Su un suolo pianeggiante di pietra leccese, su un suolo pianeggiante di pietra leccese, sorge Melpignano, un borgo di duemilasettanta abitanti dove le piazze porticale e le chiese barocche scandiscono uno spazio compatto e leggibile. Non vi sono torrenti né alture che lo caratterizzano: il paesaggio si estende orizzontale, generoso di calcari del Miocene, il terreno assorbe l’acqua in profondità e nessun corso superficiale solca il territorio.
Melpignano borgo in Puglia appartiene alla provincia di Lecce, a 26,3 chilometri a sud dal capoluogo, e fa parte della storica Grecìa Salentina, un’isola linguistica di nove comuni dove ancora si parla il grico, idioma di radici greche. Il borgo ospita ogni agosto il concertone finale della Notte della Taranta, il festival più grande dedicato alla pizzica salentina, e conserva una ricchezza di chiese, palazzi e cappelle che raccontano cinque secoli di dominazioni feudali e di cultura greco-bizantina.
Le tracce della fondazione e gli strati della storia
Il territorio mostra segni di insediamenti molto antichi: menhir e dolmen dell’Età del bronzo disseminati nel paesaggio sono le prime prove di una frequentazione umana. La nascita vera e propria del centro resta incerta. Le ipotesi più solide collegano il borgo ai Greci del Peloponneso venuti con Enotrio Arcade, oppure lo attribuiscono a Melpinius, un centurione che ricevette le terre dopo l’occupazione romana del Salento nel 267 a.C.; una leggenda invece lo lega alla musa Melpomene, fonte di altre interpretazioni del nome.
La colonizzazione romana è certa; successivamente il borgo subì la dominazione greco-bizantina per oltre cinque secoli, periodo che radicò profondamente nella comunità usi, costumi e la lingua greca, tracce ancora visibili nel folklore locale. Con i Normanni, Tancredi d’Altavilla assegnò il feudo a Giambattista Lettere nel 1190. Nel 1396 passò a Raimondo Orsini del Balzo, e nella seconda metà del Quattrocento fu ceduto agli Aiello Tarantini per volere del re Ferrante d’Aragona. Una successione di famiglie feudatarie—i Mosco, i Ramirez, i Branai (Granai) Castriota discendenti di Vrana Konti, gli Acquaviva d’Aragona—gestirono il feudo fino al 1757, quando divenne proprietà dei marchesi de Luca, ultimi feudatari. Con l’eversione della feudalità nel 1806, Melpignano si unì amministrativamente a Castrignano de’ Greci fino al 1837, quando i due comuni divennero autonomi.
Durante l’epidemia di peste del 1656, santa Maria Maddalena fu venerata come protettrice del paese insieme a san Giorgio, una devozione che durò nei secoli e culminò nella costruzione della cappella dedicata nel 1661.
Chiese barocche e palazzi feudali: l’architettura del potere
La Chiesa madre di San Giorgio
L’attuale chiesa madre è il risultato di un vasto intervento di ristrutturazione e ampliamento eseguito tra il 1785 e il 1794 su una struttura originaria risalente ai primi decenni del Cinquecento. La facciata conserva il portale cinquecentesco con un altorilievo che raffigura san Giorgio che uccide il drago, opera che per stile e decorazione si ritiene di Gabriele Riccardi. L’interno, a tre navate e croce latina, accoglie altari barocchi in pietra leccese: il presbiterio conserva affreschi cinquecenteschi raffiguranti San Leonardo, san Giorgio, una Madonna col Bambino e figure angeliche con liuti.
La Chiesa dell’Assunzione della Vergine
Costruita nei primi anni del Cinquecento sotto il titolo dei Santi Rocco e Sebastiano, conserva integra la struttura architettonica originaria con una volta stellare a costoloni di rara eleganza. La facciata attuale, realizzata nel 1678, occulta parzialmente quella primitiva, dalla quale provengono le vetrate in pietra leccese. La facciata e gli elementi decorativi risalgono a questo periodo. Nella navata unica un pavimento a mosaico e tele della seconda metà del Settecento raffiguranti i misteri mariani.
