A trecentottantasette metri di altitudine, la collina di Mottola si alza nella Murgia meridionale e guarda verso lo Ionio a circa dieci chilometri di distanza. Il suo territorio scende fino a settanta metri nelle zone più basse e si innalza fino a cinquecento nei punti estremi, disegnando un profilo irregolare di gravine, boschi di pino e quercia, macchia mediterranea. È qui, su questa collina, che cresce un borgo dalle case tinte di bianco, con piazze piccole e vie tortuose che raccontano strati di presenza umana.
Mottola borgo in Puglia affonda le radici nel paesaggio della Murgia e nella storia dei suoi abitanti. Quindicimila abitanti vivono oggi quello che le fonti medievali attestano come un insediamento di rilievo strategico già nel primo millennio, poi castello normanno, poi sede vescovile, infine comune moderno. La toponomia stessa parla di antichità: il nome Mottola, già attestato nell’XI secolo come Motula e Mutula, riflette il termine preromano motta, che significa “altura”.
«Mottola, nota come la “Spia dello Ionio” per la sua vista panoramica sul Mar Ionio, è definita la “città delle grotte” per il suo territorio caratterizzato da gravine, villaggi e chiese rupestri.»
Dal castellum normanno al comune della provincia di Taranto
Il territorio di Mottola racconta una sequenza di presenze. Nel 1899, durante lo scavo delle fondamenta di Palazzo D’Onghia, gli archeologi rinvennero un ripostiglio di bronzi risalenti all’Età del Ferro, prova della frequentazione umana nelle ere antiche. Quei bronzi si trovano oggi al Museo Nazionale di Taranto. Nel primo millennio cristiano, la collina entra nei registri della storia amministrativa: nel 1023, il catapano d’Italia Basilio Boioannes ordinò l’edificazione di un castellum, che venne costruito dai capi saraceni Rayca e Saffari. Nel 1063 una fonte lo attesta già consolidato secondo il Breve chronicon Northmannicum.
Sotto il dominio normanno, Mottola fu sede vescovile fino al 1818, quando il Concordato tra Papa Pio VII e Ferdinando I di Borbone ne soppresse la diocesi e l’aggregò a Castellaneta. In precedenza, intorno al 1252, la località fu infeudata da Manfredi di Sicilia a Gervasio de Matino; dopo la caduta degli Svevi, nel 1269 il feudo passò all’angioino Anselin de Toucy. Nel 1653, con atto rogato dal notaio Giovanni Angelo Durante di Napoli, il feudo di Mottola fu venduto a Francesco Caracciolo VII duca di Martina, casata alla quale rimase sottomesso fino alle leggi eversive dei feudi del 1806.
Il volto moderno: dall’Ottocento a oggi
Nel 1887 nacque il Palazzo Municipale, edificio neoclassico che rappresenta l’immagine civile della Mottola contemporanea. La struttura conta circa settanta stanze distribuite su tre livelli attorno a uno spazioso atrio interno, dove d’estate si svolgono eventi culturali. L’edificio si affaccia sulla vasta Piazza XX Settembre, circondata da una fitta fila di querce ornamentali. La pavimentazione della piazza è composta da otto grandi mosaici ottagonali realizzati in materiali lapidei e smalti vitrei, che illustrano altrettanti avvenimenti storici o leggendari della città medievale.
Nel gennaio 1818, un terremoto abbattè la Porta Grande della città e rovinò lo stemma medievale del borgo. Nel 1881 il comune adottò lo stesso stemma come suggello degli uffici. Lo stemma rappresenta una torre con tre gracchi corallini neri, uccelli che secondo la leggenda locale compaiono anche nello stemma di Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury. Durante la Guerra Fredda, nel 1960, la località di Monte Orsetti, a circa dieci chilometri dal centro, fu scelta dallo Strategic Air Command per l’installazione di una base missilistica nell’ambito dell’operazione Deep Rock. La base ospitò tre missili balistici Jupiter, alti diciotto metri e con gittata sino a 5500 km. Nel 1963, dopo gli accordi di Kennedy e Chruščëv a seguito della crisi di Cuba, la base fu disattivata e smantellata.
Le chiese rupestri e le gravine
Chiesa rupestre della Madonna delle Sette Lampade
Nel territorio di Mottola, verso la fine del primo millennio, soprattutto sotto il dominio bizantino, la pratica del monachesimo rupestre si diffuse ampiamente. Religiosi solitari scavavano rifugi nelle gravine, fondavano piccoli cenobiti rupestri e decoravano i locali con affreschi. Questo fenomeno intensificò l’influenza architettonica e iconografica di Bisanzio sul paesaggio sacro mottolese, visibile ancora oggi nelle immagini dipinte e nella tessitura degli spazi. La Chiesa rupestre della Madonna delle Sette Lampade, attestata al XII secolo, rappresenta uno dei testimoni di questa tradizione. L’edificio rupestre conserva ancora affreschi e la configurazione interna preserva il culto delle immagini sacre, pratica caratteristica del rito bizantino.
