La pietra leccese degli stipiti e degli architravi segna il ritmo dei portali nel centro di Carpignano Salentino. Dietro ogni balcone barocco, nelle piazze dove i raggi del mezzogiorno colpiscono l’asfalto, affiorano i resti di strutture medioevali sepolte: muri angioini, fondamenta del Quattrocento, tracce di fossati. A 76 metri di altitudine, il territorio è percorso da strade bianche che tagliano tra le masserie.
Carpignano Salentino borgo in Puglia conta 3.641 abitanti e si estende su una superficie di 48 chilometri quadrati nel Salento orientale, a circa 25 chilometri a sud-est di Lecce e a soli 13 chilometri dalla costa adriatica. Il feudo comprende la frazione di Serrano, diverse masserie e vaste zone di territorio rurale. Qui il passato non è decorazione: cripte bizantine conservano cicli di affreschi di epoca medievale, e il palazzo ducale Ghezzi conserva un portale barocco sormontato da balcone con un’iscrizione latina di contenuto religioso.
Origini e il racconto della pietra
L’uomo ha abitato questo territorio in tempi remoti. I menhir Grassi e Croce Grande Una tomba rinvenuta nel centro storico risale a qualche migliaio di anni prima di Cristo. Il territorio fu sottoposto al dominio romano e il centro sorge lungo l’antico tracciato di una strada antica che collegava il sud della penisola.
Durante la dominazione bizantina, Carpignano appartenne al Thema di Longobardia, fondato nell’892 circa. Di questo periodo rimane la Cripta di Santa Cristina, i cui affreschi rappresentano una testimonianza della cultura figurativa religiosa. Dal XII secolo fino al XVIII, il territorio passò per le mani di una successione di feudatari: prima i Normanni, poi gli Svevi, gli Angioini, gli Aragonesi e infine la Spagna asburgica.
Intorno alla fine del XIII secolo, Carpignano entrò a pieno titolo nella Contea di Lecce. In seguito, Ferdinando il Cattolico concesse il feudo a Federico Uries, nobile spagnolo trasferitosi in Terra d’Otranto. Nel 1574 Ugo Uries vendette il dominio a Niccolò Personè. Nel 1604 Gio. Camillo Personè vendette il feudo a Fabrizio Lanario d’Aragona, conte di Sacco, per 33000 ducati. In seguito il possesso passò ai Matuda de Azzevedo e infine ai Ghezzi, orvietani d’origine, che ottennero il titolo ducale con Carlo Antonio Ghezzi.
I luoghi della pietà e del potere
Cripta di Santa Cristina
Conserva affreschi di epoca medievale. Le pareti custodiscono tracce di immagini sacre, testimonianza della pratica figurativa dei monaci della cripta. L’ambiente sotterraneo mantiene ancora l’umidità e il silenzio che caratterizzava i luoghi di culto rupestri del Salento.
Santuario della Madonna della Grotta
Secondo la tradizione locale, in questo luogo si manifestò una devozione particolare alla Vergine, che portò all’edificazione del santuario. All’interno si conservano affreschi di fine Cinquecento raffiguranti santi e opere di carattere devozionale di epoca moderna.
Chiesa matrice Assunzione Maria Vergine
Ubicata nel centro del borgo, la chiesa madre è stata ricostruita nel XVII secolo su una struttura quattrocentesca di modeste proporzioni. La facciata presenta un prospetto in pietra leccese caratterizzato da paraste e da un’ampia scalinata di accesso. All’interno si custodiscono altari barocchi sontuosi e dipinti a olio provenienti dall’edificio precedente, datati tra il XVI e il XVII secolo.
Palazzo ducale Ghezzi
Struttura seicentesca costruita sui resti di una dimora precedente, il palazzo si sviluppa su due piani e occupa una posizione strategica tra la chiesa madre e le vestigia dell’antico castello.
Torre Colombaia di Cacorzo
La torre è stata costruita dalla famiglia del Balzo. Destinata a ospitare volatili — soprattutto colombe — presenta cellette interne caratteristiche. Ubicata in zona Cacorzo, si distingue per le sue dimensioni tra le torri colombaie presenti nel territorio.
Sapori e coltivazione del territorio
Il territorio di Carpignano Salentino si sviluppa su una pianura salentina dove prevalgono le coltivazioni tipiche della regione. La provincia di Lecce produce eccellenze riconosciute in tutta Italia: l’olio di Puglia IGP, la Terra d’Otranto DOP e l’uva di Puglia IGP rappresentano le colture che caratterizzano il paesaggio rurale circostante.
La cucina salentina si basa su ingredienti legati al territorio agricolo e alla tradizione: le orecchiette con cime di rapa e i taralli all’uovo rimandano a una pratica culinaria antica che trasforma i raccolti stagionali in pietanze. Lo spazio agricolo intorno al borgo, punteggiato da masserie, continua ancora oggi a seguire il ritmo delle stagioni e della produttività locale.
Stagioni e accesso al borgo
Il clima del Salento orientale è temperato e mediterraneo. Le temperature variano sensibilmente tra le stagioni, con agosto che registra valori più elevati. Le precipitazioni, concentrate soprattutto in autunno e in inverno, si attestano intorno ai 626 millimetri annui. La primavera e l’estate presentano lunghi periodi di siccità, mentre il territorio è esposto ai venti: correnti fredde di provenienza balcanica e correnti calde di origine africana influenzano la ventosità locale. Chi visita Carpignano Salentino in primavera trova il paesaggio agrario nella fase di massimo vigore; l’autunno offre giornate senza eccessi termici e scenari di raccolta nei campi.
Il borgo si raggiunge dal capoluogo di provincia. Da Lecce si percorre la strada provinciale in direzione orientale attraversando il paesaggio salentino. La stazione ferroviaria più vicina è quella di Lecce, sulla linea adriatica. Chi proviene da nord raggiunge il territorio attraverso la superstrada Lecce-Brindisi e poi le strade provinciali verso il Salento orientale.
| Partenza | Distanza | Tempo di percorrenza |
|---|---|---|
| Lecce (centro storico) | 25 km circa | 30-40 minuti in auto |
| Brindisi (Aeroporto) | 50 km circa | 55 minuti-1 ora |
| Otranto (centro) | 15 km circa | 20 minuti |
Carpignano Salentino dal 2005 fa parte dell’Unione di comuni della Grecia Salentina, l’area del Salento legata alla tradizione linguistica e culturale grica.