La Chiesa e il convento degli Agostiniani
Restaurato nel 1638 dal coriglianese Francesco Manuli e terminato nel 1662, il complesso presenta una facciata barocca caratterizzata da un elaborato portale con due coppie di colonne e una statua della Madonna del Carmelo. L’interno, a navata unica con sei cappelle laterali, conserva ancora il coro cinquecentesco dietro l’altare maggiore. Nel convento sopravvivono i resti del chiostro del 1644 e un pozzo su cui è scolpita l’aquila a due teste, emblema della famiglia Branai (Granai) Castriota.
Cappelle minori: Sant’Antonio, Santa Maria Maddalena, San Michele
Disperse nel territorio e nel cuore del borgo, altre cappelle arricchiscono il panorama religioso. La Cappella di Sant’Antonio de lo Cairo, situata poco al di fuori delle mura antiche, reca un’iscrizione latina datata 1530. La Cappella di Santa Maria Maddalena, edificata nel 1661 in memoria della protezione accordata durante la peste, presenta un’aula unica con volta a spigolo. La Cappella di San Michele Arcangelo, costruita nel 1741 dal sacerdote don Nicolò Francesco Veris, accoglie una statua dell’Arcangelo attribuita al coriglianese Oronzo Carrone. La Cappella di San Pietro d’Alcantara, realizzata nel 1693 da Pietro Maggio, appartiene a un complesso abitativo privato.
Il Palazzo Marchesale Castriota
Completato nel 1636 per volere di Giorgio Branai (Granai) Castriota, il palazzo fu commissionato all’architetto Francesco Manuli, che vi introdusse soluzioni sobrie e decorazioni eleganti prossime al gusto rinascimentale. L’edificio rivela chiaramente la sua origine difensiva: torri di vedetta e mura di ronda recingono un ampio giardino retrostante. La facciata è scandita da un portale con colonne e balcone centrale, mentre le finestre con timpani triangolari e arcuati si dispongono a intervalli progressivi. Nel giardino interno si sviluppano logge in pietra leccese, una fontana al centro di viali a scacchiera, e un pergolato. Il palazzo ospitava una ricca pinacoteca con opere del Veronese, del Domenichino e del Tintoretto, oggi trasferita.
Il Frantoio ipogeo e Piazza San Giorgio
Appartenente al palazzo baronale e scavato interamente nel banco roccioso, il frantoio del Seicento testimonia la cultura e l’economia locale legata alla molitura dell’oliva. Conserva ancora le vasche di molitura, le macine in pietra e i torchi: la natura ipogea risolveva problemi tecnici di solidificazione dell’olio e di spremitura grazie alle temperature costanti e alla pressione delle volte. In Piazza San Giorgio, il cuore del paese, si erge una serie di portici rinascimentali a tutto sesto per ospitare il grande mercato settimanale del sabato. Rari in Puglia, l’epigrafe sormontata dalle armi civiche documenta interventi storici sulla struttura. Qui mercanti da Lecce, Bari e Napoli convergevano con numerose botteghe, animando uno spazio che rimane ancora oggi il cuore commerciale e sociale del borgo.
La Notte della Taranta: festa della memoria sonora
Ogni agosto Melpignano si trasforma nel palcoscenico finale della Notte della Taranta, il più grande festival musicale italiano dedicato al recupero e alla valorizzazione della pizzica salentina. L’evento nasce da una ricerca antropologica che affonda le radici nel tarantismo—il morso rituale della taranta—e nelle danze apotropaiche che lo contrastano. Il concertone finale attira musicisti, danzatori e pubblico da tutta Italia, trasformando le piazze e i vicoli del borgo in una celebrazione di tradizione orale, ritmo e memoria.
L’evento rappresenta non solo una festa folklorica ma una ricerca consapevole della propria identità linguistica e musicale in un’area dove il grico, la lingua greca locale, sopravvive ancora grazie a una comunità che trasmette parole e canzoni di generazione in generazione. La pizzica e le altre danze tradizionali raccontano di migrazioni, di lavoro agricolo, di riti apotropaici e di socialità contadina—un linguaggio corporeo che la Notte della Taranta mette nuovamente in scena con serietà e rispetto.