Gravina di Petruscio e il villaggio rupestre
A tre chilometri dall’abitato, la Gravina di Petruscio ospita un villaggio rupestre risalente verosimilmente tra il IX e l’XI secolo, sviluppato nell’ambito del processo di recupero e ricolonizzazione della regione pedemurgiana che seguì la conquista bizantina di Bari nel 876. Il sito rappresenta la stratificazione di forme di insediamento che hanno caratterizzato il territorio: dal castrum fortificato medioevale al villaggio rupestre, entrambi rispondenti a logiche di controllo territoriale e difesa. Oggi il sito costituisce un’importante testimonianza materiale di quella transizione.
Il centro storico bianco e l’Arco Fanelli
Il cuore antico di Mottola si sviluppa intorno a case tinte prevalentemente di bianco, disposte in uno schema che riflette l’organizzazione medievale. Il centro storico racchiude piazzette quali Largo San Nicola, denominato così dall’antichissimo convento di San Nicola fondato durante la prima colonizzazione bizantina, Largo Chiesa Madre e Largo Mater Domini. L’Arco Fanelli, risalente al XV secolo, è un sottile passaggio che collega due isolati del centro, probabilmente funzionale alla difesa o al controllo dello spazio urbano. Qui sorgono quattro chiese: la Chiesa dell’Immacolata Concezione, la Chiesa del Carmine, la Chiesa del Rosario e la Chiesa Madre, di epoca duecentesca, con impianto a tre navate.
Le cripte rupestri e il culto dei santi
Mottola conserva un notevole insieme di cripte, ossia piccoli templi rupestri di culto scavati nella roccia e ornati di affreschi religiosi. Tra le più importanti ricordiamo le cripte dedicate a San Nicola, Santa Margherita, Sant’Angelo e San Gregorio. Accanto a queste, la chiesa rupestre di San Cesareo diacono e martire nei pressi di Casalrotto completa il quadro della devozione popolare rupestre. Questi spazi testimoniato l’influenza forte della tradizione monastica bizantina, anche dopo la ricattolicizzazione normanna del territorio, e conservano una ricchezza di affreschi dove il colore e l’immagine sacra rimangono protagonisti.
I sapori della Murgia
Il territorio di Mottola si sviluppa su terreni coltivati secondo le tradizioni murgiesi, tra oliveti, frutteti e pascoli. La provincia di Taranto di cui Mottola fa parte annovera diverse eccellenze riconosciute: la Burrata di Andria, le Clementine del Golfo di Taranto, l’Olio di Puglia, le Terre Tarentine. Sono tutti prodotti che riflettono il legame tra la collina e il paesaggio agricolo circostante, dove la vicinanza al mare modifica il clima e favorisce microzone di coltivazione particolare.
La cucina locale si radica nei prodotti caseari e agricoli tipici delle Murge, tramandata nelle famiglie e nelle tradizioni folcloristiche del borgo. Le feste locali e le celebrazioni liturgiche scandiscono ancora l’anno agricolo, mantenendo viva la memoria del legame tra la terra coltivata e la comunità che l’abita.
Come arrivare a Mottola
Mottola è raggiungibile da diverse direzioni. Chi proviene da sud può giungere dall’autostrada A14 salentina o dalla SS613 che collega Taranto verso l’interno murgiese. Chi arriva da nord può usare la SS100 in direzione Putignano e proseguire verso il confine tarantino. La stazione ferroviaria più vicina è quella di Castellaneta, a circa quindici chilometri, collegata alle linee regionali Taranto-Martina Franca e Taranto-Reggio Calabria. L’aeroporto internazionale più vicino è quello di Bari a circa sessanta chilometri.
| Provenienza | Distanza | Tempo in auto |
|---|---|---|
| Taranto | 30 km | 35-40 min |
| Bari | 80 km | 75-85 min |
| Brindisi | 95 km | 90-100 min |
| Lecce | 120 km | 110-120 min |
La migliore stagione per visitare Mottola è la primavera, quando le temperature medie oscillano attorno ai 15-18 °C e il paesaggio murgiese è verde. L’autunno è ugualmente piacevole. L’estate è calda, con massime che raggiungono i 26-32 °C nei pomeriggi di agosto, mitigati dalla vicinanza al mare ionico. L’inverno è fresco, con temperature medie di 8-9 °C e minimi che scendono talvolta al di sotto di 2 °C nelle notti più rigide. Mottola appartiene al Parco naturale Terra delle Gravine, e il territorio è percorribile a piedi mediante il Cammino Montiano, che collega il territorio murgiese con itinerari di trekking.
Chi desidera comprendere il tessuto urbano antico deve lasciare l’auto alla periferia e percorrere a piedi il centro storico. Le viuzze strette e le piccole piazze rivelano la loro logica soltanto camminando. Una visita consapevole a Mottola richiede almeno mezza giornata: il tempo necessario per salire fino a Piazza XX Settembre, esplorare le chiese, scendere verso le gravine e sostare nel silenzio del paesaggio murgiese che scende verso lo Ionio.