beata Vergine

Nel mezzo del percorso panoramico tra la chiesa e il castello sorge la Torre di segnalazione del XIII secolo, successivamente trasformata in torre campanaria e infine in torre dell’orologio. Un dettaglio curioso: il primo orologio fu montato nel dicembre 1749 quando il sindaco e la comunità decisero di acquistarne uno. Il conte Beraudo trovò per loro un orologio “di seconda mano” in ottimo stato e “a poco prezzo”, proveniente dai Padri della Certosa di Collegno che lo avevano dismesso perché troppo rumoroso per il convento.

Il Santuario della Beata Vergine della Spina nasce da una tradizione: un’immagine della Vergine dipinta su un pilone, graffiata da uno spino, avrebbe emesso sangue. I primi cenni storici risalgono alla relazione di una visita pastorale del vescovo di Asti, dove si descrivono due altari e si parla di gran concorso di popolo per i molti miracoli. Il monastero attiguo, eretto nella seconda metà del Seicento su terreni donati da Gaspare Petrina, ospitò diversi ordini religiosi: i Trinitari dal 1639 al 1652, i Cistercensi dal 1681 al 1797. L’altare maggiore fu costruito nel 1650 circa. Nel 1877 don Elia Francesco affidò il rinnovamento delle pitture interne a Felice Barucco, un pittore noto della zona, che dipinse le figure ai lati del quadro della Beata Vergine e le volte. Dal 1991 il santuario appartiene alle monache adoratrici del Cottolengo, e la festa della Beata Vergine della Spina si celebra il 15 agosto con la solennità dell’Assunta.

L’acqua e le peschiere dell’altipiano

Il territorio di Pralormo è caratterizzato dalla mancanza di torrenti e dall’isolamento dalle acque superficiali: una condizione risolta nel corso dei secoli attraverso le peschiere. Questi bacini artificiali o semiartificiali, diffusi in tutto il Pianalto e concentrati verso i comuni di Carmagnola, Poirino e Pralormo, si estendono nelle aree tra la strada statale 231 e il Rio Secco. Collocati per lo più presso le cascine e le borgate, nascono dalla necessità di raccogliere quanta più acqua piovana e di scolo possibile, da destinare all’irrigazione e all’abbeveramento degli animali. Le peschiere sono parte integrante del paesaggio agricolo e rappresentano una soluzione ingegnosa ai vincoli naturali del territorio.

Quando visitare Pralormo

La primavera (aprile-maggio) è il periodo ideale: le colline intorno al borgo si ricoprono di verde, le temperature sono miti, e il paesaggio agricolo offre scorci di nitidezza e colore. L’autunno (settembre-ottobre) regala una luce dorata sui campi e una frequentazione turistica più ridotta. L’estate è calda e talvolta afosa; l’inverno, benché non rigido, presenta giornate grigie e frequenti piogge.

Chi arriva in auto da Torino percorre circa 40 chilometri verso sudest, raggiungendo il borgo in circa 50 minuti seguendo le strade provinciali verso Chieri e poi verso Pralormo. La stazione ferroviaria più vicina è quella di Chieri, a circa 12 chilometri, sulla linea Torino-Chieri. L’aeroporto di riferimento è Caselle di Torino, distante circa 45 chilometri a nord.

Provenienza Distanza Tempo di viaggio
Torino (centro) 40 km 50 minuti
Chieri 12 km 15 minuti
Asti 35 km 45 minuti
Alessandria 50 km 60 minuti

Il borgo non dispone di una vera e propria zona turistica concentrata: le attrazioni (chiesa, castello, santuario, torre) sono distribuite lungo il percorso storico, e il parcheggio si trova agevolmente in prossimità del centro. È consigliabile indossare scarpe comode per attraversare i vicoli e salire verso i principali edifici storici. Un paio di ore è il tempo minimo per una visita consapevole; mezza giornata permette di approfondire il castello con una guida e di apprezzare il paesaggio circostante dalla torre.

Borghi vicini meritano una visita nel medesimo itinerario: Andezeno, Moriondo Torinese e Arignano completano un’immersione nella collina torinese e nelle sue vicende storiche.

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Domande frequenti su Pralormo

Come si raggiunge Pralormo da Torino?

Pralormo dista circa 50 km da Torino ed è raggiungibile in auto seguendo la strada provinciale verso le colline del Roero. Non dispone di stazione ferroviaria propria; la più vicina è Alba (circa 25 km). È consigliabile l'auto per visitare il borgo e esplorare i dintorni collinari. Verificare gli orari dei bus locali presso il sito della provincia di Torino.

Qual è il periodo migliore per visitare Pralormo?

La visita è piacevole in primavera (aprile-maggio) e autunno (settembre-ottobre), quando il paesaggio collinare è al massimo splendore e il clima temperato favorisce le passeggiate. L'estate può essere calda, l'inverno umido per le caratteristiche climatiche del Roero. La festa di San Donato (patrono) cade il 22 agosto: informarsi presso la pro loco locale per eventuali celebrazioni.

Quanto tempo occorre per visitare Pralormo?

Una visita completa richiede 2-3 ore. Sono essenziali il castello Beraudo (abitazione privata, verificare visite), la chiesa parrocchiale (1931-1932 con affreschi e sculture), la piazza della comunità e una passeggiata nei nuclei dispersi per cogliere la struttura medievale. La posizione collinare offre spunti per fotografie del paesaggio agricolo circostante.

Qual è l'origine del nome Pralormo?

Il toponimo Pralormo — Pralòrm in piemontese — deriva dal latino 'pratum ad ulmum' (prato presso l'olmo). Secondo la tradizione longobarda, in punti simbolici del territorio venivano piantati alberi monumentali. L'ultimo olmo di questa tradizione fu colpito da un fulmine all'inizio del Novecento, come documentato da fotografie storiche.

Pralormo è adatto a una gita in bicicletta da Alba o dalle Langhe?

Pralormo si trova a circa 25 km da Alba, sulla transizione tra Pianalto e Roero. Il territorio collinare lo rende interessante per cicloturismo medio-escursionistico. Verificare presso la pro loco locale e i siti cicloturistici regionali (Piemonte Bike) l'esistenza di percorsi segnalati e piste ciclabili ufficiali che collegano il borgo ai centri vicini.

Come arrivare

Borgo

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