Paesaggio e terra: l’economia della pietra e del miele
Il territorio di Melpignano, esteso per poco più di dieci chilometri quadrati, presenta una morfologia totalmente pianeggiante, con altitudini comprese fra i settantasei e i novantasette metri sul livello del mare. Il suolo è composto dai depositi calcarei del Miocene—la pietra leccese—una roccia tenera e porosa che consente di scavare e costruire senza ricorso a materiali esterni. L’alta permeabilità del terreno assorbe le precipitazioni piovose, determinando l’assenza di corsi d’acqua superficiali; la falda si colloca a oltre ottanta metri di profondità, rendendo l’acqua una risorsa limitata e preziosa.
Storicamente, la produzione del miele rappresentò una rilevante fonte redditizia, tanto che una delle ipotesi sull’etimologia del nome riconduce Melpignano proprio alla parola “miele”. Oggi il paesaggio agricolo mantiene tracce di questa eredità, mentre le masserie sparse nel territorio testimoniato la struttura fondiaria feudale e la successiva economia rurale legata alla coltivazione di cereali, ortaggi e alla pastorizia.
Quando visitare e come arrivare
Il clima di Melpignano è tipicamente mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo-umide. La temperatura media di gennaio si attesta attorno ai nove gradi Celsius, mentre agosto raggiunge i ventiquattro virgola sette gradi. Le precipitazioni, concentrate in autunno e inverno con una media di seicentoventotto millimetri annui, lasciano la primavera e l’estate caratterizzate da lunghi periodi di siccità. Chi visita il borgo in questa stagione dovrà adattarsi alle correnti ventose balcaniche e africane che caratterizzano il Salento orientale.
Il periodo migliore per visitare Melpignano coincide con la primavera inoltrata (maggio-giugno) e il primo autunno (settembre-inizio ottobre), quando il clima è temperato e gli eventi locali animano le piazze. Agosto accoglie la Notte della Taranta, ma richiede prenotazioni anticipate e tolleranza per il caldo. La festa patronale di san Giorgio si celebra il 23 aprile e offre un’occasione per scoprire le tradizioni locali in un’atmosfera meno affollata rispetto all’estate.
| Punto di partenza | Distanza | Tempo di percorrenza |
|---|---|---|
| Lecce (capoluogo provinciale) | 26,3 km | 30-40 minuti in auto |
| Brindisi (aeroporto Papola Casale) | 70 km circa | 1 ora in auto |
| Bari (autostrada A14) | 180 km circa | 2 ore e 15 minuti in auto |
| Lecce (stazione ferroviaria Lecce-Sud) | 26,3 km | 40-50 minuti in autobus |
Chi proviene dall’autostrada A14 (Adriatica) deve uscire al casello di Brindisi, proseguire verso sud sulla Strada Provinciale 366 o 614 e seguire le indicazioni per Lecce e successivamente per Maglie. Da Lecce, il borgo dista una trentina di chilometri verso sud ed è ben collegato da strade provinciali. Le stazioni ferroviarie più prossime sono Lecce e Maglie, entrambe sulla linea Lecce-Otranto, da cui è possibile proseguire in autobus locale. Chi arriva in aereo a Brindisi o Bari avrà bisogno di un’auto a noleggio per raggiungere Melpignano con tranquillità.
Il borgo è racchiuso in una struttura urbanistica compatta, percorribile completamente a piedi. L’accesso al centro è possibile da più punti, e il parcheggio si trova in prossimità della Piazza San Giorgio e delle vie circostanti. Chi desidera scoprire i comuni limitrofi della Grecìa Salentina—come Castrignano de’ Greci, Corigliano d’Otranto e Carpignano Salentino—potrà organizzare un itinerario circolare di una giornata percorrendo strade locali ben segnalate, oppure seguire il Cammino del Salento, un itinerario turistico-religioso che attraversa il territorio provinciale.