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Martano
Martano
Puglia

Martano

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8 min di lettura

Nel Salento centro-orientale, 8.478 abitanti e una lingua greca ancora viva. Monumenti megalitici e chiese barocche raccontano secoli di grecizzazione e feudalità.

Martano: il cuore ellenofono della Grecìa Salentina

Martano: il borgo greco del Salento tra pietra leccese e tradizioni millenarie

La pietra leccese della chiesa matrice riflette il sole pomeridiano, e quel bianco-giallo caldo tinge i muri dell’intero centro storico. I vicoli si incrociano su una pianura bassa, compresa tra 62 e 102 metri di altitudine, dove non scorri fiumi né torrenti: l’acqua cade e scompare sotto terra, alimentando una falda profonda che nessuno vede.

Martano borgo in Puglia si trova nel Salento centro-orientale, a 91 metri s.l.m., ed è il comune più popoloso della Grecìa Salentina con 8.478 abitanti. Qui la storia non è uno strato archeologico sepolto: è una lingua ancora parlata dai più anziani, è una festa il 15 agosto dedicata a Maria SS. Assunta, è la pietra delle chiese che racconta cinque secoli di dominio greco dopo il 476.

Dalla preistoria alla grecizzazione: identità di un paesaggio

Il territorio di Martano conserva tracce di presenze umane molto antiche. La Specchia dei Mori e il Menhir del Teofilo — il più alto della regione — sorgono ancora oggi come monumenti megalitici, probabili luoghi di culto delle popolazioni Japigee. Questi rilievi di pietra emergono da un paesaggio dove il calcare del Miocene, noto come pietra leccese, costituisce l’intero substrato geologico.

Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, dal 476 il territorio passò sotto il dominio dei Greci, subendo un processo di grecizzazione che durò oltre cinque secoli. Questa trasformazione non fu una conquista militare duratura, bensì un flusso di popolamento: coloni orientali si insediarono e portarono con sé lingua, culti e costumi. La cultura greca e quindi bizantina plasmò radicalmente usi e tradizioni locali, generando il grico, un’antica lingua di origine greca.

L’etimologia del nome Martano rimane dibattuta. La ricerca del filologo Luigi Pisanò suggerisce che le origini cittadine costruite intorno al nome “Martius” risalgono a un colto umanista del XVI secolo, il quale si richiamò alla leggenda di Pegaso, il cavallo alato della mitologia. La radice ‘mart’, comune a molte località pugliesi, potrebbe alludere alla morfologia del territorio oppure, se posteriore ai Romani, al culto del dio Marte. Lo stemma civico presenta un centurione romano a cavallo.

Dal feudo normanno ai Gadelata: le famiglie che governarono Martano

Nel 1190, durante il periodo normanno, Tancredi d’Altavilla concesse il feudo a Giorgio Roma, inaugurando una sequenza di signorie che si protrassero fino all’Ottocento. Nel 1269 gli succedette Riccardo de Martano, nel 1300 Goffredo de Castelli, quindi Rinaldo de Hugot. A partire dal 1545 il feudo passò ai Bucale, nel 1591 ai De’ Monti, nel 1698 ai Marchese-Belprato, nel 1742 ai Brunossi, e infine nel 1748 fu acquistato dai Gadelata, che ne furono gli ultimi feudatari.

L’ultimo Duca di Martano fu Salvatore Gaetani d’Aragona, discendente del ramo dei conti Gaetani da Gaeta. Il titolo ducale gli giunse attraverso il matrimonio con Giuseppina Chiriatti. Il palazzo Gaetani, dove il duca e la sua consorte dimorarono, rimane ancora visitabile ed è testimonianza tangibile di questo passato nobiliare. La successione feudale lasciò sul territorio segni evidenti: la centuriazione romana, visibile ancora oggi nella trama dei campi, e una serie di edifici religiosi che scandiscono i secoli della presenza cristiana.

