Maglione
Maglione conta 406 abitanti e sorge a 313 metri sull’anfiteatro morenico canavesano. Il suo museo d’arte all’aperto raccoglie 167 opere distribuite tra strade e piazze.
Un borgo di collina tra arte contemporanea, vigne e riti antichi
La torre quadrangolare si staglia sopra il cimitero, unico resto del castello che i Masino avevano fatto erigere e che fu abbattuto nel Seicento. Tutt’attorno, le vigne che producono l’Erbaluce scendono verso i laghetti morenici visibili dal basso dell’altura, e i tetti delle case patrizie chiudono il centro antico come pareti di una corte. Il paese è piccolo, la geometria del borgo è compatta, e ogni elemento — torre, chiesa, palazzo — occupa il suo posto con una precisione che le colline canavesane sembrano avere sempre preteso.
Maglione, 406 abitanti nella città metropolitana di Torino, si trova a 313 metri di quota nella parte esterna sud-orientale dell’anfiteatro morenico, al confine con la provincia di Vercelli. Chi arriva qui trova due realtà distinte che convivono senza frizione: un tessuto storico costruito da secoli di dominazioni e passaggi militari, e un museo d’arte contemporanea all’aperto che ha trasformato facciate e piazze in superfici espositive permanenti. Tra Borgomasino e i laghetti morenici, il paesaggio agricolo fa da cornice silenziosa a tutto il resto.
Secoli di fedeltà contese: la storia del borgo canavesano
Le prime notizie documentate risalgono al 999, quando l’imperatore Ottone III stipulò un atto di donazione a favore del vescovo di Vercelli che comprendeva questo territorio. Da quel momento in avanti, la storia del borgo si sviluppa attraverso una serie di passaggi di mano e dichiarazioni di fedeltà: nel corso del Duecento il paese si legò più volte al comune di Vercelli, ribadendo la propria appartenenza in più occasioni nel giro di pochi decenni.
Nel Quattrocento l’autorità locale passò ai conti di Valperga, e Giacomo di Valperga, con il titolo di Giacomo I, diede origine alla seconda dinastia dei conti di Masino. Furono anni di tensioni: le truppe sabaude portarono danni al borgo durante la seconda metà del Quattrocento, ma fu il Seicento a lasciare le ferite più profonde. Tra il 1648 e il 1657 gli spagnoli attaccarono e assediarono il paese, causando danni molto gravi. Nel 1704 i francesi lo attraversarono nella marcia verso Ivrea. In epoca napoleonica Maglione fece parte del dipartimento della Dora, prima di rientrare nel percorso storico comune al Canavese.
Del castello edificato dai Masino rimane soltanto la torre quadrangolare, riconvertita a campanile del cimitero dopo la distruzione dell’edificio originario. Negli ultimi cento anni, a partire dal 1921, la popolazione residente è dimezzata: un dato che racconta la pressione dello spopolamento rurale meglio di qualsiasi analisi. I borghi vicini come Azeglio condividono una traiettoria demografica simile, segnata dall’emigrazione verso i centri industriali della pianura.
Pietre, affreschi e sculture: i luoghi che definiscono Maglione
Il Museo d’Arte Contemporanea all’Aperto
Ideato nel 1985 dal regista Maurizio Corgnati, il museo ha un principio semplice e radicale: portare l’arte fuori dalle sale chiuse, distribuirla sulle facciate degli edifici e nelle piazze del paese, senza biglietti né orari. Nel corso degli anni, artisti italiani e stranieri hanno affrescato pareti messe a disposizione dai proprietari o installato sculture negli spazi pubblici. Al 2022 le opere censite sono 167. Tra queste spiccano le geometrie del Muro ad acqua di Roberto Caracciolo, i colori espressionisti di Bert van Zelm, le monocromie di Piero Ruggeri e i tratti di Francesco Tabusso e Ugo Nespolo. In Piazza XX Settembre è collocata una scultura di Giò Pomodoro; il Monumento al contadino dello scultore Piero Gilardi è stato realizzato con il contributo degli anziani coltivatori del borgo, che hanno fornito vecchi attrezzi della civiltà agricola locale. Le lastre di pietra dello scultore Klaus Munch completano un percorso che si legge camminando tra le vie del paese.
La Parrocchiale di San Maurizio
La chiesa parrocchiale dedicata a San Maurizio è un esempio di architettura barocca ben conservato. L’interno accoglie quattro altari; l’altare maggiore e la balaustra sono in marmo. La struttura si inserisce nel tessuto del centro storico senza sovrastarlo, mantenendo una proporzione equilibrata con le abitazioni patrizie che la circondano. La dedicazione a San Maurizio Martire è anche al cuore della festa patronale del 22 settembre, che trasforma la chiesa nel punto di partenza della processione tradizionale.
La Torre dei Masino e il centro antico
La torre quadrangolare che funge da campanile del cimitero è l’unico elemento superstite del castello fatto erigere dai Masino e demolito nel Seicento. Nel nucleo più antico del borgo si conservano alcune abitazioni patrizie, il Palazzo comunale e i loggiati della canonica: un insieme che permette di leggere ancora la stratificazione sociale e architettonica di un centro rurale canavesano. Chi percorre questi vicoli trova materiali e volumetrie coerenti, senza le sovrapposizioni dissonanti frequenti nei borghi che hanno subito ristrutturazioni recenti poco attente.
La Chiesetta di San Grato e la Cappella di San Maurizio
Accanto alla parrocchiale principale, il territorio di Maglione conserva due edifici religiosi minori: la chiesetta di San Grato e la cappella di San Maurizio. Entrambi fanno parte del paesaggio devozionale del borgo, quel sistema di piccoli presidi religiosi diffusi che nel Canavese ha sempre marcato i confini tra il centro abitato e la campagna circostante. Candia Canavese, poco distante, condivide una geografia sacra analoga.