Chiese di pietra: il volto barocco di Martano

La chiesa matrice dedicata alla Madonna Assunta

Ricostruita nel 1596, come attesta l’epigrafe sul portale, la chiesa matrice fu edificata da maestranze neretine (da Nardò) con la pietra leccese locale. Sostituisce l’antico edificio di rito greco e presenta un prospetto barocco scandito da lesene alte e terminante con un timpano spezzato. Il primo ordine ospita un portale inquadrato da colonne finemente scolpite, sorretto da due leoni stilofori provenienti dall’edificio precedente, e sormontato da una nicchia con la statua dell’Assunta recuperata dall’antico altare maggiore. L’interno, a croce latina con tre navate, contiene altari barocchi del XVII e XVIII secolo, tra cui quello della Madonna Annunziata con tela del pittore leccese Oronzo Tiso, e quello dell’Immacolata con opera di Cesare Fracanzano datata 1618. Un organo e un soffitto ligneo settecenteschi completano l’arredo.

Chiesa ed ex convento dei domenicani

Il complesso conventuale del Rosario fu costruito in più fasi: il convento nella seconda metà del XVII secolo, la chiesa nel 1652. Durante l’Ottocento ospitò gli uffici comunali e la Pretura, poi subì una ristrutturazione radicale a partire dal 1893 su progetto dell’ingegnere Salvatore Bonatesta. Il piano superiore fu completamente riedificato per ricavare un’aula consiliare più ampia e spazi scolastici. Il prospetto seicentesco originario della chiesa rimase intatto, diviso in tre zone da paraste robuste, con una finestra centrale sormontata da una statua della Vergine col Bambino e il portale coronato dalla statua di San Domenico di Guzman, compatrono insieme a Maria SS. dell’Assunta e venerato il 8 agosto dai martanesi. L’interno, a tre navate con volte a botte ribassate, ospita altari barocchi e l’altare maggiore del 1752 in marmo policromo con tela della Pietà.

Chiesa dell’Immacolata

Detta anche chiesa della Congrega, è una costruzione barocca della seconda metà del XVII secolo con prospetto timpanato completato nel 1664. Diviso in tre zone da alte paraste con capitelli ionici e dorici, presenta un portale riccamente decorato nel piano inferiore e un finestrone centrale affiancato da nicchie con statue di San Pietro e San Paolo nel piano superiore. L’interno, a navata unica rettangolare, possiede una volta decorata con stucchi e motivi floreali, e un unico altare maggiore con tela della titolare.

Chiesa di Santa Maria degli Angeli e chiesa della Madonnella

Entrambe edificate dai costruttori locali Margoleo: la prima nel 1721 nell’area cimiteriale presenta un prospetto ripartito da paraste con finestrone e portale decorati, e ospita uno stemma del comune sulla destra e lo stemma della famiglia Venneri-Stomeo sulla sinistra. La seconda, chiesa rurale costruita nel 1727, è dedicata alla Madonna Assunta e mostra un’architettura simile con quattro paraste terminanti in capitelli ionici, finestrone in asse con portale sormontato dalla statua della Vergine in pietra leccese.

Monastero di Santa Maria della Consolazione

In contrada Sinobbie sulla via per Borgagne sorge il monastero costruito nel 1686 sul luogo di un’antica cappella della Madonna del Ligori. Fu abitato da monaci dal 1926 grazie al lascito del barone Angelo Comi e del cavaliere Cosimo Marcucci. La chiesa conserva il prospetto seicentesco ma l’interno è sfarzoso con decorazioni tardobarocche, tre navate e sei altari laterali. L’altare maggiore del 1691 conserva un affresco quattrocentesco della Madonna della Consolazione proveniente da una chiesa bizantina preesistente. L’archivio e la biblioteca del monastero custodiscono documenti e libri di valore.

Aloe e territorio: il paesaggio agricolo di Martano

Dal 2017 Martano è denominata Città dell’aloe per la presenza sul territorio comunale di aziende di coltivazione e trasformazione di questa pianta. La scelta di questo marchio territoriale riflette una vocazione agricola contemporanea che si innesta su un paesaggio storico prevalentemente agricolo e pastorale. La pietra leccese del sottosuolo, la falda acquifera profonda a oltre 80 metri dalla superficie e l’assenza di corsi d’acqua superficiali hanno sempre determinato le modalità di insediamento e coltura in questa zona della Grecìa Salentina.

Il territorio si estende su 21,84 km² in una pianura calcarea con escursione altimetrica di soli 40 metri. Le stagioni sono nette: il clima mediterraneo porta inverni miti (media gennaio +14,4 °C) ed estati caldo-umide (media agosto +36 °C), con piogge concentrate tra ottobre e novembre e siccità prolungata in primavera e estate. I comuni vicini — Calimera, Carpignano Salentino, Castrignano de’ Greci e Corigliano d’Otranto — condividono lo stesso substrato geologico e lo stesso retaggio linguistico greco.