I Laghetti Morenici di Maglione e Moncrivello
Sotto l’altura su cui sorge il borgo si aprono i laghetti morenici di Maglione e Moncrivello, relitti dell’ultima glaciazione che ha modellato l’anfiteatro canavesano. Non sono attrazioni costruite: sono elementi del paesaggio fisico che accompagnano la visita al paese e ne spiegano la posizione. La scelta di insediare il borgo su questa altura, con i laghetti ai piedi e le colline tutt’attorno, risponde a una logica difensiva e agricola insieme, leggibile ancora oggi osservando il profilo del territorio dalla strada di accesso.
Vigne, pesche e ritmi agricoli
L’agricoltura ha sempre costituito la risorsa principale di Maglione. Le coltivazioni prevalenti sono cereali e foraggi, ma il territorio ospita anche vigne che producono l’Erbaluce di Caluso DOCG, vino bianco che porta il nome della denominazione canavesana più riconoscibile. Più di recente si è sviluppata la frutticoltura, con i pescheti al centro di un mercato del frutto attivo dal 15 maggio al 30 settembre e di una sagra che si tiene ogni anno nell’ultima domenica di luglio. Caravino, nelle vicinanze, si inserisce in un contesto agricolo simile.
I prodotti a denominazione disponibili nella provincia — dal Grana Padano DOP al Nocciolino di Chivasso, dal Ratafià ai vini del Canavese — appartengono a un’area più ampia e non vanno presentati come esclusività del borgo. Ciò che Maglione porta in tavola con certezza è il prodotto delle sue vigne e dei suoi frutteti: due realtà agricole visibili nel paesaggio e radicate nel ciclo delle stagioni locali.
Come arrivare e quando visitare Maglione
Il momento più partecipato dell’anno è il 22 settembre, quando la festa del patrono San Maurizio Martire porta per le vie del borgo la processione con otto ragazze portatrici di matarille — strutture a cono di 120 cm poste sul capo, simbolo di fertilità e propiziazione dei raccolti — e otto ragazzi portatori di alabarde chiamate limbarde. La matarilla ha probabilmente un’origine celtica, mentre la limbarda riproduce l’arma delle antiche fanterie tedesche e svizzere: due oggetti rituali che portano con sé strati di storia difficili da datare con precisione. L’ultima domenica di luglio, la sagra delle pesche richiama visitatori dall’area canavesana. Chi vuole godersi il museo all’aperto senza folle trova il paese accessibile in qualsiasi stagione, dato che le opere sono per definizione sempre visibili.
In auto, Maglione si raggiunge comodamente dall’autostrada A5 Torino-Aosta, uscendo verso l’area di Ivrea e proseguendo poi su strade provinciali verso il territorio morenico. Da Torino la distanza è di circa 50 km. L’aeroporto di riferimento è il Torino Caselle, a circa 40 km dal borgo. Albiano d’Ivrea si trova lungo questo stesso asse viario e può completare un itinerario nella zona.
Nel 2022 le opere del Museo d’Arte Contemporanea all’Aperto di Maglione hanno raggiunto quota 167: un numero che trasforma ogni facciata del borgo in una possibile scoperta, senza orari e senza biglietti.
Chi arriva in treno può fare riferimento alla linea ferroviaria della zona di Ivrea, poi completare il tragitto in auto o con mezzi locali: Maglione non dispone di una stazione propria. La visita si organizza in mezza giornata se ci si concentra sul percorso del museo e sul centro storico; una giornata intera permette di aggiungere i laghetti morenici e, nella stagione giusta, il mercato delle pesche.
| Partenza | Distanza | Tempo stimato |
|---|---|---|
| Torino (centro) | circa 50 km | circa 50 minuti |
| Ivrea | circa 15 km | circa 20 minuti |
| Aeroporto Torino Caselle | circa 40 km | circa 40 minuti |
Domande frequenti su Maglione
Come si raggiunge Maglione da Torino?
Maglione si trova nella città metropolitana di Torino, nella fascia collinare del Canavese a 310 metri di quota. È raggiungibile in auto dalla provincia torinese seguendo le strade della collina. Per informazioni precise su tempi di percorrenza e percorsi consigliati, contattate l'ufficio comunale o il sito ufficiale del borgo.
Quando è la festa patronale di Maglione?
La festa patronale di Maglione è dedicata a San Maurizio Martire e si celebra il 22 settembre. È l'evento principale del calendario civile del borgo e rappresenta un'occasione tradizionale per visitare la comunità e scoprirne i tratti culturali e identitari.
Qual è il periodo migliore per visitare i pescheti di Maglione?
I pescheti di Maglione sono in fiore e produttivi nei mesi estivi, con un mercato permanente del frutto attivo da metà maggio alla fine di settembre. Questo è il periodo ideale per ammirare le distese di pesca e acquistare frutta fresca direttamente dal territorio.
Quanto tempo occorre per visitare Maglione?
Maglione è un piccolo borgo di 415 abitanti. Una visita al centro storico barocco e al MACAM (museo d'arte contemporanea all'aperto) richiede mezza giornata. Il tempo può essere esteso includendo passeggiate nei dintorni collinari, tra vigneti di Erbaluce e laghetti morenici.
Cosa sono i laghetti morenici sotto Maglione?
I laghetti morenici sono piccoli specchi d'acqua naturali situati sotto il colle di Maglione, creati dall'azione dei ghiacciai in epoca preistorica. Testimoniano la geografia glaciale della regione e segnano il confine con la provincia di Vercelli, offrendo interessanti spunti di osservazione geografica.
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