Martano sorge sulla confluenza dell’antica via romana Traiana Calabra (BrindisiLecce-Otranto) e l’asse viario Otranto-Martano-GalatinaGallipoli, una posizione strategica nell’asse viario della regione.

Come raggiungere Martano e quando visitarla

Martano si trova nella provincia di Lecce, in Puglia, nel Salento centro-orientale. Chi arriva da nord può percorrere l’autostrada A14 fino a Brindisi, quindi la strada statale 613 verso Lecce e Otranto, oppure uscire a Lecce e proseguire per le strade provinciali verso il Salento interno. Chi proviene da sud, dalla Calabria o da sud-est, può seguire la strada costiera verso Otranto e poi risalire verso l’interno. La stazione ferroviaria più vicina è quella di Lecce, a circa 30 km.

Partenza Distanza approssimativa Tempo di percorrenza
Lecce 30 km 35-40 minuti
Brindisi 50 km 50-60 minuti
Otranto 25 km 30-35 minuti
Bari 150 km 1 ora 50 minuti

La visita a Martano non dipende da una stagione specifica: il clima mediterraneo permette di esplorare il borgo durante tutto l’anno, con la consapevolezza che gli inverni sono miti. L’autunno e l’inverno offrono temperature più piacevoli per camminare tra i vicoli e visitare le chiese. La festa patronale di Maria SS. Assunta cade il 15 agosto e costituisce il principale evento celebrativo della comunità.

Chi intende comprendere la Grecìa Salentina nel suo insieme può combinare la visita a Martano con i comuni confinanti: Calimera, Carpignano Salentino, Castrignano de’ Greci e Corigliano d’Otranto formano un circuito culturale coerente dove la lingua grica, le chiese barocche e il paesaggio calcareo si ripetono con variazioni locali. Martano, essendo il più popoloso, funge da polo centrale e da punto di partenza logistico.

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Domande frequenti su Martano

Come si raggiunge Martano da Lecce?

Martano dista circa 35 km da Lecce ed è raggiungibile in auto in circa 40 minuti seguendo la SS16 verso sud-est. Non è servita direttamente da stazioni ferroviarie; la più vicina è Lecce (sulla linea Lecce-Otranto). Da Lecce partono autobus locali gestiti dalle società di trasporto pugliesi. È consigliabile noleggiare un'auto per esplorare la Grecìa Salentina.

Qual è il periodo migliore per visitare Martano?

Il periodo ideale è aprile-maggio e settembre-ottobre, quando il clima del Salento è temperato (20-25°C) e le folle estive sono assenti. Agosto è affollatissimo per la festa patronale di Maria SS. Assunta (15 agosto), ma rappresenta un'occasione unica per partecipare alle celebrazioni locali. L'estate è torrida (oltre 30°C); l'inverno è mite ma con maggiore nuvolosità.

Cosa si celebra il 15 agosto a Martano?

Il 15 agosto è la festa patronale dedicata a Maria SS. Assunta. È la principale celebrazione religiosa di Martano e attira fedeli e turisti da tutto il Salento. La festa comprende processioni, riti sacri nella chiesa matrice e tradizionalmente animava il borgo con eventi culturali e gastronomici. È il momento migliore per comprendere l'identità cattolica e la devozione della comunità locale.

Quanto tempo occorre per visitare il centro storico di Martano?

Il centro storico di Martano, costruito su una pianura bassa, è compatto e percorribile a piedi. Una visita completa della chiesa matrice in pietra leccese e dei vicoli principali richiede 2-3 ore. Se si desidera una passeggiata più approfondita fra le piazze e i dettagli architettonici barocchi, è consigliabile dedicare una mezza giornata. Ideale come tappa in un itinerario più ampio della Grecìa Salentina.

Quali sono i principali siti megalitici visibili a Martano?

Il territorio conserva la Specchia dei Mori e il Menhir del Teofilo, il menhir più alto della regione. Questi monumenti megalitici risalgono all'epoca delle popolazioni Japigee e rappresentano probabili luoghi di culto preistorico. Sono visitabili nel paesaggio circostante e testimoniano la stratificazione storica del territorio, dalla preistoria alla grecizzazione medievale.

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